Simone Salvini: cucina è amore e bellezza

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La filosofia gastronomica di Simone Salvini. Nel ristorante romano Ops!, lo chef vegano racconta il suo percorso: dagli angoli bui dei ristoranti in cui veniva considerato ‘quello strano’ all’alta cucina stellata, fino ai progetti futuri come formatore

Lo chef Simone Salvini è prima di tutto una bella persona. L’amore lo ha fatto avvicinare alla cucina vegana e sempre l’amore lo ha portato a Roma nella cucina di Ops!. “Il cibo dev’essere sano, buono e giocoso. In una parola: vero. Aprire un ristorante vegano self service di alta qualità dove il cibo è prima di tutto democratico è stato un progetto molto ambizioso”. Così Simone Salvini descrive la cucina di Ops!: rassicurante, sana ma soprattutto accessibile. L’audacia e la bravura sono state premiate e il ristorante è ora ben avviato e apprezzato: “E’ stato quasi un miracolo”, commenta.

Ma la sicurezza, anche economica, può essere una prigione e si nota negli occhi di Simone la voglia di lasciar vagare libera la creatività, così che la bellezza torni a far parte del suo quotidiano. Per questo, ora che Ops! può camminare sulle sue gambe, Simone ha deciso di spiccare di nuovo il volo e ha deciso di tornare a Milano, perché come lui stesso sottolinea: “Milano non ha fine, è sempre all’avanguardia ed è la culla della mia crescita, il luogo dove sono diventato davvero uno chef”.

Simone è una persona alla mano, con grandi sogni ma anche una salda concretezza che traspare quando parla del bisogno di uno stipendio sicuro, di un luogo a cui tornare. Questo realismo si ritrova anche nell’impegno costante e quotidiano che lo ha accompagnato lungo tutta la sua formazione, sempre rivolta all’eccellenza ma fatta di piccoli passi. Fiorentino d’origine e milanese di adozione, Salvini ha alle spalle un percorso accademico di tutto rispetto: laureato in Lettere e filosofia con dottorato in Psicologia a indirizzo storico, decide di trasmettere benessere e sapere attraverso le gioie del palato.

Psicologo e filosofo ma soprattutto cuoco, Simone compie diversi viaggi in Irlanda e India dove approfondisce la cucina ayurvedica. Inizia come tanti, negli angoli oscuri di cucine poco note svolgendo l’immancabile gavetta, ma il duro lavoro viene subito apprezzato. La vera svolta arriva però nel 2005, quando diventa capo chef del ristorante vegetariano stellato Joia di Pietro Leeman a Milano.

Tre macro aree lo caratterizzano: la cucina, lo studio – inteso come scoperta ed evoluzione – e le relazioni che lo indirizzano verso la condivisione e il desiderio di trasmettere il piacere del cibo buono e sano. Per questo, dal 2008 Simone si occupa di formazione, attività che porta avanti con lo stesso zelo e passione con cui dirige la cucina di Ops!. Collabora con l’Istituto europeo di oncologia di Umberto Veronesi, tiene corsi per il Sacro collegio dei farmacisti a Roma ed è executive chef di Organic Academy, scuola di alta cucina naturale vegetariana. “ Il cuoco oggi deve essere più consapevole della sua grande responsabilità nella salute dei commensali e nella necessità di garantire una sostenibilità ambientale”, racconta.

“Sempre più persone si avvicinano a un’alimentazione fondata sull’etica. Storicamente siamo figli di Cartesio per cui l’animale è uno strumento, ma alla crisi economica ha corrisposto una crisi di coscienza e c’è il desiderio di ridare peso a valori prima oscurati”. Questo il pensiero di Simone sull’aumentato interesse per la cucina vegetariana e vegana. Salvini lotta per quello in cui crede: una cucina etica e salutare che sia anche divertente e accessibile. Non bisogna farsi intimorire dal nuovo e dal diverso ma aprire la mente alla sperimentazione: il dialogo tra gastronomie e culture diverse arricchisce di nuovi orizzonti gustativi e spirituali. Lo chef non predica, ma offre un’alternativa e invita ad abbracciare un modo di alimentarsi che riduca la sofferenza e valorizzi il benessere e il lato curativo del cibo.

