Alois Lageder: il futuro del vino

Alois Clemens Lageder_Alois Lageder

Dall’agricoltura innovativa all’arte contemporanea. Per Alois Lageder oggi lavorare la terra e produrre vino non è solo un’attività commerciale ma diventa un vero e proprio stile di vita

Piccolo borgo antico vicino a Bolzano, Magrè conserva intatto il fascino rurale e lo spirito alacre che ha attraversato i secoli. Lì sono la cantina e la Vineria Paradeis, il cuore dell’azienda vinicola di Alois Lageder, erede di una lunga tradizione – la sua famiglia da due secoli produce vino – arrivata ormai alla sesta generazione, con l’ingresso in azienda del giovane Alois Clemens.

“Fare agricoltura innovativa oggi vuol dire percorrere la via del ritorno verso il totale rispetto della natura. Dal passato si andrà verso il futuro solo attraverso nuovi ma al tempo stesso antichi sistemi di cura della terra”, afferma Alois Lageder, produttore di grandi vini dell’Alto Adige. Quando è entrato nell’impresa di famiglia erano ancora tempi in cui in cantina si badava soprattutto alla quantità: sua la scelta di intraprendere un lungo cammino verso il totale ribaltamento dei canoni e dei valori tradizionali per rivalutare il fattore qualitativo. “Fin dagli inizi ho cercato ed esplorato nuove metodologie, avvicinandomi al mondo del biologico e della biodinamica”.

Scelta culturale prima ancora che tecnica, la regola ispirata dal filosofo austriaco Rudolf Steiner presuppone comunque un nuovo, positivo atteggiamento verso l’agricoltura: “La qualità del vino dipende strettamente da quella dell’uva: il suo valore organolettico si forma nella vigna, discende dal tipo di trattamento della vite”, prosegue. “La moderna rivoluzione verde ha industrializzato l’agricoltura ma ha anche diffuso sulla terra una quantità di sostanze incompatibili. La chimica ha fatto il suo tempo, si è rivelata fallace, ha aumentato artificialmente le rese ma ha consumato i suoli e li ha resi sterili. Ritornare ai modi antichi è un atto dovuto, perché la biodiversità è invece un grande valore. Questa terra mi è stata trasmessa dalla mia famiglia e cambiare rotta è un atto indispensabile per conservare intatto il suo potenziale per le nuove generazioni. Si è trattato di ripensare completamente il modo di fare vino: oggi noi coltiviamo con i preparati biodinamici che prepariamo in azienda. E i risultati ci danno ragione”.

Anche sostenibilità e risparmio energetico sono indispensabili al buon funzionamento dell’azienda: “All’inizio degli anni ’80 si è trattato di costruire una nuova cantina. E’ stato allora che ho iniziato a interessarmi di architettura sostenibile. Nell’aria molti cambiamenti erano in atto, da quelli climatici alla percezione di una svolta epocale incombente: la risposta l’ho trovata in Germania dove stava nascendo la nuova coscienza ecologica”. Fondamentale per la sua formazione ambientalista l’amicizia con Hans Glauber, un intellettuale che ha dato impulso allo sviluppo dei concetti di sostenibilità, ecologica e sociale, fondando a Bolzano nel 1989 l’Ecoistituto Alto Adige, ente privato che ha l’obiettivo di aiutare persone e imprese ad attuare progetti concreti, per dimostrare che le buone idee anche alternative possano trovare realizzazione, e di cui Alois Lageder è oggi presidente.

L’indipendenza di pensiero, non farsi omologare all’interno delle dinamiche di settore, è stata sempre la cifra del suo stile. Anche per quanto riguarda la comunicazione del vino: da quasi vent’anni organizza un appuntamento annuale che, in contemporanea con Vinitaly, porta nella Tenuta Alois Lageder a Casòn Hirschprunn e Tòr Löwengang di Magrè l’eccellenza vitivinicola internazionale. L’ultima edizione di Summa ha ospitato oltre 60 produttori provenienti da ogni parte del mondo – Italia, Francia, Austria, Germania, Australia e Nuova Zelanda – che hanno presentato un intenso programma scandito da degustazioni, verticali, seminari, alta gastronomia e visite guidate della cantina e dei vigneti.

Non ultima, nel percorso umano e intellettuale di Alois Lageder, ha un posto importantissimo anche la passione per l’arte. Con la moglie Veronika Riz, coreografa e artista, ha messo insieme una vasta collezione di opere create per far parte e interagire con il luogo: “Il vino è materia viva che entra in vibrazione positiva con l’universo mentre matura. Il legame con l’espressione artistica potenzia il modo per comunicarlo. Un esempio: entrando nella cantina di affinamento ci si trova direttamente nel cuore di un’installazione sonora dell’artista Mario Airò, che accompagna la maturazione dei grandi vini rossi, cullandoli con una melodia per barrique e archi. Le note sintetizzate del Sesto concerto brandeburghese di Bach risuonano fra le pareti e su quei motivi danzano i lieviti del vino, proiettati colorati e ingranditi sullo sfondo. Un meccanismo sonoro spinto dal vento che spira all’esterno fornisce l’energia necessaria per far funzionare il congegno: l’arte diventa così percepibile quando s’instaura l’interazione virtuosa fra natura e tecnologia”.

Negli ultimi anni gli interessi di Alois Lageder si sono spostati dall’arte figurativa alla musica colta contemporanea. Con il progetto Vin-O-Ton, ha commissionato a giovani compositori nuovi pezzi da eseguire in prima assoluta nella Tenuta: “La musica è oggi molto più vicina all’arte assoluta, perché ha l’obiettivo di creare immagini di estetica pura e non solo oggetti d’arte, che assumono poi una dimensione mercantile. Il suono ci aiuta invece a percepire in pieno la bellezza e a sentire lo spirito della vita che permea di sé tutte le cose”.

Alois Lageder: il futuro del vino ultima modidfica: 2016-05-23T11:29:00+00:00 da Marilena Bergamaschi