Saltimbocca di pescatrice al Prosciutto Crudo di Modena DOP

Saltimbocca di pescatrice al Prosciutto Crudo di Modena DOP parliamo di cucina

Ricetta tipica della tradizione romanesca, i saltimbocca di pescatrice sono di solito preparati con carne di vitello.

 

Eccoli invece in un’insolita interpretazione in versione pesce, che li rende molto attuali e dal gusto insolito. La preparazione fa parte di un ricettario che vede come protagonista il Prosciutto di Modena DOP, un’eccellenza della salumeria italiana, prodotto esclusivamente nel territorio della fascia collinare e delle valli che si sviluppano attorno al bacino del fiume Panaro: grazie all’unicità della zona di produzione, alla lenta stagionatura e alle proprietà nutrizionali, il salume non è solo una golosità ma anche un ingrediente ideale per realizzare piatti dall’alta qualità nutrizionale. Il ricettario, ideato dalla dottoressa Chiara Manzi, massima esperta in Europa di Culinary Nutrition (la branca della nutrizione applicata alla cucina) e Nutrizione Antiaging, propone sei deliziose creazioni gastronomiche a cura degli chef Riccardo Sculli e Paolo Cappuccio.

 

Per 4 persone

100 g di Prosciutto Crudo di Modena DOP

600 g di tranci di pescatrice

1 barattolo di cannellini già cotti (230 g, peso sgocciolato)

succo di limone

2 rametti di salvia

1,5 dl di vino bianco

olio extravergine di oliva

sale e pepe

 

  1. Sgocciolate i cannellini e sciacquateli. Metteteli in un pentolino con 3-4 cucchiai d’acqua e cuoceteli a fiamma bassa, mescolando per 2-3 minuti. Frullateli con il mixer a immersione, unendo 2 cucchiai di succo di limone, sale e pepe e un filo d’olio fino a ottenere una crema e tenetela in caldo.
  2. Sciacquate e asciugate le fette di pescatrice con carta da cucina, eliminate l’eventuale osso e tagliate la polpa a pezzi regolari, possibilmente delle stesse dimensioni. Stendete le fettine di prosciutto sul tagliere, disponete su ciascuna un pezzetto di pescatrice e avvolgete. Completate ciascun saltimbocca con una foglia di salvia pulita, poi fissate gli ingredienti, infilzandoli con stecchini.
  3. Scaldate un filo d’olio in una padella ampia, unite i saltimbocca di pescatrice e rosolateli a fiamma media per circa 3-4 minuti, girandoli a metà cottura, poi sfumate con il vino, regolate di sale e pepe e lasciate evaporare. Suddividete la crema di cannellini nei piatti caldi, trasferitevi subito i saltimbocca di pescatrice, irrorateli con il fondo di cottura, spolverizzate con le foglie di salvia rimaste tritate e servite subito.

 

 

Cortese Frizzante Doc: il brindisi da riscoprire

Cortese Frizzante Doc parliamo di cucina

Il ritorno alla grande di un vino facile ma al tempo stesso raffinato, con sentori e profumi delicati e un ricco perlage fine ed elegante: il Cortese Frizzante Doc dei Colli Tortonesi

 

Che feste sarebbero senza la magia delle bollicine? Un abbinamento irresistibile da gustare dall’antipasto al dessert, molto apprezzato non solo dagli italiani ma in grande ascesa in tutto il mondo, visto il successo planetario degli spumanti italiani. Oggi, oltre a quelle dei territori classici, sono molte le cantine in tutta la penisola che danno vita a nuove interessanti bollicine, ma per il Cortese Frizzante Doc dei Colli Tortonesi di Cantine Volpi si tratta del ritorno alla grande di un classico, un vino della grande tradizione piemontese da molto tempo presente sul mercato.

