App come… Appennino

appenninoUn progetto innovativo in grado di “smuovere le montagne” per ripopolarle e aprirle a una fruizione intelligente. A Grondona parte il primo campus per i giovani

Si chiama ReStartApp® e rientra tra le iniziative promosse dalla Fondazione Edoardo Garrone nell’ambito del più ampio Progetto Appennino®, per lungo tempo curato e approfondito da Riccardo Garrone, con l’obiettivo di riqualificare pienamente l’importante patrimonio ambientale ma soprattutto economico, sociale e culturale di un’area montuosa che – snodandosi per oltre 1500 km, dalla Liguria alla Sicilia, con un’estensione di oltre 9 milioni di ettari – copre il 31,2% (poco meno di un terzo) del territorio italiano ma conta ormai solo il 18% della popolazione nazionale.

Un progetto che, nell’attuale difficile congiuntura, può offrire una concreta opportunità per nuovi modelli di insediamento e di creazione d’impresa con due grandi obiettivi: ripopolare i monti e riportare la montagna nei mercati.

In particolare, ReStartApp® è il primo campus per le nuove imprese dell’Appennino dedicato a 15 giovani di età inferiore ai 35 anni con in testa una start up originale su cui investire. Il campus si svolgerà a Grondona dal 7 giugno al 27 settembre, è dotato di premi fino a un totale di 60mila euro. Le iscrizioni si ricevono fino al 30 aprile 2014.

La Fondazione Edoardo Garrone è una fondazione culturale di tipo operativo, costituita nel 2004 a Genova da Erg S.p.A. e San Quirico S.p.A. dedicata alla memoria di Edoardo Garrone che nel 1938 avviò l’attività industriale del Gruppo Erg. L’iniziativa intende sviluppare il Progetto Appennino® nella sua complessità e in tutte le sue sfaccettature, creando intorno a un tema strategico una rete di partner istituzionali privati e pubblici per stimolare il dialogo e il confronto con le realtà che hanno già visto nascere e applicare modelli di riqualificazione delle risorse territoriali tornando a una dimensione a lungo tempo abbandonata da trasformare in fonte di opportunità e sviluppo economico.

Essenziale in questo senso è la creazione di una rete di imprese produttive e di servizio, in particolare in settori come la coltivazione del bosco e del sottobosco, l’allevamento e le attività di filiera che ne derivano, la caccia di selezione e la pesca sportiva, l’agriturismo, il turismo rurale, il tutto in un’ottica di sostenibilità e intervento responsabile.

 

Global warming: chiamati a rapporto

Come avevamo anticipato l’Ipcc ha pubblicato l’atteso rapporto sul cambiamento climatico. Il global warming rischia di avere un impatto sociale catastrofico

Secondo il rapporto dell’Ipcc, il gruppo intergovernativo dell’Onu sui cambiamenti climatici, gli eventi meteorologici estremi derivanti dal global warming metterebbero a serio rischio la biodiversità: piante e animali entrerebbero in crisi e con essi le popolazioni che dipendono dagli ecosistemi agricoli. La riduzione dei raccolti e l’aumento delle patologie correlate si farebbero sentire (e in molte aree è già così) sull’intero pianeta, dato che gli effetti causati dai cambiamenti climatici sono già percepibili in tutti i continenti così come negli oceani.

I rischi di inondazione aumenterebbero soprattutto in Europa e Asia a causa delle emissioni di gas effetto serra, mentre la produzione di cereali andrebbe incontro a pesanti diminuzioni, a fronte di una domanda crescente. Paesi in dirittura di arrivo per uscire dalla povertà tornerebbero indietro, con la conseguenza di destabilizzare i già fragili equilibri attuali. Povertà, fame, sete e migrazione provocate dalle catastrofi naturali non sono – in un mondo globalizzato – circoscrivibili a questo o quel Paese, ma con un effetto domino sono in grado di mettere a rischio l’intero sistema. Il rapporto dovrà fare da base alle decisioni politiche e istituzionali che  verranno prese alla riunione Cop di Lima nel 2014 e, soprattutto,  in quella di Parigi del 2015. Entro questo lasso di tempo sarà ancora più urgente arrivare a decisioni praticabili e condivise che tengano conto del parere degli scienziati e della effettiva adozione delle misure contro il global warming.

Meglio poco, ma sicuramente applicato, che una serie di modelli più o meno catastrofisti che rimangono poi lettera morta. Certo è che la sostenibilità dovrà diventare una modalità di vita necessaria, o di morta, oltre alla lettera, resterà sul terreno anche la pace sociale e la Terra futura.

