Tribewanted: la nuova frontiera del turismo eco

Sostenibilità ambientale, sociale ed economica nelle nuove eco-comunità

tribewanted

Monestevole, in Umbria

Si tratta di un progetto che usa le potenzialità della rete per risvegliare la coscienza di ognuno di noi, proponendo vacanze a prezzi agevolati, ma sopratutto a basso impatto ambientale.

Tribewanted è un concreto esempio di eco-turismo, fondato sull’esperienza di Ben Keene, che nel 2006 ha avviato il primo progetto di comunità sostenibile nell’isola di Vorovoro, alle Fiji. Tre anni dopo, dall’incontro con Filippo Bozotti, nasce la seconda comunità in Sierra Leone e a marzo 2013 la terza, in Umbria.

L’iniziativa a impatto zero gode della preparazione e dell’entusiasmo di Filippo Bozotti, laureato in finanza alla Boston University e autore di documentari sociali negli States;  dopo aver lavorato in Svizzera, Francia e USA è tornato in patria, con l’ambizione di dimostrare che anche in Italia è possibile investire in realtà eco-sostenibili. L’obiettivo di Tribewanted è quello di presentarsi come alternativa vincente al turismo di massa, cercando di valorizzare ambiente e tradizioni locali anziché distruggerli.

Il funzionamento è apparentemente semplice: diventando soci di Tribewanted si pagano 10 sterline al mese (intorno ai 12 euro) acquistando in questo modo crediti utilizzabili per passare le proprie vacanze in una delle comunità fondate. In realtà, questo meccanismo si muove grazie a una catena di ingranaggi ben oliati che vanno dal legame con la comunità locale all’utilizzo di energie alternative, passando per le garanzie sociali per i dipendenti: Bozotti ha studiato tutto nei minimi dettagli in modo da re-investire il 100% delle entrate delle attività turistiche nel progetto Tribewanted, utilizzando energia rinnovabile e riducendo i consumi idrici, energetici e i rifiuti.

Un esempio di comunità eco-sostenibile è da qualche mese sotto gli occhi di tutti noi italiani, presso Monestevole, borgo del XV secolo a 40 km da Perugia. Con la collaborazione della popolazione locale, Tribewanted ha investito in impianti solari per l’acqua calda e l’energia elettrica, biomassa, permacultura, bio-edilizia, fitodepurazione per il riciclo delle acque e in veicoli elettrici, dipingendo un’immagine positiva del nostro Paese.

Tribewanted è già alla ricerca del prossimo luogo, ovviamente grazie alla collaborazione della community, che oltre a votare può anche inviare la propria proposta per la realizzazione del futuro progetto. Bozotti spera si tratti di un’aerea urbana come Detroit, a quanto pare la favorita tra le località che hanno messo un terreno a disposizione del progetto.

Il successo dell’iniziativa testimonia che vivere a impatto zero è possibile e non solo in vacanza. Ecco perché per far parte della “tribù” non bisogna necessariamente finanziare il progetto, ma si può anche farne parte in modo concreto, soggiornando nella comunità ed educando le persone a un comportamento sostenibile che possa attenuare le conseguenze della nostra scarsa attenzione alla cura dell’ambiente.

 

Energie rinnovabili: appuntamento a Roma

pannelliRinnovata e rinnovabile: così è l’energia che si dà appuntamento ai Fori Imperiali finalmente pedonalizzati

Sabato 26 ottobre 2013, dalle 10 alle 20, i Fori Imperiali a Roma ospiteranno le associazioni ambientaliste come Legambiente, Wwf e Greenpeace, che insieme al Kyoto Club hanno deciso di mostrare per la storica strada (recentemente pedonalizzata) la rivoluzione energetica già in cammino in materia di energie rinnovabili.

Decine di stand delle imprese delle energie rinnovabili e dell’efficienza energetica si danno appuntamento per mostrare pannelli solari, mini-eolico, impianti per il biogas, innovazioni teologiche per il green building, e tanto altro ancora, in una vera e propria fiera dell’innovazione e dell’energia distribuita.

All’appello degli ambientalisti hanno risposto moltissime imprese (a partire da quelle riunite nel Coordinamento free, Fonti rinnovabili ed Efficienza energetica) per reclamare una diversa e migliore rappresentanza.

L’esempio delle rinnovabili e dell’efficienza energetica è illuminante: fiumi di inchiostro si sono versati sui miliardi che avremmo regalato ai costruttori cinesi di pannelli fotovoltaici grazie agli incentivi alle nuove energie, senza vedere che proprio grazie agli incentivi sono nate e cresciute a casa nostra le migliori aziende produttrici di inverter (la componente più tecnologica e a più alto valore aggiunto in un impianto fotovoltaico), che esportano in tutto il mondo, dalla Cina agli Stati Uniti.

