Basilicata sconosciuta: la terra che non ti aspetti

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Il Parco nazionale dell’appennino lucano nei dintorni di Potenza. La Basilicata, un angolo d’Italia poco noto sotto molti aspetti: paesaggi incontaminati e una tradizione gastronomica rimasta simbolo di genuinità e gusto del territorio

Viaggio in Basilicata alla ricerca di un’Italia poco conosciuta e remota. Non a Matera, la città diventata ormai una superstar che si prepara ad essere la Capitale europea della cultura nel 2019, ma nel cuore dell’Appennino lucano più profondo, Potenza e i suoi dintorni. Un paesaggio caratterizzato da grandi spazi, monti e vallate poco abitati, territori che danno ancora la sensazione di un mondo rustico e incontaminato.

Paesi belli e antichi, luoghi selvatici dove la gente vive l’ultimo lacerto della ruralità italiana perduta, dove si possono fare tante passeggiate ed escursioni, trekking, arrampicate, alla portata delle famiglie oppure per i più esperti, con attrezzature spartane ma confortevoli e di grande accessibilità economica. Si passeggia in magici boschi di faggi su un incredibile tappeto di ciclamini, si incontra una piccola cascata dopo una passeggiata nel verde, si scorgono villaggi con imponenti castelli medioevali e scavi archeologici. Un’emozione da vivere tutto l’anno, ma che con la stagione fredda riserva particolari sorprendenti, come quello che gli anglosassoni chiamo il ‘foliage’: ecco, non serve attraversare l’oceano per ammirare valli ricoperte di alberi che mutano in mille fantasmagorici colori il loro fogliame. Dietro l’angolo c’è un mondo che non ti aspetti: foreste selvagge dove ancor si aggira, schivo, invisibile ma presente, il lupo.

In una terra rimasta fuori dalle rotte del turismo di massa, quello che sembrava ieri simbolo di arretratezza è diventato oggi invece un tesoro da riscoprire. Lì la gastronomia contadina ha una tradizione di tutto rispetto, il sapere antico non è mai diventato obsoleto: le tecniche di preparazione sono sempre le stesse, le pratiche usate nei secoli per conservare i frutti della terra e dell’allevamento erano spesso semplici trattamenti caserecci, proprio per questo totalmente genuini. La penetrazione dei prodotti industriali è rimasta limitata, ingredienti e sapori del territorio hanno così potuto conservare il gusto profondamente nativo, non sofisticato, dei mangiari di una volta.

Quella lucana è una cucina fatta soprattuto dai prodotti. Alcuni unici, come i peperoni di Senise Igp, vera tipicità del territorio che non ha riscontro in altre regioni del Sud: condimento gustoso e onnipresente, eredità di una cucina povera fatta di pane, pasta fatta in casa, una serie infinita di verdure, arricchita dai sapori forti. Ma il trionfo della territorialità gastronomica locale è nell’ampia produzione di tipologie che l’economia pastorale ha creato nel tempo: salumi, luganighe e salsicce, tantissimi formaggi, come i rari e preziosi Canestrato di Moliterno e Caciocavallo podolico. Tutto assolutamente da provare, nei ristoranti e nelle locande dei dintorni, che offrono una gran varietà di ricette tradizionali.

Il Carnevale è il momento culminante dei riti dell’inverno. Una sopravvivenza di lontani culti agrari si ritrova nel Carnevale di Satriano di Lucania: in questo paese si ripete una tradizione antichissima, suggestiva e singolare. La maschera tipica è un uomo-albero, denominata Rumita (da eremita), completamente rivestito di foglie con in mano un bastone decorato di pungitopo. L’ultima domenica prima del Martedì grasso, i Rumita escono dal bosco e girano tra le strade del paese bussando alle porte delle case, portando i buoni auspici per la primavera in arrivo; in cambio ricevono piccoli doni. Chiunque può prendere parte all’invasione verde della foresta che cammina, diventare uomo-albero per un giorno e farsi portavoce del messaggio ecologista di cui il Rumita è diventato ambasciatore: ristabilire un rapporto antico e sincero con la Terra.

