Il sughero: tappo a chi?

tappi_sugheroRiparte in Italia e in altri sei Paesi europei ed extraeuropei la campagna internazionale di promozione del sughero

Sostenuta e finanziata da Apcor (Associazione Portoghese dei Produttori di Sughero), da Assoimballaggi/Federlegnoarredo e Rilegno, insieme alle aziende produttrici Amorim Cork Italia, Sugherificio Ganau, Sugherificio Molinas e Mureddu Sugheri  è partita  la nuova campagna per far conoscere il sughero e le sue proprietà.

In primo luogo il sughero svolge un ruolo fondamentale a livello ambientale. Le sugherete non solo sono capaci di assorbire ogni anno più di 14 milioni di tonnellate di CO2, ma sono anche l’habitat naturale di svariate specie animali, salvaguardando l’aspetto fondamentale della biodiversità. Inoltre hanno un ruolo molto importante per la lotta al depauperamento e alla desertificazione a favore dello sviluppo sostenibile. Il sughero è l’alleato chiave del vino: la qualità e l’eccellenza di quest’ultimo trovano infatti il loro massimo compimento grazie a questo materiale straordinario, capace di preservarlo con le sue migliori caratteristiche anche nel tempo.

Dal punto di vista economico e dell’occupazione, il sughero ha un ruolo di rilievo: la produzione mondiale raggiunge 3 milioni di quintali all’anno e si concentra nel bacino del Mediterraneo tra il Portogallo, con il 52,5% del totale, la Spagna con il 29,5%, l’Italia con il 5,5%, seguiti da Algeria, Marocco, Tunisia e Francia.

L’Italia, al terzo posto tra i produttori mondiali, con 170.000 quintali di sughero prodotti all’anno, realizza circa un 1.500.000.000 di tappi di sughero. L’industria del vino è il miglior “cliente” dell’industria del sughero e assorbe il 70% della sua produzione. La rimanente parte si suddivide per il 16% nel settore della bio-edilizia, per il 9% nel settore calzaturiero, per il 3% nel settore dell’artigianato. Un alleato prezioso in tempi difficili e soprattutto un materiale dalle mille qualità da scoprire anche grazie al bel sito dedicato che ha rinnovato recentemente la grafica e ampliato l’informazione.

 

 

 

 

 

 

 

Food and Nutrition: che si mangia?

Si è chiuso all’università Bocconi di Milano il  quarto International forum on Food and Nutrition del Barilla Center che ha radunato i massimi esperti mondiali del settore

barillaCome mangeremo nel 2030? Attualmente sprechiamo 1,3 miliardi di tonnellate di cibo mentre 868 milioni di persone sono malnutrite. Eppure sprechiamo oltre il 30% del cibo prodotto ogni anno: quattro volte la quantità necessaria a nutrire i suddetti affamati. E comunque, ciò che consumiamo oggi è più di quanto il pianeta riesca a rigenerare: in pratica la Terra non basta più. Di questo passo, per mantenere questo stile di vita nel 2050 serviranno tre pianeti anche tenendo conto dell’incremento demografico.

Quali saranno allora i fattori che nel prossimo futuro influiranno il nostro modo di rapportarci con il cibo e come possiamo affrontare il problema?

Ogni anno 36 milioni di persone muoiono per mancanza di cibo mentre per cause connesse all’eccessiva alimentazione (diabete e obesità in primo luogo) i decessi sono 29 milioni. I Paesi sviluppati hanno uno stile di vita non più sostenibile (1,3 miliardi di tonnellate di cibo sprecato tra perdite lungo la filiera e cattive abitudini). Questi i temi al centro del dibattito organizzato dal Barilla Center for Food & Nutrition che ha coinvolto i massimi esperti internazionali sui temi al centro dell’attualità in sessioni plenarie alternate a workshop tematici di approfondimento.

Una sessione è stata dedicata alla green economy e ai casi concreti per una filiera agroalimentare sostenibile poiché i tradizionali metodi di gestione della filiera non sono più praticabili in prospettiva futura. La green economy invece può rappresentare una soluzione, sia nei Paesi maturi, dove appare vitale per uno sviluppo ulteriore, sia in quelli in via di sviluppo, dove può essere una via per la sicurezza alimentare.piramide barilla

In una sessione parallela è stata illustrata la doppia piramide alimentare e ambientale, il modello ideato dal Barilla Center che mette in relazione gli alimenti della tradizionale piramide alimentare con il loro impatto ambientale: emerge che gli alimenti per cui gli esperti di nutrizione raccomandano un consumo più frequente sono anche quelli con l’impronta ambientale minore, mentre quelli per cui si suggerisce un consumo moderato sono quelli con la maggiore impronta ecologica. Una sessione è stata dedicata al tema Mangiare nel 2030: il futuro dell’alimentazione tra stili di vita e innovazione, in cui mondo scientifico, industria, scienze sociali e consumatori hanno discusso dei grandi cambiamenti che nel prossimo futuro modificheranno il nostro modo di rapportarci con il cibo.

Due workshop sono stati dedicati rispettivamente a come comunicare il cibo e quale sia il ruolo di scrittori, chef, giornalisti e blogger. L’alimentazione e la nutrizione sono infatti al centro di una grande esposizione mediatica che rende sempre più importante una corretta informazione nella quale un ruolo determinante giocheranno i nuovi media. Particolare importanza avrà in futuro l’impatto di questa divulgazione sulle conoscenze e sulle abitudini alimentari dei giovani.

L’occasione è stata anche una vetrina per pubblicazioni dedicate al tema come La rivoluzione della lattuga. Si può riscrivere l’economia del cibo? di Franca Roiatti; Sprechi: il cibo che buttiamo, che distruggiamo, che potremmo utilizzare di Tristram Stuart. Nove miliardi di posti a tavola di Lester Brown mentre Danielle Nierenberg ha presentato Eating Planet, il primo libro del Barilla Center, in collaborazione con il Worldwatch Institute, che indaga i paradossi del sistema alimentare globale.