66 volte Locarno

festival di locarno

È partita il 7 agosto la 66a edizione del Festival di Locarno, cinema di frontiera

Si chiuderà il 17 agosto la rassegna cinematografica più famosa della Svizzera, articolata intorno alla Piazza Grande di Locarno, che vanta uno degli schermi più grandi del mondo e una platea da 8000 spettatori e che accoglie, insieme al direttore artistico Carlo Chatrian, registi, attori e cinefili provenienti da tutto il globo.

Tema 2013: il Cinema di Frontiera. Ad aprire la manifestazione, 2 Guns di Baltasar Kormàkur, con Denzel Washington e Mark Wahlberg.

Ospiti importanti: Werner Herzog, cui andrà il Pardo d’Onore; George Cukor (il “regista delle donne”) cui verrà dedicata una ricca retrospettiva; Cristopher Lee; Jacqueline Bisset e tanti altri.

E poi molti film europei suddivisi in 4 sezioni: Concorso Internazionale (con 20 opere, di cui 18 in prima mondiale che si contenderanno il Pardo d’Oro 2013), Fuori Concorso, Cineasti del Presente (16 film di cui 14 in prima mondiale e 14 opere prime) e Piazza Grande.

Dopo la chiusura del festival verrà proiettato il documentario francese sulla scuola On the way to school, di Pascal Plisson.

Una menzione speciale vogliamo darla a Indebito, documentario di Andre Segre, protagonista Vinicio Capossela, che ha fatto da antipasto all’inaugurazione ufficiale. Un documentario sulla Grecia della crisi, girato con camere e mano e scandito dal suono del rebetiko, musica nata dalla disperazione di una crisi antica (la fuga da Smirne), che porta con sé il dolore dell’esilio, della perdita della patria; una musica indebita e piena di rivolta. Con le parole di Capossela: “Siamo tutti greci”.

 

 

Cinema: E le stelle stanno a guardare

Cosa c’è di meglio che andare al cinema nelle calde serate cittadine? A Milano e Bologna storia del cinema e mondo sullo schermo

Il bel titolo del romanzo di Cronin E le stelle stanno a guardare, è particolarmente adatto per descrivere le “sale” cinematografiche che accolgono centinaia di spettatori in questo caldo finale di luglio.

La Piazza Maggiore di Bologna riluce Sotto le Stelle del Cinema, rassegna promossa dalla Fondazione Cineteca di Bologna che accompagna cittadini e cinematuristi dal 21 giugno fino al 30 luglio.

Uno degli schermi più grandi d’Europa e centinaia di sedie trasformano una delle più belle piazze d’Italia in una mega-sala cinematografica dalle pareti medievali.

Si può assistere ai classici che hanno fatto la storia del cinema e che sono stati magistralmente restaurati.

Filo conduttore del 2013: i grandi divi e le grandi dive, da Charlie Chaplin ad Anna Magnani, da Orson Welles a Sofia Loren.

Il festival si è aperto il 21 giugno con un omaggio a Giuseppe Bertolucci, recentemente scomparso, ed è proseguito con una serie di importanti eventi,che vedono protagonisti Michelangelo Antonioni, Gianni Celati, Ernst Lubitsch, Gian Maria Volonté, Jack Nicholson, Pier Paolo Pasolini, Valerio Zurlini.

Da oggi fino al 30 luglio, un film a sera, sotto le stelle di Bologna.

A Milano, dal 22 al 31 luglio il Teatro Franco Parenti riapre il sipario sul grande schermo con Nuovo Cinema Parenti con la rassegna “Gli inediti” che, in collaborazione con ceCINEpas, regala ai milanesi 14 film selezionati tra i più importanti festivacinemal internazionali,  proiettati in lingua originale con sottotitoli. Sono previsti collegamenti in Skype con i protagonisti delle pellicole e aperitivi con birre artigianali e prodotti a km zero. Presente tutta la cinematografia mondiale, dall’Olanda alla Norvegia, dall’Inghilterra agli Stati Uniti, dalla Polonia alla Corea, dal Belgio alla Spagna.

cinemaRicordiamo inoltre l’ormai classico appuntamento col cinema all’aperto di Arianteo (12 giugno-20 settembre), a Palazzo Reale: 500 posti circa per godere delle ultime novità del botteghino sotto le stelle, nello splendido cortile del palazzo milanese. Dopo aver visitato le quattro mostre ospitate (di cui abbiamo parlato la scorsa settimana) cosa c’è di meglio che riposare le stanche membra seduti al fresco davanti a un bel film, sotto le stelle?

P.S Parlando di cinema non possiamo non ricordare la scomparsa di Vincenzo Cerami che con La vita è bella e tanti altri capolavori ha dato tant anche alla settima arte.

 

Per programmazione, informazioni e prenotazioni:
Sotto le Stelle del Cinema – Piazza Maggiore, Bologna. Ingresso gratuito.

Nuovo Cinema Parenti – Teatro Franco Parenti, Via Pier Lombardo, 14, Milano – biglietteria@teatrofrancoparenti.it, info@cecinepas.it. Ingresso: 5/7 euro.

Arianteo, Palazzo Reale, Piazza Duomo 12 – Conservatorio, Via Conservatorio 12 – Umanitaria, Via San Barnaba 48 – tel. 02.43912769/02.6597732. Ingresso: 4,50/5/6,5 euro o abbonamento a 10 spettacoli: 38 euro.

 

 

 

 

 

 

Al cinema alla Grande!

