Biotecnologie: meglio conservare

biotecnologie alimentari

A Bari si parla di conservazione degli alimenti. La produzione di cibo è un problema mondiale, ma non può essere risolto senza sicurezza e conservazione alimentare. 

Nel quadro della Giornata mondiale dell’Alimentazione 2013 dedicata ai Sistemi alimentari sostenibili per la sicurezza alimentare e la nutrizione, si svolgerà il 27 giugno 2013 all’Università degli studi di Bari Aldo Moro una giornata di studio sul tema: 
Biotecnologie naturali ed ecosostenibili per estendere la conservabilità degli alimenti.

La conservazione degli alimenti è un capitolo importantissimo della sicurezza alimentare e per raggiungerla le biotecnologie, applicate nel rispetto della sostenibilità, sono fondamentali. In attesa dei risultati dell’incontro ecco un breve cenno al problema che è un po’ complesso, ma ci riguarda tutti.

Il ruolo delle biotecnologie
Il termine biotecnologie agricole designa una vasta gamma di tecnologie usate in agricoltura e nell’industria alimentare, utilizzate per un gran numero di scopi, tra cui il miglioramento delle varietà coltivate e delle popolazioni animali per aumentare la loro produttività o la loro efficienza, la diagnosi di patologie sia animali che vegetali, la produzione di vaccini per uso veterinario, e il miglioramento dei processi fermentativi impiegati nella preparazioni alimentari. Le biotecnologie offrono anche potenti strumenti per la conservazione e la caratterizzazione delle risorse genetiche microbiche, vegetali e animali.

La forte controversia che spesso accompagna la discussione sull’uso delle biotecnologie agricole è in realtà legata a una sola applicazione biotecnologica, l’ingegneria genetica, e ai suoi prodotti, gli organismi geneticamente modificati (Ogm), mentre le altre applicazioni sono generalmente ben accettate dal pubblico.

La situazione
Grazie all’innovazione tecnologica e organizzativa, l’agricoltura mondiale produce oggi alimenti più che sufficienti a nutrire una popolazione di 7 miliardi di persone. Ciononostante, 870 milioni di persone soffrono la fame. La crescita demografica, il processo di progressiva urbanizzazione della popolazione e il cambiamento delle diete accresceranno la domanda globale di alimenti, che nel 2050 sarà del 60% più alta rispetto a quella odierna.

La sfida che ne deriva è ulteriormente aggravata dal cambiamento climatico e dall’erosione delle risorse naturali che forniscono la base per la produzione di alimenti. Sempre maggiore importanza avrà quindi l’innovazione in agricoltura in genere e quello della applicazione delle biotecnologie agricole, in particolare per quanto riguarda la sicurezza alimentare.

Se risulta universalmente condiviso il concetto che dobbiamo assicurare a tutti il diritto all’alimentazione, perdura molta confusione nelle discussioni relative a come si può raggiungere questo obiettivo. Da un lato i fautori delle tecnologie nei processi produttivi, comprese le biotecnologie. Dall’altro si osserva che l’attuale produzione di alimenti è sufficiente a sfamare l’intera umanità e che bisogna migliorare la distribuzione del cibo prodotto attraverso interventi di natura politica e sociale, migliorando semmai la sostenibilità delle produzioni agricole. In entrambi i casi, comunque, pur se da angolazioni non sempre coincidenti, un elemento determinante è la sicurezza alimentare.

Su questo sono in linea di massima tutti concordi. Vi è infatti un largo consenso internazionale nel definire la  sicurezza alimentare come l’accesso fisico ed economico permanente di tutta la popolazione agli alimenti sani e nutrienti di cui necessita per soddisfare i propri fabbisogni e le proprie preferenze alimentari e per condurre una vita sana e attiva.

In pratica.

1- disponibilità adeguata di alimenti,

2- accesso al cibo da parte di tutta la popolazione,

3- stabilità nel tempo della disponibilità e dell’accesso,

4- utilizzazione del cibo.

Il primo elemento si riferisce alla disponibilità di alimenti di buona qualità igienico-sanitaria e nutrizionale, sia prodotti localmente che importati.

La seconda dimensione è relativa all’accesso fisico ed economico agli alimenti necessari per una vita attiva e sana, e comprende il potere di acquisto, cioè che la popolazione abbia la disponibilità economica per comprare gli alimenti di cui abbisogna.

La terza dimensione consiste nell’utilizzazione degli alimenti, perché si può fare un uso appropriato degli alimenti solo se si è sani, se si ha la possibilità di scegliere gli alimenti più adatti a ogni età e di adeguata qualità igienico-sanitaria, e se si dispone di accesso all’acqua potabile.

Il quarto elemento riguarda il fatto che tutti dovrebbero avere accesso continuo agli alimenti e non correre il rischio di rimanere vittima di crisi economiche o ambientali improvvise o di fenomeni ciclici come la volatilità dei prezzi delle derrate alimentari. Questa dimensione sta assumendo maggiore importanza a causa della crisi finanziaria e dei problemi causati dal cambiamento climatico.

Il convegno di Bari esaminerà quindi le prospettive tenendo conto delle stime degli organismi i internazionali. Secondo le proiezioni dell’Onu, la popolazione mondiale supererà i 9,1 miliardi di persone nel 2050 (Fao, 2009), con quasi tutta la crescita a carico dei Paesi in via di sviluppo.

Il miglioramento delle condizioni economiche di vasti strati della popolazione, congiuntamente al processo di urbanizzazione, determinerà cambi significativi delle diete, con diminuzione della quota di cereali e alimenti di base e aumento di ortaggi, frutta, carne, pesce e prodotti lattiero-caseari, alimenti più nutritivi, ma anche più dispendiosi in termini di risorse naturali necessarie per produrli. Ma terra, acqua, fertilità del suolo sono limitati e il loro uso non può espandersi all’infinito ma, anzi, subisce la competizione crescente da parte di altre utilizzazioni alternative.

A ciò si aggiunga il cambiamento climatico, che ha profonde conseguenze sull’agricoltura, particolarmente vulnerabile a ogni cambiamento delle condizioni ambientali.

Come si vede i problemi sono grandi. Anche le soluzioni sono complesse e abbracciano interventi di natura politica, economica, finanziaria, sociale, legislativa, tecnologica e informativa. Non esistono misure semplici in grado di risolvere tutti i problemi, ma l’innovazione tecnologica, inclusa l’applicazione di biotecnologie agricole, gioca in questo scenario un ruolo essenziale. Ben vengano allora le giornate come quella di Bari. Tra gli organizzatori, oltre alle Università che collaborano nell’ambito di Expo 2015, vi è l’Istituto Agronomico Mediterraneo di Bari (Iamb). Centro di formazione postuniversitaria, ricerca scientifica applicata e progettazione di interventi in partenariato sul territorio nell’ambito dei programmi della cooperazione internazionale, opera in quattro aree tematiche: gestione del suolo e delle risorse idriche, protezione integrata delle colture frutticole mediterranee, agricoltura biologica mediterranea e agricoltura, alimentazione e sviluppo rurale sostenibile.

www.iamb.it

(Immagine: www.biotecnologie.it)

 

Biotecnologie: meglio conservare ultima modidfica: 2013-06-17T11:56:04+00:00 da BR