Made in Slum

Non è arte povera, è di più: è la creatività che scaturisce dal bisogno stesso di sopravvivere che diventa cultura

triennale

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Colpisce nel profondo il design, forse il più povero del mondo, che Triennale Milano espone fino all’8 dicembre 2013. Gli oggetti umilissimi sono però indice di una commovente attenzione per l’uomo, le sue elementari necessità, il suo lavoro di sussistenza. Dopo le mostre dedicate a Cina, Corea e India, Triennale Design Museum indaga su nuovo design internazionale nel più improbabile dei luoghi: lo slum di Mathare, a Nairobi, dove una comunità è comunque capace di dotarsi di propri strumenti funzionali, simbolici e culturali autoprodotti a partire da pochi materiali presenti sul territorio.

La mostra – curata da Fulvio Irace – nasce dal lavoro svolto sul campo dall’ong Liveinslums, impegnata da due anni in un progetto di cooperazione allo sviluppo che ha incoraggiato la costruzione di una scuola di strada e l’avviamento, nello slum di Mathare, di un progetto agricolo comunitario.

Mathare è un agglomerato urbano situato a circa 5 km dal centro di Nairobi in Kenya ed è, coi suoi circa 500.000 abitanti, la seconda baraccopoli di Nairobi. Forse è la più antica, certamente è quella con le peggiori condizioni di vita, collocata com’è in una ex cava di circa tre chilometri per 1,5 i cui residenti hanno sviluppato un’economia su piccola scala che si svolge tra case-bottega malsane.

Pezzi di legno, insegne pubblicitarie, tavole, lamiere e soprattutto bidoni rifluiti dalla capitale sono l’elemento base di un riciclo minuzioso ed efficace, dove l’ingegnosità della comunità supplisce alle carenze del territorio e risponde ai propri bisogni recuperando e trasformando materia di scarto in oggetti dall’estetica funzionale e sorprendentemente armoniosa.

Francesco Faccin, il giovane designer italiano coinvolto dalla ong nel progetto di selezione degli oggetti si è trovato davanti a uno straordinario repertorio di manufatti artigianali che costituiscono il nucleo della mostra al Triennale Design Museum: coltelli, scarpe in gomma, pentole, un carretto per la vendita di cibi da strada pensati in una sorta di logica seriale piena di intelligenza “made in slum”.

Per narrare la storia di questi oggetti i fotografi Francesco Giusti e Filippo Romano hanno realizzato un reportage  che restituisce luoghi e volti dei protagonisti. La sezione video di Silvia Orazi e Fabio Petronilli è dedicata al tema delle auto-produzioni e ai mestieri informali presenti nello slum.

Qualche anno fa una tra le più belle chiese milanesi, Sant’Ambrogio, espose il presepe realizzato dagli internati  del lager nazista Wietzendorf. Povere cose quotidiane e frammenti assemblati con infinita cura e trasformate in una Natività che comunicava una sensazione che si potrebbe ritrovare in parte in questa esposizione.

Made in Slum è una mostra che tutti noi, figli volenti o nolenti della cultura dell’usa e getta, dovremmo visitare con umiltà, rispetto e – perché no – speranza di potere imparare a non sprecare migliorando così la qualità della vita di tutti.

 

 

 

Made in Slum ultima modidfica: 2013-09-26T11:09:38+00:00 da Antonella Danioni Cicalo'