Cantine Pasqua compie 90 anni

cantine pasqua Amarone 2006

Cantine Pasqua: una limited edition di Amarone Valpollicella Doc Riserva 2006 per festeggiare i primi 90 anni dell’azienda

“Lavorare nel mondo del vino riserva senza dubbio aspetti molto piacevoli, legati alla socialità, alla convivialità: per questo credo che la mia sia una famiglia molto fortunata.” Carlotta Pasqua, terza generazione della famiglia, racconta questo compleanno speciale: dal 2003 impegnata a tempo pieno nell’azienda di famiglia si occupa ora di comunicazione e marketing e con lei lavorano sei cugini della terza generazione e tre fratelli della seconda.

“Il segreto del nostro successo è la differenziazione dei ruoli”, afferma Carlotta. “Ciascuno ha una competenza diversa che garantisce una separazione delle mansioni. Poi l’essere stati da subito a contatto con questa realtà: avevo soltanto 15 anni quando ho iniziato a seguire mio padre in giro per il mondo per far conoscere i nostri vini, senza alcuna esperienza, ma con tanta passione. Tutto il resto è venuto di conseguenza.”

La prima pagina della storia di cantine Pasqua reca in calce l’anno 1925, quando i fratelli Pasqua investirono nei primi terreni nella zona intorno a Verona per impiantare viti di corvina, corvinone e rondinella, le uve che vengono utilizzate per produrre l’Amarone.  “Il vino scelto per festeggiare questi 90 anni è una Riserva di Amarone, annata 2006”, afferma Carlotta. “Si tratta di una Doc, perché l’Amarone è diventato Docg nell’anno 2010. Trovandoci a Verona non poteva che essere questo il vino prescelto. Le bottiglie selezionate sono una limited edition perché ne sono state immesse in commercio soltanto 1925, come l’anno di nascita di questa azienda. La scelta di questa annata, invece, è dovuta al fatto che la vendemmia 2006 è stata particolarmente equilibrata”.

La lavorazione nella vigna è rimasta quella di una volta: i grappoli d’uva vengono raccolti a mano, lasciati appassire per circa 4 mesi in fruttai posti in collina sino a quando, per l’evaporazione dell’acqua, perdono il 30-35% del loro peso originario. Durante il periodo di appassimento, vengono controllati peso, acidità e sanità delle uve. Trascorsi 4 mesi, l’uva ha perso circa il 40% del suo peso per l’evaporazione dell’acqua, ha aumentato la concentrazione zuccherina e il patrimonio aromatico e fenolico. Quando si stima che si sia raggiunto l’optimum qualitativo, le uve vengono pigiate e ha inizio la fermentazione, che durerà 30-40 giorni. Al termine il mosto viene separato dalle bucce e dopo una settimana viene posto in barrique di rovere nuove. Viene lasciato maturare per 26 mesi e successivamente affinato in bottiglia.

“Il risultato – spiega Carlotta – è un vino dal colore rosso rubino tendente al granato, intenso, con un bouquet ampio, che rimanda a sentori di frutta rossa, ciliegia sotto spirito, noce. Con il tempo il legno regala profumi di cuoio, tabacco, note speziate, fino a ottenere un quadro aromatico complesso ma equilibrato, tipico dell’Amarone”.

E l’eleganza non risiede soltanto nel gusto di questo vino: l’etichetta nera della bottiglia con profili dorati reca la firma della famiglia Pasqua, il sigillo in ceralacca rosso, così come la capsula, rimandano a una scelta di grande classe. Dettagli che riprendono lo stile degli anni ’20. “Di quelle bottiglie”, afferma Carlotta, “che i miei nonni custodivano in cantina, e serbavano per occasioni speciali, da gustare nell’intimità di una cena fra amici”.

