Che aria tira nel clima europeo?

Cosa fa l’Europa in materia di inquinamento e cambiamento climatico? La regola è 20-20-20

effetto serraQuali passi sta facendo l’Europa per contrastare il cambiamento climatico e le immissioni di gas a effetto serra? Se lo è chiesto Mondohonline in un’inchiesta di Franca Castellini Bendoni che riprendiamo in parte. Dalla metà del secolo scorso le concentrazioni di gas serra hanno avuto un’impennata, l’atmosfera e gli oceani si sono riscaldati, il livello di nevi e ghiacci è diminuito, il livello dei mari si è innalzato.

Le azioni intraprese dalla Ue in materia di clima partono dal presupposto che dal 1850, da quando cioè si è cominciato a registrarne l’andamento, la temperatura globale media sia cresciuta di 0.85° e pertanto, se non si riducono in maniera significativa le emissioni di gas serra, alla fine di questo secolo il riscaldamento globale potrebbe essere di 2°C superiore alle medie del periodo pre-industriale (1850-1900). Alcuni modelli prevedono addirittura +5C°, con gravi ripercussioni sulle popolazioni, soprattutto le più povere, colpite dalle catastrofi derivanti dal cambiamento climatico.

Nel corso degli anni si sono susseguiti vertici internazionali con alterne fortune. Ora, con l’obiettivo di rendere l’Europa più amica dell’ambiente e meno energivora, la Commissione europea ha progettato una roadmap per ridurre – entro il 2050 – gran parte delle emissioni di gas serra, puntando su tecnologie pulite per il futuro dell’economia europea.

Nel breve periodo (2020), l’Ue ha approvato un programma che prevede

riduzione delle emissioni di gas serra del 20% (o persino del 30%, se le condizioni lo permetteranno) rispetto al 1990;

– 20% del fabbisogno di energia, ricavato da fonti rinnovabili;

– aumento del 20% dell’efficienza energetica.

Con la roadmap al 2050 l’Unione europea guarda oltre l’obiettivo di breve periodo e intende mettere a punto un percorso che porti a tagli più consistenti delle emissioni entro la metà del secolo. Tutte le maggiori economie dei Paesi membri dovranno lavorare per far sì che il riscaldamento globale non superi i fatidici 2°C. La roadmap 2050 prevede infatti un possibile taglio delle emissioni dell’80% rispetto ai livelli 1990 con traguardi intermedi: -40% entro il 2030, -60% entro il 2040. Non sembrano essere obiettivi irraggiungibili: molte delle tecnologie che possono portare a questi risultati sono già disponibili, ma hanno bisogno di ulteriori sviluppi.

In un’economia a bassa emissione di carbonio si vivrà in edifici con bassi consumi energetici  grazie a sistemi intelligenti di riscaldamento e di raffreddamento, le strade saranno percorse da auto ibride ed elettriche, l’aria delle città sarà più pulita, anche grazie a trasporti pubblici più efficienti.

Sul fronte economico, una maggior produzione europea di energia da fonti rinnovabili farebbe diminuire il grado di dipendenza dell’Europa dalle costose importazioni di petrolio e gas e rendendola meno vulnerabile alle oscillazioni dei prezzi. In media, si stima che nei prossimi 40 anni l’Ue potrebbe risparmiare 175-320 miliardi di euro all’anno sulla bolletta energetica.

La transizione ad un’economia a bassa emissione di carbonio potrà avere un effetto trainante sugli investimenti in tecnologie innovative e pulite per approvvigionamenti energetici con tasso inquinante basso o nullo. l’Europa dovrà nei prossimi quarant’anni aumentare gli investimenti in media di 270 miliardi di euro, pari all’1,5% del Pnl annuo.

Questo investimento addizionale porterebbe il Vecchio Continente ai livelli pre-crisi e potrebbe  stimolare la crescita di molti settori manifatturieri e di servizi ambientali. Si stima che se i governi utilizzassero i ricavi derivanti dalle tasse sulle emissioni inquinanti e/o dalla vendita delle quote di emissioni per ridurre i costi del lavoro, al 2020 potrebbero venire a crearsi fino a 1,5 milioni di nuovi posti di lavoro.

 

 

Che aria tira nel clima europeo? ultima modidfica: 2014-01-29T13:18:07+00:00 da Antonella Danioni Cicalo'