Al lupo, al lupo e…al pastore

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Sulle Alpi marittime prende il via “Wolf Alps: il lupo nelle Alpi”, un progetto per salvarlo tutelando anche i pastori

L’Italia (a differenza della confinante Francia dove sono ammessi abbattimenti selettivi) protegge integralmente questo grande predatore delle Alpi dal 1979. Oggi si punta all’equilibrio tra uomo e natura con un progetto internazionale che tuteli sia gli allevatori, che denunciano continue uccisioni di ovini, sia il punto di vista degli animalisti.

Il Parco Naturale delle Alpi marittime, ente che ha sede a Valdieri nel Cuneese, è infatti il capofila di un progetto internazionale di monitoraggio e ricerca sul fenomeno di ri-colonizzazione naturale da parte di questo carnivoro predatore in una vastissima area che va dalle Alpi cuneesi alle Dolomiti, interessando anche la Lessinia e la Slovenia.

Wolf Alps: il lupo nelle Alpi, ha ottenuto 6 milioni di contributi europei per raccogliere, nei prossimi cinque anni, il maggior numero di dati tecnici sulla presenza dell’animale e sul suo impatto sulle attività economiche pastorali.

Secondo gli ultimi rilevamenti, oggi vivono ben 33 branchi stabili di lupi (di cui 16 in Piemonte) di una settantina di esemplari. Sono numeri destinati a salire anche perché il predatore fugge dalle doppiette dei vicini cacciatori francesi rifugiandosi lungo il versante orientale delle Alpi. Di qui il coinvolgimento dei parchi regionali delle Alpi Marittime e del Marguareis (Cuneese), dei parchi nazionali della Val Grande e dello Stelvio, delle Regioni Lombardia e Veneto, della Provincia di Trento con il Museo di Scienze naturali, il Corpo Forestale, la Slovenia e il Parco nazionale del Triglav e l’Università di Lubiana. Dieci enti in sette “aree chiave” per seguire, con una gestione coordinata, evoluzione e spostamenti del lupo, applicando misure di conservazione della specie. Accanto, le attività con le scuole e lo sviluppo di prodotti eco-turistici per favorire l’economia locale e l’occupazione sul territorio.

Ma il vero punto di forza è che il progetto pensa anche ai pastori destinando oltre il 30% delle risorse agli interventi di prevenzione degli attacchi con reti elettrificate, cani da difesa, casotti d’alpe e miglioramento degli alpeggi, attività d’informazione per una convivenza pacifica, difficile per chi subisce perdite di ovini e bestiame anche se indennizzate comunque dalla Regione e spesso già coperte in larga parte dai premi sugli alpeggi.

Uno degli aspetti fondamentali del progetto è proprio una comunicazione puntuale, seria, trasparente e attendibile, spiegano gli addetti ai lavori di Wolf Alps, diretta agli allevatori per informarli sui metodi concreti per ridurre ed evitare i danni che si verificano soprattutto quando greggi e mandrie sono incustodite.

Nei cinque anni di ricerca saranno diffuse notizie anche sull’impatto del carnivoro sulle prede domestiche e selvatiche. Il lupo infatti è una “specie ombrello”: ridimensiona cioè quelle in sovrannumero garantendo l’equilibrio naturale. È il caso, per esempio, dei cinghiali, che causano gravi danni alle coltivazioni, come ben sanno gli agricoltori liguri.

Ancora una volta dunque la Natura stabilisce il suo equilibrio. Tocca agli uomini, allevatori o agricoltori che siano, trovare il loro.

 

Al lupo, al lupo e…al pastore ultima modidfica: 2013-10-16T13:07:11+00:00 da Antonella Danioni Cicalo'