La nuova cantina dell’azienda, che sorge nella località San Felice, è integrata perfettamente con il paesaggio della Valpollicella ed è anche un esempio di architettura ecosostenibile: dotata di un piano interrato per ottimizzare l’uso di metodi refrigeranti, presenta soluzioni innovative, come i trattamenti per il recupero delle acque. Le bottiglie che qui vengono prodotte raggiungono numeri davvero importanti: quasi 13 milioni l’anno, risultato di una strategia imprenditoriale vocata all’internazionalizzazione e allo sviluppo.

Una storia bella davvero quella di questa famiglia, che negli anni ha saputo mantenere e accrescere la passione per il territorio e per un prodotto che non può che rientrare tra le eccellenze del nostro saper fare.

Per brindare a questo anniversario calici colmi di Amarone quindi? Carlotta sorride e ci svela che in realtà, nella sua cantina personale, accanto a rossi importanti, non mancano mai etichette di vini bianchi, fermi, preferibilmente francesi. Questione di stile.

 

I vini della Calabria si aprono al mondo

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Nasce EuVite, un’associazione di cinque aziende vitivinicole calabresi d’eccellenza che si propone di far scoprire le ricchezze enogastronomiche e turistiche della Calabria in Italia e all’estero

 

«La Calabria non ha ancora trovato la considerazione che merita come regione enologica», sostiene Nicodemo Librandi, presidente di EuVite, l’associazione calabrese costituita dalle cantine Librandi, Malaspina, Poderi Marini, Serracavallo e Statti per dare vita a una serie di iniziative, organizzate in partnership con le Edizioni L’Informatore Agrario, per sviluppare attività di informazione e comunicazione volte ad ampliare la cultura del vino calabrese. «Se oggi non siamo presenti in diversi mercati è perché questo territorio non è percepito a vocazione vitivinicola – prosegue – e tutto il nostro impegno futuro sarà volto a scardinare questo pregiudizio infondato».

Un grande lavoro di ricerca è stato svolto negli ultimi vent’anni sui vitigni autoctoni e in particolare Gaglioppo, Magliocco, Greco Bianco e Mantonico, che hanno rivelato una grande potenzialità e l’alta qualità raggiunta dai prodotti del territorio. Un educational tour organizzato fra Lamezia Terme, nella cantina di Statti, e Cirò Marina, sede della Librandi, ha presentato alla stampa italiana e straniera i numeri e le potenzialità espressive dei vini calabresi a partire dai frutti dell’intensa attività di studio e sperimentazione.

«La Calabria è una “terra d’uve” ricchissima di genotipi diversi», ha spiegato Anna Schneider, ricercatrice del Cnr di Torino, parlando alla conferenza stampa che ha visto la presenza di un folto gruppo di giornalisti. «Ne danno la misura i numeri: sono stati recuperati 300 vitigni da cui sono stati individuati e descritti ben 120 diversi genotipi, una trentina dei quali sono stati identificati con certezza grazie all’analisi del Dna».

EuVite vuole costruire anche un modello di marketing e soprattutto di aggregazione tra comparto vitivinicolo, agricolo, enogastronomico e turistico, per unire piccole e grandi realtà qualitativamente importanti, mantenendone le peculiarità. Una strada obbligata oggi per far emergere le eccellenze calabresi nel mondo. Il successo mediatico ottenuto da EuVite è stato raggiunto soprattutto con la capacità di fare rete superando gli individualismi: l’aggregazione dovrà essere il vero motore dell’economia italiana. Ee EuVite sta diventando anche il caso di riferimento per valorizzare le eccellenze enologiche regionali che puntano sul territorio: anche la Basilicata sta mettendo in moto lo sviluppo della propria filiera vitivinicola e ha indicato nell’associazione calabrese il modello che porta al successo.

