Carta di pietra: sì, ma…

apuane…con buon senso. Resiste all’acqua, è economica, riciclabile, e morbida al tatto. E’ la cosiddetta carta di pietra, composta da materiale inerte e dunque senza abbattere alberi per produrla

Niente agenti tossici nei processi di produzione, né dispersioni in  acqua. Inoltre, questo materiale è più resistente della classica carta. La sua composizione chimica (carbonato di calcio proveniente dal calcare delle industrie edili) è alla base del soprannome carta di pietra, che invece è liscia, morbida e di un bianco brillante. Si presta dunque bene all’utilizzo per agende, diari e quaderni come fa  per  esempio la Ogami del gruppo Cartorama nella sua collezione.

Ma siccome il nostro mondo è complesso ecco che anche un  risvolto negativo deve essere considerato: il carbonato di calcio, quello che per intenderci costituisce le Alpi Apuane, è un materiale che va usato con…parsimonia. Per fare un esempio abbastanza recente, nel 2010 dalle preziose cave di Carrara è stato asportato un volume equivalente a una fila di autobus turistici uno dietro l’altro lunga… 36 km. L’equivalente di un unico blocco di marmo la base di 100 x 100 metri e l’ altezza di 143; ed tra i maggior acquirente di CaCo ci sono oggi proprio le industria cartarie.

Inoltre, le escavazioni inquinano le falde acquifere e i torrenti delle  Apuane  infatti sono piene di marmettola (per segare i blocchi di marmo ci vuole tantissima acqua: la combinazione di marmo e acqua è appunto detta marmettola). Anche il trasporto su gomma dei blocchi produce inquinamento da polveri sottili non solonelle città di Massa e Carrara, ma nell’ambiente in generale.

Ben vengano dunque soluzioni che tutelano gli alberi e scatenano la creatività, ma teniamo conto che la prima risorsa ecologica è il riutilizzo, unito a una capillare raccolta differenziata di carta e cartone. Un bel diario è utile e fa piacere, ma evitiamo gli sprechi inutili.

 

 

Carta di pietra: sì, ma… ultima modidfica: 2013-09-15T10:52:53+00:00 da AC