Scegliere il forno ideale

Bertazzoni Serie Professional

L’uso corretto del forno e delle sue funzioni aiuta a ottenere i migliori risultati in cucina, non solo per pizza e dolci, ma anche per arrosti e piatti leggeri a base di verdure. Ecco i consigli di Bertazzoni, azienda di antica tradizione nata a Guastalla di Reggio Emilia nel 1882, e oggi tecnologicamente all’avanguardia.

La passione per il cibo e la cucina sono diventati ormai non più solo un hobby ma un vero proprio stile di vita. Perché cucinare il proprio cibo vuol dire potere scegliere gli ingredienti migliori, tenere sotto controllo zuccheri e grassi, provare le ricette più deliziose. Per questo gli strumenti e le attrezzature devono garantire il miglior risulto possibile.  

Gli elettrodomestici Bertazzoni sono sviluppati per poter garantire le migliori tecniche di cottura ai cuochi di tutto il mondo, sia che si tratti di appassionati di cucina o chef professionisti. Le specifiche esigenze di questi utenti hanno sempre guidato Bertazzoni nello sviluppo tecnologico dei propri elettrodomestici: le funzioni speciali dei nuovi forni combinati da incasso del brand si rivelano alleate insostituibili per raggiungere alti standard qualitativi di cottura. In particolare, la funzione Smart Bertazzoni Assistant aiuta anche i meno esperti nell’impostazione di tempistiche e parametri ideali per cuocere le proprie ricette. La sonda carne e il termostato digitale garantiscono inoltre un controllo preciso della temperatura nelle diverse modalità di cottura. 

Tutte le funzionalità e le caratteristiche tecnologiche dei nuovi forni combinati da incasso Bertazzoni sono declinate nelle tre Serie iconiche dello storico marchio emiliano di elettrodomestici: Serie Professional (F6011PROVPTX), Modern (F6011MODVPTN) e Heritage (F6011HERVPTAX). Per ogni serie è disponibile la suite completa di elettrodomestici per la cucina, dai frigoriferi alle lavastoviglie, cappe, cucine freestanding e piani a incasso, tutti dal design coordinato e con performance ingegneristiche di alto livello. 

La cottura al vapore: una scelta di gusto e salute 

E’ ideale per preservare le sostanze nutritive, le vitamine e i minerali degli alimenti, specialmente delle verdure, fondamentali per una alimentazione salutare.  Grazie all’innovativa tecnologia Total Steam dei nuovi forni Bertazzoni si possono ottenere risultati eccellenti per gusto e consistenza dei cibi. Ortaggi e legumi cuociono al meglio grazie al calore del vapore che penetra in modo uniforme e poco aggressivo all’interno degli alimenti, permettendo di cucinare piatti salutari senza grassi aggiunti. Per la cottura del pesce, per esempio, consente di trattenere maggiori quantità di ferro, calcio, zinco e proteine. Inoltre, conserva gli acidi grassi Omega 3 che svolgono un ruolo importante nella crescita dei bambini. Invece, attraverso la funzione di cottura Steam Assist Bertazzoni, è possibile impostare tre diversi livelli di intensità del vapore (25%, 50% e 75%) in abbinamento alle modalità di cottura tradizionali, per cucinare pesce, arrosti di carne e focaccia che risulteranno croccanti all’esterno e morbidi e succosi all’interno.

La cottura statica per pane, pizze, focacce e lievitati dolci e salati 

Gli italiani si stanno scoprendo panificatori e pasticceri: la funzione di cottura statica è la più tradizionale, cuoce per irraggiamento termico, riscaldando lentamente e garantendo la cottura piena anche all’interno dell’alimento ed è quindi indicata per tutte le ricette che prevedono una lievitazione. Grazie all’innovativa funzione di lievitazione a bassa temperatura, i nuovi forni da incasso Bertazzoni da 60 cm aiutano a ottenere risultati perfetti per le ricette di pane, pizze, focacce e dolci lievitati.

La cottura ventilata per sformati, secondi di carne e pesce e dolci a cucchiaio

Nei nuovi forni combinati da incasso Bertazzoni, la cottura ventilata assicura una distribuzione uniforme del calore su ben cinque livelli di cottura all’interno di una cavità forno gigante da 76L – una delle più grandi sul mercato – per arrostire e cuocere senza che i sapori si mescolino. Il grill a infrarossi garantisce una rosolatura e grigliatura ottimale su ampie superfici. È quindi la modalità di cottura ideale per pesce, carne, sformati e verdure, così come per i dolci che devono conservare un cuore morbido. La cottura ventilata aiuta a sciogliere i grassi contenuti negli alimenti e permette di gratinare e dorare uniformemente i cibi.

