Legambiente: l’ecomafia non sente crisi

ecomafieIl rapporto 2013 di Legambiente fotografa la vastità dei crimini ambientali. Ma per fortuna anche le denunce e gli arresti raddoppiano. Sono a rischio la salute e l’ambiente di tutti

Con 34.120 reati accertati, 28.132 persone denunciate, 8.286 sequestri effettuati e un fatturato di 16,7 miliardi di euro il business della criminalità organizzata non conosce recessione e amplia i suoi traffici con una “capacità imprenditoriale” e una lungimiranza spesso sconosciuta a imprenditori e istituzioni. In particolare, le ecomafie «sono riuscite a fare sistema penetrando in tutti i settori della nostra esistenza in maniera globale», sostiene Carlo Lucarelli nella prefazione al Rapporto Ecomafia 2013 di Legambiente, edito da Edizioni Ambiente.

I numeri degli illeciti ambientali accertati lo scorso anno ci dicono che Il 45,7% dei reati è concentrato nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa (Campania, Sicilia, Calabria e Puglia) seguite dal Lazio, con un numero di reati in crescita rispetto al 2011 (+13,2%) e dalla Toscana, che sale al sesto posto, con 2.524 illeciti (+15,4%).

Prima regione del Nord Italia, la Liguria (1.597 reati, +9,1% sul 2011). Da segnalare per l’incremento degli illeciti accertati anche il Veneto, con un +18,9%, e l’Umbria, passata dal sedicesimo posto del 2011 all’undicesimo del 2012.

Crescono anche gli illeciti contro gli animali e la fauna selvatica (+6,4% rispetto al 2011), sfiorando quota 8.000, una media di quasi 22 reati al giorno, e ha il segno più anche il numero di incendi boschivi che hanno colpito il nostro Paese. Stesso discorso per il ciclo illegale del cemento e per quello dei rifiuti.

La scalata mafiosa spesso approda poi nella ristorazione, dove gli ingenti guadagni accumulati consentono ai clan di acquisire ristoranti, alberghi, pizzerie, bar, che anche in questo caso diventano posti ideali dove “lavare” denaro e continuare a fare affari.

Anche per quanto riguarda la tutela del nostro patrimonio culturale, inettitudine e scarsa attenzione dei poteri pubblici lasciano troppe volte campo libero ai predoni d’arte. Secondo l’Istituto per i beni archeologici e monumentali del Consiglio nazionale delle ricerche (Ibam-Cnr), la perdita del patrimonio culturale ci costa circa un punto percentuale del Pil, calcolando il solo valore economico, quello culturale è incalcolabile. Nel corso del 2012 le forze dell’ordine hanno accertato 1.026 furti di opere d’arte, quasi tre al giorno, con 1.245 persone indagate e 48 arrestate; e ancora 17.338 oggetti trafugati e ben 93.253 reperti paleontologici e archeologici recuperati, per un totale di oltre 267 milioni di euro di valore dei beni culturali sequestrati.

Il rapporto è ricchissimo di numeri dettagliati che potete consultare sul sito al piede, ma dietro ogni cifra ci sono danni che subiamo ogni giorno. I furti di rame mettono a rischio i trasporti e i pendolari ne sanno qualcosa, lo sversamento di rifiuti tossici inquina i terreni e le falde contaminando cibo e acqua, i danni al patrimonio culturale scoraggiano il turismo ambientalista e si perdono (o non si incrementano) posti di lavoro, la cementificazione abusiva e il disboscamento espongono ad alluvioni e crolli. Si presume che anche i criminali mangino, bevano, respirino e subiscano le catastrofi naturali, ma evidentemente, di generazione in generazione, la consuetudine e l’incultura fanno premio su tutto.

Al di là dunque di un contrasto di tipo educativo è indispensabile, secondo Enrico Fontana responsabile Osservatorio ambiente e legalità di Legambiente, l’adozione di un pacchetto di misure per contrastare in maniera decisamente più efficace i fenomeni di criminalità ambientale che avvelenano il nostro Paese. Al primo posto l’introduzione nel nostro codice penale dei delitti ambientali. Si tratta di approvare il disegno di legge del 2007 e ripresentato in questa legislatura dal presidente della Commissione ambiente della Camera, Ermete Realacci. Ciò consentirà finalmente alla magistratura e alle forze dell’ordine di intervenire in maniera adeguata a seconda del contesto in cui si troveranno a operare. A.C.

http://www.legambiente.it/contenuti/comunicati/legambiente-presenta-ecomafia-2013-nomi-e-numeri-dell-illegalita-ambientale

(Immagine: fanpage.it)

 

 

 

Legambiente: l’ecomafia non sente crisi ultima modidfica: 2013-06-19T12:45:39+00:00 da Redazione