Un vino dalle caratteristiche ben definite e insolite, ottenute da una precisa tipologia di vitigno, sorprendente e dal gusto fresco e piacevole: il contenuto ridotto di anidride carbonica e il residuo zuccherino più basso gli conferiscono una personalità estremamente gradevole. Caratterizzato da un profumo delicato e persistente, il Cortese Frizzante Doc Colli Tortonesi è particolarmente apprezzato per la vivacità e la freschezza che lo contraddistinguono e che più di 40 anni fa ne decretarono il grande successo internazionale.

Una storia imprenditoriale di successo, che risale alla seconda metà del secolo scorso. Era il 1974, ben prima dell’attuale boom dei bianchi spumanti italiani, quando Carlo Volpi e l’enologo Giuliano Noè decisero di sperimentare il procedimento di rifermentazione naturale del vino bianco, utilizzando le uve di Cortese dei Colli Tortonesi, e dando così l’avvio alla produzione del Cortese Frizzante Doc. Il risultato fu un vino bianco frizzante naturale che nel giro di pochi anni raggiunse il ragguardevole traguardo di un milione di bottiglie vendute nel mondo. In pratica, il Cortese Frizzante Doc Colli Tortonesi è stato l’antesignano dell’attuale successo mondiale dei vini spumanti e frizzanti.

Il vitigno, indigeno della provincia di Alessandria e in passato comunemente chiamato Courteisa o Courteis, aveva trovato la zona di elezione nei Colli Tortonesi, dove veniva coltivato fin dalla metà dell’800. Il dolce paesaggio caratterizzato dalle morbide ondulazioni delle colline, benedette da un microclima temperato, privo di brusche variazioni e sempre esposte alla luce e al calore del sole, ne sono l’ideale collocazione. Da quel vitigno Cortese si ottengono vini di ottima qualità, caratterizzati da spiccata eleganza e molto equilibrati. Per uno spumante unico che da vita a un prodotto di grande freschezza e si presenta come un’alternativa alle solite bollicine che, come è facile intuire, non sono tutte uguali.

Le Comete – Il nuovo progetto di Alois Lageder

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Alois Lageder ha creato una nuova linea di vini assolutamente sperimentale, poche bottiglie in edizione limitatissima che si chiama Le Comete. Sette, uniche e irripetibili, che sembrano vibrare dell’armonia dei pianeti e risuonare di una luce e un’energia nuova. Ma come le comete passano, vanno e, chissà, magari ritornano, o forse no…

 

ZIE∙XV, TIK∙XV, BLA∙XIII, BLA∙BLA, VIO∙XIII, SEN∙XIV e TAN∙XIII. Nomi misteriosi, che sembrano le sigle di lontane stelle, pianeti sconosciuti e luminose scie di comete che attraversano il firmamento, ma sono invece quelli scelti da Alois Lageder per una nuova linea di vini che – non a caso – si chiama “Le Comete”. Con queste bottiglie, Alois Lageder vuole spingersi oltre i confini convenzionali, facendo leva sul potenziale dell’Alto Adige nella produzione vinicola, sempre con l’intento di migliorare la qualità dei propri vini.

Prodotte in un numero di bottiglie molto limitato, Le Comete sono un momento di sperimentazione pura dedicata agli appassionati e ai curiosi del vino. Un sguardo sul futuro per indagare le nuove vie da percorrere. Ma anche una curiosità che nasce dalla voglia di innovare e sperimentare della tenuta altoatesina: dedicata gli intenditori e ai curiosi del vino, la collezione vuole indicare la nuova via da seguire per chi non ha paura di affrontare il nuovo che avanza. La possibilità di far assaggiare ardite sperimentazioni, bottiglie da intenditori e da sperimentatori curiosi.

“Abbiamo deciso di chiamare questo progetto Le Comete proprio perché questi vini sono delle evoluzioni, degli esperimenti”, dice Alois Clemens Lageder, sesta generazione dell’azienda di famiglia. “Le comete prima s’illuminano, poi percorrono la propria orbita, fino alla loro distruzione. Alcune impiegano anni, altre pochi istanti. Ma ogni volta lasciano tracce, come per indicare la direzione da seguire nelle nostre attività in quel momento”.

