Nuovo spazio alla fotografia

Gabon, spiaggia di Libreville (©Ramazzotti/Parallelozero)

Gabon, spiaggia di Libreville (©Ramazzotti/Parallelozero)

Un nuovo spazio per la fotografia nasce a Milano, con una mostra sull’Africa

Venerdì 16 maggio inaugura il nuovo spazio dedicato alla fotografia Parallelozero Cafè, nel contesto del Mix Lounge Restaurant di Largo Cairoli, a Milano, proprio davanti all’Expo Gate

Lo spazio sarà aperto a esposizioni, incontri, e dibattito.

A inaugurare il tutto sarà la mostra One day in Africa, testimonianza fotografica sulla quotidianità nel continente organizzata da Parallelozero in collaborazione con la rivista Africa. 45 fotografie, disposte in ordine di ora di scatto, percorrono la “giornata tipo” africana, dalle lezioni in una scuola sudanese ai riti iniziatici in Gabon, al cocktail all’Hilton Hotel di Adis Abeba.

La location è suggestiva: proprio in faccia all’Expo Gate, il Mix Lounge Restaurant, all’interno dell’Hotel UNA Cusani, offre menù e vini che cambiano ogni mese a seconda degli ingredienti di stagione e ospita specialità di tutta Italia.

 

Info: Mix Lounge Restaurant, Largo Cairoli n. 2/a, tel. 338 3966249, 02 85601 (Hotel UNA Cusani)

 

Vivian Maier…una misteriosa Mary Poppins fotografa

vivian maier

Al cinema Beltrade di Milano, un film sulla vita di una grande fotografa…tata

Una storia affascinante e curiosa quella di Vivian Maier (1926-2009). Tata per le famiglie alto borghesi di Chicago, scattò in segreto oltre 100mila fotografie, che la resero una delle più grandi fotografe di strada d’America. Peccato che questo riconoscimento le arrivi dopo la sua morte, col ritrovamento delle fotografie.

Ora Hollywood la celebra con un film, Alla ricerca di Vivian Maier, diretto da John Maloof. Maloof, ottenuto il permesso di accedere ai beni della Maier («quintali di strani oggetti») inizia il lavoro investigativo alla ricerca della figura di questa donna talentuosa, una «sorta di spia» che mentre accompagnava i bambini in giro per le strade, di quelle strade carpiva, rubava i segreti, i peccati, le gioie e i dolori.

E così come celò la sua vita intima e privata, così celò il suo “lavoro”, quegli scatti destinati a fare di lei la grande fotografa che oggi si celebra. Peccato che questo riconoscimento sia avvenuto solo dopo la sua morte, anche se, riservata com’era, forse in vita non le avrebbe fatto poi così piacere. Anche se ogni fotografia è stata conservata religiosamente dalla Maier, in modo che i posteri potessero godere della bellezza dei suoi scatti.

Il film racconta questa storia incredibile ma vera con fervore e ironia. Inizia con l’acquisto fortunato di Maloof di una scatola di negativi, che segnò l’inizio della grande scoperta. E poi, un viaggio nella vita di una delle figure più misteriose della storia della fotografia di strada contemporanea.

Al cinema Beltrade di Milano (via Oxilia 10)

Siena si tinge di blu

A febbraio la città del Palio si offre come luogo ideale per raccontare la cultura dei Tuareg, gli Uomini blu del deserto

lo sguardo (©Heinz Homatsch)

lo sguardo (©Heinz Homatsch)

Fino al 21 febbraio tanti artisti internazionali che operano in campi culturali diversi, s’incontrano nella città del Palio per raccontare il mondo dei Tuareg.

L’iniziativa – che nasce dell’associazione culturale The BSide, in collaborazione con Università degli Studi di Siena – vuole aprire una finestra sulla vita Tuareg e sulla musica come elemento culturale e identitario del popolo del deserto.

Presso i locali di Cacio & Pere verrà allestita la mostra “Desert is freedom, music is life”, del “viaggiatore fotografo” viennese Heinz Homatsch. Il percorso fotografico della mostra si snoda tra le immagini della città di Timbuktu e della sua biblioteca, oggi distrutta, i ritratti del popolo Tuareg e dei loro accampamenti nel deserto, per soffermarsi sul Festival du Desert in Mali.

