Giallo a Milano

zafferanoAlle porte del capoluogo lombardo si coltiva lo zafferano, ingrediente fondamentale del celebre risotto alla milanese

Crocus sativus, questo è il nome scientifico dello zafferano. Non è una pianta facile da coltivare e da lavorare, per la delicatezza e le cure che richiede. In compenso, dà grandi soddisfazioni economiche ed è estremamente versatile: non solo nel  risotto quindi, ma nella preparazione di tutti i piatti, dagli antipasti ai dolci, fino ai liquori e alle birre.

Per tutte queste caratteristiche sembra fatto apposta per giovani imprenditori, la cui scelta di lavorare la terra si coniuga con le nuove esigenze di sostenibilità della filiera alimentare, anche in vista di Expo 2015. Così, dopo altre regioni più a sud, lo zafferano è arrivato anche in Lombardia. Da Varedo (dove ha sede la Zafferanami, utilizzata anche dallo chef Davide Oldani) in provincia di Monza e Brianza, alle colline di Ronco Briantino  dove  lo zafferano padano è coltivato dai cugini Cogliati,  per finire  alla produzione biodinamica di Villa Serica a Caprino Bergamasco, è tutto un fiorire di preziosi pistilli.

Ma un po’ dappertutto in Lombardia e dintorni si stanno sperimentando produzioni e  primi raccolti. Appena fuori dalla regione, nel Garda trentino, troviamo infatti la produzione biologica Maso Giomo di Brentonico, marchio dell’azienda agricola Giovanni Poli, a ben 1000 metri sul Monte Baldo.

Non dobbiamo dimenticare che il crocus sativo ha bisogno di caldo, ma anche di freddo. Come sugli altipiani iranici, anche in Lombarduia si alternano estati caldissime e inverni rigidi. La sfida può essere quindi raccolta, anche tenuto conto delle  innovazioni agricole sempre più sofisticate che queste  giovani imprese possono mettere in campo.

 

 

A La Zelata il mondo che cambia

zelataSi ispira agli insegnamenti del filosofo austriaco Rudolf Steiner il convegno di antroposofia dal titolo Nuove mete spirituali in un mondo che cambi: la vita dell’anima, il lavoro, l’economia

Si svolge dal 23 al 26 gennaio 2014, Presso La Zelata di Bereguardo (Pv) Cascina Pirola, via Cavagna San Giuliano, 1 il convegno di antroposofia dedicato al mondo che cambia e alla vita dell’anima, al lavoro, all’economia.

Cascine Orsine è una realtà a totale produzione biodinamica dal 1976. Una realtà pioniera in Italia, che anche oggi coltiva e produce con la stessa passione e rigore che ne hanno ispirato la filosofia all’origine. Steiner (1861-1925) sosteneva infatti la necessità di “una unità biologica dove vivono in equilibrio terra, vegetazione, animali e uomini “

L’incontro i oggetto è un’occasione preziosa per parlare della crisi che coinvolge l’uomo, la natura, la società, il mondo della scuola, del lavoro, dell’economia in questi giorni non facili di cambiamento e passaggio. Lo scopo dichiarato è far nascere dentro ognuno di noi una scintilla che accende una luce nell’anima, una luce che poi si alimenta da sé, attraverso esercizi artistici, conferenze, racconti di chi il cambiamento lo sta già affrontando con coraggio e idee nuove. Ne parleranno Giulia Maria Crespi, ambientalista, presidente onorario del FAI e grandeconoscitrice dell’agricoltura biodinamica; Karl-Martin Dietz, filosofo, economista, fondatore dell’Istituto di Scienze della Cultura Friedrich von Hardenberg di Heidelberg (Germania); Sabino Pavone, insegnante e presidente scuola Novalis, Conegliano (Tv); Salvatore Settis, archeologo e storico dell’arte, Accademico dei Lincei e

Johannes Stuettgen, artista e fondatore dell’associazione Omnibus per la democrazia diretta. Sul sito è possibile consultare il programma completo e le modalità di partecipazione.

 

 

Seminando il futuro dell’agricoltura biologica

Seminare il futuroUn’esperienza unica, che accomuna tutta Italia, adulti e piccini; un gesto che diventa modo per riflettere sulla provenienza del cibo e il futuro dell’agricoltura biologica

Domenica 13 ottobre, in tutta Italia, 26 aziende agricole biologiche e biodinamiche ospiteranno adulti e bambini per la 3a edizione di Seminare il futuro!.

