La caccia con i richiami vivi è una pratica inaccettabile

lipuAnche il ministero dell’Ambiente si è attivato

Ancora radicata in molte regioni italiane, la pratica della caccia con i richiami vivi è un ulteriore peggioramento di un fenomeno di per sé negativo. Questa volta anche il ministero dell’Ambiente si è attivato per mettere fine a questa pratica, di concerto con il ministero dell’Agricoltura.

La campagna della Lipu-Birdlife, sostenuta da un gruppo di associazioni fra cui Enpa e Lav, nonché da diversi parlamentari, con cui si chiede l’abolizione delle esche viventi a scopo venatorio, ha già raccolto oltre 50mila firme.

Un emendamento alla legge proposto dalla Lipu probabilmente andrà in aula subito dopo le elezioni europee e vieterebbe una volta per tutte cattura, detenzione e utilizzo delle decine di migliaia di uccellini ogni anno imprigionati, reclusi al buio in gabbie minuscole, spesso accecati e bombardati di ormoni al solo scopo di confondersi e dispiegare la propria voce nella stagione sbagliata per attrarre nella trappola dei cacciatori i propri simili.

Tordi, merli, pavoncelle, colombacci, allodole, sono solo alcuni fra i volatili destinati a questa fine e spesso al centro di traffici e importazioni irregolari poco controllabili poiché l’anellino che identifica gli animali che a ogni cacciatore è permesso detenere (fino a quaranta) non di rado viene illecitamente trasferito da un individuo all’altro.

Per via delle deroghe di caccia, l’Italia è già stata più volte oggetto di procedure di infrazione e condanne comunitarie. L’Europa ci ammonisce che esistono soluzioni alternative alla cattura degli uccelli selvatici per farne richiami vivi. Ad esempio si può cacciare senza richiami.

In attesa di smetterla definitivamente con questa pratica, piaccia o no ai cacciatori per divertimento che ancora in questi giorni hanno ritenuto di manifestare per difendere questa attività che nulla a a che vedere con la necessità, sempre triste, di abbattimenti selettivi.

 

C’è gru e gru

Per una volta tanto non parliamo di cantieri, ma di uccelli migratori

gru1

Il nostro Paese è sulla rotta delle gru che si dirigono in Algeria e Tunisia, dove la popolazione di questi migratori è stimata in alcune migliaia di esemplari che vi svernano con regolarità. Per le gru che nidificano nell’Europa settentrionale, lo svernamento avviene soprattutto nella penisola iberica e nei Paesi dell’Africa occidentale per cui gli stormi, durante la migrazione, percorrono la rotta principale di Gibilterra e sostano nella nostra penisola durante il lungo viaggio. In Italia svernano regolarmente solo poche decine di individui presenti anche in alcune aree della Toscana, come le zone umide lungo la fascia costiera tra l’Arno e l’Ombrone.

In questi giorni si è verificato un eccezionale avvistamento a Marciana Marina, all’isola d’Elba: si è trattato di uno stormo di una trentina di gru provenienti dal mare, direzione nord-est. Gli animali, riferisce Legambiente, hanno sorvolato il centro abitato del paese nel frastuono dei richiami tipici di questi animali e poi hanno risalito la Val di Cappone per dirigersi verso la Corsica.

Tutti con il naso all’insù, senza canne di fucile levate in aria come purtroppo capita nella stagione venatoria durante la quale spesso si colpiscono i migratori. Una pratica di che danneggia specie preziose altrimenti assai resistenti.