Il futuro mancato di Willy

Fino al 2 febbraio al Teatro Elfo Puccini di Milano va in scena il testo di Arthur Miller Morte di un commesso viaggiatore diretto e interpretato da Elio De Capitani

(foto: Laila Pozzo/nep-photo)

(foto: Laila Pozzo/nep-photo)

Diciamo subito che Morte di un commesso viaggiatore, portato in scena da Elio De Capitani,  è uno spettacolo bellissimo. E non solo  in  senso estetico/scenico. Certo, anche. Ma è bellissimo perché, con le parole del 1949 (anno di edizione del testo di Arthur Miller) disegna un quadro attualissimo. Non attraverso gli stratagemmi dell’attualizzazione che spesso ai giorni nostri si vede in teatro:  i jeans e una felpa col cappuccio,  tre parolacce, una parte anatomica e via, si attualizza! No. Lo fa attraverso l’interpretazione di un cast magnifico che trasporta le emozioni dal 1949 al 2014. Emozioni che sono le nostre, che creano identificazione, che commuovono e che fanno anche – diciamolo pure – profondamente innervosire.

Willy Loman, uno straordinario Elio De Capitani, è un commesso viaggiatore sessantenne, un po’ sovrappeso, poco carismatico, ossessionato dal successo e dal raggiungimento della felicità attraverso quell’american dream tanto in voga nel Dopoguerra (e certo non meno adesso, anzi). Un personaggio ambiguo, certo non simpatico, pieno di lati insopportabili: è un marito affettuoso, ma autoritario e a volte maleducato; un amico invidioso, sempre sulla difensiva; un padre che pretende il successo economico e sociale dai figli e che non accetta che possano non essere eccezionali. Un uomo egoriferito che cerca di far credere di essere ciò che non è: un  bugiardo, millantatore e mediocre. Una figura piuttosto comune, insomma, se ci pensiamo bene. Ma altrettanto comune è la ribellione dei figli a una tale figura paterna che vede in loro sola la proiezione dei propri desideri mancati.

E allora un figlio, Happy, cerca di fare la carriera che il padre vorrebbe, ma è un irredimibile donnaiolo e spende soldi che non ha in divertimenti e serate volgari; l’altro figlio, Biff, giovane di belle speranze, aitante, ottimo giocatore di football su cui il padre aveva puntato di più, è diventato invece una sorta di vagabondo senza arte né parte che preferisce la vita da cowboy squattrinato ed è incapace di qualsiasi affermazione sociale.

La madre (una bravissima Cristina Crippa) in tutto questo fa da ago della bilancia, ma in realtà senza prendere posizione; ama il marito, ama i figli, ma non è in grado di sostenere  nessuno di loro.

Biff, il prediletto, e Willy non riescono a parlarsi, litigano, urlano, perché ormai disperato, sfinito e licenziato, Willy non riesce a fare altro che rinfacciare all’altro di non aver mantenuto quelle promesse che senza chiedere un consenso, un’ adesione, una qualche forma di scambio, Willy stesso gli aveva imposto: Morte di un commesso viaggiatore è prima di tutto un dramma dell’incomprensione.

Tutto parte da un passato mai risolto: quando Biff, bocciato in matematica, va disperato a Boston dove il padre era in viaggio di lavoro a chiedergli aiuto, lo trova in compagnia di una giovane amante. Un episodio in fondo banale che  segnerà una spaccatura nella vita di entrambi, ma il tempo lavorerà in modo differente nella mente di padre e figlio. Il senso di colpa di Willy lo porterà a credere che Biff sia un fallito per fargli un dispetto, per punirlo, senza capire che  il figlio è fallito perché è nella sua natura; semplicemente, non sarà mai all’altezza delle aspettative del padre. Non per castigo o dispetto dunque, ma perché è fatto così. Perché i figli, quando crescono, prendono strade proprie e non possono vivere le vite che i genitori non sono stati in grado di vivere.

Il dramma umano dell’inadeguatezza e della mancata accettazione, della rincorsa di qualcosa che sempre ci sfuggirà, del rimprovero prestato all’amore, dei sogni infranti, delle porte ancora aperte e dei fallimenti irrevocabili, ecco quello che si respira in platea. Lo spettacolo corre via veloce (tre ore che sembrano tre minuti), in un alternarsi di realtà e fantasia sottolineate dalle luci e dai movimenti di scena. Le fantasie “malate” di Willy lo portano a richiamare avvenimenti e figure di un passato vissuto e immaginato che lo porteranno alla fine al suicidio annunciato.

Uno spettacolo che ci fa capire come deve essere la trasposizione di un testo degli anni ’40 (sorretto anche dalla traduzione molto bella di Masolino d’Amico) al 2014. Ci immerge in emozioni che possiamo fare nostre, ci spinge ad analizzare il conflitto generazionale di oggi,  ci avvicina e ci allontana ai personaggi – vittime e carnefici in una società dell’apparire crudele e ipocrita – nel tempo di una battuta, un sospiro, uno sguardo.

De Capitani, immenso pur nella figura di un uomo dimesso e senza speranze, dirige uno splendido cast (dai protagonisti ai cammei) in cui una menzione particolare tocca ad Angelo Di Genio (un Biff magistrale) e alle luci,  pittrici di atmosfere ed emozioni.

Un applauso convinto dunque a un lavoro che prosegue il ciclo americano di De Capitani: dopo La discesa di Orfeo di Tennessee Williams e Frost/Nixon di Peter Morgan, questo Miller spacca i cuori, apre la mente, fa respirare vero, grande teatro.

 

La locandina:
fino al 2 febbario 2014
Teatro Elfo Puccini (corso Buenos Aires 33, Milano)
Morte di un commesso viaggiatore
di Arthur Miller (traduzione di Masolino d’Amico)
regia di Elio De Capitani
con Elio De Capitani, Cristina Crippa, Angelo Di Genio, Marco Bonadei, Massimo Brizi, Andrea Germani, Gabriele Calindri, Alice Redini, Vincenzo Zampa, Marta Pizzigallo.
scene e costumi di Carlo Sala
luci di Michele Ceglia
suono di Giuseppe Marzoli

Durata: 175 minuti + 15 di intervallo

Orari:
da martedì a sabato ore 20,30
domenica ore 15,30

Prezzi:
intero 30,50 euro
ridotto 16 euro (< 25, > 65)
gruppi scuola 12 euro
È valido l’abbonamento Invito a Teatro

Per info e prenotazioni visitare il sito del Teatro Elfo Puccini

 

 

Il futuro mancato di Willy ultima modidfica: 2014-01-30T13:11:38+00:00 da Alessia Stefanini