Non mangiamoci l’Amazzonia

amazzoniaÈ la foresta tropicale più grande e ricca di biodiversità del pianeta ma ora ha un nemico insospettabile: la soia

Utilizzata come mangime per alimentare soprattutto polli e maiali costituisce una delle principali cause della deforestazione e di abbandono del territorio da parte delle comunità indigene.

Con lo slogan: “Non mangiamoci l’Amazzonia”, il Wwf prosegue la campagna lanciata in occasione della Giornata delle Oasi. «Negli ultimi 50 anni si è già perso quasi un quinto della superficie della foresta amazzonica – denuncia il Wwf – e la produzione di soia è la maggiore responsabile della deforestazione principalmente in Brasile e Bolivia, insieme con l’espansione dei pascoli per il bestiame allevato, gli incendi, il disboscamento legale e illegale, la costruzione di strade asfaltate e il degrado causato dai cambiamenti climatici in atto.
Se i tassi di deforestazione degli ultimi decenni continuassero ai ritmi attuali, quasi un quarto della restante foresta amazzonica potrebbe essere persa entro i prossimi 30 anni e il 37% entro i prossimi 50 anni».

Per ovviare al problema il Wwf propone una migliore pianificazione dell’uso del suolo, la tutela delle aree naturali vulnerabili e di valore, un processo di certificazione come quello proposto dalla Tavola rotonda sulla Soia Responsabile “Roundtable on Responsible Soy, RTRS”, migliori pratiche agricole e la riduzione di scarti e rifiuti.