Tartufi di castagne al cioccolato

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Golosamente irresistibili, i tartufi di castagne al cioccolato sono antichi dolcetti di tradizione piemontese che si gustano insieme a biscottini e cioccolatini per accompagnare caffè e liquori.

 

Nella ricetta originale d’epoca i tartufi di castagne al cioccolato, finita la stagione delle castagne fresche, sono preparati con quelle secche: se volete provarle, mettetele a bagno per almeno 24 ore, poi sciacquatele, eliminate eventuali pellicine rimaste e  proseguite come indicato nella ricetta, cuocendo eventualmente un po’ più a lungo le castagne, finché diventano morbide. Oggi è molto più semplice preparare questi dolci con le pratiche castagne già cotte sottovuoto oppure surgelate che si trovano anche al supermercato. Se amate il gusto del liquore (e non li offrite ai bambini), abbondate pure con il rum; a piacere, potete anche usare brandy o Cognac. I tartufi di castagne riescono ottimi anche con 1 cucchiaio di cacao nell’impasto. Per servire, disponete i tartufi di castagne al cioccolato dentro pirottini di carta. Se avete invitati numerosi preparate una dose doppia: spariscono in un istante…

 

Per 45-50 pezzi

 

250 g di castagne già cotte sottovuoto o surgelate

40 g di zucchero

2,5 dl di latte

rum scuro

1/2 baccello di vaniglia

cacao amaro

sale

 

  1. Incidete il baccello di vaniglia nel senso della lunghezza, mettetelo in una casseruola e unite il latte, le castagne, 1 pizzico di sale e portate a ebollizione; abbassate il fuoco e proseguite la cottura a fiamma bassa per circa 20 minuti, mescolando di tanto in tanto, finché le castagne saranno morbidissime e il fondo si sarà asciugato. Eliminate la vaniglia, unite lo zucchero, mescolate e lasciate raffreddare.
  1. Trasferite il composto nel recipiente del mixer, aggiungete 3-4 cucchiai di rum e frullate fino a ottenere un composto denso e omogeneo. Con un cucchiaino, prendete un po’ di composto di castagne, formate una pallina irregolare di 2,5-3 cm di diametro. Passatela nel cacao amaro, poi proseguite allo stesso modo fino a esaurire il composto.
  1. Disponete i tartufi di castagne al cioccolato dentro scatole di latta o contenitori ermetici foderati con fogli di carta da forno e lasciateli riposare in frigorifero per almeno 5-6 ore prima di servirli. Conservate i tartufi di castagne al cioccolato in frigo per una decina di giorni.

 

 

(immaginecuisineravecele.blogspot.fr)

A scuola di…tartufi

Questa è la stagione migliore per mandare a scuola il…cane

cane tartufo-parliamo di cucinaLa legge italiana prevede che per la ricerca del tartufo si debba obbligatoriamente usare un cane addestrato a tale scopo. Per ora il cane più utilizzato per la ricerca del tartufo è il classico bastardino, più resistente alla fatica della cerca, alle malattie e con un fiuto e una dedizione proverbiali. In teoria tutte, o quasi tutte le razze canine potrebbero essere utilizzate dato che quel che conta di più è la predisposizione del cane stesso alla cerca e all’apprendimento.

Ovviamente anche il rapporto con il padrone è determinante per questa attività: i cani, come le persone, non sono tutti uguali ed hanno caratteristiche ed attitudini diverse e quello che più conta non è la razza del cane ma bensì il suo addestramento e l’entusiasmo con cui svolge la sua attività di cercatore.

L’addestramento può iniziare quando il cane ha due o tre mesi dalla persona che intende utilizzarlo nella ricerca dei tartufi. Per iniziare bisogna “costruire” una pallina con uno straccio avvolto intorno a pezzettini di tartufo; la dimensione di questa pallina deve essere tale che impedisca al cane di poterla ingoiare. Si inizia cominciando a tirare la pallina in un luogo che il cane possa vedere; per istinto il cane è portato a seguirla e bisogna piano piano insegnarlo a riportarcela. Quando lo farà dovremmo premiarlo con biscottini e carezze.

La fase successiva consiste nel gettare la pallina in mezzo all’erba alta; non vedendola, il cane deve affidarsi al suo fiuto per ritrovarla e portarcela. Il passo successivo sarà lanciarla all’insaputa del cane obbligandolo a cercare e fiutare. Quando il nostro amico avrà compreso appieno queste fasi si potrà cominciare a incastrare la pallina in una fessura del terreno, in modo che il cane cominci a raspare con le zampe.

Appresa questa ultima fase il cane è pronto per essere portato in qualche tartufaia e se abbiamo fatto un buon lavoro possiamo cominciare la ricerca. E se avete bisogno di aiuto rivolgetevi all’Università dei cani da tartufo!