Lo chef riconosce anche la necessità di una scuola per chef vegetariani, che possono avere remore etiche nello sfilettare carne e pesce. “Si possono fare i piatti o fare chi fa i piatti”, dice. Ed è proprio la strada della formazione quella scelta da Simone Salvini nel progetto di una ‘ristoscuola’, un’occasione per condividere, continuando a studiare, scoprire e stupire. Un programma supportato da Alce Nero, azienda specializzata nel cibo biologico, indispensabile supporto economico e scientifico ma anche ideologico. Simone cita spesso una frase proprio di Alce Nero: “Il cibo dev’essere anche vero, ecosostenibile, biologico e riconducibile a un prodotto umano, evitando le scorciatoie industriali”.
http://simonesalvini.blogspot.it/

La poesia del caffè

Libera il poeta che c’è in te e paga l’espresso con una poesia! Julius Meinl, il caffè viennese premium che da oltre 150 anni ispira gli artisti  di tutto il mondo, festeggia la Giornata internazionale della poesia di sabato 21 marzo con l’iniziativa “Pay with a poem”

image002Sabato 21 marzo sarà il World Poetry Day, la Giornata internazionale della poesia, e Julius Meinl, il caffè viennese premium che da oltre 150 anni ispira gli artisti  di tutto il mondo, lancia “Pay with a poem”, un appuntamento in tutti i bar e le caffetterie affiliate, dove chi vorrà gustare un caffè di straordinaria qualità potrà pagare il conto con la propria fantasia messa su carta e prendere parte con i suoi versi a un movimento globale a cui Julius Meinl darà vita in contemporanea, in oltre 1.100 caffetterie di 23 paesi, con l’invito a riscoprire come la poesia possa migliorare il mondo.

Un modo per rivivere l’atmosfera bohèmienne delle antiche caffetterie viennesi: si ordina un caffè Julius Meinl e il cameriere arnia con un caffè d’eccellenza, una matita e un foglio dove si potranno lasciare dei versi e mettere alla prova la propria creatività. Julius Meinl è il caffè dei poeti, non solo perché è stato scelto e amato dai grandi artisti del ‘900 – come Klimt, Schiele e Otto Wagner – ma perché la sua missione è ispirare l’estro nascosto in ciascuno e diffondere la cultura della bellezza, attraverso l’esperienza di un momento di intensità come quello che si vive gustando un caffè speciale.

Una ricetta già collaudata in tutta Europa con grande successo da Julius Meinl, che si prepara a lanciare l’iniziativa anche in Italia, terra di santi, navigatori e soprattutto… poeti! Perché per Julius Meinl il caffè è un piacere doppio: gusto e qualità non solo deliziano chi lo beve ma lo trasportano anche in una dimensione di bellezza e sospensione, dove un attimo diventa un momento da ricordare, come è tipico nella cultura delle caffetterie viennesi, patrimonio mondiale dell’Unesco dal 2011.

La poesia può avere il potere di migliorare il mondo e Julius Meinl si fa promotore di un vero e proprio movimento globale che invita i consumatori a riscoprirla, lanciando iniziative ed eventi che incoraggino la sua importanza e la sua diffusione. Per il 21 Marzo si può scoprire la caffetteria dei poeti più vicina visitando la pagina Facebook di Julius Meinl Italia.

Azienda familiare attiva nel mercato del caffè da più di 150 anni, Julius Meinl fu fondata nel 1862 da Julius Meinl I° che aprì una drogheria nel centro di Vienna, che è ancora oggi gestita dai membri della quinta generazione della famiglia. L’azienda è ambasciatrice di una filosofia di vita che mette al centro l’importanza di rallentare, regalarsi del tempo e godere di un attimo di pace, assaporando la qualità di un caffè unico immersi nell’ambiente culturale e artistico delle caffetterie viennesi: da sempre punto di incontro per poeti e scrittori dove sono nati molti capolavori, ancor oggi restano i luoghi privilegiati per ritrovarsi e condividere un momento speciale di ispirazione e poesia.

http://www.meinlcoffee.com

Milano celebra Marc Chagall

Dal 17 settembre 2014 al 2 febbraio 2015 Milano celebra Marc Chagall attraverso due mostre, a Palazzo Reale e al Museo Diocesano. Un percorso alla scoperta di uno dei più importanti artisti del Novecento europeo.

chagall 1914 gli amanti in blu

Duecentoventi. Questo il numero delle opere di Marc Chagall al Palazzo Reale di Milano, la più grande retrospettiva da sempre dedicata all’artista russo che partecipa a Milano Cuore d’Europa, il palinsesto culturale multidisciplinare dedicato all’identità europea della nostra città.