Da anni si chiede invano la stabilizzazione di quel credito d’imposta (oggi del 65%, domani chissà) sulle ristrutturazioni degli edifici a fini di risparmio energetico che in questi anni ha svolto una formidabile funzione anticiclica, non solo alleggerendo le bollette energetiche delle famiglie e riducendo le emissioni inquinanti, ma offrendo un po’ di ossigeno a un settore, quello dell’edilizia, altrimenti moribondo.

Sabato 26 ottobre un pezzo dell’Italia fatta di cittadini e imprese che non si rassegnano al declino e s’impegnano tutti i giorni per evitarlo, si troverà ai Fori Imperiali di Roma per contribuire a portare il nostro Paese fuori dalla crisi e dentro il futuro anche grazie alle energie rinnovabili e…rinnovate.

 

Mulino verde

mulino

A Mantova i vecchi mulini si stanno rivelando fonti di energia rinnovabile pulita

La Green Source srl, società che a Mantova si occupa della produzione di energia rinnovabile, sta cercando di rendere concreta un’idea che potrebbe sfruttare l’energia prodotta dai mulini che sono presenti ancora in grande quantità sul territorio della provincia.

Le strutture utilizzate per macinare il grano o altri cereali, abbandonate a causa dei nuovi processi di produzione e dei cambiamenti nel modo stesso di consumare i prodotti, vengono ora riscoperte e riadattate alle nuove esigenze. Sarà quindi possibile produrre energia direttamente dai mulini, utilizzando quella dei corsi d’acqua che verrà trasferita, tramite le ruote, in accumulatori per essere trasformata in energia elettrica.

Quattro progetti sono già stati avviati in provincia e altri sono allo studio nelle aree circostanti. Osservando la cartografia del territorio mantovano sono balzate all’occhio le tante località denominate “Molino” o “Mulino” fin dai tempi del Medioevo. Una rete di macine di pietra mosse dai vicini ruscelli, torrenti, piccoli corsi d’acqua che scorrevano e scorrono a fianco dei caseggiati.

Sfruttando una portata di acqua dai 1200 ai 1500 litri al secondo, sarà dunque possibile la produzione dell’energia elettrica. A spingere ulteriormente verso l’uso di questi impianti di produzione è stato il basso costo di investimento e manutenzione nel tempo, caratteristiche tipiche di un’economia legata al mondo agricolo del passato, ma in sintonia con le esigenze e la tendenza al riciclo presente nell’attuale società, alle prese con la crisi e l’emergenza ambientale.

 

Il genio nella bottiglia di plastica

bottiglie africaEbbene sì, proprio la vituperata bottiglia di plastica si riabilita e in Africa sostituisce mattoni e lampadine. Come riciclare il più classico dei rifiuti

Il riciclaggio dei rifiuti, anzi del rifiuto per antonomasia, la bottiglia di plastica, apre un nuovo capitolo. In Nigeria, per fronteggiare la crisi degli alloggi, hanno cominciato a costruirci le case. Con il nuovo materiale gli edifici sono più stabili di quelli realizzati in calcestruzzo, in grado di resistere a terremoti, incendi e persino proiettili.

Quello che può sembrare una bizzarra opera di pop art agli occhi dei più scettici, è invece un ambizioso progetto edilizio in corso di realizzazione nel Paese dell’Africa occidentale.

Con materiale da costruzione decisamente non convenzionale, un gruppo ambientalista vuole risolvere due problemi in un colpo solo. Da un lato, le bottiglie di plastica che coprono le strade e intasano i canali delle popolose città vengono riciclate con la costruzione delle case. Dall’altro, il progetto intende risolvere il grosso problema dell’abitazione. Ancora oggi ci sono infatti milioni di nigeriani senza un tetto.

Il prototipo si trova poco lontano dal villaggio di Sabon Yelwa a Kaduna, nel nord del Paese per iniziativa di un’organizzazione non governativa, la Dare (Associazione per lo sviluppo delle energie rinnovabili). Per certi aspetti l’edificio è già di per sé stupefacente e potrebbe essere il primo di una lunga serie. Una volta finito, infatti, verranno addestrati i muratori che in futuro avranno il compito di replicare altre strutture simili.

A un primo sguardo l’edificio, 58 metri quadrati di spazio, due camere da letto, cucina, patio, bagno e toilette, sembra una banale casetta. Ma invece delle pietre sono state utilizzate bottiglie di plastica riempite con la sabbia e tappate, del peso di circa tre chili. Le bottiglie sono impilate in strati e legate tra di loro da un’intricata rete di corde. Fango e cemento completano l’opera e forniscono ulteriore sostegno. Dalle pareti intonacate sporgono tappi di vari colori che danno a tutto l’insieme un aspetto curioso e davvero originale.