Già negli anni Ottanta, le prime previsioni sui futuri cambiamenti climatici spinsero Alois Lageder a prendere in considerazione vitigni diversi e a coltivarli a titolo sperimentale, per capire se e in quale misura fossero idonei a sopportare, nell’odierno contesto geologico, temperature medie più elevate e condizioni atmosferiche estreme.

“La voglia di sperimentare, lo spirito innovatore e la curiosità di giocare con varie componenti, hanno dato vita ai vini della linea”, aggiunge Alois Clemens Lageder. “Ognuna delle Comete è unica e irripetibile, come un’impronta digitale. Esattamente come la speciale etichetta applicata a queste bottiglie, che rappresenta una coda di cometa disegnata a mano con un polpastrello”. E conclude: “Questi vini influenzano il nostro lavoro quotidiano, ci aiutano anche a riconoscere i nostri limiti. È una ricerca costante attraverso cui domani potremo continuare ad avere bottiglie di grande energia e bevibilità”.

Mosnel. Tradizione e ambiente

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Mosnel, storica cantina franciacortina, è erede di una grande tradizione ma punta decisamente sui valori del biologico e della naturalità per costruire il vino del futuro. Ecco l’appassionato racconto di Lucia Barzanò, titolare con il fratello Giulio.

 

Quella che un tempo veniva chiamata Franza Curta (ovvero ‘terre franche da dazio’), la zona collinare situata tra Brescia e il lago d’Iseo, è una terra conosciuta e stimata per l’agricoltura fiorente già dal XIII secolo. Ma è solo a partire dal 1990 che il termine Franciacorta inizia a individuare non solo un territorio ma anche un vino molto particolare. Uno spumante ottenuto esclusivamente con il metodo classico, che prevede un disciplinare di produzione molto rigido e una permanenza minima in bottiglia molto più lunga di qualsiasi altro prodotto analogo al mondo. La rinuncia alla fermentazione in autoclave a favore del metodo classico è stata un’intuizione di Emanuela Barboglio, considerata per questo la ‘madre’ del Franciacorta, che nel 1995 sarà il primo metodo classico a ottenere la Docg.

“Sono cresciuta nel meraviglioso contesto dell’azienda vitivinicola di famiglia e ho iniziato quasi per scherzo nel 1996 ad affiancare mia madre”, racconta Lucia Barzanò, figlia di Emanuela Barboglio, che con il fratello Giulio è titolare di Mosnel. Appartenente alla più giovane di cinque generazioni di produttori e innamorata del suo lavoro come della sua terra, Lucia segue il marketing e l’export dell’azienda: “L’obiettivo è trasmettere in modo contemporaneo i nostri valori: siamo una famiglia di vignaioli dal 1836, ci riconosciamo nei nostri vigneti, che tutt’oggi circondano la villa, e nello spirito aperto e ospitale con il quale interpretiamo il fare Franciacorta”.

Quasi 40 ettari di vigna e una storica villa seicentesca fanno da cornice a una produzione tradizionale ma al tempo stesso all’avanguardia, con una forte sensibilità nei confronti del biologico: “Produrre vino bio vuol dire avere rispetto per la natura in tutte le sue forme: non solo piante ma anche animali”, spiega Lucia. “Per questo abbiamo chiesto il divieto di caccia su tutta l’estensione dei nostri vigneti, un gesto naturale che permette a noi e anche ai nostri ospiti di passeggiare o pedalare lungo i filari, dato che i nostri terreni sono in buona parte affiancati da piste ciclabili o da strade sterrate”.

La salvaguardia dell’ambiente è un tema molto caro agli operatori di Mosnel: con la viticoltura biologica è possibile mantenere alti i livelli qualitativi riducendo l’impatto sul territorio, per esempio utilizzando l’acqua piovana per il prelavaggio delle cassette di raccolta dell’uva, realizzando confezioni senza plastica, perciò perfettamente riciclabili e servendosi di macchinari professionali a basso impatto ecologico. “Con il nostro atomizzatore a recupero siamo in grado di distribuire i trattamenti (solo rame, zolfo e piretro) senza farne cadere a terra nemmeno una goccia”, spiega. “Questo sistema innovativo porta a un risparmio di oltre il 40% dei trattamenti e riduce del 92% la dispersione al suolo”.

