La terra dei fuochi: non tutto il male…

…viene per nuocere. Anche da questa brutta storia forse è possibile trarre qualche cosa di utile

Terra dei fuochiLa Terra dei Fuochi potrebbe diventare un “laboratorio a cielo aperto” sugli effetti dell’inquinamento sulla salute, utilizzando i fondi europei per la ricerca destinati alla Campania.

La rivista Nature lo propone in un editoriale che ricostruisce le vicende che hanno portato alla scoperta delle discariche abusive nella zona tra Napoli e Caserta.

«La Campania – spiega Gennaro Ciliberto, direttore scientifico dell’Istituto nazionale tumori Pascale di Napoli – potrebbe essere un perfetto campo di studi per un programma di ricerca e biomonitoraggio».

I precedenti, stando all’articolo, ci sono: nella città greca di Tessalonica con i fondi europei è stato iniziato un progetto per cercare tracce della combustione delle biomasse nel sangue e nelle urine degli abitanti. «’La Ue ha destinato 6,9 miliardi di euro alla Campania solo per il periodo 2007-2013 – ricorda ancora Nature -. L’allocazione della prossima tranche è ancora in discussione, e l’idea di Ciliberto merita di essere presa in considerazione».

 

Ogm: la facile profezia

L’Europa rimanda ancora la presa di posizione definitiva sugli Ogm

Lo avevamo anticipato nel precedente articolo. La decisione più probabile era “non decidere”. Il Consiglio dei Ministri dell’Ambiente dell’Unione Europea ha rinviato la patata bollente (più o meno geneticamente modificata) alla commissione apposita che già una volta si era espressa a favore. Va detto che il parere favorevole è stato reiterato nel corso degli anni in mancanza di prove documentali di reazioni avverse.

La questione Ogm continua a dividere l’Europa tra favorevoli e contrari. L’Italia si era espressa in tal senso insieme alla Francia (in tutto i voti contrari sono stati 19), ma le ragioni del sì di Spagna, Gran Bretagna e altri tre Paesi hanno avuto la meglio. L’ago della bilancia, nelle mani di  quattro Stati, tra i quali la Germania, è servito per non decidere, astenendosi e non consentendo il raggiungimento del numero legale. La legislazione europea prevede che, in mancanza del numero minimo per le decisioni, la questione passi alla Commissione Europea. Come detto, la Commissione UE ha già dato l’autorizzazione una volta e non è probabile che si smentisca.

Le reazioni non si sono fatte attendere. Greenpeace definisce “illegale” un’approvazione del mais Ogm perché la Corte di Giustizia europea ha negato nel dicembre scorso un’autorizzazione simile e si appella proprio alla Corte affinché annulli un eventuale ok da parte della commissione. Slow Food è soddisfatta della posizione dell’Italia  (che ha un ministro dell’agricoltura in uscita), ma non può dire altrettanto della posizione europea, mentre Legambiente spera che il semestre di presidenza italiano sia incentrato sul blocco delle autorizzazioni. Il no ambientalista non è pregiudiziale , ma si rifà principalmente ai seguenti argomenti:

Il mais 1507 è stato geneticamente manipolato per produrre una tossina chiamata Bt, letale per alcuni parassiti. L’Autorità per la Sicurezza Alimentare dell’Unione Europea (Efsa) ha infatti riconosciuto la tossicità di questo Ogm per farfalle e falene (soprattutto queste ultime, n.d.r.) e ha messo in guardia su possibili carenze dei test condotti sul mais 1507. Questo prodotto, commercializzato dall’industria agrochimica americana Dupont Pioneer, è stato inoltre modificato per essere resistente all’erbicida glufosinato, che  però sarà vietato nell’Unione Europea entro il 2017 proprio a causa della sua tossicità.

Insomma, ci si chiede, perché autorizzare una coltura che si sa sin dall’inizio essere tossica? E ancora, se sono innegabili le criticità alimentari di alcune aree del pianeta, perché non limitarsi a quelle tutelando la naturalità dei processi là dove le condizioni dell’agricoltura, anche grazie a nuove tecnologie sia pure in campo genetico, lo permettono?

A selezioni e ibridazioni ricorrevano anche gli antichi Maya, ma in tempi più lunghi e soprattutto senza sospetto di lobbysmo. Torneremo sull’argomento quando, per amore o per forza, l’ultima parola sarà pronunciata.

 

Mais ogm: per favore, chiarezza

ogm maisSugli ogm l’opinione pubblica è disorientata. Invece, la chiarezza è d’obbligo

In questi giorni se ne saprà di più, o forse no. Lo scenario più probabile per le decisioni in calendario a Bruxelles è: nessuna maggioranza qualificata di Stati membri né pro né contro l’ok alla coltivazione del mais ogm Pioneer 1507. È già successo a livello di ambasciatori europei la settimana scorsa, oggi è la volta del voto a cui sono chiamati i ministri dei 28 Paesi Ue. La spaccatura equivale però all’obbligo legale da parte della Commissione Ue di adottare senza ritardi ingiustificati la sua stessa proposta, favorevole all’autorizzazione della coltivazione del mais transgenico.

Per questo il commissario Ue alla salute Borg, alla vigilia del voto, ha rilanciato un appello agli Stati membri perché riaprano il dibattito sugli ogm, fermo da anni tra anatemi e aspettative miracolose, e sulla decisione della Commissione stessa, che nel 2010 dava libertà ai singoli Paesi di decidere se autorizzare o meno la coltivazione sul proprio territorio. La Pioneer (che produce il contestato mais) aveva fatto richiesta già nel 2001,e l’Efsa, l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare, ha dato nel corso degli anni sei pareri tutti favorevoli (2005, 2006, 2008, 2011 e 2012). Ora siamo all’ultimo giorno utile per esprimersi e la presidenza greca dell’Ue ha deciso dunque di metterlo all’ordine del giorno del Consiglio affari generali.

Sempre secondo il Commissario alla salute, la decisione della corte Ue sul mais 1507 sottolinea l’urgenza di rilanciare le discussioni sulla proposta relativa alla coltivazione degli ogm già fatta dalla Commissione nel 2010, che darebbe agli Stati membri più libertà di scegliere se proibire o meno la coltivazione tenendo conto di tutti i fattori, oltre che da quelli relativi ai rischi per la salute e l’ambiente.

Per approfondimenti leggi i nostri articoli dedicati al tema: Ogm: mangiare informati/1 e Ogm: mangiare informati/2