Slow Food Planet: il mondo in una App

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Slow Food Planet, la nuova App di Slow Food Editore, realizzata con il supporto di Lavazza, è molto di più di una semplice guida che segnala indirizzi. Dai locali tipici agli acquisti golosi, è lo strumento indispensabile per di chi vuole esplorare – letteralmente – tutto il mondo del cibo.

C’è uno strumento facilissimo da usare per chi è in vacanza o in viaggio, bastano uno smartphone e un click: Slow Food Planet non è solo una guida che segnala indirizzi dove mangiare: si può chiedere anche dove andare a rilassarsi bevendo una birra, dove fare colazione, dove comprare un buon pane o un formaggio tipico e tanto altro ancora.

Slow Food Planet è possibile grazie a una rete di 2 mila collaboratori che raccolgono e redigono le segnalazioni e provengono da una fonte preziosissima: i soci Slow Food presenti in 150 Paesi che vivono nei territori, frequentano i locali e ne conoscono l’offerta gastronomica insieme alle persone che li rendono speciali, chef, artigiani, enotecari, pasticceri… Una conoscenza dei luoghi che offre mille sfumature: si possono assaggiare i prodotti che ne sono l’espressione più tipica, conoscere la cucina tradizionale e l’atmosfera, approfondirne le radici storiche. Una App poliglotta che parla italiano e inglese, fondamentale per i turisti di tutto il mondo.

Il primo assaggio delle funzionalità di Slow Food Planet è scaricabarile gratuitamente dall’Apple Store o da Google Play insieme alla scelta di un territorio gratuito a scelta, mentre i soci Slow Food ne hanno subito 10 a disposizione. Tre le categorie dove lasciarsi guidare da Slow Food Planet: Tempo per mangiare, Tempo per comprare e Tempo per me. In un’unica App le segnalazioni per chi è in viaggio e per chi vuole scoprire il meglio del posto in cui vive.

Entro il 2015 saranno 22 i Paesi mappati con 96 aree Planet e 12 mila e 500 segnalazioni. In Italia, saranno 32 le aree Planet, con 4 mila segnalazioni e 150 Coffee Experience Lavazza. Sono oltre 2 mila i soci Slow Food impegnati nella raccolta delle segnalazioni e 150 i collaboratori che contribuiscono a alimentare il ricchissimo database, fra coordinatori di area, redattori e traduttori.

Una sezione speciale è dedicata a uno dei prodotti simbolo dell’Italia: il caffè. Grazie alla partnership con Lavazza, sono 150 i locali segnalati in tutta Italia in cui vivere una Coffee Experience gustando le miscele speciali di ¡Tierra!, prodotto 100% da coltivazione sostenibile, Kafa, 100% monorigine etiope e il nuovo arrivato Etigua, con i Presìdi Slow Food Harenna dell’Etiopia e Huehuetenango del Guatemala.

Il legame tra Lavazza e Slow Food nasce da una solida collaborazione che dura e si rinnova da oltre vent’anni. Una partnership che si fonda sulla condivisione di valori e sulla concretezza dei risultati e che, anno dopo anno, dà vita a nuovi progetti comuni. Da sempre Lavazza crede nella filosofia del buono, pulito e giusto che anima Slow Food e nell’importanza strategica della formazione in campo alimentare, una condizione fondamentale per sostenere la qualità e l’eticità dei prodotti. E quest’anno Lavazza ha deciso di sposare il progetto dell’App Slow Food Planet, che permette di scoprire i luoghi consigliati da Slow Food per mangiare, acquistare e trascorrere il tempo libero.

 

Dna in tazzina: il genoma del caffè arabica

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Presentati a Milano i risultati e le future implicazioni di un’importante ricerca che ha svelato il genoma del caffè arabica, finanziata in collaborazione da Illy e Lavazza, storici capisaldi dell’industria caffeicola italiana

 

Svelato il Dna del caffè Arabica. Un primato tutto italiano quello della scoperta del genoma del caffè: lo studio è stato condotto dalle Università di Padova, Trieste e dall’Istituto di genomica applicata di Udine e coordinato dal professor Giorgio Graziosi di Dna Analytica, spin off dell’università di Trieste.