In contemporanea in tutte le 26 aziende, si spargeranno a spaglio sementi biologiche e biodimnamiche di cereali in un campo preparato appositamente per l’occasione e su cui si potrà lasciare la propria firma a testimonianza della presenza all’evento. Poi, per un anno, fino alla raccolta, si potrà osservare la crescita dei cereali seminati.

Nella storia, dalla più antica alla più recente, i momenti della semina e del raccolto, sono occasioni di festa, e questo vuole essere Seminare il futuro!: una festa, un gesto gioioso che fa anche riflettere su un concetto profondo, il futuro della nostra terra, della nostra agricoltura, che è anche la nostra tradizione; una riflessione sulla necessità di trovare un’alternativa all’industrializzazione delle sementi, che si riflette poi sulla qualità di quello che mangiamo.

Inoltre i partecipanti hanno la possibilità di visitare le aziende agricole e vedere e capire come funzionano.

Seminare il futuro! sottolinea quindi l’importanza degli alimenti non inquinati, frutto del metodo bio che ha come punti cardine il rispetto della terra, la tutela dell’ambiente, il benessere degli animali, la biodiversità e l’importanza del lavoro anche dei piccoli produttori.

Per partecipare è necessario iscriversi gratuitamente sul sito, compilando l’apposito form, dove si potrà scegliere l’azienda in cui andare, tenendo conto che i posti in ogni azienda sono limitati.

 

 

Oh Gorizia…vegetariana

festivalE’ in pieno svolgimento  il festival che riunisce il mondo vegetariano, tra incontri, showcooking, assaggi e laboratori

Sono tante e diverse le quasi 100 proposte negli stand aperti fino a domenica 1 settembre 2013 al Festival vegetariano della capitale friulana. Il filo conduttore comune è rappresentato dall’attenzione alla salute, all’ambiente e al rispetto degli animali. Verdura e frutta da coltivazioni biologiche di tutti i tipi, olii artigianali, marmellate, verdure sott’olio, creme di ortaggi, pizze, pasta artigianale, gelati senza latte, salse biologiche, creme di canapa.

Più specificatamente dedicate alla salute naturale, sono in mostra preparati bio a base di piante officinali, olii essenziali, acque aromatiche, prodotti per la cosmesi naturale e ecobiocosmesi vegana, fitopreparati, detersivi bio, abiti e calze in tessuti naturali come canapa, lino ortica e bambù oltre a calzature realizzate solo con materiali di origine vegetale.

La rassegna infatti è nata per sensibilizzare nei confronti dello stile di vita vegetariano nel suo complesso ed è promossa dall’azienda goriziana Biolab con il supporto organizzativo dalla neonata associazione Eventgreen.

Nel corso della manifestazione, al mattino e al pomeriggio si tengono due showcooking a numero chiuso dove ci si metterà alla prova, assaggi compresi, con innovative ricette dolci e salate realizzate con cuochi vegetariani tra i migliori del panorama italiano, tra cui Simone Salvini, già capo chef al Joia di Milano, il primo ristorante vegetariano in Europa a essere insignito con una stella Michelin; per completare il percorso informativo sono stati organizzati anche incontri esplicativi con nutrizionisti e medici.

Il nostro magazine ha già ricordato i numeri sempre più importanti che lo stile alimentare vegetariano ha fatto registrare anche nel nostro Paese. La manifestazione di Gorizia è la riprova di questo nuovo interesse.

 

 

Ogm: mangiare informati/2

bruco

La scorsa settimana avevamo promesso di dare voce anche ad altre prese di posizione sugli Ogm. Riportiamo la segnalazione di uno studio sulla resistenza dei vegetali Ogm agli insetti e alcune prese di posizione di Slow Food

La rivista Nature Biotechnology ha pubblicato uno studio che mette in discussione uno dei cavalli di battaglia della campagna pro-Ogm: la resistenza agli attacchi degli insetti. Le varietà geneticamente modificate sono state dotate di proteine del Bacillus thuringiensis (Bt)*, particolarmente dannose per gli insetti. Almeno così si pensava.

