Quando i muri ci sussurrano i sogni…

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Aurelia Thierrée è l’incantevole protagonista dell’incantevole spettacolo Murmures des murs

Incantevole è l’aggettivo che mi viene in mente dovendo descrivere Murmures des murs, di Victoria Thierrée Chaplin, la talentuosa nipote di Charlot, che pone la figlia Aurelia al centro di questo spettacolo immaginifico e poeticissimo, tipicamente francese.

È la storia di un trasloco, da una casa a un’altra, ma anche dalla realtà alla fantasia, al sogno, all’incanto, in un susseguirsi di quadri sempre in movimento, stravaganti e ironici, che dei sogni hanno i colori, la musica e la fluidità. Con un paio di scarpe rosse a fare da fil rouge

Luoghi immaginifici, da cui i personaggi entrano ed escono in rutilante movimento, accompagnati dalla polvere che riporta di quando in quando alla realtà; animali fantastici che sono tante cose insieme, pesci-borsa, uccelli con teste di mantice, mantidi religiose di carta a bolle, serpenti marini urbani, gufi e draghi dipinti sul corpo di una donna…

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un’immagine dell’allestimento © Gabriele Lopez

Ci sono l’amore e la grazia, nei passi di danza di Jaime Martinez e l’ironia potente e armoniosa del clown-acrobata Magnus Jakobsson.

E poi il muro crolla, con un soffio, e un gatto in carne e ossa ci riporta alla realtà…un po’ per fortuna, un po’ purtroppo…

La meraviglia che crea Murmures des murs è la meraviglia del circo, della pittura, della danza, della musica, della poesia… Davanti a me, due bambini restano per  tutto lo spettacolo a bocca aperta con gli occhi sgranati. È quella meraviglia lì,  quella del “come ha fatto a volare?”, senza perdere troppo tempo a pensare al trucco perché c’è un’altra magia da seguire, un’altra meraviglia davanti a cui rimanere incantati. Insomma, vale la pena andare a vedere questa perla del teatro immaginifico francese, anche solo per sognare un’ora un quarto lontani dal mondo.

E vale la pena anche perché lo spettacolo è in scena al CRT -Triennale, una realtà culturale milanese importante che torna alla vita dopo anni difficili, cosa della quale essere molto contenti.

Il Teatro dell’Arte infatti (sede del Crt, insieme al Salone di via Dini) è stato parte integrante della Triennale fin dalle origini nel 1933, per volontà dell’architetto Giovanni Muzio e del direttore Gio Ponti. Da poco il teatro è stato rammodernato, con interventi tecnologici e normativi  oltre a una chiara volontà di fusione con la zona espositiva: il grande atrio appena restaurato diviene così sede sia delle casse per le mostre, sia del botteghino del teatro, trasformandosi  al tempo stesso anche in foyer. Il rinnovamento spaziale va di pari passo col rinnovamento programmatico, che ha come obiettivo quello di trasformare il Teatro dell’Arte in teatro stabile d’innovazione.

Nasce in questo contesto una Fondazione che vuole «sperimentare un nuovo modello di produzione, organizzazione e gestione culturale» che trova nel Teatro dell’Arte l’epicentro dell’attività e che ha per scopo quello di far confluire due statuti culturali diversi: quello del teatro performativo e quello delle esposizioni museali.

La prima parte della stagione del Crt è stata ricchissima di eventi e nomi molto noti nello scenario teatrale italiano: dall’Ultimo nastro di Krapp di Bob Wilson (che fu al Salone Dini nel 1976 e che, simbolicamente, apre questa stagione) a Irina Brook, dal gruppo Nanou ai Santasangre fino a Victoria Thierrée Chaplin di cui sopra. E poi a seguire, nella seconda parte dell’anno, i progetti di residenza con il Lab121 e Alkaest, le performance visive di Peter Greenaway, la musica di Giovanni Sollima e tanto altro…

Ben tornato Crt, che il progetto sia di esempio e faccia da  apripista  a una Milano più europea!

Quando i muri ci sussurrano i sogni… ultima modidfica: 2014-01-03T16:56:42+00:00 da Alessia Stefanini