Niente droni nello Yosemite National Park

yosemiteAllo Yosemite National Park, storico parco naturale nel sud della California, sono stati ufficialmente banditi i droni di qualsiasi forma o misura

I velivoli senza pilota, sono sempre più diffusi e lo U.S. National Park Service ritiene disturbino animali e visitatori, interferendo anche con eventuali operazioni di emergenza.

Aquile calve, falconi pellegrini e le specie animali rare ancora presenti nello Yosemite sono infatti sensibili negativamente al rumore dei motori dei droni usati dai turisti per fare riprese o foto dall’alto di animali selvaggi o di scalatori impegnati su parti rocciose.

Se ne vedono spesso perfino vicino a cascatelle, o a sorvolare pianure aperte per atterrare nei pressi delle foreste. Sono giocattoli tecnologici fuori luogo in un ambiente naturale di cui coprono i suoni, oltre a azzerare il vero spirito di osservazione necessario in questi luoghi.

Il divieto deciso dallo Yosemite National Park è solo un aspetto, tanto che per la fine del 2015 è attesa da parte della Faa (la Federal Aviation Administration che regola lo spazio aereo Usa) una normativa ad hoc per l’uso dei droni a scopi commerciali.

Per i velivoli senza pilota al disotto dei 25 chili la regolamentazione potrebbe entrare in vigore già entro fine 2014.

 

 

Earth Day

earth dayGiornata della Terra, questo è il nome usato per indicare il giorno in cui le Nazioni Unite celebrano l’ambiente e la salvaguardia del nostro pianeta ogni 22 aprile, un mese e due giorni dopo l’equinozio di primavera

La prima volta era il 22 aprile del 1970 quando 20 milioni di cittadini americani, rispondendo a un appello del senatore democratico Gaylord Nelson, si mobilitarono in una storica manifestazione a difesa del pianeta. Earth Day (Giornata della Terra) fu chiamata: tutti, a prescindere dall’etnia, dal sesso, dal reddito, dalla religione, hanno diritto di vivere in un ambiente sano, equilibrato e sostenibile. Ma tutti abbiamo la nostra piccola responsabilità. Da movimento giovanile infatti l’Earth Day è divenuto un avvenimento educativo e informativo l’inquinamento di aria, acqua e suolo, la distruzione degli ecosistemi, le migliaia di piante e specie animali che scompaiono, l’esaurimento delle risorse non rinnovabili e oggi il cambiamento climatico e le ecomafie. Oggi si parla sempre di più di riciclo dei materiali, conservazione delle risorse naturali, divieto di utilizzare prodotti chimici dannosi, di come preservare habitat fondamentali e di protezione delle biodiversità.

Si confrontano modelli e approcci, si fanno riflessioni e autocritiche. Gli scienziati hanno concluso che la minaccia di catastrofi apocalittiche, per quanto scientificamente documentabili, non serve a innescare comportamenti virtuosi, anzi: schiacciano la volontà con la sensazione di un’ incontrollabile sventura. Al contrario, sollecitare piccoli comportamenti virtuosi ricompensati dal profumo di un fiore, l’affetto di un animale soccorso, un lembo di verde da cui ottenere cibo sano è infinitamente più efficace. Se la promessa di un tremendo castigo fosse stata efficace saremmo ancora nel giardino dell’Eden, siamo invece su un pianeta malconcio, ma forse stavolta la salvezza sta anche in un briciolo d’ ottimismo, purché riguardi il comportamento di tutti.

 

Sacchetti verdi contro plastica leggera

sacchettoEntro il 2019 nella Ue l’uso dei sacchetti per la spesa di plastica leggera (più sottili di 50 micron), i più inquinanti e diffusi, dovrà essere tagliato dell’80%

Il Parlamento europeo ha approvato quasi all’unanimità (539 sì, 51 no, 72 astenuti) la relazione in prima lettura presentata dall’ecologista danese Margrete Auken contro le inquinantissime buste di plastica.

Il voto fissa la posizione del Parlamento (in mancanza dell’accordo col Consiglio, dove i 28 Paesi sono divisi) in vista del negoziato dopo le elezioni del 25 maggio. Nel 2010 in Europa sono stati consumati poco meno di 10 miliardi di shopper leggeri, di cui quasi il 90% non è stato riutilizzato e quindi oltre 8 miliardi di pezzi sono finiti tra i rifiuti, con un impatto devastante sull’ecosistema. Secondo cifre diffuse dal gruppo dei liberal-democratici (Alde) ogni cittadino europeo utilizza 198 di questi sacchetti all’anno, con grandi differenze su base nazionale: dai 4 a testa di Danimarca e Finlandia ai 466 di Polonia, Portogallo, Slovenia, Slovacchia e Paesi baltici. Un inutile sproposito visto che esistono soluzioni perfettamente riutilizzabili , comode ed economiche.