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Per un soggiorno in una piccola struttura di charme: B&B Rifugio della Luna (www.rifugiodellaluna.it)
APT Basilicata (www.basilicataturistica.com)
Nella foto: lo chef Michele Parente mentre cucina una serie di antiche ricette tradizionali. ©Foto Massimo Vicinanza/FullPress Agency

Sapere e saper fare: Umbria Experience a Expo

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L’Umbria è regione all’avanguardia in tutti i campi dell’innovazione e delle eccellenze italiane. Expo 2015 a Milano è stata l’occasione per mostrare la capacità dei suoi territori di fare sistema e vincere la sfida del futuro

 

Non è un mistero che l’Umbria sia uno dei luoghi più incantati d’Italia: verdi paesaggi incontaminati di spettacolare bellezza, antichi borghi dove si respira un’aria di magia fuori dal tempo, uno stile di vita che rappresenta la summa delle qualità del benessere italiano. Oltre a tutto questo – e forse nascosta al turista frettoloso – c’è però anche un’Umbria contemporanea fatta di mestieri della conoscenza, nuove tecnologie, agricoltura d’avanguardia, artigianato specializzato e tante altre eccellenze nei più diversi settori dell’economia, dall’industria alla cultura, alla moda e al design, che è parte della struttura fondante del grande Made in Italy.

L’occasione di Expo 2015 a Milano è stata una grande e significativa vetrina mondiale per la Regione Umbria, che ha scelto di partecipare alla grande fiera internazionale con Umbria Experience, un intenso programma di eventi che, dal 10 giugno al 28 ottobre, ha messo in risalto e comunicato al pubblico di visitatori le tante eccellenze e le realtà emergenti, mostrando al mondo intero le sue potenzialità.

Fittissimo è stato il calendario di attività che la Regione Umbria ha costruito per far conoscere le principali attività produttive e i più importanti appuntamenti culturali del suo territorio: l’obiettivo mirava a sviluppare e rafforzare una fitta rete di relazioni per incrementare la propria presenza sui più importanti mercati internazionali, investendo sulla sua identità di terra ricca di conoscenza, arte, operosità e qualità della vita.

Il luogo prescelto per le varie manifestazioni – una vecchia fabbrica in centro città a Milano, uno spazio di archeologia industriale dal fascino irresistibile, sede ADI, Associazione per il Disegno Industriale, e dove sorgerà la futura Casa del Design – è stato allestito di volta in volta secondo gli eventi, e ha ospitato invece in modo permanente l’istallazione di sette immagini di ampio formato, derivate dal progetto Sensational Umbria che interpreta paesaggi e atmosfere della regione attraverso gli scatti del grande fotografo statunitense Steve McCurry.

L’attività sulla Food Innovation è una delle basi dello sviluppo delle relazioni economiche che la Regione Umbia ha costruito in questi anni: il tema del cibo è stato notevolmente approfondito attraverso tanti eventi che hanno visto come protagonisti i giovani imprenditori umbri del settore. Il programma Umbria & Tastes ha proposto percorsi dedicati alle eccellenze del territorio, dalle produzioni agroalimentari alle specialità enogastronomiche, dalla terra alla tavola: grandi vini, tartufo bianco e nero, olio extravergine di oliva, cioccolato, cereali e legumi di montagna, formaggi e norcinerie artigianali.

I tanti appuntamenti, degustazioni, food shopping, cooking classes e showcooking sono stati l’occasione per scoprire e assaporare in prima persona l’essenza dell’Umbria autentica. Umbrialifestyle è il progetto che ha proposto l’offerta turistica attraverso diversi temi, che rispecchiano le motivazioni che spingono i turisti verso questa destinazione e decidono poi di ritornare: incontrarsi, vivere la spiritualità dei luoghi francescani, fare sport e attività all’aria aperta, assaporare prodotti e piatti della tradizione, scoprire la grande arte e la storia.

