Earth Day Italia-Fao, il futuro è della finanza etica

Il futuro dell’economia è di chi saprà creare sistemi di sviluppo equi e sostenibili, applicando le migliori innovazioni in campo sociale, ambientale e finanziario

finanza eticaIn occasione della Giornata mondiale dell’Ambiente in un convegno organizzato da Earth Day Italia assieme a Fao-Mountain Partnership e World Bank-Connect 4 Climate, il presidente Pierluigi Sassi, si è  detto convinto che «il moltiplicarsi delle imprese sociali, la nascita di nuovi modelli di finanza etica o di partenariato tra pubblico e privato rappresentino davvero la più concreta speranza di cambiamento».

Una nuova rivoluzione quindi, guidata da imprese sociali e innovative nel modo in cui si relazionano con le comunità, le persone e l’ambiente. Sperimentazioni che potrebbero diventare metodi e che vengono dalle montagne e dalle piccole comunità rurali, che contrariamente ai grandi centri urbani innescano relazioni di fiducia e collaborazione molto più solide.

«La Fao – ha spiegato il vice direttore generale Eduardo Rojas che è anche Commissario Onu per l’Expo 2015 – punta a sottolineare il grande potenziale delle risorse naturali per lo sviluppo. La loro gestione sostenibile, in particolare delle risorse forestali e montane, è fondamentale per proteggere il Pianeta, promuoverne lo sviluppo e sostenere il benessere dell’umanità».

Fra gli scenari possibili di un’economia intelligente e sostenibile è stato illustrato quello realizzato nella Locride, in Calabria, da Vincenzo Linarello con il gruppo cooperativo Goel che, «nonostante le ostilità dei luoghi», ha costruito progetti legati ad agricoltura e turismo sociale e creato un marchio di moda sostenibile.

Quello che ancora manca è un ecosistema che metta in relazione le imprese e gli altri soggetti tra loro. In quest’ottica e per attrarre capitali è fondamentale che lo Stato recuperi le sue funzioni di leader.

Dal convegno parte ora un dialogo costante sul web (www.forumterraitalia.it) sulla sostenibilità ambientale in vista dell’Expo 2015.

 

 

 

Il cohousing, ovvero abitare spazi condivisi

camnago activity

Si scrive cohousing e si legge “abitare a spazi condivisi” con l’obiettivo di progettare insieme un modello solidale ed ecosostenibile di vivere la casa. L’esempio  di Camnago Volta

Il Cohousing è un modo d’abitare “collaborativo”, che prevede l’associazione di alloggi privati a spazi comuni, dove organizzare micronidi, hobby room, sale fitness o altro, e il coinvolgimento dei futuri abitanti nella progettazione e destinazione degli ambienti per favorire lo sviluppo di comunità, ma anche nuove forme di gestione dei servizi, di cui si fanno carico in prima persona gli stessi abitanti.

Si può costituire una comunità di cohousing a partire da un progetto tecnico, da un edificio da ristrutturare, da un terreno disponibile, o da un gruppo di persone con obiettivi in comune, in ogni caso condividere spazi e servizi favorisce le opportunità di relazione e aiuto reciproco e permette di ottimizzare i consumi e ridurre le spese, a beneficio della socialità, dell’economia familiare e dell’ambiente!

Il  cohousing di Camnago Volta

Il progetto nasce dall’incontro tra l’Associazione L’isola che c’è, che già da alcuni anni promuove un percorso di sensibilizzazione sul cohousing (con il progetto “luoghiCOmuni”), l’architetto comasco Ilaria Marelli e la Cooperativa di Abitazione Comense, proprietaria dell’immobile a Camnago Volta individuato come sede.

Si tratta di un edificio storico a poca distanza dalla Passeggiata Voltiana, da ristrutturare mantenendo quanto più possibile della struttura esistente e puntando sul miglioramento delle qualità energetiche, con 110 mq di corte interna, una zona boschiva di proprietà alle spalle (già in parte terrazzata e coltivabile) e, soprattutto, spazi comuni da utilizzare secondo i desideri e le esigenze dei futuri cohousers. Nel progetto preliminare si prevedono nove  unità immobiliari, dal bilocale al loft, secondo una flessibilità che consentirà di decidere le dimensioni della propria unità abitativa in base ai nuclei familiari che aderiranno e nel rispetto dei vincoli dettati dall’esistente.

Il prezzo medio previsto dalla Cooperativa di Abitazione Comense è di 2.000 euro/mq (+ 8% per la quota degli spazi comuni) e sarà aggiornato in base alle richieste frutto del processo di co-progettazione, dove ogni scelta sarà anche quantificata economicamente per consentire una valutazione dei costi/benefici. Il risultato finale – la destinazione degli spazi comuni e il taglio definitivo degli appartamenti – sarà frutto del coinvolgimento dei partecipanti, opportunamente seguiti e informati. La ristrutturazione dovrebbe durare circa un anno dalla firma dei contratti preliminari, con consegna indicativa delle unità abitative nella primavera-estate 2016.

