Turismo sostenibile in bici o a piedi, ma in Carnia

bici carnia

In bicicletta o a piedi le montagne della Carnia sono meta di un turismo sostenibile

Pedalando senza fretta…

Le montagne della Carnia, in Friuli, sono una delle destinazioni emergenti nelle Alpi, sempre più richieste sia dagli sportivi che dai cultori del turismo sostenibile appassionati delle due ruote o del trekking. Gli amanti della bici da strada possono contare su lunghi percorsi che si snodano fra radure e boschi. Anche il Giro d’Italia ha scoperto queste strade disputando tappe come la mitica salita dello Zoncolan, la più dura d’Europa. Ma le valli carniche sono molto frequentate anche dai bikers, che ne apprezzano la fitta rete di mulattiere e sentieri, il clima gradevole durante l’estate e l’accoglienza dei numerosi ristori e agriturismo presenti sia in quota che a valle. Per tutti, vari livelli di difficoltà: dai massimi (come lo Zoncolan), alle passeggiate per i principianti.

Per chi ama pedalare in tranquillità ci sono molti anelli turistici, alla portata anche di chi non è molto allenato e delle famiglie con bambini come:

• Anello della Val Degano

Percorso facile, con pochissima salita adatto anche a famiglie con bambini. Si attraversano le campagne di Villa Santina e Raveo percorrendo strade poco trafficate. Lungo il percorso, con partenza da Villa Santina, da non perdere il Santuario della Beate Vergine.

• Pendici del Monte Col Gentile

Percorso rivolto a tutti, senza particolari dislivelli. Presenta un’unica breve salita a metà percorso. Bello il tratto pianeggiante lungo il torrente Degano. Da non perdere la località di Applis con il Museo del Legno e della segheria veneziana e la Chiesa di S. Martino di Cella, una tra le più antiche basiliche paleocristiane.

• Canale di San Pietro

Percorso poco impegnativo, con salite poco pendenti, ricco di belle vedute panoramiche e con la possibilità di effettuare delle soste per godere delle bellezze artistiche dei luoghi attraversati. Da non perdere l’antica pieve di Santa Maria Maddalena e il vicino sito archeologico di Col di Zuca a Invillino. Verso nord si può anche sostare presso le miniere di Cludinico e la Pieve di Gorto.

• Anello della Val del But

Itinerario “andata e ritorno” sul medesimo percorso. L’itinerario è accessibile a tutti con salite leggere e brevi in località Terzo. Lungo il tragitto ci si può fermare a Zuglio per visitare il sito archeologico di origine romana o a Tolmezzo, il capoluogo della Carnia, con un incantevole centro storico.

Anche per  i principianti della mountain bike c’è un itinerario adatto ai ciclisti alle prime armi; è quello di Ravascletto, lungo circa 13 km, fra splendidi boschi e prati, mentre è riservata ai più allenati la spettacolare e impegnativa Panoramica delle vette che da Ravascletto si snoda per 35 km (di cui il 75% su strada asfaltata) fino a raggiungere i 1929 m per raggiungere la Punta di Soffrucella, da dove si gode una vista veramente splendida.

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A piedi per le malghe

All’inizio del ’900 in Carnia funzionavano circa 250 malghe, cuore di un’economia di montagna basata sulla lavorazione del latte: oggi ne sono rimaste una cinquantina, dove si possono gustare e acquistare latte, burro e formaggi. Chiuse d’inverno vengono riaperte verso metà giugno quando i malghesi – seguendo i tradizionali riti della monticazione – portano le loro mandrie nei pascoli di alta montagna.