Cuore dell’evento senese è però il concerto dell’artista Omara Moctar in arte Bombino che avrà luogo venerdì 14 febbraio 2014 alle ore 22, presso l’Auditorium Sonar a Colle val d’Elsa. Lo chiamano blues del deserto, quello del chitarrista e cantante Bombino. Tuareg berbero, Omara è balzato agli onori della cronaca grazie a Dan Auerbach, che ha portato l’artista sahariano a Memphis per registrare il suo disco, che propone sonorità universali, capaci di unire nord e sud del mondo.

 

 

 

Navigli e Zona Tortona ieri e oggi

Dai Navigli fotografati da Arnaldo Chierichetti alla festa per i trent’anni del Superstudio

Una foto di Arnaldo Chierichetti

Una foto di Arnaldo Chierichetti

Si chiama Milano tra le due guerre. Alla scoperta della città dei Navigli attraverso le fotografie di Arnaldo Chierichetti la bella mostra che segue le più note vie d’acqua del capoluogo lombardo: i Navigli, ovvero quel sistema di canali navigabili che attraversano ancor oggi parti tra le più suggestive della città.

Dal 13 dicembre 2013 al 13 febbraio 2014 in mostra a Palazzo Morando, in via Sant’Andrea, 6 ci saranno 140 scatti di Arnaldo Chierichetti, noto in città per essere il titolare di uno storico negozio di ottica a Porta Romana oltre che uno dei primi fotoreporter milanesi di inizio Novecento.

Chierichetti girava per Milano scattando le immagini della vita che si svolgeva quotidianamente lungo i Navigli, in gran parte perduti con la copertura del 1930 e che oggi, tra mille discussioni, si pensa in parte di riaprire. La darsena di Porta Ticinese, il ponte di Porta Romana, il ponte delle Sirenette, San Celso, la conca di via Senato e alcune fotografie aeree dei campanili sono documenti che colgono l’antica realtà e conducono a ritrovarne le tracce ancora visibili nel caotico tessuto cittadino.
Chierichetti è vissuto a Milano fino al 1975 e il suo archivio comprende oltre 1800 fototipi che testimoniano le vicissitudini urbane e sociali del capoluogo lombardo. L’ingresso è gratuito.

Su un altro versante la fotografia è ancora protagonista nei trent’anni di vita del Superstudio 13 che in via Forcella, 13 a Milano dal 13 al 15 dicembre 2013 dalle ore 12 alle ore 18 festeggia il compleanno. Dalla sua creazione, trent’anni fa, è stato sede di studi fotografici e servizi per l’immagine, luogo d’elezione di incontro tra fotografi, redattori, art director, stilisti, creativi.

Creato nel 1983 dai giornalisti-editori Flavio Lucchini e Gisella Borioli inizialmente in società con il  fotografo Fabrizio Ferri (che aprirà poi Industria Superstudio anche a New York), ha dato un contributo fondamentale alla crescita del mondo dell’immagine, valorizzando un quartiere pieno di potenzialità divenuto luogo di lavoro, ma più di tutto luogo di connessione, creatività, condivisione, passione.

Da Superstudio infatti sono passate le star mondiali della fotografia, come Irving Penn, Richard Avedon, Helmut Newton, Peter Lindbergh, Patrick Demarchelier, Annie Leibovitz, Gianpaolo Barbieri, Herb Ritts, Bruce Weber, Steven Meisel, Oliviero Toscani, Giovanni Gastel, Fabrizio Ferri e artisti internazionali come Keith Haring, Damien Hirst, Marina Abramović, Francesco Vezzol…

I capannoni dismessi sono così diventati centro di servizi per la fotografia e l’immagine ma anche scuole di moda, agenzie, laboratori di sviluppo, free-lance e altri servizi sinergici. I capannoni, i magazzini, che erano stati usati come depositi, laboratori, fabbriche di biciclette, si sono convertiti in open space per attività che traformano il quartiere, prima periferico, alle spalle di Porta Genova nella internazionale Zona Tortona del Salone del Mobile.

Ecco allora un weekend aperto gratuitamente al pubblico per ricordare con i protagonisti di allora e i fotografi e i creativi delle nuove generazioni con un percorso all’interno degli studi fotografici per raccontare come eravamo e come siamo attraverso video e installazioni.

