L’estate vien mangiando

Con l’arrivo del caldo e con l’allungarsi delle giornate anche la dieta subisce cambiamenti. L’importante è nutrirsi con intelligenza nel rispetto dei ritmi nostri e della Natura. A questo proposito ecco i prodotti di agricoltura biologica a chilometro zero. Di cosa stiamo parlando?

Ecco una meta interessante e a portata di mano per i milanesi: il Parco Sud. Perché? Perché è un’area agricola pilota che ha attivato un’importante azione per la valorizzazione delle attività sul territorio, concedendo l’uso del marchio “Produttore di qualità ambientale – Parco Agricolo Sud Milano” alle aziende agricole che operano al proprio interno proteggendo l’ambiente e il paesaggio, promuovendo la filiera corta dei prodotti agroalimentari, la sostenibilità dei processi produttivi e la sicurezza alimentare. Le aziende agricole infatti utilizzano tra l’altro l’agricoltura biologica.

In breve vi spiego i vantaggi: l’agricoltura biologica non utilizza fertilizzanti, pesticidi e medicinali chimici di sintesi. Al contrario, utilizza la forza delle leggi naturali per aumentare le rese e la resistenza alle malattie (dalla definizione IFOAM, Federazione Internazionale dei Movimenti per l’Agricoltura Organica).

L’agricoltura biologica è un metodo di coltivazione disciplinato dal regolamento CEE n.2092/91 valido in tutta la Comunità Europea e attuato in ogni Paese membro attraverso leggi nazionali. 

I principi cui si ispira riguardano diversi aspetti:


L’ambiente: va salvaguardato nel rispetto degli equilibri naturali, riducendo il carico inquinante apportato dalle sostanze chimiche normalmente utilizzate nell’agricoltura convenzionale.

La salute: consente di migliorare le caratteristiche nutrizionali e organolettiche dei prodotti coltivati che contengono più vitamine e meno nitrati. Inoltre tutela la salute degli operatori agricoli da intossicazioni e allergie.

L’etica: alleva gli animali in maniera il più possibile conforme alle esigenze delle singole specie e valorizza il benessere psicofisico dell’uomo.

Anche la gestione agronomica dell’azienda migliora producendo in qualità più che non in quantità, anche per evitare le eccedenze che le regole comunitarie impongono di distruggere. Tutti ci ricordiamo per fare un esempio le arance di Sicilia schiacciate a tonnellate o il latte lombardo sversato nei campi. Inoltre, anche le piccole aziende possono sopravvivere a maggior ragione in tempo di crisi.

I prodotti così ottenuti costano un pochino di più, ma ripagano in gusto e resa e le indagini dimostrano che la gran parte degli italiani (oltre il 70%) è disposto a un piccolo sacrificio per nutrirsi meglio.

Fin qui vi ho parlato di agricoltura biologica, ora vediamo cos’è la filiera corta, il famoso Km/0. Altro non è che l’abitudine (che ci ha accompagnato per secoli) di acquistare prodotti di stagione dai produttori/mercati di zona. Ci sono tanti buoni motivi:

primo, un prodotto di stagione e del territorio costa mediamente meno di uno proveniente da Paesi lontani e il guadagno è tutto per i produttori, soprattutto nel caso di vendita diretta;

secondo, le confezioni che assemblano prodotti che provengono da tutto il mondo, con diversi regimi di controlli e condizioni ambientali, rappresentano un maggior rischio per la salute. Il Km/0 invece mantiene integre le caratteristiche organolettiche perché i prodotti sono colti a maturazione e venduti nel giro di poco tempo;

terzo, un cibo che percorre pochi chilometri per arrivare alla tavola riduce l’inquinamento legato al trasporto (ciò vale anche per insaccati e formaggi);

da ultimo, acquistare i prodotti direttamente dai contadini significa riscoprire il valore della stagionalità e di varietà dimenticate, recuperando molte ricette tipiche cadute in disuso.

Pensiamo ai ragazzini per i quali la terra è una sconosciuta. Insegnar loro a non subire passivamente le abitudini alimentari proposte dai supermercati e a leggere attentamente la provenienza dei prodotti è il modo migliore per garantirgli in futuro una buona cultura alimentare che per la salute val più di una laurea.

E adesso bicicletta o in metropolitana e via, a fare un giro delle cascine e delle splendide abbazie che circondano Milano.

 

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LE TRE SORELLE

Il Parco Agricolo Sud Milano circonda a mezzaluna la zona sud della città e contiene nei suoi confini ben tre stupende abbazie, che meritano ciascuna una visita: sono le Abbazie di Chiaravalle, di Viboldone e di Mirasole.

L’ABBAZIA DI CHIARAVALLE è stata fondata da San Bernardo di Clairvaux nel 1135, la chiesa attuale risale al 1221. La torre di Chiaravalle, detta “ciribiciaccola” dai milanesi, è alta 56 metri. Oggi i monaci coltivano i loro orti, allevano polli, conigli, maiali e api e vendono i loro prodotti nel loro chiosco.

L’ABBAZIA DI VIBOLDONE è stata fondata nel 1176 dagli Umiliati, poi, dopo la soppressione di tale ordine a opera di san Carlo Borromeo, passò ai benedettini fino al 1798. Da 1940 ospita suore benedettine. La facciata presenta bifore aperte sul cielo, l’interno è riccamente affrescato dalla scuola di Giotto. Curiosa la Sala della Musica che mostra le immagini affrescate in monocolore di tutti gli strumenti musicali riprodotti a grandezza naturale.

L’ABBAZIA DI MIRASOLE che risale al 1200 era anch’essa degli Umiliati. Napoleone la donò, all’Ospedale Maggiore, cui ancora oggi appartiene, come riconoscimento per le ottime cure prestate ai suoi soldati. Oggi ospita la biblioteca storica dell’Ospedale Maggiore e inverno vi si tengono concerti di musica classica.

Tutte e tre le abbazie sono raggiungibili con i mezzi pubblici.

 

 

L’estate vien mangiando ultima modidfica: 2013-06-11T09:40:30+00:00 da Antonella Danioni Cicalo'