Il diavolo fa le pentole… Guida alla scelta dei materiali

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Acciaio o alluminio, antiaderenti o pietra ollare? Da come sono fatte le pentole dipende anche la nostra salute e la perfetta cottura del cibo

 

Oltre che dalla freschezza e dalla genuinità degli ingredienti di base, la qualità e il gusto dei piatti che prepariamo dipendono anche dai materiali che utilizziamo per la cottura.

La scelta di pentole, padelle e casseruole è un elemento determinante per assicurare alle nostre portate il massimo rendimento nutrizionale, le migliori condizioni di igiene e la più alta digeribilità. A questo proposito sintetizziamo un interessante inventario proposto da StampaLibera che passa in rassegna la tipica “batteria” da cucina.

Forma e…sostanza

A seconda della forma, le pentole base si suddividono in casseruole, tegami e padelle.

Le prime hanno bordi alti e servono per cuocere alimenti liquidi o voluminosi che non possono essere contenuti in una pentola a bordo basso, detta padella. Le padelle servono per cuocere tutti gli alimenti che non necessitano o che sarebbero addirittura ostacolati dall’utilizzo di una casseruola: frittate, crepes, carne, ma anche sughi per la pasta, verdure saltate, o per condire la pasta con il sugo prima di servire.

Se la forma incide solo sulla cottura del cibo, altro discorso vale per i materiali con cui sono fatte le pentole: un buon materiale non deve alterare i cibi nel sapore e non deve rilasciare sostanze nocive durante la cottura.

Deve essere resistente e inattaccabile da parte degli alimenti: per durare più a lungo e non deformarsi in caso di urti e cadute. La scelta è ampia: acciaio inox, alluminio, rame, ghisa, terracotta, pietra ollare, pyrex e i rivestimenti antiaderenti.

L’acciaio inossidabile, o acciaio inox, è il materiale più usato nella produzione di pentolame e di attrezzi da cucina per via della sua solidità, dell’elevata resistenza alla corrosione e della facile lavabilità.

pentole-acciaio-inox-parliamo-di-cucinaIl primo dei suoi punti deboli è rappresentato dalla bassa conducibilità termica a causa della quale il calore non viene distribuito in modo uniforme: il cibo che si trova a contatto con il fondo riceve molto più calore rispetto a quello che si trova più in alto, quindi può attaccarsi e bruciarsi se la quantità di acqua e/o condimenti presente in pentola si riduce troppo durante la cottura.

Per questa ragione, i recipienti da fuoco per cucina in acciaio inox di migliore qualità sono dotati di un triplo fondo, ovvero di due dischi in acciaio con un disco di alluminio collocato tra l’uno e l’altro per favorire la diffusione uniforme del calore. Un buon equilibrio per evitare di bruciare i cibi e allo stesso tempo sprecare energia è un fondo di circa 6 millimetri di spessore.

Padelle e pentole in acciaio inossidabile possono cedere particelle di metallo se vengono a contatto con composti acidi. È dunque opportuno evitare di cucinarvi pomodori e salse agrodolci, così come è consigliabile non lasciarvi il cibo per molto tempo dopo la cottura.

Anche il sale marino, che reagisce con l’acciaio inox quando si deposita sul fondo di pentole e padelle, può alterarne la superficie, generando erosioni che favoriscono il contatto tra metalli e cibo. Il sale va quindi aggiunto solo quando l’acqua è in ebollizione ed è buona norma continuare a mescolare fino a quando non si sia sciolto completamente.

L’acciaio 18/10 è più lucido e resistente alla corrosione, quello 18/c è migliore per la conducibilità del calore. L’inox si pulisce facilmente ed è resistente alla maggior parte dei detersivi e non assorbe gli odori.

