Risorse idriche: il Water Day

ippopotamo

“Anche i pesci bevono acqua”. È lo slogan con cui gli acquari di Genova, Livorno e Cattolica puntano a sensibilizzare i visitatori contro lo spreco di risorse idriche

Qualche giorno fa si è svolto il Water Day, giorno dedicato alla sensibilizzazione contro lo spreco di risorse idriche destinato in particolare ai visitatori dei giardini zoologici, circa 6 milioni di persone all’anno. Questo è l’intento della Uiza (Unione Italiana Giardini Zoologici e Acquari) che prevede attività didattiche, giochi, laboratori e approfondimenti a tema sul risparmio dell’acqua, il consumo sostenibile e il rispetto dell’ambiente, indicando le buone pratiche da seguire per evitare gli sprechi.

Testimonial è l‘Hippopotamus amphibius che si rivolge ai bambini, pubblico elettivo di zoo e acquari, con una lettera aperta: «Sono un ippopotamo e so che vi state dando da fare per non sprecare acqua. Forse non sono l’animale più bello ma sono sicuro che mi trovate simpatico e che starete a sentire quello che voglio dirvi come portavoce di tutti le specie animali che vivono sul Pianeta. In Africa, ad esempio, gli animali aspettano l’acqua per settimane e a volte mesi, addirittura qualche specie come lo gnu ritarda le nascite fino a quando le prime piogge non fanno crescere l’erba di cui si nutre. Voi avete rubinetti da dove sempre e comunque l’acqua sgorga e forse non vi rendete conto di quanto effettivamente sia preziosa. Viviamo tutti nello stesso Pianeta e se l’acqua per voi importante, per noi spesso il confine tra la vita e la morte».

Gli acquari di Genova, Livorno e  Cattolica punteranno focus su “Anche i pesci bevono acqua”, perché mantenere all’interno degli organismi la giusta quantità d’acqua è importante non solo per gli essere umani, ma anche per gli animali acquatici.

 

Risorse idriche: nuove regole per l’acqua

risorse idricheServizi e investimenti: le novità del 2014 per le risorse idriche

Dal primo gennaio 2014 il nuovo anno porterà nuove regole tariffarie, bollette più trasparenti e investimenti mirati a ridurre le perdite e l’inquinamento ambientale nel delicato settore delle risorse idriche.

Secondo le stime dell’Authority, nei prossimi cinque anni serviranno 25 miliardi di euro di investimenti per ammodernare le infrastrutture e superare le carenze croniche nel settore (in Italia infatti sono state realizzate meno del 56% delle opere necessarie).

25 miliardi di euro sono una spesa che difficilmente si può pensare di sostenere con le sole tariffe; allo studio dell’Autorità ci sono dunque nuove opzioni finanziarie innovative come gli hydrobond, ovvero titoli obbligazionari vincolati al finanziamento di piani di investimento mirato, che potrebbero essere emessi da vari soggetti, come Cassa depositi e prestiti, Regioni, utility.

Allo studio anche il bonus sociale basato sull’indicatore Isee, che prevede agevolazioni tariffarie per le famiglie disagiate. Da gennaio inoltre è diventata operativa la direttiva sulla trasparenza delle bollette per renderle più chiare e dare maggiori informazioni sui diritti dei consumatori, con l’obbligo per i gestori di pubblicare online le Carte dei servizi.

 

Acqua e suolo, cosa cambia con la legge?

AcquaGoverno del suolo e gestione dell’acqua: negli ultimi cinquant’anni il consumo di suolo in Italia è cresciuto a una media di otto metri quadrati al secondo

L’indagine dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale ha rilevato che dal 2,8% del 1956 si è passati al 6,9% del 2010, con un record negativo in Lombardia con oltre il 10% (dati: Centro di Ricerca sui Consumi di Suolo, www.consumosuolo.org).

A fronte di un utilizzo sempre più massiccio del territorio, si verifica anche l’aumento dell’impermeabilizzazione che rende la gestione dell’acqua sempre più a rischio. Il disegno di legge sui suoli, appena approvato, ci fa capire che molto si può e deve ancora fare per un nuovo concetto di benessere che includa il rispetto dell’ambiente.

La qualità della vita, con accesso adeguato alle risorse nel rispetto dell’ambiente in cui si trascorre la propria esistenza, è un diritto-dovere di ciascun essere umano. Il punto vitale è come gestiamo le risorse a disposizione. I temi del suolo e dell’acqua sono molto sentiti in Italia, specialmente negli ultimi tempi. Pare che la coscienza ambientale si stia risvegliando ed esca dalla logica del “siamo contrari a tutto” per entrare nella mentalità dei cittadini.

Questo processo, veicolato fra l’altro da associazioni ambientaliste storiche come Legambiente, Wwf , Italia Nostra, Fai è un passaggio importante perché finalmente il comune cittadino considera la qualità della vita e il benessere un punto fermo irrinunciabile dell’esistenza e a tutta evidenza l’acqua lo è.