Chi volesse andare alla scoperta di questo mondo fatto di antiche usanze, genuinità, semplicità e trascorrere qualche giorno  camminando tra laghi, borghi alpini, paesaggi incontaminati e scorci di storia può percorrere il trekking La Via delle malghe: quattro giorni per esplorare le malghe più tipiche, degustando i loro prodotti. Una quindicina i percorsi fra cui scegliere  che partono da vari paesi della Carnia e portano anche oltralpe, in Carinzia. Ciascuno è dedicato a un tema (storia, natura, arte e fede, gastronomia)  mentre una giornata è dedicato alle malghe di Sauris, famosa per i suoi salumi, dove si farà tappa al prosciuttificio Wolf e all’azienda Agree Bier.

Il programma del Mondo delle malghe invece è organizzato ogni estate dalla fine di giugno alla fine di settembre -in Val Lumiei, in Val Degano e in Val Pesarina (il punto di riferimento sono le tre località di Sauris, Ovaro e Prato Carnico). Mette in cartellone manifestazioni  come la Sagra del Malgaro ad Ovaro (19-20 luglio), la Festa del Formaggio Salato a Sauris (14-17 agosto), la Festa della demonticazione e Arlois e Fasois a Prato Carnico (13-14 settembre), la Mostra mercato del formaggio e della ricotta di malga a Enemonzo (21 settembre).

Un mondo in pace con l’ambiente dove è possibile praticare un turismo sostenibile di qualità.

Per informazioni e prenotazioni rivolgetevi a Carnia Welcome

 

 

A seminar la buona pianta

a seminar la buona pianta

La locandina del Festival

Dal 30 giugno al 6 luglio 2014 torna a Rovereto la terza edizione del festival a seminar la buona pianta

Esplorare il rapporto fra piante e persone nelle diverse che questo assume: lo fanno a Rovereto attraverso una manifestazione come A seminar la buona pianta, che per la terza vede la collaborazione tra Aboca e il Patto Territoriale delle Valli del Leno, a cura di Giovanna Zucconi. Non solo natura e cura del verde, ma molti appuntamenti fra cui scegliere a seconda dei propri interessi: dai corsi di fitoterapia all’acquarello botanico, ai laboratori didattici per i più piccoli.

Ovviamente, il cuore del festival sono le passeggiate alla scoperta della flora e della fauna locale e la musica, grazie alla collaborazione con I suoni delle Dolomiti, il Mart di Rovereto e il Muse di Trento. Ospiti della ricca manifestazione Antonio Albanese, Michele Serra e la Banda Osiris, guide d’eccezione della passeggiata in Vallarsa.

Ma non si parlerà solo di piante e natura e natura: al festival ci sarà spazio anche per il dibattito pubblico su temi fondamentali come l’inquinamento ambientale, lo sfruttamento delle risorse naturali e sugli effetti che queste attività hanno su salute, clima e mercato.

Pentapolis: riqualificare è meglio che consumare

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Se riusassimo e riqualificassimo l’esistente potremmo finalmente smettere di consumare i suoli

Sono le conclusioni del rapporto 2014 “La riqualificazione green delle città italiane” realizzato da Pentapolis Onlus e Inbar, l’Istituto Italiano Bioarchitettura.

Dal documento si rileva che il consumo di suolo è dovuto in gran parte alla cementificazione continua per la realizzazione di nuove infrastrutture e opere di urbanizzazione (strade asfaltate e ferrovie hanno un’incidenza pari al 28%; parcheggi, piazzali e aree cantiere pari al 14%; strade sterrate e infrastrutture di trasporto secondarie pari al 19%) e per una percentuale pari al 30% per la realizzazione degli edifici secondo le stime di Ispra che segnala come il fenomeno non accenni a diminuire.

Anche nel 2012 la superficie di territorio consumato ha visto ricoperti altri 720 kmq in tre anni (+0,3% rispetto al 2009, un’area pari alla somma dei comuni di Milano, Firenze, Bologna, Napoli e Palermo) con una velocità pari a 8 mq di terreno al secondo, 70 ettari al giorno. Tra il 2009 e il 2012 si è passati da poco più di 21.000 kmq a quasi 22.000 kmq di terreno perso irreversibilmente: il 7,3% del territorio.