L’Italia, questa volta, ha fatto da apripista all’Europa ed è stata battistrada nel mettere al bando i sacchetti di plastica non biodegradabili, vietati da 2011. Adesso il modello italiano diventa modello europeo dando una mano all’ambiente e stimolando la filiera della chimica verde nella ricerca e produzione di sacchetti a matrice organica: un’altra conquista della green economy.

 

Pentapolis: riqualificare è meglio che consumare

pentapolis

Se riusassimo e riqualificassimo l’esistente potremmo finalmente smettere di consumare i suoli

Sono le conclusioni del rapporto 2014 “La riqualificazione green delle città italiane” realizzato da Pentapolis Onlus e Inbar, l’Istituto Italiano Bioarchitettura.

Dal documento si rileva che il consumo di suolo è dovuto in gran parte alla cementificazione continua per la realizzazione di nuove infrastrutture e opere di urbanizzazione (strade asfaltate e ferrovie hanno un’incidenza pari al 28%; parcheggi, piazzali e aree cantiere pari al 14%; strade sterrate e infrastrutture di trasporto secondarie pari al 19%) e per una percentuale pari al 30% per la realizzazione degli edifici secondo le stime di Ispra che segnala come il fenomeno non accenni a diminuire.

Anche nel 2012 la superficie di territorio consumato ha visto ricoperti altri 720 kmq in tre anni (+0,3% rispetto al 2009, un’area pari alla somma dei comuni di Milano, Firenze, Bologna, Napoli e Palermo) con una velocità pari a 8 mq di terreno al secondo, 70 ettari al giorno. Tra il 2009 e il 2012 si è passati da poco più di 21.000 kmq a quasi 22.000 kmq di terreno perso irreversibilmente: il 7,3% del territorio.

Inoltre, dal 2009 al 2012 la cementificazione e la conseguente impermeabilizzazione del suolo hanno causato una perdita di capacità di ritenzione dell’acqua pari a 270 milioni di tonnellate che, non potendo infiltrarsi nel terreno, devono essere gestite e regimentate.

Quando ciò non accade in modo corretto le conseguenze catastrofiche sono sotto gli occhi di tutti.

 

App come… Appennino

appenninoUn progetto innovativo in grado di “smuovere le montagne” per ripopolarle e aprirle a una fruizione intelligente. A Grondona parte il primo campus per i giovani

Si chiama ReStartApp® e rientra tra le iniziative promosse dalla Fondazione Edoardo Garrone nell’ambito del più ampio Progetto Appennino®, per lungo tempo curato e approfondito da Riccardo Garrone, con l’obiettivo di riqualificare pienamente l’importante patrimonio ambientale ma soprattutto economico, sociale e culturale di un’area montuosa che – snodandosi per oltre 1500 km, dalla Liguria alla Sicilia, con un’estensione di oltre 9 milioni di ettari – copre il 31,2% (poco meno di un terzo) del territorio italiano ma conta ormai solo il 18% della popolazione nazionale.

Un progetto che, nell’attuale difficile congiuntura, può offrire una concreta opportunità per nuovi modelli di insediamento e di creazione d’impresa con due grandi obiettivi: ripopolare i monti e riportare la montagna nei mercati.

In particolare, ReStartApp® è il primo campus per le nuove imprese dell’Appennino dedicato a 15 giovani di età inferiore ai 35 anni con in testa una start up originale su cui investire. Il campus si svolgerà a Grondona dal 7 giugno al 27 settembre, è dotato di premi fino a un totale di 60mila euro. Le iscrizioni si ricevono fino al 30 aprile 2014.

La Fondazione Edoardo Garrone è una fondazione culturale di tipo operativo, costituita nel 2004 a Genova da Erg S.p.A. e San Quirico S.p.A. dedicata alla memoria di Edoardo Garrone che nel 1938 avviò l’attività industriale del Gruppo Erg. L’iniziativa intende sviluppare il Progetto Appennino® nella sua complessità e in tutte le sue sfaccettature, creando intorno a un tema strategico una rete di partner istituzionali privati e pubblici per stimolare il dialogo e il confronto con le realtà che hanno già visto nascere e applicare modelli di riqualificazione delle risorse territoriali tornando a una dimensione a lungo tempo abbandonata da trasformare in fonte di opportunità e sviluppo economico.

Essenziale in questo senso è la creazione di una rete di imprese produttive e di servizio, in particolare in settori come la coltivazione del bosco e del sottobosco, l’allevamento e le attività di filiera che ne derivano, la caccia di selezione e la pesca sportiva, l’agriturismo, il turismo rurale, il tutto in un’ottica di sostenibilità e intervento responsabile.