Senza ghiaccio per il riscaldamento globale

La calotta antartica si sta riducendo (riscaldamento globale)

riscaldamento globaleAnche a causa del cambiamento climatico e in particolare del riscaldamento globale (global warming) la calotta antartica sta perdendo circa 160 miliardi di tonnellate di ghiaccio ogni anno, il doppio rispetto alle ultime rilevazioni.

Il gruppo di scienziati, guidati da Malcolm McMillan dell’università inglese di Leeds, ha elaborato i dati del satellite Cryosat, lanciato nel 2010 dall’Agenzia spaziale europea (Esa) per misurare lo spessore dei ghiacci polari. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Geophysical Research Letters.

Il nuovo studio riguarda le misurazioni compiute fra il 2010 e il 2013, e aggiorna le osservazioni fatte da altri satelliti nel periodo 2005-2010.

Il risultato è molto preoccupante se si calcola che lo scioglimento del ghiaccio antartico è in grado di far innalzare il livello dei mari di circa 0,43 millimetri l’anno. Fra le cause di questo fenomeno il riscaldamento delle acque oceaniche e la creazione di venti più forti.

 

Global warming, aspettiamo il 31

Il  31 marzo 2014 verrà pubblicato il quinto rapporto dell’Ipcc (Intergovernamental Panel on Climate Change) sui cambiamenti climatici

Se a settembre 2013 la prima parte del Rapporto  sul global warming era stata dedicato ai cambiamenti fisici, quella che si attende ora, la seconda parte, riguarderà l’impatto del cambiamento sulla società. Gli scienziati coinvolti nelle valutazioni sul futuro climatico del pianeta – si tratta di 209 autori principali, 50 curatori, 600 che hanno inviato contributi e 1.500 revisori – hanno concentrato l’analisi sulle macroregioni come il Mediterraneo (una di quelle che soffriranno di più) o le coste asiatiche, ma in generale alcune osservazioni valgono per tutti. Secondo Riccardo Valentini, l’italiano che assieme a un collega inglese ha coordinato la parte sugli effetti del cambiamento climatico in Europa,  l’analisi ha evidenziato il rischio che si produca una catena di effetti negativi che richiederà una nuova governance, cioè la  capacità di coordinamento delle risposte. Se non fermeremo le emissioni  che generano l’effetto serra dovremo prepararci a vivere in un mondo in cui fenomeni come incendi, alluvioni e impoverimento delle risorse alimentari presenteranno un conto pesante di vittime e di danni economici.

La pesca negli oceani potrebbe dimezzare, i raccolti di grano e riso calare del 2% ogni 10 anni, il ciclo idrico sarà sconvolto in larghe aree del pianeta accentuando la tendenza alla desertificazione. Entro il 2050 potremmo contare 200 – 250 milioni di rifugiati ambientali a causa del global warming. global warming La biodiversità animale e vegetale potrebbero subire un tracollo paragonabile a una nuova estinzione di massa. Dobbiamo dunque rassegnarci a una lettura che sembra una nuova versione dell’Appocalisse? Certo che no. I modelli sono complessi e le variabili tante. L’unica cosa che non cambia e sulla quale ognuno di noi può intervenire è la responsabilità dell’uomo. Se ognuno di noi si informerà e modificherà i propri comportamenti, la speranza di invertire la tendenza o almeno limitare i danni si farà più concreta. Intanto aspettiamo il 31 marzo. Vi terremo aggiornati sulle conclusioni del Rapporto.

 

Meglio guardare le nuvole

nuvole

I modelli sull’andamento del clima non tengono conto abbastanza conto del ruolo delle nuvole

In questi giorni di gelo eccezionale negli Stati Uniti non poteva mancare il rinfocolarsi dell’annosa polemica riscaldamento globale sì o no. Il superfreddo sembrerebbe contrastare l’idea del global warming, ma i sostenitori rispondono che un fenomeno è la faccia dell’altro e che i negazionisti sono al soldo delle multinazionali.

In questo…clima gli studiosi dell’Università  del Centro di ricerca sul cambiamento climatico del Nuovo Galles del Sud, ritengono di aver individuato la chiave per prevedere il comportamento delle nuvole e ritengono che non sarà di aiuto nel contenere gli aumenti di temperatura, come  invece prevedono molti modelli.

La ricerca scioglie una delle principali incognite della scienza climatica: la reattività del clima all’aumento dei livelli di Co2 sta nel comportamento delle nuvole e nella loro capacità di limitare gli aumenti, rinfrescando la superficie terrestre oltre a riflettere nello spazio i raggi del sole. Talvolta, però, l’aria si solleva solo di pochi chilometri fino a uno strato di confine, prima di ridiscendere verso la superficie terrestre, anche se altre può salire fino a 10-15 km (il più ottimistico dei 43 modelli esaminati prevede che l’aria raggiunga in maggior parte il livello più alto, formando nuvole che avrebbero un effetto rinfrescante).

Purtroppo dunque questi modelli presuppongono, secondo i ricercatori gallesi, una minore sensitività climatica e non sono corretti. Del resto, gli ultimi dati del Bureau di Meteorologia certificano per esempio che nel 2013 l’Australia ha subito l’anno più caldo mai misurato, con temperature di 1,2 gradi superiori alla media di lungo termine. Il rapporto sottolinea l’influenza delle emissioni di anidride carbonica, dichiarando che «il riscaldamento nella regione australiana è molto simile a quello osservato su scala globale e l’anno passato sottolinea che la tendenza al riscaldamento continua».

E in pieno freddo polare anche lo scontro continua. In assenza di certezze assolute sarebbe il caso di applicare il principio di precauzione e ridurre il prima possibile le emissioni di Co2 rispettando almeno le scadenze fissate per il 2020. Non manca molto.