Secondo Yahaya Ahmad, coordinatore del progetto, le bottiglie riempite con la sabbia sono più stabili anche dei comuni blocchi di cemento. Insomma, la casa delle bottiglie non solo è ecologica, ma estremamente solida, fatta per durare negli anni e, grazie alla sabbia compatta, venti volte più resistente di una struttura di mattoni.

 

In più è ignifuga, termicamente isolata (all’interno regna una temperatura costante intorno ai 18 gradi), antiproiettile, antisismica e tre volte meno costosa di una casa normale (circa 10 mila euro).

Per realizzarla sono servite circa 14 mila bottiglie di plastica, che in Nigeria non sembrano davvero mancare. Molte arrivano dai tanti hotel, dagli uffici consolari e dai ristoranti vicini. Si calcola che nel Paese ne finiscano nella spazzatura tre milioni al giorno. La casa di bottiglie è stata concepita affinché non produca gas serra: è completamente alimentata da pannelli solari e da biogas.

Secondo l’ambientalista britannica Katrin Macmillan questo tipo di progetti sono piccoli passi nella giusta direzione per sopperire alle carenze energetiche, riciclare i rifiuti e fornire abitazioni a basso costo che altrimenti dovrebbero prevedere investimenti insostenibili per le popolazioni locali.

A Nairobi in Kenia, invece, il riuso delle bottiglie di plastica è finalizzato a produrre energia a costo quasi zero. Il progetto Solar Bottle Bulbs ha una grande valenza sociale visto che serve a fornire luce nelle aree altamente urbanizzate più povere del pianeta quali sono le baraccopoli.

Prevede bottiglie di plastica da 2 litri riempite di acqua e candeggina da utilizzare come lampadine per far fronte all’assenza di corrente elettrica. Il sistema denominato bottle as light bulb è frutto di un’idea sviluppata dai ricercatori del Massachussets Institute Tecnology, ed è stato adottato in tutto il mondo (applicazione di successo si trovano ad Haiti e a Manila, nelle Filippine) da migliaia di persone che non possono permettersi nelle proprie abitazioni energia elettrica o altre fonti di luce come le candele (tra l’altro rischiose).

La bottiglia di plastica piena di acqua e candeggina (che rende il liquido più limpido e impedisce la proliferazione batterica) fissata a un foro ricavato sul tetto, rifrange la luce solare esterna all’interno dell’abitazione con la stessa potenza di una normale lampadina da 50-60 watt.

Nel caso di Korogocho sono i giovani scolarizzati della baraccopoli che fanno parte di Koch Hope ad aver pensato di importare il progetto: hanno piazzato le prime “lampadine”, nella speranza di avere il sostegno necessario per estendere l’iniziativa in tutti gli altri slum di Nairobi. Più che un semplice riciclaggio di rifiuti, un vero e proprio recupero edilizio ed energetico.

 

 

Sostenibilità: il modello tedesco

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Dagli anni ’80 il sindaco di Pellworm governa la sua isola con l’energia delle rinnovabili

Pale eoliche, pannelli solari e, nelle giornate senza sole, mais e letame, diventano elettricità per salvare l’ambiente e proteggere la natura. È da quasi cinquant’anni che Juergen Fedderden governa l’isola delle rinnovabili.

Pellworm è un’ isolotto spazzato dal vento del mare del Nord ed è anche un modello di sostenibilità e autogestione energetica. Situato a un’ora di battello dalla terraferma, con il  porto, il faro, la chiesa dell’XI secolo e il parco elettrico, la località produce tre volte l’energia elettrica necessaria ai suoi abitanti. Sono i residenti stessi che – come in molti comuni tedeschi – hanno preso in mano la gestione dell’energia: le otto pale eoliche, infatti, appartengono a 40 famiglie del villaggio (che hanno avuto cura di installarle ai confini dell’isola per non guastare il paesaggio ai turisti). L’energia che eccede il fabbisogno locale viene esportata verso il continente.

Per garantire un futuro all’ambiente molti agricoltori dell’isola si sono riconvertiti in produttori di energia, assicurandosi anche ottimi profitti, oltre a proteggere la natura. Kai Edlefsen, vicesindaco, allevatore bio e gestore del parco eolico, si è accorto, come i suoi concittadini, che il livello dell’oceano è salito e che cambiamenti climatici sono in atto. Gli abitanti di Pellworm non pretendono di invertire da soli le tendenze planetarie, ma qualcosa pensano di potere fare in ogni condizione.

Per esempio, nelle giornate senza sole e senza vento, una centrale a biogas trasforma mais e letame in metano, e quindi in elettricità. La prossima tappa è la completa autosufficienza: Eon Hanse, che fa parte del grande gruppo energetico Eon, testerà nell’isola diversi sistemi di stoccaggio di elettricità insieme alle smart grids, le reti intelligenti.

Se il modello di sostenibilità tedesco farà scuola, anche il nostro Paese potrebbe avere molto da imparare.