Programma su www.superstudiogroup.com

 

 

 

Berenice Abbott: tra scienza e realtà

La Galleria Carla Sozzani di Milano ospita l’opera di Berenice Abbott: dai ritratti alla scienza, passando per New York

berenice abbott

«La sfida per me è stata fin dall’inizio di vedere le cose per come sono, che si tratti di un ritratto, una strada urbana, una palla che rimbalza. In una parola, ho cercato di essere obiettiva».

Berenice Abbott nasce nel 1898, a Springfield, in Ohio, ma inizia presto a girare venendo in contatto con le persone e i luoghi che influenzeranno la sua opera negli anni a venire.

È prima a New York dove studia scultura e conosce Man Ray, la scrittrice Djuna Barnes, il filosofo Kenneth Burke e tanti altri. Poi si sposta a Parigi e a Berlino, dove si inserisce in quell’ambiente d’avanguardia frequentato da intellettuali che tanto andava di moda negli anni Venti e Trenta e che segnò il suo lancio come fotografa. Cominciò infatti a lavorare con Man Ray nel suo studio di Montparnasse per poi aprirne uno suo nel 1926. Si specializza nei ritratti di personaggi del mondo della cultura: James Joyce, Marcel Duchamp, André Gide, Jean Cocteau, Max Ernst, lo stesso Man Ray e tanti altri. Ritratti che suscitano emozione per come la Abbott sa tirare fuori lo sguardo, l’atteggiamento e il carattere propri di ogni artista. Secondo Sylvia Beach fondatrice della celeberrima libreria parigina Shakespeare and Company, «essere “fatti” da Man Ray o Berenice Abbott significava che eri qualcuno».

Rientrata a New York, nel 1929 realizza l’importante progetto Changing New York in cui la Abbott documenta i cambiamenti della città dopo la Grande Depressione. È in questo lavoro che si rivela la sua caratteristica principale: quella particolare attenzione per i dettagli e quella ricerca di prospettive audaci che raccontano così bene l’architettura e la struttura di New York, con quel realismo fotografico che sfiora l’esattezza scientifica. Per l’autrice, infatti, la fotografia «non è un dipinto, una poesia, una sinfonia, una danza», ma dovrebbe essere «un documento significativo, una pungente dichiarazione».

La ricerca scientifica in ambito iconico ricopre un ruolo fondamentale nell’opera della Abbott: nel 1939, infatti, inizia il grande progetto di fotografia di soggetti scientifici che le aprirà gli orizzonti di un modo completamente nuovo di fotografare.

Inizia così una serie di studi durante i quali realizza nuovi apparecchi fotografici e ricerca nuovi metodi di illuminazione, fino ad arrivare, nel ’50, a una serie di illustrazioni sui principi della meccanica e della luce per il Massachussets Institute of Technology. Per queste fotografie la Abbott si rifà ai suoi studi parigini degli anni ’20, primo fra tutti quello della  tecnica del rayogramma di Man Ray, realizzando forme astratte di altissimo livello artistico che sono, allo stesso tempo, un incredibile lavoro di documentazione sulla ricerca scientifica.

Tutte le immagini esposte, detto in modo semplice e  diretto, sono foto bellissime, chiare, pure, emozionanti.

La mostra ripercorre la carriera artistica della Abbott nei tre grandi filoni della sua opera: il ritratto, la città (New York negli anni della Depressione) e gli studi sulla forma e la luce in ambito scientifico. L’esposizione è piacevole, aperta, con quel rigore di forme e illuminazione che caratterizzano le mostre della Galleria Sozzani. Su pareti completamente bianche spiccano infatti i bianco e neri tiratissimi delle fotografie, corredate da didascalie esplicative. Sui muri, citazioni della Abbott e, all’ingresso, un  profilo di introduzione alla sua opera e al suo pensiero.

Una mostra da visitare per riscoprire un’artista sempre tanto attuale, che ha fatto del realismo fotografico e della precisione scientifica la sua bandiera, senza rinunciare a quella bellezza e a quell’incanto che sono propri dell’arte visiva.

 

INFO:

Berenice Abbott

dal 10 novembre 2013 al 6 gennaio 2014

Galleria Carla Sozzani

Corso Como 10, Milano

Tel. 02653531 – press.galleriacarlasozzani.org

 

Orari:

martedì, venerdì, sabato e domenica, ore 10.30-19.30

mercoledì e giovedì, ore 10.30-21

lunedì, ore 15.30-19.30

 

Ingresso libero

Le immagini sono di Gabriele Lopez Fotografo