Food and Nutrition: che si mangia?

Si è chiuso all’università Bocconi di Milano il  quarto International forum on Food and Nutrition del Barilla Center che ha radunato i massimi esperti mondiali del settore

barillaCome mangeremo nel 2030? Attualmente sprechiamo 1,3 miliardi di tonnellate di cibo mentre 868 milioni di persone sono malnutrite. Eppure sprechiamo oltre il 30% del cibo prodotto ogni anno: quattro volte la quantità necessaria a nutrire i suddetti affamati. E comunque, ciò che consumiamo oggi è più di quanto il pianeta riesca a rigenerare: in pratica la Terra non basta più. Di questo passo, per mantenere questo stile di vita nel 2050 serviranno tre pianeti anche tenendo conto dell’incremento demografico.

Quali saranno allora i fattori che nel prossimo futuro influiranno il nostro modo di rapportarci con il cibo e come possiamo affrontare il problema?

Ogni anno 36 milioni di persone muoiono per mancanza di cibo mentre per cause connesse all’eccessiva alimentazione (diabete e obesità in primo luogo) i decessi sono 29 milioni. I Paesi sviluppati hanno uno stile di vita non più sostenibile (1,3 miliardi di tonnellate di cibo sprecato tra perdite lungo la filiera e cattive abitudini). Questi i temi al centro del dibattito organizzato dal Barilla Center for Food & Nutrition che ha coinvolto i massimi esperti internazionali sui temi al centro dell’attualità in sessioni plenarie alternate a workshop tematici di approfondimento.

Una sessione è stata dedicata alla green economy e ai casi concreti per una filiera agroalimentare sostenibile poiché i tradizionali metodi di gestione della filiera non sono più praticabili in prospettiva futura. La green economy invece può rappresentare una soluzione, sia nei Paesi maturi, dove appare vitale per uno sviluppo ulteriore, sia in quelli in via di sviluppo, dove può essere una via per la sicurezza alimentare.piramide barilla

In una sessione parallela è stata illustrata la doppia piramide alimentare e ambientale, il modello ideato dal Barilla Center che mette in relazione gli alimenti della tradizionale piramide alimentare con il loro impatto ambientale: emerge che gli alimenti per cui gli esperti di nutrizione raccomandano un consumo più frequente sono anche quelli con l’impronta ambientale minore, mentre quelli per cui si suggerisce un consumo moderato sono quelli con la maggiore impronta ecologica. Una sessione è stata dedicata al tema Mangiare nel 2030: il futuro dell’alimentazione tra stili di vita e innovazione, in cui mondo scientifico, industria, scienze sociali e consumatori hanno discusso dei grandi cambiamenti che nel prossimo futuro modificheranno il nostro modo di rapportarci con il cibo.

Due workshop sono stati dedicati rispettivamente a come comunicare il cibo e quale sia il ruolo di scrittori, chef, giornalisti e blogger. L’alimentazione e la nutrizione sono infatti al centro di una grande esposizione mediatica che rende sempre più importante una corretta informazione nella quale un ruolo determinante giocheranno i nuovi media. Particolare importanza avrà in futuro l’impatto di questa divulgazione sulle conoscenze e sulle abitudini alimentari dei giovani.

L’occasione è stata anche una vetrina per pubblicazioni dedicate al tema come La rivoluzione della lattuga. Si può riscrivere l’economia del cibo? di Franca Roiatti; Sprechi: il cibo che buttiamo, che distruggiamo, che potremmo utilizzare di Tristram Stuart. Nove miliardi di posti a tavola di Lester Brown mentre Danielle Nierenberg ha presentato Eating Planet, il primo libro del Barilla Center, in collaborazione con il Worldwatch Institute, che indaga i paradossi del sistema alimentare globale.

 

 

Avanzi tutta!

avanziUn’armata di iniziative e spunti per risparmiare cibo sprecando meno

Unione europea, associazioni di categoria e ricerca universitaria studiano da anni il problema degli avanzi alimentari che finiscono ogni giorno nella spazzatura. La crisi cambia le abitudini alimentari degli italiani eppure Coldiretti torna a evidenziare il fenomeno del cibo che ogni giorno viene sprecato, ovvero fino al 25% della spesa familiare.