 

Global warming, aspettiamo il 31

Il  31 marzo 2014 verrà pubblicato il quinto rapporto dell’Ipcc (Intergovernamental Panel on Climate Change) sui cambiamenti climatici

Se a settembre 2013 la prima parte del Rapporto  sul global warming era stata dedicato ai cambiamenti fisici, quella che si attende ora, la seconda parte, riguarderà l’impatto del cambiamento sulla società. Gli scienziati coinvolti nelle valutazioni sul futuro climatico del pianeta – si tratta di 209 autori principali, 50 curatori, 600 che hanno inviato contributi e 1.500 revisori – hanno concentrato l’analisi sulle macroregioni come il Mediterraneo (una di quelle che soffriranno di più) o le coste asiatiche, ma in generale alcune osservazioni valgono per tutti. Secondo Riccardo Valentini, l’italiano che assieme a un collega inglese ha coordinato la parte sugli effetti del cambiamento climatico in Europa,  l’analisi ha evidenziato il rischio che si produca una catena di effetti negativi che richiederà una nuova governance, cioè la  capacità di coordinamento delle risposte. Se non fermeremo le emissioni  che generano l’effetto serra dovremo prepararci a vivere in un mondo in cui fenomeni come incendi, alluvioni e impoverimento delle risorse alimentari presenteranno un conto pesante di vittime e di danni economici.

La pesca negli oceani potrebbe dimezzare, i raccolti di grano e riso calare del 2% ogni 10 anni, il ciclo idrico sarà sconvolto in larghe aree del pianeta accentuando la tendenza alla desertificazione. Entro il 2050 potremmo contare 200 – 250 milioni di rifugiati ambientali a causa del global warming. global warming La biodiversità animale e vegetale potrebbero subire un tracollo paragonabile a una nuova estinzione di massa. Dobbiamo dunque rassegnarci a una lettura che sembra una nuova versione dell’Appocalisse? Certo che no. I modelli sono complessi e le variabili tante. L’unica cosa che non cambia e sulla quale ognuno di noi può intervenire è la responsabilità dell’uomo. Se ognuno di noi si informerà e modificherà i propri comportamenti, la speranza di invertire la tendenza o almeno limitare i danni si farà più concreta. Intanto aspettiamo il 31 marzo. Vi terremo aggiornati sulle conclusioni del Rapporto.

 

Imballaggio sostenibile: onda su onda

Consumare frutta e verdura conservate negli imballaggi in cartone ondulato è la scelta più virtuosa per diminuire gli sprechi d’acqua

cartone

Per produrre un imballaggio per ortofrutta in cartone ondulato si consumano in media 8 litri di acqua. Nulla, si pensa che 5 minuti di doccia consumano tra i 75-90 litri. Lo ha dimostrato l’Università di Bologna e del Politecnico di Milano, con uno studio promosso da Bestack, consorzio non profit di ricerca che riunisce a livello nazionale i produttori di imballaggi per ortofrutta in cartone ondulato, materiale naturale, rinnovabile e riciclabile.

Come spiegato dallo studio condotto dal Dipartimento di scienze e tecnologie agroalimentari dell’Alma Mater, il grado di conservabilità dei prodotti ortofrutticoli è superiore del 20% se contenuti in imballaggio sostenibile in cartone ondulato piuttosto che in altri tipi di packaging: il prodotto è quindi migliore e c’è più tempo per consumarlo, e di conseguenza ci sono meno possibilità che finisca nella spazzatura.

Se è vero che le scelte alimentari sono un fattore decisivo per la definizione della ‘water footprint’ (l’impronta di un vegetariano è circa la metà di quella di una persona con un’alimentazione a base di carne) un ruolo ce l’hanno anche i modi in cui frutta e verdura sono imballate e distribuite. Il cartone ondulato – dicono le ricerche – è uno dei materiali più ecologici per farlo grazie alle poche risorse necessarie per produrlo e alla sua efficienza nel ridurre gli sprechi idrici e alimentari.

 

 

Le Dolomiti negli occhi

occhiali-DolomitiI primi occhiali in legno certificato delle Dolomiti

Dolomiti e Alpi = Dolpi, da questa unione nascono i primi occhiali al mondo fatti di legno made in Dolomiti e certificato dal Pefc, un sistema internazionale che attesta la gestione sostenibile delle foreste. A crearli è stata la Mavima Bautec, azienda del bellunese che progetta e realizza edifici in legno ecologici e a basso impatto energetico. L’azienda li presenterà alla Mostra Internazionale di Ottica, Optometria e Oftalmologia (Mido) in programma dal primo al 3 marzo a Milano.

La gente potrà così indossare un pezzo di storia di design e artigianato in un materiale secolare,  condividendo al tempo stessso anche il principio della salvaguardia del patrimonio forestale locale e nazionale. Il legno della montatura infatti non proviene da foreste deturpate da tagli scellerati.