L’alluminio è un buon conduttore di calore ed è piuttosto leggero ed economico.pentole-alluminio-parliamo-di-cucina I cibi rischiano di attaccarsi sul fondo ed è necessario seguire la cottura con attenzione. Le teglie, padelle e pentole in alluminio anodizzato sono più resistenti e meno soggette a corrosione, poiché l’alluminio può facilmente deformarsi in seguito agli urti e tende a cedere residui di metallo che possono interagire con gli alimenti in cottura. Evitate quindi di lasciare cibi a lungo in contatto con le teglie, pentole e padelle di questo materiale.

Le controindicazioni dovute alla tossicità di alcune componenti si annullano nel caso di pentole di alluminio anodizzato, nel quale uno strato protettivo di ossido di alluminio e ioni di argento sigilla la superficie e impedisce il rilascio di molecole di alluminio. Ma in questo caso è da evitare l’uso di pagliette di ferro o spugne abrasive: metterebbero a nudo il metallo che poi, durante la cottura, verrebbe ceduto agli alimenti. Questo tema è approfondito su le pentole della salute, sito dell’azienda italiana che le ha brevettate.

Le pentole antiaderenti (teflon) sono più facili da pulire, non bruciano il cibo e, se usate per soffriggere, permettono di utilizzare meno olio, burro o altri grassi. pentole-antiaderenti-parliamo-di-cucinaEsaltano i pregi dell’alluminio, impediscono ai cibi di attaccarsi sul fondo e di entrare a contatto con l’alluminio. Sono però necessarie alcune cautele, infatti, se il tegame resta sul fornello per parecchio tempo vuoto o viene usato come bistecchiera, può accadere che il teflon raggiunga alte temperature (200°C) e rilasci Pfoa (acido perfluoroottanoico) che alcuni studi indicano come tossico per fegato e tiroide. Il Pfoa viene rilasciato anche quando la padella si graffia, sia per l’uso che per i lavaggi con spugne abrasive e quindi queste pentole richiedono una certa manutenzione. Non a caso la Dupont sviluppa una nuova tecnologia senza l’uso del Pfoa.

La nuova tecnologia nelle padelle antiaderenti, in alternativa al teflon, è il rivestimento ceramico. Una caratteristica interessante di queste pentola è la resistenza al graffio: non vengono scalfite neanche da una punta d’acciaio. L’utilizzo di minime quantità di acqua od olio permette di ottenere cibi croccanti e ben cotti e soprattutto una minima dispersione delle sostanze nutritive. Queste pentole hanno il pregio di diffondere il calore uniformemente e mantenere la temperatura costante anche abbassando la fiamma (quindi si può risparmiare gas, cuocendo a fuoco basso). Sono l’ideale per cotture croccanti e dorate.pentole-ceramica-parliamo-di-cucina

Le sue caratteristiche si possono così riassumere: è resistente ai graffi e alle abrasioni; non si corrode con gli acidi degli alimenti; non si scrosta né si deteriora con l’utilizzo; si può utilizzare fino a 400°C garantendo un’ottima cottura, ma è sempre da preferire cucinare a temperature più basse, per non perdere tutte le proprietà nutrizionali degli alimenti e per limitare la formazione di sostanze tossiche (a partire dagli alimenti); è facile da lavare, anche in lavastoviglie e non viene intaccata dai detersivi.

Il famoso rivestimento bianco in ceramica, sia per composizione chimica che per l’alta resistenza al graffio, è un materiale dichiarato atossico e non poroso, ma è importante verificarne l’effettiva qualità dato che sono in commercio prodotti dove la ceramica è in realtà un multistrato di nanoceramiche, cioè nano particelle sulle quali gli studi sono ancora in corso.

