L’11 e 12 aprile ci sarà in Friuli la Festa del Pestith, sul Lago di Barcis, in Valcellina, vicino a Pordenone. Un evento dedicato ai cibi fermentati che unisce tradizione, ricerca gastronomica e cultura del buon cibo.
In Friuli la prima festa italiana dei cibi fermentati
Tecnica antichissima, la fermentazione è oggi anche uno dei temi più innovativi della gastronomia, tra tradizione, sostenibilità e ricerca sul microbioma: i cibi fermentati stanno vivendo una nuova stagione di interesse tra chef, studiosi e appassionati. Dimenticati per decenni sugli scaffali della tradizione, stanno vivendo una nuova stagione di popolarità, sospinti dall’interesse crescente per il benessere e da una cucina sempre più attenta alle radici.
Non si tratta in realtà di una moda recente: questa è una delle più antiche tecniche di conservazione del cibo, nata molto prima dell’invenzione del frigorifero. Dai villaggi neolitici fino alle grandi civiltà, trasformare latte, cereali e verdure attraverso microrganismi buoni è stato un modo ingegnoso per prolungare la durata degli alimenti e arricchirne il valore nutrizionale.
Sapori internazionali
In Oriente, la fermentazione è una vera e propria arte, a partire dalla salsa di soia, il condimento universale. In Giappone, il miso racconta secoli di tradizione, mentre in Corea il kimchi, cavolo fermentato piccante, è simbolo identitario e alimento quotidiano. In Cina, si trovano numerose varietà di verdure fermentate, spesso usate come contorni per bilanciare sapori e consistenze. Tutti prodotti che condividono un tratto comune: gusto intenso, complesso, talvolta pungente, capace di trasformare anche il piatto più semplice.
L’Occidente non è da meno. I crauti dell’Europa centrale, ottenuti dalla fermentazione del cavolo, sono tra gli esempi più noti, così come il kefir, bevanda a base di latte fermentato diffusa tra Caucaso e Europa orientale. Anche in Italia esistono tradizioni analoghe, sebbene meno celebrate: basti pensare ad alcuni formaggi a lunga stagionatura o a preparazioni contadine che sfruttavano processi spontanei di fermentazione.
Il ritorno di questi alimenti sulle tavole contemporanee è legato anche alla crescente attenzione verso il microbiota intestinale. Yogurt, kombucha e verdure fermentate vengono oggi riscoperti come alleati della digestione, grazie alla presenza di probiotici naturali. Ma al di là dei benefici, è il gusto a conquistare chef e appassionati: acidità, umami e profondità aromatica diventano strumenti creativi in cucina.
Utilizzarli è più semplice di quanto si pensi. Possono essere inseriti nelle insalate per aggiungere carattere, abbinati a carni e pesce per contrastarne la grassezza, oppure impiegati come base per salse e condimenti. Anche un semplice panino può trasformarsi con l’aggiunta di verdure fermentate, capaci di dare vivacità e complessità. In un’epoca che riscopre il valore del tempo e dei processi naturali, la fermentazione rappresenta un ponte tra passato e futuro, tra necessità e piacere.
La Festa del Pestith
A questa cultura è dedicata la 3° Festa del Pestith e dei Fermentati, in programma l’11 e 12 aprile sul Lago di Barcis, l’unica manifestazione italiana interamente dedicata alla fermentazione, capace di unire tradizioni locali e pratiche da tutto il mondo. Al centro c’è il Pestith, preparazione contadina a base di rape fermentate, oggi Presidio Slow Food e simbolo della cultura alimentare delle valli del Cellina e del Vajont. Nato come metodo di conservazione, racconta una storia di biodiversità e ingegno rurale oggi riscoperta anche nella cucina contemporanea.
La festa si è ampliata includendo l’intero universo dei fermentati: verdure, latticini, pane e bevande. Durante le due giornate sono previsti degustazioni, laboratori, incontri, showcooking e momenti divulgativi sul ruolo dei microrganismi nel cibo.
Storia e cultura
Il cuore sarà il mercato dei produttori, affiancato da attività formative e culturali per pubblico e professionisti. L’evento punta anche a valorizzare i saperi alimentari, collegando tradizione e futuro del cibo, tra biodiversità e sostenibilità. L’ingresso è libero, mentre alcune attività sono a pagamento su prenotazione.
“La Festa del Pestith e dei Fermentati è molto più di un evento gastronomico: è un luogo di incontro tra tradizioni alimentari e ricerca contemporanea sul cibo”, spiegano gli organizzatori. “Il Pestith rappresenta il punto di partenza di un racconto più ampio che riguarda la cultura della fermentazione, una pratica presente in tutte le cucine del mondo e oggi sempre più centrale nel dibattito gastronomico internazionale. Il nostro obiettivo è far dialogare saperi contadini, innovazione culinaria e divulgazione culturale, offrendo al pubblico un’occasione per scoprire il valore profondo di questi alimenti.”
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