Inoltre, dal 2009 al 2012 la cementificazione e la conseguente impermeabilizzazione del suolo hanno causato una perdita di capacità di ritenzione dell’acqua pari a 270 milioni di tonnellate che, non potendo infiltrarsi nel terreno, devono essere gestite e regimentate.

Quando ciò non accade in modo corretto le conseguenze catastrofiche sono sotto gli occhi di tutti.

 

App come… Appennino

appenninoUn progetto innovativo in grado di “smuovere le montagne” per ripopolarle e aprirle a una fruizione intelligente. A Grondona parte il primo campus per i giovani

Si chiama ReStartApp® e rientra tra le iniziative promosse dalla Fondazione Edoardo Garrone nell’ambito del più ampio Progetto Appennino®, per lungo tempo curato e approfondito da Riccardo Garrone, con l’obiettivo di riqualificare pienamente l’importante patrimonio ambientale ma soprattutto economico, sociale e culturale di un’area montuosa che – snodandosi per oltre 1500 km, dalla Liguria alla Sicilia, con un’estensione di oltre 9 milioni di ettari – copre il 31,2% (poco meno di un terzo) del territorio italiano ma conta ormai solo il 18% della popolazione nazionale.

Un progetto che, nell’attuale difficile congiuntura, può offrire una concreta opportunità per nuovi modelli di insediamento e di creazione d’impresa con due grandi obiettivi: ripopolare i monti e riportare la montagna nei mercati.

In particolare, ReStartApp® è il primo campus per le nuove imprese dell’Appennino dedicato a 15 giovani di età inferiore ai 35 anni con in testa una start up originale su cui investire. Il campus si svolgerà a Grondona dal 7 giugno al 27 settembre, è dotato di premi fino a un totale di 60mila euro. Le iscrizioni si ricevono fino al 30 aprile 2014.

La Fondazione Edoardo Garrone è una fondazione culturale di tipo operativo, costituita nel 2004 a Genova da Erg S.p.A. e San Quirico S.p.A. dedicata alla memoria di Edoardo Garrone che nel 1938 avviò l’attività industriale del Gruppo Erg. L’iniziativa intende sviluppare il Progetto Appennino® nella sua complessità e in tutte le sue sfaccettature, creando intorno a un tema strategico una rete di partner istituzionali privati e pubblici per stimolare il dialogo e il confronto con le realtà che hanno già visto nascere e applicare modelli di riqualificazione delle risorse territoriali tornando a una dimensione a lungo tempo abbandonata da trasformare in fonte di opportunità e sviluppo economico.

Essenziale in questo senso è la creazione di una rete di imprese produttive e di servizio, in particolare in settori come la coltivazione del bosco e del sottobosco, l’allevamento e le attività di filiera che ne derivano, la caccia di selezione e la pesca sportiva, l’agriturismo, il turismo rurale, il tutto in un’ottica di sostenibilità e intervento responsabile.

 

Renato Bazzoni: “Tutta questa bellezza”

bazzoniÈ uscito il libro che raccoglie gli scritti dell’architetto che ha costruito il FAI, Fondo Ambiente Italiano

Forse molti lo ignorano, ma accanto a Giulia Maria Crespi, che ancora oggi si batte per la difesa dell’ambiente italiano e proprio in questi giorni è in prima fila contro la liberalizzazione degli Ogm nel nostro Paese, ci fu l’architetto che nel 1975 ha contribuito in modo determinante a fondare il FAI, il Fondo Ambiente Italiano.

Renato Bazzoni ha speso tutta la vita nella difesa attiva del patrimonio italiano e oggi gli viene finalmente dedicato un libro a cura di Antonella Cicalò Danioni, con le prefazioni di Andrea Carandini e Giulia Maria Mozzoni Crespi.