Nella ricerca sono stati presi in esame 77 studi eseguiti in 8 Paesi su 13 specie di insetti. Nel 2005 solo una specie su 13 aveva mostrato di non essere sensibile alle sostanze delle proteine Bt. A questa se ne sono aggiunte altre cinque. Tre casi si sono verificati negli Usa, che da soli seminano metà della superficie mondiale coltivata a mais Bt. Ma non basta. Sembra che anche altre specie oltre a queste stiano sviluppando la stessa resistenza.

Il problema maggiore è che per far fronte a frotte di insetti che attaccano campi di mais e cotone Ogm, gli agricoltori sono tornati alle vecchie abitudini: i pesticidi. Colture geneticamente modificate per resistere agli insetti infestanti trattate anche con antiparassitari. L’efficacia delle coltivazioni Bt vacilla.

Qui di seguito citiamo invece alcune considerazioni di Carlo Petrini, presidente di Slow Food, pubblicate da La Repubblica il 20 giugno 2013 (al link troverete tutta una serie di prese di posizione in merito):

«Il nostro Paese basa una parte importante della sua economia sull’agroalimentare di qualità.

La qualità non è fatta di numeri, sigle e resistenza a malattie o erbicidi. La qualità è fatta di legami con un territorio, relazioni con la cultura di una comunità, coerenza con un determinato clima, sapienze antiche sulle quali innestare innovazione e creatività, identità. Gli Ogm tutto questo non ce l’hanno. Gli Ogm sono prodotti di fabbrica. Si possono fare ovunque, li può fare chiunque e necessitano un sistema di agricoltura monocolturale che spazzerebbe via tutte le nostre mille diversità. Quelle diversità per cui il made in Italy alimentare ci viene invidiato in tutto il mondo e per cui molti turisti vengono in questo Paese.

Il Senato ha recentemente votato all’unanimità una risoluzione in cui si dice che l’Italia deve attenersi strettamente al principio di precauzione. Questo significa che non è prudente, in un Paese come il nostro, per un’agricoltura come la nostra, in un’economia come la nostra, aprire agli Ogm.

Qualcuno considera illiberale l’idea che un certo tipo di coltivazioni sia vietato. In nome del libero mercato e di una generica libertà di scelta di ciascun individuo si dovrebbe consentire tutto a chiunque. Ma non funziona così. Non funziona così per nessun settore della vita, chissà come mai proprio in agricoltura spuntano tutti questi difensori della massima libertà. Non funziona così con gli Ogm perché le condizioni in cui devono venire coltivati sono di fatto una limitazione per chi vuole fare un altro tipo di agricoltura, e segnatamente quella biologica e biodinamica, che dovrebbero subire indesiderati incroci pollinici casuali che non solo danneggerebbero i loro raccolti ma impedirebbero le certificazioni.

Il Ministro dell’Agricoltura, quello dell’Ambiente, quello della Salute, quello dell’Economia, quello del Turismo, quello dell’Educazione e in qualche modo anche tutti gli altri sono direttamente interessati a questo problema e hanno gli strumenti legali per intervenire: occorre agire subito, in modo coerente e coordinato. Bisogna che questo Paese si decida ad andar fiero dei suoi prodotti e delle sue tradizioni, anziché lasciare tutto in balìa del primo provocatore che non ha nulla da perdere.

Perché noi invece da perdere abbiamo tantissimo, e dobbiamo evitarlo».

Come si vede, con un argomento o con un altro, chi in nome della scienza che in nome del rispetto dei tempi e delle tradizioni della natura e della civiltà contadina, gli argomenti che si fronteggiano meritano rispetto e considerazione, ma soprattutto informazione. In questo caso incrociare le fonti appare l’unica pratica per ottenere un prodotto di massima qualità: un consumatore in grado di scegliere.

 

* Il Bacillus thuringiensis è un batterio che vive nel terreno. Quando viene ingerito mediante vegetali contaminati, il batterio  libera  tossine dette tossine Bt (innocue per gli esseri umani) che danneggiano il tratto digerente delle larve di zanzare o bruchi neutrallizzandoli. È impiegato per la creazione  sia di piante transgeniche sia nell’agricoltura biologica come insetticida.