La caccia con i richiami vivi è una pratica inaccettabile

lipuAnche il ministero dell’Ambiente si è attivato

Ancora radicata in molte regioni italiane, la pratica della caccia con i richiami vivi è un ulteriore peggioramento di un fenomeno di per sé negativo. Questa volta anche il ministero dell’Ambiente si è attivato per mettere fine a questa pratica, di concerto con il ministero dell’Agricoltura.

La campagna della Lipu-Birdlife, sostenuta da un gruppo di associazioni fra cui Enpa e Lav, nonché da diversi parlamentari, con cui si chiede l’abolizione delle esche viventi a scopo venatorio, ha già raccolto oltre 50mila firme.

Un emendamento alla legge proposto dalla Lipu probabilmente andrà in aula subito dopo le elezioni europee e vieterebbe una volta per tutte cattura, detenzione e utilizzo delle decine di migliaia di uccellini ogni anno imprigionati, reclusi al buio in gabbie minuscole, spesso accecati e bombardati di ormoni al solo scopo di confondersi e dispiegare la propria voce nella stagione sbagliata per attrarre nella trappola dei cacciatori i propri simili.

Tordi, merli, pavoncelle, colombacci, allodole, sono solo alcuni fra i volatili destinati a questa fine e spesso al centro di traffici e importazioni irregolari poco controllabili poiché l’anellino che identifica gli animali che a ogni cacciatore è permesso detenere (fino a quaranta) non di rado viene illecitamente trasferito da un individuo all’altro.

Per via delle deroghe di caccia, l’Italia è già stata più volte oggetto di procedure di infrazione e condanne comunitarie. L’Europa ci ammonisce che esistono soluzioni alternative alla cattura degli uccelli selvatici per farne richiami vivi. Ad esempio si può cacciare senza richiami.

In attesa di smetterla definitivamente con questa pratica, piaccia o no ai cacciatori per divertimento che ancora in questi giorni hanno ritenuto di manifestare per difendere questa attività che nulla a a che vedere con la necessità, sempre triste, di abbattimenti selettivi.

 

Uccellagione: l’Italia in mora

uccellagioneL’Europa condanna le pratiche italiane di uccellagione

La Commissione Europea ha messo in mora l’Italia sulla cattura e l’utilizzo degli uccelli selvatici come richiami vivi, (uccellagione) attivando la procedura di infrazione numero 2006/2014. Ritiene infatti che vi siano numerose alternative alla cattura di uccelli a fini di richiamo e considera che la caccia possa avvenire senza l’utilizzo dei richiami.

Con la procedura la Commissione denuncia inoltre la «non selettività dei metodi di cattura usati, la mancanza di controlli, l’assenza di informazioni sul numero di richiami detenuti dai cacciatori, chiarendo che l’Italia è dunque venuta meno agli obblighi della direttiva sugli uccelli e chiedendo al governo italiano di sanare con urgenza la situazione».

Per Fulvio Mamone Capria, presidente Lipu-BirdLife Italia, che da sempre si batte contro la caccia, è una notizia attesa, con clamorose conseguenze sulla normativa italiana. Ora che la Commissione Europea ha chiarito che per questa pratica non c’è futuro, il nuovo Governo dovrà assumersi con urgenza le proprie responsabilità e cancellare dalla legge italiana l’utilizzo degli uccelli a fini di richiamo, per evitare una nuova condanna europea in materia ambientale e per porre fine allo scempio subito dai piccoli uccelli migratori.