Se si chiedesse a un grande chef che cosa preferisce, nella maggior parte dei casi, risponderebbe che il rame non ha paragoni: conducibilità termica molto elevata e uniforme che garantisce una cottura perfetta a qualsiasi alimento. pentole-rame-parliamo-di-cucinaPer l’uso domestico, però, la questione è un po’ diversa: il rame, infatti, è molto costoso e, cosa più importante, necessita di una particolare manutenzione tutt’altro che agevole. Con l’utilizzo, sulla superficie della pentola si può formare un deposito di ossido di rame il cosiddetto “verderame” che, come sapevano anche le nostre nonne, è tossico; per evitare che questo succeda, le pentole in rame vanno fatte “stagnare” periodicamente da personale specializzato. Esistono però in commercio pentole in rame con l’interno foderato in acciaio inox.

pentole-titanio-parliamo-di-cucinaIl titanio (che in realtà è una lega di titanio) è usato solo da qualche anno nella produzione di pentole. È molto duro e resistente, conduce abbastanza bene il calore ed è naturalmente antiaderente. Può essere utilizzato con strumenti metallici senza danneggiarsi. Di contro è molto costoso (quasi come il rame), e non può essere utilizzato su piastre elettriche. Il titanio non svolge nessun ruolo biologico noto. Non è un metallo velenoso e il il corpo umano è un grado di tollerarne un’elevata quantità

pentole-pyrex-parliamo-di-cucinaIl pyrex è un tipo di vetro (vetro borosilicato) trattato in modo tale da risultare assai resistente al calore. I punti di forza di questo materiale sono l’inattaccabilità degli alimenti e la grande facilità di pulizia. Il pyrex non è però un buon conduttore termico, tanto che i contenitori devono essere utilizzati solo nel forno tradizionale oppure in quello a microonde. È un materiale che non rilascia sostanze, ma purtroppo non può essere usato sui fornelli né sulla piastra.

La terracotta è composta da argilla cotta a 900-1000° che poi eventualmente viene smaltata con rivestimenti di tipo vetroso. La smaltatura di un pezzo in ceramica ha lo scopo di proteggere il pezzo dall’usura, di facilitarne la pulitura e la manutenzione e di decorarlo.

I nostri contadini un tempo la utilizzavano sempre per cuocere legumi e cereali: la terracotta assicura uniformità alla cottura, è perfetta per una cucina povera di grassi perché il cibo non si attacca sul fondo, per lo stesso motivo non si formano residui di precedenti cotture (potenzialmente molto dannosi per la salute, se non si rimuovono si lasciano carbonizzare) e al contempo il sapore naturale dell’alimento cucinato si mantiene intatto.pentole-terracotta-parliamo-di-cucina

Mentre i metalli conducono rapidamente il calore, la terracotta lo assorbe lentamente, e altrettanto lentamente lo trasmette al cibo. Le stoviglie in terracotta sono perciò particolarmente indicate per quei piatti che necessitano di lunghe cotture a fuoco lento. La porosità della terracotta fa sì che questa trattenga gli aromi degli alimenti che vengono cotti al suo interno. Questa peculiare caratteristica rende ottimi i tegami in terracotta per cucinarvi sempre lo stesso piatto, per esempio zuppe, fagioli stufati, crauti. Secondo i buongustai, le portate cucinate in questo modo possono acquistare un sapore estremamente ricercato. I tegami in terracotta sono piuttosto facili da lavare: usare acqua calda e limone, evitando detergenti particolarmente aggressivi, e lasciarla asciugare rovesciata in modo che l’umidità possa evaporare dal fondo, questo per una migliore conservazione.

Quando si acquista una pentola in terracotta deve essere messa in ammollo in un secchio con acqua fredda per almeno 12 ore. Questa operazione reidrata la terracotta che si è seccata durante la cottura e le permette di sopportare la cottura senza rompersi. Alcuni produttori consigliano, inoltre, una volta passato il tempo di ammollo: togliere la pentola dall’acqua, asciugare bene e passare uno spicchio d’aglio tagliato su tutta la superficie, passando bene sul fondo anche più volte. Il passaggio dell’aglio aiuterà a sigillare tutti i pori della terracotta. Lasciamo con questa patina d’aglio per un paio d’ore, poi si possono lavare normalmente. Inoltre non va mai messa sulla fiamma diretta ma bisogna sempre utilizzare lo spargifiamma che permette al calore di diffondersi in modo uniforme evitando un contatto prolungato della fiamma su un unico punto del tegame, rischiando di bruciare il cibo in quel punto.