Uscito in edizione Rizzoli Tutta questa bellezza, raccoglie gli scritti scelti (tra una vasta quantità di materiale di grande interesse) di Renato Bazzoni, architetto milanese (1922-1996) che prima militò in Italia Nostra, per la quale progetta e cura “Italia da salvare”, mostra itinerante nazionale e internazionale che in tre anni, dal 1967 al 1969, godrà di un’eccezionale popolarità e spalancherà una porta mai richiusa sulle ferite inferte alle bellezze del nostro Paese. Passando dalla denuncia alla tutela attiva Renato Bazzoni, con Giulia Maria Mozzoni Crespi, Alberto Predieri e Franco Russoli fonda il FAI, Fondo Ambiente Italiano, di cui sarà anima e artefice per i vent’anni successivi, fino alla morte nel dicembre 1996.

Sarà il testo a rivelare la profondità del suo pensiero, sempre espresso con uno stile inconfondibile per la chiarezza della scrittura, ricca comunque di mille sfumature. Preme qui sottolineare la vera, grande convinzione che ha sostenuta una vita piena di passione e cioè che la conoscenza e quindi il godimento di ciò che di bello l’Italia offre a piene mani è una ricchezza intima, ma condivisibile, che ci conforta e che nessuno in nessun caso può portarci via.

Renato Bazzoni non si è mai piegato alla dittatura della semplificazione che tutti invece più o meno consapevolmente subiamo. Sosteneva che non è “la gente” a non capire; sono gli intellettuali, gli esponenti della cultura che non sanno spiegarsi. Anzi, sosteneva, pare che sia ritenuto più bravo quello che meno sa farsi comprendere. Bozzolo d’oro chiamava questa sostanziale chiusura, a cui contrapponeva la mobilitazione dei cittadini: cittadinanza attiva, la chiamiamo oggi.

Negli ultimi mesi della sua vita, davanti alla file sempre più numerose che animavano le Giornate FAI di Primavera alle loro prime edizioni, si chiedeva cosa animasse quelle folle (oggi strabocchevoli, come le scorse settimane hanno dimostrato). Non la profonda conoscenza di questo o quel bene culturale – si rispondeva – ma la voglia di esserci. Di tutelare  un ricordo familiare (in quella chiesa magari si era sposato il nonno), un paesaggio amato da ragazzo, e tante altre piccole motivazioni che fanno parte del tessuto di ogni vita. I fili di queste trame e questi orditi Renato Bazzoni li raccoglieva tutti, perché sapeva ordinarle in una proposta culturale semplice, che tenesse conto anche dei bisogni minuti: un posto per ristorarsi o per sedersi, un piccolo ricordo da portare a casa. A questi principi, oltre che al rigore scientifico dei suoi restauri, si ispira il modo di tutelare i Beni dell’Architetto del FAI.

Oggi più che mai non è la domanda di cultura che manca, è la risposta; sostituita dall’offerta mercantile che non ha niente a che fare con un’economia etica e sana che deve sostenere anche finanziariamente i Beni culturali attraverso i circuiti pubblici e privati. Solo così sarà possibile estrarre, nel Paese più ricco di tesori d’arte al mondo, quel famoso “petrolio italiano”che con un’espressione banale, ma efficace la Commissione cultura europea non si stanca di invitarci a estrarre. Non bisogna neanche scavare granché, affiora ovunque alla luce del sole. Basta saper vedere.

E allora leggetelo questo libro, a partire dalle prefazioni che fotografano l’uomo e il suo lavoro con grazia e profondità. E continuate nelle sezioni dedicate a Venezia, al paesaggio, all’architettura, all’inquinamento, alla natura,  al turismo sostenibile. Vi renderete conto che avete tra le mani uno strumento potente per capire l’Italia di oggi e per godere, ovunque voi siate, di uno spazio in più: la comprensione profonda e toccante di quanto state vedendo dalla vostra finestra.

Renato Bazzoni-Tutta questa bellezza, scritti scelti a cura di Antonella Cicalò Danioni, Rizzoli Editore, 2014, pagg. 364, euro 19