Obiettivo dell’esposizione “Marc Chagall. Una retrospettiva 1908-1985“, è illustrare l’intera vita artistica di Chagall (Vitebsk 1887 – Saint-Paul-de-Vence 1985), quasi secolare, attraverso dipinti inediti provenienti da più di 50 collezioni private e dai più gradi musei del mondo, dal MoMa al Metropolitan di New York, dalla National Gallery di Washington al Museo Nazionale Russo di San Pietroburgo al Centre Pompidou di Parigi.

Quadri molto noti e meno noti per ripercorrere la straordinaria produzione di uno dei più eclettici artisti del ‘900, impregnata delle più importanti Avanguardie europee, che fonde la cultura ebraica con quella russa, con uno stile molto personale che fa del colore il punto focale della sua opera trasformando qualsiasi immaginario in fantasmagorie cromatiche famose in tutte il mondo.

Non si può guardare un quadro di Chagall senza dire: è Chagall! E ce ne sarà da guardare in questa mostra milanese, curata da Claudia Zevi, articolata in sezioni in un percorso cronologico che segue l’artista dalla culla alla tomba della sua produzione. Dagli anni giovanili in Russia al primo soggiorno francese fino allo scoppio della prima Guerra Mondiale; dal ritorno in patria fino al 1921 all’esilio da Parigi e alla fuga a Marsiglia, Spagna e Portogallo; dal trasferimento in America negli anni Quaranta al ritorno in Francia. E proprio in Francia superò la perdita della moglie amatissima avvenuta nel 1944 e ritrovò la gioia della vita nella pittura che portò a essere i suoi quadri favole illustrate, sempre al limite tra la metafora e il sogno, la realtà e la fantasia.

La meraviglia davanti alla natura, lo stupore di fronte a piante e animali, il sogno che diventa metafora di una realtà possibile in cui uomo e natura possono vivere pacificati dopo aver attraversato gli orrori del conflitto mondiale… insomma tutti i grandi temi della poetica pittorica di Chagall vengono ripercorsi in questa imperdibile e unica mostra.

La mostra è promossa dal Comune di Milano-Cultura e organizzata e prodotta da Palazzo Reale, 24 Ore Cultura-Gruppo 24 Ore, Arthemisia Group, GAmm Giunti e il Museo Reale delle belle arti del Belgio.

Parallelamente alla mostra a Palazzo Reale, il Museo Diocesano propone “Chagall e la Bibbia“, curata da Paolo Biscottini e concepita come vera e propria sezione dell’altra. Una particolarissima esposizione di 60 opere che Chagall dedicò al messaggio biblico. Sin da giovane l’artista fu affascinato dalla Bibbia, che considerava come la più importante fonte al mondo di arte e poesia. Dai suoi studi in merito, negli anni Sessanta, nacque il ciclo sul Messaggio Biblico, i cui soggetti furono elaborati attraverso tecniche diverse, dalle acqueforti alle ceramiche, agli oli: 22 guaches preparatorie, finora inedite, particolarissime, che costituiscono un documento fondamentale per lo studio di Chagall.

Orari, i prezzi, le visite guidate e tutte le info sui siti dedicati alla mostra “Marc Chagall. Una retrospettiva 1908-1985” a Palazzo Reale e “Chagall e la Bibbia” al Museo Diocesano.

L’arte di strada a Milano

Se passeggiate per la città potrete scoprire tante attività interessanti ed espressive

open streetFino al 2011 esibirsi in strada era vietato, non regolamentato, ostacolato in tutti i modi e assolutamente vietati gli spettacoli cosiddetti “a cappello” (il passante che mette l’offerta libera nel cappello, per intenderci). Oggi non è più così e in questi anni Milano è diventata sempre di più vetrina di artisti di strada che si esibiscono un po’ in tutta la città, in particolar modo nelle vie del centro animate di turisti e cittadini (via Dante, la Galleria, Piazza Duomo, San Babila, Largo Cairoli e il Castello, cuore prossimo della Expo, ecc.).