Sono quasi 33 milioni, gli italiani che hanno ridotto gli sprechi per effetto della crisi: il 59% utilizza gli avanzi durante il pasto successivo, il 40% riduce gli acquisti e il 38% fa più attenzione alle scadenze. È un segnale molto importante, considerato che secondo quanto stimato dall’Università Bicocca di Milano ogni anno la quantità di cibo che va sprecata corrisponde a 37 miliardi di euro, una cifra che basterebbe per sfamare 44 milioni di persone.

L’ambizioso obiettivo dell’Unione europea in fatto di sprechi di cibo è dimezzarli entro il 2020 e l’Italia sembra essere sulla strada giusta: infatti, pare che sulle nostre tavole siano tornati i piatti del giorno dopo, come frittate anche di pasta, polpette, ratatouille, macedonia, ribollita toscana, canederli trentini, ma anche…gli avanzi del ristorante!

Nei frigoriferi delle famiglie americane è normale trovare uno o più contenitori di carta, dotati di maniglia e riempiti con gli avanzi del ristorante. Si chiamano doggy bag (letteralmente, borsa per il cane) e si trovano anche nelle case della first lady Michelle Obama o dell’attore Denzel Washington, per fare giusto un paio di esempi. In Italia era una prassi in voga una decina di anni fa e sembra essere tornata grazie alla crisi, ma ci sono anche alcune interessanti iniziative.

Cornelia Pelletta, critico gastronomico di professione e volontaria dell’Associazione Cena dell’amicizia (onlus che si occupa del reinserimento sociale dei senza fissa dimora) ha contattato gli chef Davide Oldani e Pietro Leeman per trovare una soluzione al problema dello spreco di cibo nei ristoranti: «Dal loro entusiasmo ho capito che potevamo continuare», dice Pelletta. Ed ecco nascere il progetto Il Buono che avanza che, con il sostegno di Slow Food Milano, Legambiente Lombardia, Comieco e con il patrocinio del Comune di Milano-Assessorato alla salute, si concretizza come la prima rete di ristoranti ad «avanzi zero».

E non finisce qui. Le province di Trento e di Rimini hanno dotato i loro ristoranti di vaschette ecologiche e biodegradabili per ridurre gli sprechi e abbattere il volume dei rifiuti da smaltire.

È arrivato quindi il momento di recuperare anche il ricettario dei nostri nonni e restituire agli avanzi una seconda vita. E se proprio non riuscite a riciclare tutto ricordatevi che molti canili raccolgo pane per i loro ospiti e le briciole sono sempre una risorsa alimentare assai gradita dagli uccellini.

 

Agricoltura Milano Festival 2013

Dal 4 al 6 ottobre tanti eventi alla scoperta della produzione del Parco Sud Milano. Focus sullo spreco alimentare. Conferenze, biciclettate e degustazioni

agricoltura festival

Da venedì 4 a domenica 6 ottobre torna Agricoltura Milano Festival, una rassegna ideata da Aia Associazione idee per l’agricoltura, in collaborazione con la Provincia e il Comune di Milano e il Parco agricolo Sud Milano.

L’iniziativa vuole essere un confronto sui temi della produzione agricola e nutrizione in linea con gli obiettivi di Expo 2015. In particolar modo, il tema principale della tre giorni sarà concentrato sullo spreco alimentare, un vasto problema che va dalla piaga della denutrizione di molti Paesi del mondo a un consumo quotidiano responsabile nelle zone sviluppate.

Gli incontri  saranno anche un modo per far conoscere il Parco Agricolo Sud di Milano, un’area di 47.000 ettari che comprende sessantuno comuni intorno la città ed è ricco di attività agroalimentari, dalle produzioni al turismo.

Si tratta di un territorio molto produttivo dal punto di vista delle coltivazioni e che permette anche a una città come Milano di avere latte, formaggio, frutta e ortaggi a km zero. Tanti sono gli appuntamenti, anche in  altre zone della città, come da programma.