Tanto spazio è stato dato anche alle molte eccellenze culturali in regione: da Umbria jazz alle grandi stagioni concertistiche della musica classica. Senza trascurare gli eventi che in chiave storica sono un plus del territorio, come la Giostra della Quintana di Foligno, che ha messo in scena un esclusivo banchetto barocco per 50 ospiti: un trionfo di gastronomia seicentesca che ha esaltato la qualità dei prodotti tipici del territorio e ha immerso i commensali in un suggestivo e opulento convivio, ricco di effetti visivi e antichi profumi.

In questi mesi, l’Umbria ha dimostrato il suo saper fare e il suo sapere: Expo 2015 è stato il palcoscenico ideale per mostrare a una platea di visitatori nazionali e internazionali le qualità territoriali e gli asset su cui la Regione Umbria ha fondato la sua attività di promozione territoriale e la filiera produttiva che riconduce alla sua capacità di dare una nuova e lungimirante visione del futuro.
Info: www.regione.umbria.it
La foto è di: @by Steve McCurry per Sensational Umbria Project 0

 

Chilometro zero nella rete

chilometro_zeroIl chilometro zero è ancora più…vicino se si usa la rete internet

La domanda di prodotti a basso impatto ambientale cresce e grazie alla geolocalizzazione. Anche in Italia si moltiplicano le app che mettono in contatto diretto produttori e consumatori. Buono, eco sostenibile e possibilmente disponibile velocemente nel raggio di azione più corto possibile.

L’acquisto senza intermediari, senza passare attraverso le grandi reti di distribuzione è sempre più gradito, ma se il tempo per andare in fattoria o in agriturismo non c’è (e poi si consuma benzina e si inquina) ecco che basta uno smartphone.

Mettendo d’accordo patiti delle tecnologie e convinti ambientalisti, applicazioni e piattaforme collegano la posizione del produttore con quella del consumatore, soprattutto donne e con un’età inferiore ai cinquantaquattro anni, almeno secondo le ricerche. Per fare alcuni esempi: cortilia.it è un mercato agricolo online per acquistare “prodotti artigianali dagli agricoltori locali”, Prodotti a chilometri zero, è invece una piattaforma per acquisti in fattoria, mentre Check sud segnala esclusivamente prodotti alimentari meridionali.

Campagna Amica, la rete di vendita diretta nata nel 2009, promossa da Coldiretti, oggi può contare su oltre 9mila punti vendita in tutta Europa. Inoltre, questo sistema contribuisce alla riduzione delle emissioni di anidride carbonica. Proprio la fondazione Campagna Amica è stata una delle prime a puntare su Internet prima, con il sito poi con le app, con l’obiettivo di realizzare un sistema nazionale con cui ogni cittadino possa individuare quale dei punti vendita è presente nei dintorni.

 

 

 

Ogm: mangiare informati/2

bruco

La scorsa settimana avevamo promesso di dare voce anche ad altre prese di posizione sugli Ogm. Riportiamo la segnalazione di uno studio sulla resistenza dei vegetali Ogm agli insetti e alcune prese di posizione di Slow Food

La rivista Nature Biotechnology ha pubblicato uno studio che mette in discussione uno dei cavalli di battaglia della campagna pro-Ogm: la resistenza agli attacchi degli insetti. Le varietà geneticamente modificate sono state dotate di proteine del Bacillus thuringiensis (Bt)*, particolarmente dannose per gli insetti. Almeno così si pensava.

Nella ricerca sono stati presi in esame 77 studi eseguiti in 8 Paesi su 13 specie di insetti. Nel 2005 solo una specie su 13 aveva mostrato di non essere sensibile alle sostanze delle proteine Bt. A questa se ne sono aggiunte altre cinque. Tre casi si sono verificati negli Usa, che da soli seminano metà della superficie mondiale coltivata a mais Bt. Ma non basta. Sembra che anche altre specie oltre a queste stiano sviluppando la stessa resistenza.