Iil punto di arrivo di questa politica di apertura è stata Open Street, la più grande vetrina d’arte di strada europea, un’iniziativa promossa dal Comune di Milano e da Open Street aisbl nell’ambito di Milano Cuore d’Europa, realizzata in collaborazione con la Fnas (Federazione Nazionale Arte di Strada.Ed ecco le principali novità del regolamento che  disciplina due distinte categorie di artisti:

  • le  “espressioni artistiche di strada”, (giocolieri, clown, acrobati, equilibristi, contorsionisti, cantastorie, attori di strada, statue viventi, mimi, fachiri, mangiafuoco, burattinai, danzatori, musicisti, street-band, madonnari, dream-painters, ecc. ) che non prevedono richieste di compensi, ma solo eventuali offerte “a cappello”
  • i “mestieri artistici di strada” (es.: ritrattisti, pittori, scultori,  esoterici, truccatori, ecc. ) che invece chiedono uno specifico corrispettivo per la realizzazione e vendita delle loro opere o per prestazioni estemporanee di carattere artistico-espressivo. Per questa categoria di attività, che ha un modesto risvolto commerciale, è previsto il pagamento della tassa di occupazione suolo pubblico nella misura minima prevista tra le iniziative dichiarate di interesse civico dalla Giunta Comunale.

Per i mestieri artistici di strada, è stata inoltre introdotta una rotazione delle postazioni con frequenza non superiore ai tre mesi, per consentire ad un numero maggiore di soggetti di poter occupare le postazioni individuate; gli artisti invece avranno la possibilità di disporre delle postazioni individuate per slot di tre ore e per un massimo di quattro giorni consecutivi, nell’arco orario dalle 9:00 alle 24:00, fatte salve alcune limitazioni (ad esempio nei parchi pubblici soggetti ad apertura e chiusura dei cancelli) e il termine alle 22.00 per le esecuzioni musicali.

La vera novità comunque consiste nella introduzione, per la prima volta in una città italiana, di un sistema informatizzato che consente, da un lato, agli artisti di strada di prenotare i propri spazi, e dall’altro, ai cittadini di conoscere anticipatamente, attraverso internet, anche il  programma di attività che vivacizza il territorio.

Attraverso l’utilizzo della piattaforma, fornita da una delle associazioni maggiormente rappresentative delle arti di strada  è possibile individuare le postazioni (al momento sono state caricate più di 200 postazioni, ma il sistema consente di incrementarle sino a 400) con relative caratteristiche, inerenti i limiti all’esercizio,  in particolare in relazione all’emissione acustica.

 

 

Brera: scatti da Pinacoteca

© Carlo Orsi (Sette giorni a Brera, 2014)

© Carlo Orsi (Sette giorni a Brera, 2014)

La Pinacoteca di Brera vista con gli occhi di sette fotografi. Questo il progetto “Sette fotografi a Brera” curato da Sandrina Bandera, Cecilia Ghibaudi e Giorgio Zanchetti.

Sette autori di diverse generazioni e diversi stili sono chiamati a raccontare le sale di una fra le più belle pinacoteche italiane attraverso il punto di vista di narrazione personale di ognuno.

E ognuno ha il suo particolare sguardo: Luca Carrà sulle statue del Cortile d’Onore; Mario Cresci sui ritratti in esposizione; Paola Di Bello sui visitatori; Dondero sui restauratori e le opere in restauro; Orsi si concentra si concentra sulle emozioni delle opere esposte; Giovanni Ricci e Annalisa Sonzogni sulle architetture e gli spazi.

Si possono vedere gli scatti, suddivisi per autore, nelle sale della Pinacoteca in un’alternanza dialettica tra dipinti e fotografie, antico e moderno, sguardi sul mondo.

Fino al 2 novembre, tutti i giorni tranne il lunedì dalle 8,30 alle 19,15. Ingresso: 6/9 euro. Per le info consultare il sito della Pinacoteca.