Come si diventa cohousers

Per permettere ai futuri cohousers di conoscersi, “scegliersi” come vicini e costruire insieme la loro casa, con spazi e soluzioni desiderate, sono stati previsti due cicli d’incontri formativi:

– Un   workshop di conoscenza per capire meglio cos’è il cohousing, cominciare a condividere idee e scelte, conoscere le possibilità di finanziamento a disposizione e valutare servizi e opportunità energetiche (4 incontri di una giornata nel weekend, da settembre/ottobre 2014, costo 300 euro per l’intero ciclo).

– Un  workshop di co-progettazione riservato alle famiglie che avranno deciso di proseguire il percorso e prenotato un’unità immobiliare, per co-progettare insieme i lavori di ristrutturazione e modifica dell’immobile (4 o 5 incontri nel fine settimana tra novembre 2014 e gennaio 2015).

Il “chi sono” del progetto

L’isola che c’è è un’associazione di promozione sociale che rappresenta la rete comasca d’economia solidale, nata per promuovere stili di produzione, di consumo e di vita sostenibili, solidali e di qualità; Ilaria Marelli è architetto e docente del Politecnico di Milano, esperta di cohousing e promotrice del primo progetto realizzato in Italia; la  Cooperativa di Abitazione Comense è una storica cooperativa di Como sorta nel 1973, proprietaria e gestore di oltre 300 alloggi di edilizia residenziale assegnati ai propri soci a proprietà indivisa.

Dal sito dedicato de L’isola che c’è  si può scaricare la presentazione completa e accedere a un questionario conoscitivo che tutti coloro seriamente interessati ad aderire al progetto sono invitati a compilare. Per illustrare il progetto e far visitare l’immobile è previsto un primo incontro di presentazione aperto alla cittadinanza: domenica 8 giugno ore 14.30 a Camnago Volta (Sala ex Circoscrizione, Piazza Martignoni 2)

Per  ulteriori informazioni: 031.4451154 – 331.6336995 – info@lisolachece.org

 

Amartya Sen a Milano

Nobel Prize in Economic Sciences laureate, Amartya Sen addresses media after a book launch in New DelhiUna lezione pubblica del premio Nobel per l’Economia Amartya Sen a Milano racconta il cibo equo e sostenibile

Chef stellati che abbagliano, food bloggers e programmi di cucina mostrano un mondo scintillante di sapori e alimentano una crescente attenzione ai minimi dettagli enogastronomici. Lo sfoggio di orgoglio e cultura culinaria rischia di far deviare Expo 2015 da più importanti temi quali la sostenibilità alimentare e lo spinoso problema della malnutrizione, nella sua forma di eccesso di cibo o di totale carenza.

A far riflettere sui temi dell’equa ripartizione delle risorse e il dramma della fame nel mondo è stata una conferenza di Amartya Sen, premio Nobel per l’economia sociale e professore a Harvard, nella storica sala Alessi di Palazzo Marino a Milano. Il famoso economista ha tenuto una lezione pubblica sul “Rapporto tra alimentazione e popolazione nel mondo contemporaneo”, trattando i temi dell’equità sociale e della sostenibilità alimentare, sottolineando le diverse e numerose sfaccettature del problema della fame nel mondo, un argomento complesso e poliedrico che deve essere affrontato su molti fronti contemporaneamente.

Il professor Sen espone come il problema della mancanza di cibo sia di natura più economica che agricola. Ogni individuo ha il diritto di sviluppare le proprie potenzialità e l’accesso al cibo è la prima fondamentale tappa di questo processo. Tuttavia senza educazione, informazione e consapevolezza, non vi sarà equa ripartizione delle risorse né progresso. La libertà e l’uguaglianza sono alle basi dello sviluppo. La sostenibilità alimentare non è legata a un concetto di solidarietà, come propaganda la parola equosolidale, ma rappresenta un requisito fondamentale per assicurare a tutti l’accesso alle risorse alimentari. La necessità di agire con lungimiranza non deriva da un timore di ciò che accadrà tra 100 anni ma di quel che succederà tra 10 anni, domani e perfino oggi. La sostenibilità si deve intendere invece come pratica quotidiana di principi necessari alla salvaguardia dell’ambiente.

L’impegno di tutti è dunque la sostenibilità nei gesti della vita di tutti i giorni, nel rispetto dell’equità dei diritti umani, del cibo e del territorio. Bisogna imparare a conoscere nuovamente i prodotti, la stagionalità, le modalità di raccolta e coltivazione, i prezzi lungo tutta la filiera, così da fare scelte consapevoli e contribuire alla tanto auspicata sostenibilità. La campagna entra in città con i servizi di consegna diretta dalle cascine, si coltivano orti metropolitani, si creano polmoncini verdi in cima ai grattacieli, si valorizza la filiera corta, si scelgono ristoranti e negozi attenti a provenienza, sostenibilità e stagionalità delle materie prime.

