Poetica Affabulazione

Va in scena fino al 1 giugno Affabulazione di P.P.Pasolini con la bella regia di Lorenzo Loris

(foto: Agneza Dorkin)

(foto: Agneza Dorkin)

Per la terza volta al Teatro Out Off di Milano, va in scena Pasolini. Dopo Orgia, con la regia di Antonio Sixty nel 1990 e Pilade, con la regia di Antonio Latella nel 2001, ora Lorenzo Loris affronta  l’autore di Casarsa con Affabulazione, nell’approdo maturo e consapevole del suo viaggio attraverso la drammaturgia del Novecento, dopo essere passato per opere di Testori e Gadda.

Un prologo, otto episodi e un epilogo compongono questo dramma in versi (che Loris mette in prosa) che  forse è il più famoso tra i drammi di Pasolini.

La storia: un padre, industriale milanese, prova un’attrazione morbosa per il figlio, un ragazzo normale con normali aspettative e una fidanzata. Il padre, per provocarlo, chiede al figlio di presentarsi nel suo studio a una certa ora con l’intento di farsi trovare in un amplesso con la madre. Ma la madre lo rifiuta e allora il padre si fa trovare nudo implorando il figlio di mostrargli il sesso. Inorridito il figlio scappa, ma viene riacchiappato da un commissario che lo riporta a casa. Vergognandosi del folle gesto il padre implora il figlio di ucciderlo, ma il figlio lo ferisce solamente e scappa di nuovo. Dopo aver avuto l’apparizione dell’Ombra di Sofocle che lo ammonisce che il mistero del figlio non va risolto, ma conosciuto, il padre va a cercarlo e trovando la  fidanzata  chiede alla giovane di poter spiare dal buco della serratura mentre fanno l’amore. La ragazza acconsente, ma  dopo aver assistito all’atto il padre uccide il figlio. Rritroviamo il padre dopo vent’anni, vagabondo e delirante, a raccontare a un altro mendicante la sua storia. Veniamo così a sapere degli anni di prigione e del suicidio della moglie.

Questa la storia,  tipicamente “pasoliniana”, con tutto il morboso e il poetico dell’autore. Ma aldilà del testo, che sarebbe superfluo analizzare in dettaglio perché le parole di Pasolini, come sempre, si dichiarano di per se stesse, parliamo della regia.

La scenografia innanzitutto, composta da una casa dai pavimenti d’erba, con finestre appese al soffitto che fluttuano nell’aria, rimanda a uno spazio che è esterno e interno insieme, in una sorta di voyeurismo che spinge lo spettatore a entrare nella vita familiare e nelle perversioni del padre. Contemporaneamente, la scelta di fare avvenire la parte finale dei vent’anni dopo in quella stessa scena, rimanda a una sorta di ineluttabilità, come se il passato e l’ambiente nel quale sono avvenuti certi fatti sia destinato a restare sempre con noi, magari tempotralmente alle spalle, ma ancora comunque presente.

L’unica parte che avviene “fuori” dalla scenografia, dunque giù dal palco, è quella in ospedale dopo il ferimento del padre, quando appare l’Ombra di Sofocle, a significare un allontanamento temporaneo, onirico e rivelatore, dall’ambiente in cui avviene tutta la storia “vera”.

Finestre sul mondo esterno sono le proiezioni della Milano degli anni 60-70, epoca a cui Loris sceglie di dare particolare rilievo: gli anni della “strategia della tensione”, anni in cui i dissidi tra padri e figli esplosero con particolare forza, soprattutto nelle famiglie borghesi, come quella protagonista di Affabulazione. Passano perciò sulle pareti filmati dell’epoca, tra fabbriche milanesi e manifestazioni studentesche. Uno sguardo sul mondo esterno che però non ha la forza – nonostante la grande forza della Storia – di distrarre il padre dalla sua morbosa passione di Edipo alla rovescia.

Bravi gli attori – anche se un po’ affettati a tratti – che trasmettono il bellissimo testo di Pasolini, notoriamente non proprio alla portata di tutti, in modo comprensibile e quotidiano quel tanto che basta per renderlo attuale e scorrevole (cosa a volte non facile vista la scrittura molto poetica e i lunghi monologhi interiori).

Una nota particolare per gli attori “non protagonisti”: Monica Bonomi, suggestiva negromante e Sara Marconi, la fidanzata del figlio, che scandiscono con momenti “altri” una storia che ha forse l’unico difetto di una “leggera pesantezza” dettata dalla presenza importante dei protagonisti.

Se vogliamo trovare un’altra minuscola pecca, forse manca una punta di quella crudezza – anche  torbida – che Pasolini aveva nei suoi testi e nella sua vita con un effetto qui un po’ “pettinato”.  Ma  vale senz’altro  la pena vedere, oggi, Pasolini nella sua capacità incredibile di trasformare in parola poetica gli stati d’animo deviati alla base dell’agire dell’essere umano.

Fino al 1 giugno
Teatro Out Off – Via MacMahon 16 – Milano
Affabulazione
di Pier Paolo Pasolini
regia di Lorenzo Loris
con Roberto Trifirò, Annina Pedrini, Sara Marconi, Alberto Patriarca, Monica Bonomi, Umberto Ceriani.

 

Poetica Affabulazione ultima modidfica: 2014-05-30T11:34:59+00:00 da Alessia Stefanini