Sono andata a vedere Il grande Gatsby e La grande bellezza e li ho trovati due grandi film, ognuno a suo modo. Ho deciso quindi di recensirli insieme, al cinema alla grandeperché le affinità sono tante.

In primo luogo, il modo in cui sono stati trattati dalla critica. Entrambi infatti sono stati “paragonati”: Il grande Gatsby di Luhrmann a quello di Clayton del 1974, La grande bellezza di Sorrentino a La dolce vita di Fellini. Assurdo.

Il Grande Gatsby è barocco, eccessivo, colorato. Forse manca dell’eleganza antica e un po’ austera del film di Clayton, ma Luhrmann è Luhrmann. Sarebbe come pretendere che Bernini dipingesse le figure bidimensionali di Giotto. Amando Luhrmann, ho visto un film di Luhrmann, e anche particolarmente in forma, secondo me.

La sensazione così materica che sta alla base dell’atmosfera nel libro omonimo di Scott Fitzgerald, quella sensazione di fine imminente, e «allora balliamo, beviamo, facciamo l’amore e facciamolo a mille perché fra poco tutto sarà finito», è in questa nuova versione del Grande Gatsby palpabile come una cosa solida. Le riprese delle feste, così eccessive, così dorate, così spudoratamente ostentate nella loro ricchezza, sono seguite da riprese al contrario quasi statiche, scure, “calme”, che creano un insieme di enorme decadenza. Chi vede solo i lustrini, i gioielli e i costumi da migliaia di dollari (un po’ eccessivi, non lo neghiamo, ma tenendo conto di certi budget spesi in prodotti culturali assolutamente inutili non mi sembra poi così grave), forse non ha guardato abbastanza a fondo. La società americana, a pochi anni dal crollo di Wall Street, è disegnata in modo esemplare: un gruppo di lemming ingioiellati che ballano forsennatamente verso la loro stessa fine.

E i personaggi sono poetici, tratteggiati in modo perfettamente leggibile: l’indifferenza garantita dai soldi in Daisy e Tom, la “statuarietà” (passatemi il termine) della golfista Baker, l’elegante sciatteria di Nick Carraway e l’integrità, la malinconia e la grandezza morale di Gatsby. Su tutto quella lussuosa, esagerata e straziante vacuità di una società sull’orlo del collasso,ma in piena fase di negazione.

Tutto questo nel Grande Gatsby di Luhrmann è spinto al limite: dorato, esagerato e proprio per questo ancora più tragico.

Unico neo: l’interpretazione di Daisy-Carey Mulligan lascia a desiderare, ma Daisy è talmente detestabile nella sua vacuità che la Mulligan risulta credibile proprio per il suo sguardo naturalmente assente.

La grande bellezza, parla in fondo dello stesso tema: la vacuità della società che perde i suoi talenti e la sua poesia come si perde una lente a contatto in una festa. Ti pieghi a cercarla in mezzo ai piedi della gente e non ci vedi più.

Jep Gambardella, il protagonista del film di Sorrentino (un Toni Servillo in stato di grazia), scrittore che non riesce a scrivere, è nella stessa situazione: è alla ricerca di una grande bellezza di cui vorrebbe scrivere, ma non trova niente perché la grande bellezza di Roma (fotografata in modo meraviglioso da Luca Bigazzi) viene oscurata dalla totale mancanza di sostanza della società in cui è costretto a muoversi.

Chi vorrebbe fare qualcosa (come il personaggio straziante, interpretato benissimo da Carlo Verdone) se ne va. Chi resta, accetta di essere qualcuno senza essere nessuno, come uno scrittore che ha scritto un solo libro e che non trova più ispirazione. I personaggi di contorno del film, interpretati da un ottimo cast (da una splendida Sabrina Ferilli, a Massimo Popolizio, da Galatea Ranzi a Iaia Forte, da Roberto Herlitzka a Massimo De Francovich eccetera) danno l’idea di questa totale assenza di concretezza da un lato e di poesia dall’altro.

Paragonarlo a La dolce vita? Perché? Sorrentino non è Fellini (cui penso questo film sarebbe piaciuto molto, tra l’altro). E soprattutto Roma 2013 non è Roma 1960 anche se la società romana al fondo è la stessa da secoli. iI film di Sorrentino è originale, poetico, feroce, a tratti un po’ retorico certo, ma è una bellissima fotografia in cui i sorrisi sono forse un po’ posticci, ma che si mette volentieri in cornice bene in vista. E anche se la lente a contatto non si trova più fra i supertacchi della gente ci si può sempre mettere gli occhiali. Saremo forse meno belli, ma ci si vede lo stesso.

Ho scelto di recensire insieme i due film per motivi precisi: entrambi parlano della vacuità della società contemporanea e i due protagonisti: Gatsby e Jep, hanno non poche affinità.

Entrambi sono in un luogo e in un’epoca sbagliati, il passato è l’epoca giusta per loro: Gatsby per la storia d’amore con Daisy, Jep per il suo libro famoso. Entrambi combattono contro un presente ostile che non ha mantenuto le promesse, ma in cui c’è solitudine, anonimato e il riconoscimento sociale passa per feste inutili. Entrambi vivono con dolorosa ambivalenza il loro tempo, con uno struggente desiderio di tornare indietro. Ed entrambi faranno una brutta fine: Gatsby ucciso per colpe non sue; Jep, morto moralmente, non scriverà mai il suo libro.

Perché «così remiamo, barche controcorrente, risospinti senza sosta nel passato».