Elena e il mito della Bellezza

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Al Teatro Elfo Puccini di Milano va in scena Elena. Tragedia lirica sulla deriva del mito, con Elena Russo Arman e Sara Urban

Una scena nera, sottili fili trasparenti che scendono dal soffitto, giacche e pantaloni stesi a terra, una mela dorata appesa a un filo, un velo come fondale. Questo quello che ci accoglie all’entrata in sala Sala Bausch al Teatro Elfo Puccini di Milano. Una scena che già da subito crea l’atmosfera dell’onirico.

Quando l’attrice, vestita semplicemente di nero, entra in scena e appende gli indumenti ai fili la sensazione è quella di trovarsi in una stanza popolata di fantasmi. Poi entra il coro (composto da 12 elementi più il Direttore) che va a posizionarsi dietro il telo di garza. Ed ecco che la stanza assume due dimensioni, due spazi temporali: quello del sogno e quello del passato.

Elena. Tragedia lirica sulla deriva del mito, è uno spettacolo di dualismi. Dualismi temporali, dove il passato si contrappone fondendosi al contemporaneo; dualismi di personaggio, dove la figura di Elena (interpretata dalla brava Elena Russo Arman) si contrappone alle altre donne protagoniste del dramma: la moglie dell’amante Paride, Medea – con il suo bambino rappresentato da una giacca appesa a un filo – e la figlia Ermione – una bambola di pezza appesa a un altro filo (tutte interpretate dall’altrettanto brava attrice Sara Urban).

Donne dunque. Donne appartenenti al passato e al presente, ma in realtà a nessun tempo. Il linguaggio lirico del coro si fonde con quello contemporaneo di Medea che a sua volta si fonde con quello contemporaneo, ma ancora lirico-poetico di Elena. Linguaggio di donne che sono le uniche che parlano in scena. Il linguaggio maschile viene affidato alle giacche mute appese ai fili e animate a tratti dal corpo delle attrici.

Ma protagoniste dello spettacolo sono su tutte, la musica (la musicalità, dovremmo dire) e la Bellezza.

La musicalità del coro, che è voce cantata e recitata nell’accezione della tragedia greca classica e che, da tradizione appunto, esalta e giudica, descrive e critica.

La Bellezza, quella di Elena e archetipo classico, è il motore dell’azione, è dono e condanna, è inizio e fine, è vittima e carnefice. La rincorsa della Bellezza ucciderà Elena e quella stessa rincorsa, di riflesso, ucciderà Medea e il figlio ed Ermione.

Un viaggio quindi in un mondo di fantasmi di cui la fine è nota attraverso il mito, ma che riprende vigore in un linguaggio contemporaneo che è il nostro, quello del tradimento in nome di una bellezza che da sempre viene ricercata, rincorsa e che, oggi come allora, come sempre, porta alla distruzione dell’interiorità e dell’amore.

Bella la regia di Alessia Gennari che ci immerge con pochi elementi ben studiati in quell’atmosfera sospesa attraverso cui le parole arrivano in modo naturale e credibile, nonostante il testo (di Maddalena Mazzocut-Mis) sia pieno di rimandi temporali e linguistici a un passato lirico che a volte può essere faticoso.

Una nota particolare va alla bravura del coro, l’Ensemble vocale Calycanthus diretto dal Maestro Pietro Ferrario che interpreta i brani originali composti dal compositore Azio Corghi (presente in sala durante la replica cui abbiamo assistito).

 

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Elena. Tragedia lirica sulla deriva del mito
di Maddalena Mazzocut-Mis
Regia: Alessia Gennari
Con Elena Russo Arman e Sara Urban
Direttore del coro: M° Pietro Ferrario
Coro: Ensemble vocale Calichantus (soprani: Stefania Nevosi, Isabella Pirola, Laura Musazzi; contralti: Davide Lala, Chiara Casiraghi, Maria Rosa Castano, Sara Mainardi; tenori: Luciano Grassi, Stefano Pasolini; bassi: Simone Ratti, Carlo Bianchi, Stefano Torresan)
Assistente alla regia: Luca Marucchi
Disegno luci: Marco Grisa
Direttrice di produzione: Marta Galli
Produzione: ArteVOX e Accademia Perosi di Biella
Durata: 55 minuti senza intervallo

Quando: dal 5 al 9 novembre 2013 al Teatro Elfo Puccini di Milano, ore 19.30.

Elena e il mito della Bellezza ultima modidfica: 2013-11-08T13:52:34+00:00 da Alessia Stefanini