Le potenzialità della scoperta per il mondo agroalimentare avranno importanti ricadute economiche lungo tutta la filiera, con il coinvolgimento dei Paesi consumatori e produttori. Grazie a una buona conoscenza del genoma del caffè sarà possibile migliorare le pratiche agronomiche individuando le piante geneticamente predisposte a una maggiore produttività, più resistenti e che forniscono un caffè di qualità superiore, oppure selezionando piante naturalmente prive di caffeina e che non richiedono inquinanti processi di estrazione chimica. Inoltre, la segmentazione del caffè, come per il vino, porterà all’esplosione della biodiversità e di pratiche differenziate in base al territorio.

La selezione di queste superpiante tramite ibridazione permetterà un incremento e una maggiore stabilità della produzione e questo contribuirà a mantenere costante il prezzo di mercato di questa materia prima, oggi il più importante indice del mercato mondiale dopo il petrolio. “Il caffè sta vivendo una stagione positiva grazie a quelle che sono le tre virtù della nera bevanda: piacere, salute e sostenibilità”, afferma Andrea Illy, ponendo l’accento anche sulla necessità di aumentare la produzione, contrastando gli effetti del global warming.

Illy e Lavazza uniscono le forze e forniscono un esempio di estrema coesione e senso di comunità lungo tutta la filiera, dal produttore al consumatore”, prosegue Giuseppe Lavazza. “Il caffè diventa non solo emblema dello stile italiano, un primato per cultura ed esportazione, ma anche simbolo di eccellenza scientifica e collaborazione industriale di due aziende complementari e leader”.

Le due aziende prevedono di divulgare gratuitamente i risultati della ricerca sul genoma del caffè arabica, per garantire il massimo dei benefici attuabili e la creazione di un comitato scientifico volto al finanziamento di future ricerche e applicazioni.

Arte e sostenibilità = Tierra!

La lattina decorata da Vanessa Beecroft

La lattina decorata da Vanessa Beecroft

Una gallery di “tele” d’eccezione per celebrare l’undicesimo anno di ¡Tierra!, il progetto di business responsabile di Lavazza

Sei opere esclusive in edizione limitata per la Vogue Fashion’s Night Out 2013 di Milano, Firenze e Roma. Sono le lattine che hanno realizzato in edizione limitata Fabrizio Donzelli, Stefano Arienti, Nico Vascellari, Francesco Vezzoli, Vanessa Beecroft e Mihret Kebede.

Per Francesca Lavazza, direttore Corporate image Lavazza Spa l’arte è uno strumento di comunicazione che ha una responsabilità altissima. ¡Tierra!, che quest’anno festeggia gli undici anni di attività e il progetto dall’impatto sociale e ambientale più significativo tra i molti di Lavazza. A Perú, Colombia e Honduras, i Paesi coinvolti nella fase uno del progetto, si sono aggiunti Brasile, India e Tanzania.

Obiettivo: trasmettere know-how per migliorare la filiera del caffè a partire dalla base (i produttori coinvolti nella prima fase hanno ottenuto la certificazione di Rainforest Alliance), ovvero lavorare in stretta collaborazione con gli interlocutori locali, per realizzare interventi al servizio della comunità, migliorare gli standard produttivi, implementare un modello di imprenditoria sostenibile. L’estate scorsa abbiamo inaugurato in Tanzania la scuola materna, un centro di accoglienza per giovani e un laboratorio di cucina per le donne.

Nella Tanzania settentrionale e alle pendici del Kilimangiaro siamo a 750 tra produttori e coltivatori coinvolti. Stiamo pensando anche a un nuovo intervento in Etiopia, dove si trova l’unico caffè che cresce in modo spontaneo (il progenitore di tutte le piante di caffè del mondo), con proprietà organolettiche assolutamente uniche.

L’Africa rimane per noi territorio di estrema importanza: oltre ai progetti appena ricordati stiamo collaborando con International Coffee Partners, ICP (Lavazza è membro dal 2001) in importanti interventi regionali in Tanzania e Uganda. Se da una parte la coltivazione del caffè ha un impatto non trascurabile sull’ambiente, rendendo necessari interventi per la tutela della biodiversità e delle buone pratiche agricole, è vero anche l’opposto: la trasformazione del clima a livello globale impatta sulle pratiche agricole e la resa dei raccolti.

Dal 2010 ICP sostiene il progetto Coffee and Climate Change che si propone di investigare proprio quest’ultima relazione. Le domande a cui il programma si propone di rispondere sono: quanto caffè sarà disponibile a lungo andare? Quali regioni saranno investite più profondamente dal cambiamento? Occorrono nuovi strumenti per misurare il fenomeno e nuove tecniche per contrastarlo. Gli interventi pilota interessano Vietnam, Tanzania, Brasile e Guatemala.