Per chi vuole conoscere da vicino il lavoro di una fattoria sabato 5 dalle 16.30 alle 17.30, alla Cascina Guzzafame di Vigano di Gaggiano, si può partecipare a una visita guidata per assistere alla mungitura e alla lavorazione del formaggio (il costo è di 5 euro e la prenotazione obbligatoria contattando il numero 345. 0592882 oppure scrivendo a didattica@cascinaguzzafame.it).

Sempre nella giornata di sabato 5 ottobre sono aperti i consueti mercati a km zero: il Farmers Market di Coldiretti dalle 9 alle 13 presso la sede del Consorzio Agrario di Milano e Lodi, in via Ripamonti 37 a Milano e il Mercato della Terra di Slow Food dalle 9 alle 14 alla Fabbrica del Vapore.

Per immergersi nella natura, invece, nella giornata di domenica 6 si può scegliere tra le biciclettate al Parco Sud oppure al Parco delle cave. Due itinerari da 15 o 30 km gratuiti organizzati da Ciclobby. Non è previsto il pranzo quindi si consiglia di portarsi la schiscetta da casa. Un’offerta ampia e per tutti i gusti e fasce di età (sono previsti laboratori e visite in fattoria per i più piccoli) all’aperto e al chiuso  se il tempo brutto ci mettesse lo zampino.

Se la frutta è una…cozza

canestraTroppo brutta, siamo inglesi. In Gran Bretagna il 40% della frutta resta invenduta perché è troppo brutta per essere esposta

Secondo la Global Food Security ogni famiglia inglese elimina in media cinque chili di frutta e verdura alla settimana per ragioni estetiche. O meglio, il prodotto non arriva nei negozi perché considerato tale. Del resto siamo abituati a mele lucidate a cera, carote elegantemente coniche, calibri tutti uguali. Così un’ammaccatura, una frutto troppo grande o troppo piccolo ci sembrano stonature. E allora i brutti dell’orto finiscono nel cibo per animali (e passi), ma anche direttamente nella spazzatura. Il rapporto spiega come  anche una  famiglia elimini in media 5 chili di frutta e verdura la settimana,  mentre almeno un terzo di quella quantità è ancora perfettamente consumabile. Lo spreco vale mediamente dalle 480 alle 680 sterline l’anno per nuclei di persone che abitano nella stessa casa.

Alcuni supermarket meno conformisti e più responsabili hanno cominciato a  dedicare spazio a prodotti di “forma e taglia inusuali”. A loro dedichiamo la saggia parabola buddista dei due vasi.

La parabola dei due vasi

Un’anziana donna cinese aveva due grandi vasi, ciascuno sospeso all’estremità di un palo che portava sulle spalle.

Uno dei vasi aveva una crepa, mentre l’altro era perfetto. Il primo era sempre pieno d’acqua alla fine della lunga camminata dal ruscello a casa, mentre quello crepato arrivava mezzo vuoto. Per due anni interi andò avanti così, con la donna che portava a casa solo un vaso e mezzo d’acqua. Naturalmente, il vaso perfetto era orgoglioso dei propri risultati. Ma il povero vaso crepato si vergognava del proprio difetto, ed era avvilito di saper fare solo la metà di ciò per cui era stato fatto.

 Dopo due anni parlò alla donna lungo il cammino: “Mi vergogno, perché questa crepa fa sì che l’acqua fuoriesca lungo tutta la strada verso la vostra casa”.

La vecchia sorrise: ” Ti sei accorto che ci sono dei fiori dalla tua parte del sentiero, ma non dalla parte dell’altro vaso? È perché io ho sempre saputo del tuo difetto, perciò ho piantato semi di fiori dal tuo lato ed ogni giorno tu li innaffiavi. Per due anni quei fiori hanno decorato la mia tavola. Se tu non fossi stato come sei, non avrei avuto quella bellezza per ingentilire la casa”.

Guardiamoci allo specchio: nessuno è perfetto, men che meno la Natura,come ben sapevano grandi artisti come il Caravaggio, che nella celebre Canestra (foto) celebra l’imperfezione più che la bellezza.