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Il salame di Milano

Fra storia e tradizione, un prodotto antico ma sempre nuovo. Il salame di Milano di Citterio ha quasi 150 anni storia, ma resta sempre un must intramontabile nella gamma dei salumi preferiti

 

Macinatura fine, sapore dolce e leggermente speziato. Il salame di Milano è una leccornia intramontabile che affonda le sue solide radici nella storia della gastronomia milanese. Prodotto antico, nato dalla capacità popolare di non buttare nulla e riutilizzare tutto quanto fosse commestibile, si è pian piano trasformato in una vera e proprio specialità nota ovunque e ricercata nel mondo.

La sua storia risale indietro nel tempo, al 1870, quando il giovane e abile artigiano Giuseppe Citterio apre una salumeria a Rho, alle porte della città, e mette a punto la ricetta che ben presto diventerà una vera e propria bandiera del gusto italiano. Dalla sua parte, oltre alla bontà del prodotto, c’è anche l’intuizione di rendere continua una produzione che fino a quel momento seguiva cicli stagionali, una circostanza che in concomitanza con un periodo storico particolare ha creato il mix vincente per la diffusione del salame di Milano nel mondo.

L’azienda comincia a crescere e la produzione del salame di Milano viene sempre più apprezzata, tanto che la sua partecipazione all’Esposizione Nazionale di Milano nel 1881 conquista il riconoscimento di una prestigiosa medaglia d’oro. La grande tradizione e la bontà del lavoro fatto fino a oggi sono stati confermati negli anni dagli ottimi risultati, non ultimo l’essere stati scelti per rappresentare la Salumeria Italiana a Expo Milano 2015, all’interno del Padiglione Italia. Una produzione che da tanto tempo ha conquistato anche l’America, dove Citterio è presente con uno stabilimento interamente dedicato alla produzione di salumi a Freeland, in Pennsylvania.

L’importanza del legame con il territorio per Citterio è fondamentale: l’azienda lavora e produce i suoi principali salumi nei rispettivi territori d’origine, nel rispetto e in difesa dei principi regolati dai marchi DOP e IGP, rafforzando il legame tra il territorio e le sue ricette tradizionali. Oggi il salame di Milano di Citterio viene prodotto a Santo Stefano Ticino, nei pressi della città, seguendo ancora l’antica ricetta tramandata da generazioni: legato a mano e lentamente stagionato con fermentazione naturale, si presenta di colore rosso rubino, con grana di grasso ben definita dalle dimensioni di un chicco di riso, profumo caratteristico, sapore pieno e delicato e consistenza compatta.

Ma come si gusta al meglio il salame di Milano? Nei secoli passati, la tradizione nel capoluogo lombardo lo indicava come il cibo preferito delle classi lavoratrici, che lo mangiavano da sempre nella michetta, il tipico pane soffiato della gastronomia meneghina, perfetto per essere farcito con tante belle fette di salame di Milano e completato con qualche gustoso sottaceto.

Ma, naturalmente il gusto delicato e la tenera consistenza del salame di Milano lo rendono l’ingrediente privilegiato per sfiziosi aperitivi e antipasti creativi: consumato al naturale, tolto dal frigorifero 5 minuti prima di servirlo, insieme a pane o focaccia, oppure in preparazioni creative con melone e fichi o con spicchi d’arancia o frutti di bosco. Le tonde fettine del salame di Milano sono poi l’ideale per creare involtini farciti di ricotta, stracchino, robiola o altri formaggi morbidi, ma sono indicate  anche per accompagnare preparazioni più raffinate come una giardiniera, un gazpacho o una mousse di verdura.

Non ultimo, il salame di Milano si presta benissimo anche alla preparazione di ricette come sformati di pasta, verdura, ripieni per torte salate. Tritato è ottimo per condire gli spaghetti o per aggiungere un tocco a zuppe primaverili di piselli, fave, zucchine, è eccellente abbinato a patate o funghi, a scamorza o anche a un dolcissimo gorgonzola.

La schiscetta diventa chic

Con UnDueTris Pranzetto di Citterio, il pranzo in ufficio diventa sano e gustoso anche per chi non ha tempo di cucinare. Per trasportarlo, ecco un’idea facile e chic, ispirata all’eleganza della tradizione giapponese

 

Portare il pranzo da casa sul luogo di lavoro è un’usanza antica ritornata oggi di grande attualità. Non solo perché fa risparmiare, ma soprattutto perché permette di tenere sotto controllo la qualità del cibo che si mangia: scegliere ingredienti sani e equilibrati, bilanciare l’apporto di sostanze nutritive, tenersi leggeri per riprendere con sprint il lavoro o lo studio è oggi un plus decisivo.