Il problema maggiore è che per far fronte a frotte di insetti che attaccano campi di mais e cotone Ogm, gli agricoltori sono tornati alle vecchie abitudini: i pesticidi. Colture geneticamente modificate per resistere agli insetti infestanti trattate anche con antiparassitari. L’efficacia delle coltivazioni Bt vacilla.

Qui di seguito citiamo invece alcune considerazioni di Carlo Petrini, presidente di Slow Food, pubblicate da La Repubblica il 20 giugno 2013 (al link troverete tutta una serie di prese di posizione in merito):

«Il nostro Paese basa una parte importante della sua economia sull’agroalimentare di qualità.

La qualità non è fatta di numeri, sigle e resistenza a malattie o erbicidi. La qualità è fatta di legami con un territorio, relazioni con la cultura di una comunità, coerenza con un determinato clima, sapienze antiche sulle quali innestare innovazione e creatività, identità. Gli Ogm tutto questo non ce l’hanno. Gli Ogm sono prodotti di fabbrica. Si possono fare ovunque, li può fare chiunque e necessitano un sistema di agricoltura monocolturale che spazzerebbe via tutte le nostre mille diversità. Quelle diversità per cui il made in Italy alimentare ci viene invidiato in tutto il mondo e per cui molti turisti vengono in questo Paese.

Il Senato ha recentemente votato all’unanimità una risoluzione in cui si dice che l’Italia deve attenersi strettamente al principio di precauzione. Questo significa che non è prudente, in un Paese come il nostro, per un’agricoltura come la nostra, in un’economia come la nostra, aprire agli Ogm.

Qualcuno considera illiberale l’idea che un certo tipo di coltivazioni sia vietato. In nome del libero mercato e di una generica libertà di scelta di ciascun individuo si dovrebbe consentire tutto a chiunque. Ma non funziona così. Non funziona così per nessun settore della vita, chissà come mai proprio in agricoltura spuntano tutti questi difensori della massima libertà. Non funziona così con gli Ogm perché le condizioni in cui devono venire coltivati sono di fatto una limitazione per chi vuole fare un altro tipo di agricoltura, e segnatamente quella biologica e biodinamica, che dovrebbero subire indesiderati incroci pollinici casuali che non solo danneggerebbero i loro raccolti ma impedirebbero le certificazioni.

Il Ministro dell’Agricoltura, quello dell’Ambiente, quello della Salute, quello dell’Economia, quello del Turismo, quello dell’Educazione e in qualche modo anche tutti gli altri sono direttamente interessati a questo problema e hanno gli strumenti legali per intervenire: occorre agire subito, in modo coerente e coordinato. Bisogna che questo Paese si decida ad andar fiero dei suoi prodotti e delle sue tradizioni, anziché lasciare tutto in balìa del primo provocatore che non ha nulla da perdere.

Perché noi invece da perdere abbiamo tantissimo, e dobbiamo evitarlo».

Come si vede, con un argomento o con un altro, chi in nome della scienza che in nome del rispetto dei tempi e delle tradizioni della natura e della civiltà contadina, gli argomenti che si fronteggiano meritano rispetto e considerazione, ma soprattutto informazione. In questo caso incrociare le fonti appare l’unica pratica per ottenere un prodotto di massima qualità: un consumatore in grado di scegliere.

 

* Il Bacillus thuringiensis è un batterio che vive nel terreno. Quando viene ingerito mediante vegetali contaminati, il batterio  libera  tossine dette tossine Bt (innocue per gli esseri umani) che danneggiano il tratto digerente delle larve di zanzare o bruchi neutrallizzandoli. È impiegato per la creazione  sia di piante transgeniche sia nell’agricoltura biologica come insetticida.