Chilometro zero nella rete

chilometro_zeroIl chilometro zero è ancora più…vicino se si usa la rete internet

La domanda di prodotti a basso impatto ambientale cresce e grazie alla geolocalizzazione. Anche in Italia si moltiplicano le app che mettono in contatto diretto produttori e consumatori. Buono, eco sostenibile e possibilmente disponibile velocemente nel raggio di azione più corto possibile.

L’acquisto senza intermediari, senza passare attraverso le grandi reti di distribuzione è sempre più gradito, ma se il tempo per andare in fattoria o in agriturismo non c’è (e poi si consuma benzina e si inquina) ecco che basta uno smartphone.

Mettendo d’accordo patiti delle tecnologie e convinti ambientalisti, applicazioni e piattaforme collegano la posizione del produttore con quella del consumatore, soprattutto donne e con un’età inferiore ai cinquantaquattro anni, almeno secondo le ricerche. Per fare alcuni esempi: cortilia.it è un mercato agricolo online per acquistare “prodotti artigianali dagli agricoltori locali”, Prodotti a chilometri zero, è invece una piattaforma per acquisti in fattoria, mentre Check sud segnala esclusivamente prodotti alimentari meridionali.

Campagna Amica, la rete di vendita diretta nata nel 2009, promossa da Coldiretti, oggi può contare su oltre 9mila punti vendita in tutta Europa. Inoltre, questo sistema contribuisce alla riduzione delle emissioni di anidride carbonica. Proprio la fondazione Campagna Amica è stata una delle prime a puntare su Internet prima, con il sito poi con le app, con l’obiettivo di realizzare un sistema nazionale con cui ogni cittadino possa individuare quale dei punti vendita è presente nei dintorni.

 

 

 

Caro latte, quanto mi costi…

In Italia gli alcolici, le bevande analcoliche e il tabacco costano meno della media europea, ma il latte…

due madri

Le due madri di Giovanni Segantini, 1889 – Galleria d’Arte moderna, Milano

Nel caso del latte siamo al terzo costo più alto dell’Unione, dopo greci e i ciprioti. Eppure il sistema agricolo caseario è ben sovvenzionato dall’Europa e non ci mancano certo le mucche o i pascoli alpini. È vero che la distribuzione, a causa della morfologia del territorio rende i trasferimenti più onerosi, ma qui si parla del doppio ai polacchi o un quarto più dei francesi. Ecco come Coldiretti commenta la salita a settembre 2013 del prezzo alla stalla:

“Il prezzo del latte italiano alla stalla sale ancora e raggiunge un nuovo record toccando i 51,55 centesimi al litro, in aumento del 25% rispetto allo scorso anno. Le quotazioni continuano dunque a crescere e arriva a circa 100 milioni di euro il valore della speculazione che le industrie possono realizzare sottopagando il latte agli allevatori ad appena 42 centesimi al litro, secondo l’ultimo accordo siglato con alcune organizzazioni di settore per il semestre agosto 2013 – gennaio 2014 in Lombardia, dove si produce il 40% del latte italiano.”

Un accordo (che la Coldiretti ha  rifiutato di firmare) che sta costando caro agli allevatori costretti ad affrontare un aumento stellare dei costi energetici e dell’alimentazione del bestiame che ha fatto chiudere le stalle. Con questi prezzi alle industrie conviene comprare il latte italiano sulla base dell’accordo a 42 centesimi al litro, visto che costa meno. Poi c’è anche chi lo rivende, lucrando sulla differenza di quasi 10 centesimi al litro con le quotazioni dello spot. È un fiume di soldi nelle tasche di pochi, mentre gli allevamenti resistono a fatica e diversi chiudono.

Secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Agea, dall’inizio della crisi nel 2007 a oggi in Italia hanno cessato l’attività oltre 6mila allevamenti con la produzione di latte che nei circa 38mila allevamenti rimasti nei primi sei mesi del 2013 si è ridotta in media di oltre il 3% rispetto allo scorso anno.

 

 

Come ai tempi delle nonne

vasiBoom delle conserve fai da te: un modo sano, genuino ed economico per gustare i frutti dell’estate tutto l’anno

Secondo un’indagine di Coldiretti saranno 9 milioni gli italiani che nel mese di settembre si metteranno al lavoro in cucina per preparare conserve. Un modo per preservare profumi e sentori di prodotti tipici dei mesi caldi e assaporarne il gusto durante tutto l’anno. Ma non solo: mettere da parte frutta e verdura permette di fare una notevole economia, assicurandosi anche un’alimentazione più consapevole e genuina.

Bormioli Rocco, l’azienda che produce da più di 40 anni i vasi Quattro Stagioni, ha recentemente stretto un’alleanza con la Fondazione Campagna Amica promossa proprio da Coldiretti, una realtà nata per sostenere e sponsorizzare l’agricoltura e l’alimentazione made in Italy, attraverso forme di vendita diretta molto più vantaggiose sia per i produttori sia per i consumatori.

L’occasione per presentare questa collaborazione è stato uno showcooking organizzato al Portello di Milano, dove lo chef Sergio Barzetti, storico volto della trasmissione La prova del cuoco, accompagnato dall’altrettanto nota esperta di nutrizione Evelina Flachi, ha svelato nuove ricette e tanti segreti per realizzare deliziose conserve di frutta e verdura in tutta sicurezza.

Poche e semplici le regole da osservare per un risultato sicuro. I vasi Quattro Stagioni sono disponibili in vari formati e sono riutilizzabili: l’unico accorgimento indispensabile è sostituire ogni volta la capsula usata con quella nuova, per esser certi che il vaso si possa chiudere in maniera ermetica preservando il contenuto. Scelta dei prodotti sani e maturi, tempi di sterilizzazione, dosaggio degli ingredienti insieme alla selezione del vaso più adatto sono le mosse giuste per ottenere un risultato garantito e gratificante.