La stessa cura e attenzione che porta i produttori di Mosnel a rispettare l’ambiente, li spinge ad aprire le porte ai visitatori, con un senso di ospitalità che permette ai visitatori di vivere i vigneti e le cantine, in occasione di visite guidate o durante gli eventi enologici e gastronomici. Situazioni da condividere all’aria aperta, con la famiglia e con gli amici, ma anche virtualmente, grazie ai vari spazi creati sul web. Uno di questi è stato fortemente voluto proprio da Lucia Barzanò: si chiama ‘Quelli che il vino…’ ed è un club virtuale aperto a estimatori, appassionati o anche solo curiosi. “Un modo per passare dai social network, ormai imprescindibili, alla tavola di una volta”.

 

 

Weekend nelle terre verdiane

Terre verdiane

Un itinerario nelle terre verdiane fra natura e cultura, alla scoperta dei territori dell’Emilia contadina di Giuseppe Verdi per un weekend con musica e buon cibo

Per i melomani convinti e quelli irriverenti. O anche per chi volesse semplicemente scoprire il bellissimo e incontaminato territorio a cavallo tra il Piacentino e il Parmense, delimitato dal fiume Po e dalle dolci colline dell’Appennino, punteggiate di castelli e borghi medievali, in cui visse il grande Giuseppe Verdi, ecco un insolito weekend nelle terre verdiane a cura dell’Associazione di aziende agricole Le Terre Traverse, con spettacolo, tante altre proposte e il buon cibo dell’Emilia contadina del Maestro, che fu anche esperto imprenditore rurale e noto gourmet.

Dal 30 giugno al 2 luglio, un ricco ventaglio di suggerimenti turistici e occasioni enogastronomiche variamente declinabili culminerà domenica 2 luglio presso l’agriturismo Tenuta Casteldardo di Besenzone, un’antica cascina con le colonne e le volte delle antiche basiliche e le mura impreziosite dai ricami delle gelosie, con il concerto-spettacolo a ingresso libero ‘Verdi e la sua Italia’ del gruppo musicale Ottavo Richter con la voce narrante di Ira Rubini e la partecipazione straordinaria di Luigi Carlone della Banda Osiris.

Prima dello spettacolo si potrà gustare una deliziosa cena a base di salume misto con torta fritta e giardiniera della casa, risotto al limone e menta, roast beaf con insalata, semifreddo con salsa di cioccolato e bevande (26 euro, su prenotazione 0523 830011 e 339 6277198).

Oltre ai classici luoghi verdiani, dalla minuscola casa natale di Roncole Verdi alla splendida villa con parco di Sant’Agata di Villanova sull’Arda, passando per il Museo di Casa Barezzi e il Teatro Verdi di Busseto, il territorio offre la storica cittadina di Cortemaggiore, progettata secondo gli schemi della città ideale di Leon Battista Alberti, la magnifica Abbazia cistercense di Chiaravalle della Colomba, dove fino al 2 luglio nella navata centrale è allestita la cosiddetta ‘Infiorata del Corpus Domini’, un odoroso tappeto di fiori e petali con disegni tematici diversi di anno in anno, così come il cinquecentesco Castello di San Pietro in Cerro: trenta sale riccamente decorate e arredate più il MIM-Museum In Motion, ivi ospitato, che propone una preziosa collezione di arte contemporanea.

Per dormire nelle terre verdiane, ci si può fermare presso i vicini agriturismi Battibue a Fiorenzuola d’Arda (tel. 335 5891585) e La Rondanina a Castelnuovo Fogliani, Alseno (tel. 0523 947541). La camera doppia costa 80 euro in entrambe le strutture.
Per il resto del programma annuale e altre informazioni: www.terretraverse.it.