Cantina Piazzo: il nuovo supera l’antico. In luoghi di natura e di lavoro da mappare spanna a spanna, perché dietro a ogni curva e dietro a ogni collina, si apre sempre qualcosa di nuovo: tutto è una scoperta

Vini fantastici in una zona ad alta vocazione per l’eccellenza: le Langhe e il Roero, dove il territorio, il clima, il paesaggio, le varietà vegetali, la cultura, la storia, la capacità imprenditoriale sono tutte orientate al top, e si rischia di esser sopraffatti. 

Succede di continuo e soprattutto quando si arriva nella tenuta Piazzo, o come loro stessi si definiscono “Dai Poderi d’Mugiot”, nati negli anni 60 non da un’eredità nobiliare ma dalla visione avanguardista di Armando Piazzo, che insieme alla moglie Gemma, ha deciso di fare il vignaiolo quando nel dopoguerra tutti scappavano dalle campagne: 70 ettari tra Langhe e Roero che produco i grandi rossi del Piemonte senza dimenticare il Moscato e il Roero Arneis. Tanti successi, tanto export e obiettivi raggiunti con strategia, pazienza e lavoro in poco più di 50 anni.

“Talvolta le narrazioni delle cantine sono un po’ troppo bucoliche”, spiega Simone Allario Piazzo, trentenne e terza generazione in azienda insieme al fratello Marco, entrambi enotecnici. “Certamente è importante mantenere la tradizione, ma oggi non si può lavorare, sia in vigna che in cantina, come 20-30 anni fa. Le tecniche si sono evolute per diversi motivi, tra cui il cambiamento climatico e quello che ne consegue. Non si costruiscono cantine senza una serie di parametri tecnologici e d’impatto ambientale ed estetico”.

Simone e Marco, nipoti di Armando e Gemma, sono in piena fase di lancio: stanno definendo l’area per il progetto della nuova cantina, si prepara il terreno per un nuovo impianto, si presentano nuove etichette, si valutano nuove tecniche. Idee e progetti condivisi dai genitori Marina e Franco, seconda generazione Piazzo. E anche questa è una bella storia da scoprire.

La visione avanguardista orientata alla coltivazione di Nebbiolo, è stata la scommessa vincente di Armando e Gemma. Ma è con l’ingresso in azienda della figlia Marina e di suo marito Franco, a metà anni 80, che arriva la svolta produttiva, con l’implementazione del lavoro di vinificazione e la costruzione di una cantina nuova e moderna. La loro idea d’impresa è quella di un’azienda vitivinicola a 360 gradi, in cui parallelamente si  sviluppano tutti i comparti: dalla vigna alla cantina, dal commerciale all’accoglienza.

Il colpo d’occhio del panorama che circonda la cantina è un’ampia conca tutta coltivata a viti: la prima novità è l’affinità elettiva dei Piazzo – che vantano già etichette di Barolo pluripremiate – per il Barbaresco, a cui dedicano 21 dei 70 ettari dei poderi ed è la loro vera cifra stilistica. Simone, che ricopre anche il ruolo di vicepresidente dell’Enoteca Regionale del Barbaresco, spiega: “Questo del Barbaresco è un territorio ancora integro e legato ai propri antichi valori, non inflazionato da turismo di massa, e per questo in grado di offrire esperienze autentiche. Abbiamo voglia di lanciarci in qualcosa di nuovo, dedicato a chi è mosso da curiosità individuali, a chi va oltre certi stereotipi culturali. Siamo giovani e questo vino ci lascia molta libertà di sperimentare”. 

Il progetto “Le voci del Barbaresco” della Cantina Piazzo è ben articolato: una composizione che immagina un coro, tre solisti e un soprano. In ordine di apparizione sul palco: Barbaresco Pajorè 2019, Barbaresco Fratin 2017, Barbaresco Nervo Vigna Giaia 2017, Barbaresco Argè 2019 e Barbaresco Riserva, nell’ultima edizione frutto del cru Vigna Giaia.

È arrivata quasi a fine processo anche un’interessante sperimentazione: 13 ettari di Nebbiolo per vinificazione a Barolo, su cui si è messa in campo la coltivazione Green Experience, studiata con Coldiretti Cuneo, su scelte bilanciate di sostenibilità. Dal 2015 nell’area sono stata applicate soluzioni tecniche sostenibili quali l’abolizione dei diserbanti, l’inserimento di nidi per uccelli e pipistrelli, funzionali alla lotta naturale ai parassiti, la tutela della biodiversità e dell’estetica del paesaggio naturale e antropizzato. La vendemmia del 2018 è stata la prima a poter vantare gli effetti dei nuovi parametri e sarà presentata a primavera 2022. Una cantina piena di novità, tutte da scoprire in bottiglia, ma anche in loco.