Purtroppo a volte questo tipo di pentole è verniciato con smalti e colori che contengono piombo, utilizzato per abbassare la temperatura di fusione dello smalto, per dare maggiore brillantezza ai colori e per diminuire i difetti che possono apparire sugli smalti dopo la cottura. Per questo motivo è consigliabile utilizzare le pentole in terracotta ecologiche, dove il piombo e gli altri metalli pesanti sono sostituiti da sostanze alcaline naturali (sodio, potassio, boro, calcio, bario, ecc.) che però danno dei risultati meno brillanti e a volte qualche difetto.

Un buon produttore di pentole in argilla che non usa elementi dannosi e nocivi alla salute anche nella fase dell’invetriatura, operata con prodotti a base di silicati di sodio e calcio, privi di piombo, cadmio e altri metalli pesanti, è BioNatural che dispone di un vasto assortimento di pentole in argilla rossa e pietra refrattaria.

pentole-ghisa-parliamo-di-cucinaLa ghisa è un materiale resistente e durevole, distribuisce il calore in modo uniforme rendendo omogenea la cottura. Inoltre mantiene la temperatura raggiunta permettendo di risparmiare energia. È quindi ideale per tutte le cotture lente.

Può arrugginirsi e quindi è bene non usare mai acqua per pulirla ma solo passare con della carta e del sale per scrostare e poi ungerla con un po’ d’olio e riporla a posto. Le pentole in ghisa porcellanata hanno invece un difetto: lo smalto che le ricopre, duro, ma poco resistente, si incrina con facilità. Ciò crea anche un certo rischio di ingerirne frammenti.

pentole-ferro-parliamo-di-cucinaIl ferro sopporta temperature molto elevate ed è naturalmente antiaderente, ma è soggetto alla ruggine: per questo la padella va lavata il meno possibile con l’acqua, meglio ripassarla con un panno umido e poi conservarla dopo averla protetta con un sottile strato di olio d’oliva. Il ferro si presta a quasi tutti i tipi di cottura, conserva il calore, ed è quasi inalterabile, a patto di pulirlo e asciugarlo con cura dopo l’uso. Ma attenzione, i tegami in ferro non vanno sfregati, per non danneggiare la patina protettiva che si forma col tempo e l’uso continuato inseguito della polimerizzazione dell’olio.

Le pentole in ferro rilasciano ferro biodisponibile, utile nelle sideropenie (carenze di ferro, appunto). Anche le pentole di ghisa possono essere utilizzate tranquillamente, perché non rappresentano altro che una diversa condizione del ferro.

La pietra ollare (steatite) è una roccia metamorfica composta di magnesio idrato silicato, magnesite e penninite formatasi grazie alle poderose spinte dei continenti in tempi lunghissimi. La steatite è resistente al fuoco e non si deteriora alle alte temperature, il suo profilo termico è pertanto adatto alla costruzione di stufe e pentole.

pietra-ollare-parliamo-di-cucinaPiastre, pentole e padelle in pietra ollare hanno una naturale capacità antiaderente e non rilasciano alcuna sostanza dannosa. Tuttavia essendo composta per la maggior parte da talco è soggetta al pericolo di inquinamento da absesto (amianto). Per questo motivo prima di acquistare la vostra pentola è necessario informarsi se sono state effettuate analisi di laboratorio che accertano l’assenza di fibre di amianto.

