Balzoo

balzooÈ il primo banco alimentare nato per aiutare cani, gatti e i loro padroni in difficoltà

La crisi morde ancora e proprio per questo Luigi Griffini ha pensato a un modo per intervenire tempestivamente e ha fondato Balzoo. Per ora a Milano, ma con la speranza di esportare l’idea in tutta Italia. In questo caso il Comune di Milano si è dimostrato sensibile al problema in quanto i cani e i gatti migliorano la qualità della vita delle persone e con questo progetto si aiutano contemporaneamente bipedi e quadrupedi.

Oltre al Comune, Balzoo si avvale di un’altra importante collaborazione, quella con i City Angels, realtà storica milanese che vede decine e decine di volontari che tutte le sere pattugliano la città portando coperte e pasti caldi agli emarginati. Fondati a Milano nel 1994, i City Angels oggi operano in 18 città italiane.
Ma Balzoo non è solo per i cani dei clochard, ma anche per cani, gatti e animali domestici di tante famiglie in grave difficoltà economica. Questo progetto è già partito e di volta in volta sarà possibile portare cibo ai gazebo allestiti a questo scopo

Gas serra: tagli che fanno bene

rinnovabiliRispetto all’anno di riferimento del Protocollo di Kyoto, il 1990, l’Italia ha ridotto i gas serra del 11,4%

Nel 2012 nel nostro Paese le emissioni totali di gas serra – espresse in CO2 equivalente – sono diminuite del 5,4% rispetto al 2011 e dell’11,4% rispetto al 1990, anno di riferimento per il Protocollo di Kyoto. Questi sono alcuni dei dati dell’inventario nazionale delle emissioni in atmosfera dei gas serra presentato dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) nell’ambito della Convenzione quadro per i cambiamenti climatici delle Nazioni Unite, l’Unfccc (United Nations Framework Convention on Climate Change).

La diminuzione è conseguenza sia della riduzione dei consumi energetici e delle produzioni industriali a causa della crisi che ha anche delocalizzato alcuni settori produttivi, sia della crescita della produzione di energia da fonti rinnovabili (idroelettrico ed eolico) e di un incremento dell’efficienza energetica. Tra il 1990 e il 2012 «le emissioni di tutti i gas serra considerati dal Protocollo di Kyoto sono passate da 519 a 460 milioni di tonnellate di CO2 equivalente; variazione ottenuta principalmente grazie alla riduzione delle emissioni di CO2, che contribuiscono per l’84% del totale e risultano nel 2012 inferiori del 4,6% rispetto al 1990» (fonte Ispra).

I settori più importanti sono quelli della produzione di energia e dei trasporti che contribuiscono alla metà delle emissioni nazionali di gas climalteranti. Rispetto al 1990 nel 2012 le emissioni delle industrie energetiche sono diminuite dell’8% a fronte di un aumento della produzione di energia termoelettrica da 178,6 Terawattora (TWh) a 217,6 TWh, e dei consumi di energia elettrica da 218,7 TWh a 307,2 Twh.

Sempre nel periodo 1990-2012 le emissioni energetiche dal settore residenziale e servizi sono aumentate dell’8,2% mentre le emissioni del settore dell’industria manifatturiera sono diminuite del 36,8% rispetto al 1990. Per il settore dei processi industriali nel 2012 le emissioni sono diminuite del 26,5% rispetto al 1990 e le emissioni dal settore dell’agricoltura sono diminuite del 16% tra il 1990 e il 2012. Alcuni settori come trasporti o refrigerazione hanno subito incrementi che però sono stati ben compensati, specie sul fronte dell’efficienza.

Nella gestione e trattamento dei rifiuti le emissioni sono diminuite del 17,5%, e sono destinate a ridursi ancora nei prossimi anni mentre si spera in un sempre maggiore incremento delle fonti di energia rinnovabile entro il 2020.

 

 

Surriscaldamento globale: solo 16 anni di tempo

surriscaldamento globale

Con il placet degli scienziati è stato ufficialmente presentato a Berlino l’ultimo rapporto Ipcc

Ne avevamo già parlato: infatti, la prima parte del rapporto dell’Ipcc (Intergovernmental Panel of Climate Change) che indicava chiaramente le responsabilità primarie del fattore umano nel surriscaldamento climatico (0,85 gradi dall’industrializzazione) era stata presentata lo scorso settembre mentre la seconda parte, resa nota alla fine di marzo a Yokohama, in Giappone, riguardava gli effetti del cambiamento climatico sull’uomo e la natura.

Adesso siamo alle conclusioni: 16 anni di tempo, questo è quello che abbiamo davanti per un «trasferimento massiccio» dall’uso intensivo dei combustibili fossili alle energie rinnovabili. Dopo il processo di riscaldamento in atto non si potrà invertire e entro il 2100 le temperature medie globali aumenteranno fra 3,7 e 4,8 gradi (la soglia tollerabile è di due gradi). Per ottenere tale risultato sarà necessario tagliare entro il 2050 le emissioni di una percentuale tra il 40% e il 70% rispetto ai valori del 2010, per poi arrivare a un valore prossimo allo zero entro la fine del secolo.