Citterio, da sempre attenta alle nuove tendenze, ha studiato UnTueTris Pranzetto, il nuovo prodotto dedicato a chi desidera consumare un pasto completo e sano alla scrivania o fuori ufficio ma non ha tempo di prepararselo a casa. UnDueTris Pranzetto garantisce il giusto equilibrio nutrizionale e l’apporto di tutte le sostanze essenziali per l’organismo, perché è fonte di proteine, carboidrati e vitamina C, a basso contenuto di grassi e basso apporto calorico.

La nuovissima linea di Citterio è perfetta per una pausa completa e leggera, senza rinunciare al gusto. Ideale in ufficio, in palestra o in viaggio, UnDueTris Pranzetto è una perfetta combinazione di ingredienti semplici e a basso contenuto di grassi, in una pratica e comoda confezione da borsa. Morbide fette di prosciutto cotto o di bresaola sono associate a chips di carote o topinambur, croccanti grissini e frullato alla mela: un mix perfetto di proteine, fibre, carboidrati e frutta, che permette uno spuntino veloce in equilibrio fra gusto e leggerezza.

Resta però il problema a di come trasportare la colazione in modo pratico e comodo, ma anche elegante. Senza andare troppo indietro nel tempo, vengono in mente il cestino della merenda dei bambini a scuola o la gavetta, il tipico contenitore che i militari o i lavoratori portavano con sé alla mattina uscendo da casa e che a Milano si chiama con termine dialettale “schiscetta”. Un’usanza questa però non solo italiana, che ha seguaci un po’ in tutto il mondo e che viene definita dal termine anglosassone lunch box o quello giapponese di bento.

Proprio il grande senso estetico giapponese ha dato vita non solo a eleganti oggetti di design dedicati, ma ha anche sviluppato una vera e propria tecnica per creare un comodo contenitore partendo da un semplice pezzo di stoffa. Citterio ha pensato anche a questo e dalla collaborazione con l’Associazione culturale “Il Furoshiki”, organizzazione nata per diffondere la cultura Furoshiki giapponese, la schiscetta diventa cool e prende ispirazione dall’arte giapponese di ricoprire e trasportare oggetti di uso quotidiano, attraverso il nodo: il Furoshiki appunto.

Da questa idea sono partiti Citterio e le esperte dell’associazione per dare vita a tre diverse coloratissime borse, dallo stile inconfondibile, per trasportare UnDueTris Pranzetto: veri e propri oggetti di design studiati in ogni dettaglio, dalla tipologia del tessuto fino alle dimensioni e al colore, per valorizzare gli oggetti che andranno ad avvolgere. In questo caso, la pausa pranzo diventata l’occasione per nutrirsi in modo gustoso e salutare e sfoggiare un oggetto di grande design.

Cortese Frizzante Doc: il brindisi da riscoprire

Cortese Frizzante Doc parliamo di cucina

Il ritorno alla grande di un vino facile ma al tempo stesso raffinato, con sentori e profumi delicati e un ricco perlage fine ed elegante: il Cortese Frizzante Doc dei Colli Tortonesi

 

Che feste sarebbero senza la magia delle bollicine? Un abbinamento irresistibile da gustare dall’antipasto al dessert, molto apprezzato non solo dagli italiani ma in grande ascesa in tutto il mondo, visto il successo planetario degli spumanti italiani. Oggi, oltre a quelle dei territori classici, sono molte le cantine in tutta la penisola che danno vita a nuove interessanti bollicine, ma per il Cortese Frizzante Doc dei Colli Tortonesi di Cantine Volpi si tratta del ritorno alla grande di un classico, un vino della grande tradizione piemontese da molto tempo presente sul mercato.

Un vino dalle caratteristiche ben definite e insolite, ottenute da una precisa tipologia di vitigno, sorprendente e dal gusto fresco e piacevole: il contenuto ridotto di anidride carbonica e il residuo zuccherino più basso gli conferiscono una personalità estremamente gradevole. Caratterizzato da un profumo delicato e persistente, il Cortese Frizzante Doc Colli Tortonesi è particolarmente apprezzato per la vivacità e la freschezza che lo contraddistinguono e che più di 40 anni fa ne decretarono il grande successo internazionale.