La pietra ollare garantisce cotture uniformi e un basso pericolo di bruciatura del cibo senza l’uso di grassi. Avendo una bassa conducibilità la pietra ollare richiede molto tempo per riscaldarsi ma è altrettanto lenta a perdere calore, quindi si adatta alle cotture lunghe a fiamma moderata, come zuppe, brasati, polenta. Particolare cura va posta al primo utilizzo, ma ogni buon produttore saprà darvi tutte le istruzioni.

Come abbiamo visto le pentole non sono semplici accessori da cucina: possono aiutarci a curare l’anemia o rischiare di compromettere la salute di organi importanti come il fegato o la tiroide. Scegliamo dunque con cura produttori affidabili e non rinunciamo per risparmiare tempo o un po’ di soldi a una corretta manutenzione e sostituzione quando è necessario. I piatti riusciranno meglio e guadagneremo in salute.

 

 

Vento Bici Tour 2014

Vento Bici Tour

VENTO bici Tour, ovvero il progetto di una dorsale cicloturistica tra VENezia e TOrino

Dopo un’anteprima a Moncalieri il 6 giugno 2014, prende il via il 7 da Torino il tour ciclistico che arriverà a Venezia il 15 giugno. VENTO bici Tour è alla sua seconda edizione, quest’anno patrocinata da ben tre ministeri (Cultura e Turismo, Ambiente, Agricoltura).

Anche questa volta il Politecnico di Milano, in sella alle proprie biciclette, percorrerà il tracciato di dorsale cicloturistica progettato in 9 tappe e oltre 16 eventi spiegando perché il nostro Paese deve investire in infrastrutture leggere, sicure e in iniziative per la bicicletta come questa.

Cultura, lavoro, equità, paesaggio, agricoltura, natura, territori interni, il grande fiume, nuove economie, sono tutti temi che con la bicicletta e il cicloturismo possono conoscere una rinascita e dare risposta alle attese di sviluppo, diverso e sostenibile, che tutti noi cittadini cerchiamo.

L’idea di cicloturismo è per tutte le età, tutte le abilità, tutte le tasche e iniziative come questa contribuiscono a quella cultura diffusa del territorio di cui si sente tanto il bisogno.

 

 

 

Il cohousing, ovvero abitare spazi condivisi

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Si scrive cohousing e si legge “abitare a spazi condivisi” con l’obiettivo di progettare insieme un modello solidale ed ecosostenibile di vivere la casa. L’esempio  di Camnago Volta

Il Cohousing è un modo d’abitare “collaborativo”, che prevede l’associazione di alloggi privati a spazi comuni, dove organizzare micronidi, hobby room, sale fitness o altro, e il coinvolgimento dei futuri abitanti nella progettazione e destinazione degli ambienti per favorire lo sviluppo di comunità, ma anche nuove forme di gestione dei servizi, di cui si fanno carico in prima persona gli stessi abitanti.

Si può costituire una comunità di cohousing a partire da un progetto tecnico, da un edificio da ristrutturare, da un terreno disponibile, o da un gruppo di persone con obiettivi in comune, in ogni caso condividere spazi e servizi favorisce le opportunità di relazione e aiuto reciproco e permette di ottimizzare i consumi e ridurre le spese, a beneficio della socialità, dell’economia familiare e dell’ambiente!

Il  cohousing di Camnago Volta

Il progetto nasce dall’incontro tra l’Associazione L’isola che c’è, che già da alcuni anni promuove un percorso di sensibilizzazione sul cohousing (con il progetto “luoghiCOmuni”), l’architetto comasco Ilaria Marelli e la Cooperativa di Abitazione Comense, proprietaria dell’immobile a Camnago Volta individuato come sede.

Si tratta di un edificio storico a poca distanza dalla Passeggiata Voltiana, da ristrutturare mantenendo quanto più possibile della struttura esistente e puntando sul miglioramento delle qualità energetiche, con 110 mq di corte interna, una zona boschiva di proprietà alle spalle (già in parte terrazzata e coltivabile) e, soprattutto, spazi comuni da utilizzare secondo i desideri e le esigenze dei futuri cohousers. Nel progetto preliminare si prevedono nove  unità immobiliari, dal bilocale al loft, secondo una flessibilità che consentirà di decidere le dimensioni della propria unità abitativa in base ai nuclei familiari che aderiranno e nel rispetto dei vincoli dettati dall’esistente.