Per arrivare al risultato presentato a Berlino gli esperti hanno analizzato oltre 1200 scenari possibili, elaborati da 31 team internazionali per 235 autori da 58 Paesi, che hanno messo a confronto oltre 10mila fonti scientifiche sull’argomento. Il rapporto mette bene in chiaro che si tratta di volontà politica, non di possibilità: le tecnologie ci sono.

L’accordo cui perviene il rapporto riguarda in particolare le strategie per la riduzione delle emissioni di gas serra e contiene anche, per la prima volta, un capitolo sul finanziamento e gli investimenti nel settore dell’energia necessari a contenere l’inquinamento atmosferico e scongiurare il surriscaldamento globale.

L’Italia e l’Unione europea, attraverso le direttive degli ultimi anni, sono tra le realtà «più avanzate» al mondo nel contrasto al surriscaldamento globale. In particolare, il nostro Paese segue le direttive europee sul 20-20-20 (ridurre del 20% le emissioni di gas serra, portare al 20% il risparmio energetico e aumentare al 20% il consumo da fonti rinnovabili entro il 2020) e la crescita della produzione da energie alternative è cresciuta in modo robusto.

Il mondo non deve scegliere tra sviluppo e catastrofe ambientale, deve solo capire che i costi della prevenzione sono un investimento e soprattutto un risparmio derivante dalla limitazione dei fenomeni atmosferici estremi e dall’inquinamento dell’aria che respiriamo. Quanto ci costano e ci costeranno queste due voci?

Molto più che correre ai ripari.

(Immagine: ecoo.it)

 

 

 

 

La dieta mediterranea è… americana

ancel keysIl padre di quella universalmente chiamata dieta mediterranea era un medico del Minnesota: Ancel Keys

Ancel Keys? Chi era costui? Americano, medico, nutrizionista e soldato, si deve a lui l’invenzione della “razione K” che i militari americani portavano con sé durante la seconda guerra mondiale, cui partecipò in prima persona risalendo l’Italia con gli alleati dopo lo sbarco di Salerno.

Keys venne colpito in particolar modo dalla magrezza e dalla solidità degli abitanti del Cilento, in particolar modo nel territorio di Pollica. Passerà molto tempo a studiale l’alimentazione locale e raccogliendo informazioni capillari che lo porteranno a dichiarare al secondo Congresso internazionale di Cardiologia (tenutosi proprio a Pollica nel settembre 1969) che «il mangiare del Cilento è quanto di meglio si possa escogitare contro i mali più micidiali». Da allora, il comune di Pollica è entrato nel gruppo delle Città Slow Food, la rete internazionale delle città del buon vivere.

La dieta mediterranea di Keys è costituita principalmente da prodotti di stagione, ortaggi, frutta, cereali, olio d’oliva; in sostanza una dieta povera, ma che ha il potere di evitare arteriosclerosi, arteriopatie, ipertensione, diabete, ictus e infarto. La dieta si diffonderà in tutto il mondo, e in particolare negli Stati Uniti. A Pollica lo studioso americano acquisterà una villetta a Pioppi, un giardino terrazzato e piante d’ulivo, chiamata Minnelea, fondendo Minnesota ed Elea (l’italiana Ascea, la città di Parmenide e Zenone, dei filosofi greci, visibile dalla villetta di Keys), e vi starà vent’anni. Tornerà poi negli Stati Uniti per morirci centenario nel 2004.

 

 

Uccellagione: l’Italia in mora

uccellagioneL’Europa condanna le pratiche italiane di uccellagione

La Commissione Europea ha messo in mora l’Italia sulla cattura e l’utilizzo degli uccelli selvatici come richiami vivi, (uccellagione) attivando la procedura di infrazione numero 2006/2014. Ritiene infatti che vi siano numerose alternative alla cattura di uccelli a fini di richiamo e considera che la caccia possa avvenire senza l’utilizzo dei richiami.

Con la procedura la Commissione denuncia inoltre la «non selettività dei metodi di cattura usati, la mancanza di controlli, l’assenza di informazioni sul numero di richiami detenuti dai cacciatori, chiarendo che l’Italia è dunque venuta meno agli obblighi della direttiva sugli uccelli e chiedendo al governo italiano di sanare con urgenza la situazione».

Per Fulvio Mamone Capria, presidente Lipu-BirdLife Italia, che da sempre si batte contro la caccia, è una notizia attesa, con clamorose conseguenze sulla normativa italiana. Ora che la Commissione Europea ha chiarito che per questa pratica non c’è futuro, il nuovo Governo dovrà assumersi con urgenza le proprie responsabilità e cancellare dalla legge italiana l’utilizzo degli uccelli a fini di richiamo, per evitare una nuova condanna europea in materia ambientale e per porre fine allo scempio subito dai piccoli uccelli migratori.