Una storia imprenditoriale di successo, che risale alla seconda metà del secolo scorso. Era il 1974, ben prima dell’attuale boom dei bianchi spumanti italiani, quando Carlo Volpi e l’enologo Giuliano Noè decisero di sperimentare il procedimento di rifermentazione naturale del vino bianco, utilizzando le uve di Cortese dei Colli Tortonesi, e dando così l’avvio alla produzione del Cortese Frizzante Doc. Il risultato fu un vino bianco frizzante naturale che nel giro di pochi anni raggiunse il ragguardevole traguardo di un milione di bottiglie vendute nel mondo. In pratica, il Cortese Frizzante Doc Colli Tortonesi è stato l’antesignano dell’attuale successo mondiale dei vini spumanti e frizzanti.

Il vitigno, indigeno della provincia di Alessandria e in passato comunemente chiamato Courteisa o Courteis, aveva trovato la zona di elezione nei Colli Tortonesi, dove veniva coltivato fin dalla metà dell’800. Il dolce paesaggio caratterizzato dalle morbide ondulazioni delle colline, benedette da un microclima temperato, privo di brusche variazioni e sempre esposte alla luce e al calore del sole, ne sono l’ideale collocazione. Da quel vitigno Cortese si ottengono vini di ottima qualità, caratterizzati da spiccata eleganza e molto equilibrati. Per uno spumante unico che da vita a un prodotto di grande freschezza e si presenta come un’alternativa alle solite bollicine che, come è facile intuire, non sono tutte uguali.

Le Comete – Il nuovo progetto di Alois Lageder

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Alois Lageder ha creato una nuova linea di vini assolutamente sperimentale, poche bottiglie in edizione limitatissima che si chiama Le Comete. Sette, uniche e irripetibili, che sembrano vibrare dell’armonia dei pianeti e risuonare di una luce e un’energia nuova. Ma come le comete passano, vanno e, chissà, magari ritornano, o forse no…

 

ZIE∙XV, TIK∙XV, BLA∙XIII, BLA∙BLA, VIO∙XIII, SEN∙XIV e TAN∙XIII. Nomi misteriosi, che sembrano le sigle di lontane stelle, pianeti sconosciuti e luminose scie di comete che attraversano il firmamento, ma sono invece quelli scelti da Alois Lageder per una nuova linea di vini che – non a caso – si chiama “Le Comete”. Con queste bottiglie, Alois Lageder vuole spingersi oltre i confini convenzionali, facendo leva sul potenziale dell’Alto Adige nella produzione vinicola, sempre con l’intento di migliorare la qualità dei propri vini.

Prodotte in un numero di bottiglie molto limitato, Le Comete sono un momento di sperimentazione pura dedicata agli appassionati e ai curiosi del vino. Un sguardo sul futuro per indagare le nuove vie da percorrere. Ma anche una curiosità che nasce dalla voglia di innovare e sperimentare della tenuta altoatesina: dedicata gli intenditori e ai curiosi del vino, la collezione vuole indicare la nuova via da seguire per chi non ha paura di affrontare il nuovo che avanza. La possibilità di far assaggiare ardite sperimentazioni, bottiglie da intenditori e da sperimentatori curiosi.

“Abbiamo deciso di chiamare questo progetto Le Comete proprio perché questi vini sono delle evoluzioni, degli esperimenti”, dice Alois Clemens Lageder, sesta generazione dell’azienda di famiglia. “Le comete prima s’illuminano, poi percorrono la propria orbita, fino alla loro distruzione. Alcune impiegano anni, altre pochi istanti. Ma ogni volta lasciano tracce, come per indicare la direzione da seguire nelle nostre attività in quel momento”.

Già negli anni Ottanta, le prime previsioni sui futuri cambiamenti climatici spinsero Alois Lageder a prendere in considerazione vitigni diversi e a coltivarli a titolo sperimentale, per capire se e in quale misura fossero idonei a sopportare, nell’odierno contesto geologico, temperature medie più elevate e condizioni atmosferiche estreme.

“La voglia di sperimentare, lo spirito innovatore e la curiosità di giocare con varie componenti, hanno dato vita ai vini della linea”, aggiunge Alois Clemens Lageder. “Ognuna delle Comete è unica e irripetibile, come un’impronta digitale. Esattamente come la speciale etichetta applicata a queste bottiglie, che rappresenta una coda di cometa disegnata a mano con un polpastrello”. E conclude: “Questi vini influenzano il nostro lavoro quotidiano, ci aiutano anche a riconoscere i nostri limiti. È una ricerca costante attraverso cui domani potremo continuare ad avere bottiglie di grande energia e bevibilità”.