Il prezzo medio previsto dalla Cooperativa di Abitazione Comense è di 2.000 euro/mq (+ 8% per la quota degli spazi comuni) e sarà aggiornato in base alle richieste frutto del processo di co-progettazione, dove ogni scelta sarà anche quantificata economicamente per consentire una valutazione dei costi/benefici. Il risultato finale – la destinazione degli spazi comuni e il taglio definitivo degli appartamenti – sarà frutto del coinvolgimento dei partecipanti, opportunamente seguiti e informati. La ristrutturazione dovrebbe durare circa un anno dalla firma dei contratti preliminari, con consegna indicativa delle unità abitative nella primavera-estate 2016.

Come si diventa cohousers

Per permettere ai futuri cohousers di conoscersi, “scegliersi” come vicini e costruire insieme la loro casa, con spazi e soluzioni desiderate, sono stati previsti due cicli d’incontri formativi:

– Un   workshop di conoscenza per capire meglio cos’è il cohousing, cominciare a condividere idee e scelte, conoscere le possibilità di finanziamento a disposizione e valutare servizi e opportunità energetiche (4 incontri di una giornata nel weekend, da settembre/ottobre 2014, costo 300 euro per l’intero ciclo).

– Un  workshop di co-progettazione riservato alle famiglie che avranno deciso di proseguire il percorso e prenotato un’unità immobiliare, per co-progettare insieme i lavori di ristrutturazione e modifica dell’immobile (4 o 5 incontri nel fine settimana tra novembre 2014 e gennaio 2015).

Il “chi sono” del progetto

L’isola che c’è è un’associazione di promozione sociale che rappresenta la rete comasca d’economia solidale, nata per promuovere stili di produzione, di consumo e di vita sostenibili, solidali e di qualità; Ilaria Marelli è architetto e docente del Politecnico di Milano, esperta di cohousing e promotrice del primo progetto realizzato in Italia; la  Cooperativa di Abitazione Comense è una storica cooperativa di Como sorta nel 1973, proprietaria e gestore di oltre 300 alloggi di edilizia residenziale assegnati ai propri soci a proprietà indivisa.

Dal sito dedicato de L’isola che c’è  si può scaricare la presentazione completa e accedere a un questionario conoscitivo che tutti coloro seriamente interessati ad aderire al progetto sono invitati a compilare. Per illustrare il progetto e far visitare l’immobile è previsto un primo incontro di presentazione aperto alla cittadinanza: domenica 8 giugno ore 14.30 a Camnago Volta (Sala ex Circoscrizione, Piazza Martignoni 2)

Per  ulteriori informazioni: 031.4451154 – 331.6336995 – info@lisolachece.org

 

Amartya Sen a Milano

Nobel Prize in Economic Sciences laureate, Amartya Sen addresses media after a book launch in New DelhiUna lezione pubblica del premio Nobel per l’Economia Amartya Sen a Milano racconta il cibo equo e sostenibile

Chef stellati che abbagliano, food bloggers e programmi di cucina mostrano un mondo scintillante di sapori e alimentano una crescente attenzione ai minimi dettagli enogastronomici. Lo sfoggio di orgoglio e cultura culinaria rischia di far deviare Expo 2015 da più importanti temi quali la sostenibilità alimentare e lo spinoso problema della malnutrizione, nella sua forma di eccesso di cibo o di totale carenza.