È stato presentato da parte del governo il Disegno di legge sui suoli, mentre alla Camera e Senato sono già state depositate numerose proposte di legge in merito. Ciò ha sviluppato un vivace dibattito, soprattutto perché nel decreto sblocca crediti della pubblica amministrazione (DL legge 8 aprile 2013, n. 35 e L. di conversione 6 giugno 2013, n. 64 art. 10 comma 4 ter) è stata inserita una norma che, modificando la Legge 244/2007 (Finanziaria 2008), estende anche al 2013 e al 2014 la possibilità per i comuni di utilizzare i proventi dei titoli abilitativi edilizi e delle sanzioni previste dal Dpr 380/2001 “Testo unico edilizia” per far fronte alle spese correnti.

Quindi una sorta di due pesi e due misure: da un lato si vuole salvaguardare il suolo, dall’altra si utilizza la proroga di una norma che praticamente annulla l’intendimento della proposta di legge e di fatto lo pospone nel tempo.

Cosa si può fare? Molto. La parte fondamentale la faranno i cittadini che non potranno più delegare tout-court la funzione della gestione del territorio alle istituzioni, ma dovranno accompagnare il percorso di redazione di norme nazionali e locali, di buone pratiche e di aumento della consapevolezza delle problematiche attraverso l’istituzione di discussioni costruttive con le realtà locali e nazionali. Visto che è appena iniziato il percorso della legge nazionale sul contenimento dell’uso del suolo possiamo cominciare proprio da lì.

 

Tratto da un articolo di Cristina Arduini, esperta ambientale e consigliere dell’Ufficio d’ambito (ATO) città di Milano per Voxdiritti.it

 

Alimentazione sostenibile: L’erba voglio

insettiO meglio, voglio l’erba: quella verde dei prati. Sarà l’alimentazione sostenibile di domani, insetti compresi

La popolazione mondiale non fa che aumentare (entro quarant’anni saremo due miliardi in più – salvo imprevisti – rispetto ai sette attuali ). Le risorse idriche scarseggeranno e per evitare carestie dovremo mangiare vegetali (erba compresa), anziché bistecche. Infatti, se l’umanità continuerà a cibarsi ai ritmi attuali seguendo la dieta odierna, entro il 2050 ci aspettano catastrofiche carenze alimentari: già oggi, secondo cifre dell’Onu, 900 milioni di persone soffrono la fame e 2 miliardi sono da considerare malnutrite. L’indicazione dunque è netta: si deve cambiare dieta e diventare tutti vegetariani, o quasi, convertendoci a un’alimentazione sostenibile.

Attualmente ricaviamo il 20% delle proteine necessarie al nostro fabbisogno da prodotti derivati dagli animali (carne, uova o latticini). Se vogliamo scongiurare una catastrofe annunciata questa percentuale dovrà scendere al 5% o forse anche a meno entro il 2050. Il problema di partenza è l’acqua che già oggi scarseggia ed è fonte di conflitti aspri per contendersi le risorse idriche, dighe comprese. Il cibo ricavato da animali, infatti, consuma da 5 a 10 volte più acqua di quella che serve a un’alimentazione vegetariana. E questo esaurisce l’argomento.

Ma se proprio vogliamo mettere qualche cosa sotto i denti la rivoluzione richiesta agli occidentali è ancora più epocale: si chiama entomofagia, cioè cibarsi di insetti. Secondo la Fao nutrirci di grilli e cavallette significherebbe eliminare malnutrizione, obesità e inquinamento a tutto vantaggio di un’alimentazione sostenibile per il pianeta e per il nostro metabolismo disastrato da zuccheri e fritti.

Già oggi il  consumo di insetti a scopo alimentare è molto diffuso nel Sud-Est asiatico e in alcuni Paesi dell’Africa e del Sud America. Secondo i dati diffusi dall’organismo mondiale della nutrizione e dell’agricoltura, sarebbero almeno 527 le diverse specie di insetti consumate nel mondo a scopo alimentare tra Sudafrica, Venezuela, Colombia, Giappone, Laos, Cambogia, Thailandia, Vietnam e Cina.

La produzione di insetti è economica, ecologica e non richiede emissione di gas nell’atmosfera. Si possono sfamare un gran numero di persone senza creare shock all’ambiente e fornendo un dieta equilibrata e priva di grassi.

Negli Stati Uniti e Canada qualcuno comincia a sperimentare la nuova cucina a base di formiche e miele, cavallette arrostite, spiedini di grilli. In Europa Alexis Chambon, grande chef francese, cerca di diffondere il più possibile la nuova tendenza cucinando grilli e altri insetti che si trovano in Europa.

A pensarci bene si tratta di superare solo un tabù culturale. Guardiamo negli occhi un gamberetto, è così diverso da una cavalletta? E una cicala di mare da una cicala canterina? E ancora, quella masserella di palline nere che chiamiamo caviale è così distinguibile da un insieme di formiche grassocce? Cominciamo a pensarci seriamente, il resto verrà da sé.