Expo 2015 sarà un’occasione per celebrare il cibo in ogni sua forma, ma soprattutto per riflettere sulla sua importanza come fondamentale diritto dell’uomo. E su come sfamare 9 miliardi di persone, affrontare il crescente divario sociale e le piaghe di malnutrizione e obesità, come soddisfare la crescente domanda di derrate alimentari e combattere l’abbandono delle pratiche agricole: queste le tematiche centrali dell’evento di Milano 2015, come sottolineato da Amartya Sen.

 

 

La caccia con i richiami vivi è una pratica inaccettabile

lipuAnche il ministero dell’Ambiente si è attivato

Ancora radicata in molte regioni italiane, la pratica della caccia con i richiami vivi è un ulteriore peggioramento di un fenomeno di per sé negativo. Questa volta anche il ministero dell’Ambiente si è attivato per mettere fine a questa pratica, di concerto con il ministero dell’Agricoltura.

La campagna della Lipu-Birdlife, sostenuta da un gruppo di associazioni fra cui Enpa e Lav, nonché da diversi parlamentari, con cui si chiede l’abolizione delle esche viventi a scopo venatorio, ha già raccolto oltre 50mila firme.

Un emendamento alla legge proposto dalla Lipu probabilmente andrà in aula subito dopo le elezioni europee e vieterebbe una volta per tutte cattura, detenzione e utilizzo delle decine di migliaia di uccellini ogni anno imprigionati, reclusi al buio in gabbie minuscole, spesso accecati e bombardati di ormoni al solo scopo di confondersi e dispiegare la propria voce nella stagione sbagliata per attrarre nella trappola dei cacciatori i propri simili.

Tordi, merli, pavoncelle, colombacci, allodole, sono solo alcuni fra i volatili destinati a questa fine e spesso al centro di traffici e importazioni irregolari poco controllabili poiché l’anellino che identifica gli animali che a ogni cacciatore è permesso detenere (fino a quaranta) non di rado viene illecitamente trasferito da un individuo all’altro.

Per via delle deroghe di caccia, l’Italia è già stata più volte oggetto di procedure di infrazione e condanne comunitarie. L’Europa ci ammonisce che esistono soluzioni alternative alla cattura degli uccelli selvatici per farne richiami vivi. Ad esempio si può cacciare senza richiami.

In attesa di smetterla definitivamente con questa pratica, piaccia o no ai cacciatori per divertimento che ancora in questi giorni hanno ritenuto di manifestare per difendere questa attività che nulla a a che vedere con la necessità, sempre triste, di abbattimenti selettivi.

 

I Luoghi del Cuore: vietato astenersi

luoghi cuore

Dal  13 maggio 2014 è ripartita l’iniziativa “Vota i Luoghi del cuore”, promossa dal FAI-Fondo Ambiente Italiano, per tutelare il nostro patrimonio ambientale e culturale

È giunto alla  settima edizione “Vota I Luoghi del Cuore”, il censimento dei luoghi italiani da non dimenticare, che invita tutti i cittadini a segnalare i piccoli e grandi tesori che amano e vorrebbero salvare. Un modo concreto per promuovere una cultura di rispetto della natura, dell’arte, della storia e delle tradizioni d’Italia, ma anche per favorire l’aggregazione e la collaborazione fra comunità e istituzioni al fine di proteggere tale patrimonio.

In dieci anni di progetto, il FAI, in collaborazione con Intesa Sanpaolo, ha dato voce a migliaia di segnalazioni: 45 sono stati finora gli interventi di recupero in  quindici regioni che hanno restituito a molti luoghi la bellezza originale.

Quest’anno ci sarà una novità: la sezione speciale “Expo 2015-Nutrire il pianeta” sarà dedicata a tutti i luoghi legati alla produzione alimentare. Potranno essere segnalati beni paesaggistici come uliveti, castagneti, limonaie, ma anche luoghi di trasformazione come mulini, cascine, caseifici storici, malghe: tutti luoghi che ci sono cari per le loro particolari caratteristiche e che perciò vogliamo tutelare. Il luogo che otterrà il maggior numero di segnalazioni all’interno di questa sezione potrà beneficiare di un intervento diretto da parte del FAI e di Intesa Sanpaolo attraverso “I Luoghi del Cuore”, per un progetto da concordare. In questo modo  il FAI vuole inaugurare il dialogo sul rapporto tra l’uomo e il pianeta e sui valori a fondamento delle prospettive economiche e sociali di sviluppo, che sono i temi  al centro dell’Expo 2015 .

Sarà possibile votare il proprio luogo del cuore fino al 30 novembre 2014.