A far riflettere sui temi dell’equa ripartizione delle risorse e il dramma della fame nel mondo è stata una conferenza di Amartya Sen, premio Nobel per l’economia sociale e professore a Harvard, nella storica sala Alessi di Palazzo Marino a Milano. Il famoso economista ha tenuto una lezione pubblica sul “Rapporto tra alimentazione e popolazione nel mondo contemporaneo”, trattando i temi dell’equità sociale e della sostenibilità alimentare, sottolineando le diverse e numerose sfaccettature del problema della fame nel mondo, un argomento complesso e poliedrico che deve essere affrontato su molti fronti contemporaneamente.

Il professor Sen espone come il problema della mancanza di cibo sia di natura più economica che agricola. Ogni individuo ha il diritto di sviluppare le proprie potenzialità e l’accesso al cibo è la prima fondamentale tappa di questo processo. Tuttavia senza educazione, informazione e consapevolezza, non vi sarà equa ripartizione delle risorse né progresso. La libertà e l’uguaglianza sono alle basi dello sviluppo. La sostenibilità alimentare non è legata a un concetto di solidarietà, come propaganda la parola equosolidale, ma rappresenta un requisito fondamentale per assicurare a tutti l’accesso alle risorse alimentari. La necessità di agire con lungimiranza non deriva da un timore di ciò che accadrà tra 100 anni ma di quel che succederà tra 10 anni, domani e perfino oggi. La sostenibilità si deve intendere invece come pratica quotidiana di principi necessari alla salvaguardia dell’ambiente.

L’impegno di tutti è dunque la sostenibilità nei gesti della vita di tutti i giorni, nel rispetto dell’equità dei diritti umani, del cibo e del territorio. Bisogna imparare a conoscere nuovamente i prodotti, la stagionalità, le modalità di raccolta e coltivazione, i prezzi lungo tutta la filiera, così da fare scelte consapevoli e contribuire alla tanto auspicata sostenibilità. La campagna entra in città con i servizi di consegna diretta dalle cascine, si coltivano orti metropolitani, si creano polmoncini verdi in cima ai grattacieli, si valorizza la filiera corta, si scelgono ristoranti e negozi attenti a provenienza, sostenibilità e stagionalità delle materie prime.

Expo 2015 sarà un’occasione per celebrare il cibo in ogni sua forma, ma soprattutto per riflettere sulla sua importanza come fondamentale diritto dell’uomo. E su come sfamare 9 miliardi di persone, affrontare il crescente divario sociale e le piaghe di malnutrizione e obesità, come soddisfare la crescente domanda di derrate alimentari e combattere l’abbandono delle pratiche agricole: queste le tematiche centrali dell’evento di Milano 2015, come sottolineato da Amartya Sen.

 

 

Jane Goodall, ottant’anni di… primati

I primati sono gli scimpanzé che la grande etologa Jane Goodall studia dal 1960

Jane Goodall

Ha appena compiuto 80 anni ma non li dimostra. Jane Goodall vive a Bournemouth ma viaggia 300 giorni l’anno. Per festeggiare il suo compleanno ha cominciato una serie di conferenze a sostegno della sua fondazione e del programma “Roots & Shoots” (radici e germogli) che mira a diffondere una sensibilità verde con progetti nelle scuole di 130 Paesi; senza per questo trascurare gli amati scimpanzé con cui ha cominciato la sua carriera nella zona di Gombe, sul Lago Tanganika, in Tanzania.

Oggi l’area è riforestata e vi abitano 163 scimpanzé, la riserva più numerosa d’Africa. Su tre isole nel fiume si tentano difficili esprimenti di semilibertà. Negli anni il Goodall Institute ha allargato il campo d’azione, la missione è migliorare l’ambiente per tutti gli esseri viventi e combattere il cambiamento climatico.

Le difficoltà geopolitiche sono grandi: l’America frena i negoziati sull’effetto serra, l’Ue è inerte e la Cina tratta l’Africa come un tempo faceva l’Europa coloniale – sostiene la Goodall – ma insieme possiamo ancora rendere il mondo un posto migliore.