Ciù Ciù: I vini marchigiani fra passato e presente

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A pochi passi dal Duomo, nel cuore di Milano, presentata presso il ristorante di Carlo Cracco la prestigiosa selezione di vini Ciù Ciù, giovane azienda marchigiana

 

“Crediamo che il vino debba essere l’espressione più autentica del territorio in cui nasce”, affermano Massimiliano e Walter Bartolomei, titolari di Ciù Ciù, giovane e dinamica azienda vitivinicola biologica che si estende su oltre 130 ettari. Nata nel cuore delle colline marchigiane, a Offida, vicino ad Ascoli Piceno, nell’area di produzione del Rosso piceno superiore, l’azienda è stata fondata nel 1970 dai coniugi Natalino e Anna Bartolomei, ed è oggi gestita dai figli Massimiliano e Walter, che coniugano nuove competenze con tutta la passione e il bagaglio di saggezza di papà Natalino. “La nostra filosofia produttiva – proseguono – muove da questo concetto, ed è grazie a esso che negli anni abbiamo potuto ottenere risultati soddisfacenti e una crescita costante. La quasi totalità della nostra produzione proviene da vitigni autoctoni, proprio a testimoniare questo stretto legame con la nostra storia e il nostro territorio”.

Ciù Ciù ha voluto far conoscere le sue linee durante una degustazione per la stampa nel ristorante di Carlo Cracco, a Milano: hanno partecipato alcune delle personalità più importanti della critica e del giornalismo enogastronomico italiano, nonché ospiti d’eccezione tra cui Mario Boselli, presidente della Camera nazionale della Moda italiana. Per l’occasione Cracco, uno degli chef più amati e celebrati del momento, ha abbinato a ciascun vino le sue specialità gastronomiche: dall’antipasto al dolce, numerose portate create per esaltare i vini con abbinamenti originali e talvolta inconsueti.

Grande è stato l’interesse per questi vini di notevole livello, ottenuti da vitigni autoctoni delle Marche, come la Passerina, il Pecorino, il Rosso piceno, l’Offida e altri ancora. Ricordiamo, fra i bianchi: Merlettaie ed Evoè. Fra i rossi: Oppidum, Esperanto e Gotico. Infine, la nota particolare degli spumanti: Merlettaie Brut, ottenuto da Pecorino e Alta Marea, da Passerina.

L’azienda è famosa anche per la produzione di olio e ha recentemente ricevuto un prestigioso riconoscimento: l’olio extravergine di oliva Ciù Ciù è stato premiato con il BioFach Olive Oil Award, durante l’edizione 2013 della rassegna BioFach, la più prestigiosa fiera internazionale del settore dell’alimentazione biologica che si svolge ogni anno a Norimberga, in Germania.

 

Nella foto in alto da sinistra, Antonella Mazzarella, Walter Bartolomei, Mario Boselli, Carlo Cracco

Tre grandi vini per celebrare il centenario del Festival lirico dell’Arena di Verona

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Fondazione Arena di Verona e Casa Vinicola Sartori, in collaborazione con i quattro consorzi veronesi Bardolino, Custoza, Soave e Valpolicella, hanno presentato una linea speciale di vini per celebrare il Centenario del Festival lirico dell’Arena di Verona. Un modo per valorizzare l’eccellenza della produzione dei vini veronesi e lo stretto legame fra cultura e territorio: la kermesse quest’anno festeggia i 100 anni di spettacoli d’opera all’Arena con una serata inaugurale che vede i più noti artisti del panorama lirico internazionale accanto a nomi d’eccezione come Plácido Domingo e Andrea Bocelli. Oggi si può contribuire a diffondere la cultura del melodramma italiano anche solo stappando una bottiglia di buon vino: merito del progetto “I Vini del Centenario”, presentato sabato 1 giugno in occasione della serata “Arena di Verona 2013, Lo Spettacolo sta per iniziare”. I tre vini sono stati creati dai quattro consorzi veronesi, sotto la regia della Casa Vinicola Sartori, e hanno offerto le proprie uve per due produzioni speciali: il bianco Garganega Verona IGT e il rosso Corvina Verona IGT, cui si aggiunge l’Amarone Classico della Valpolicella 2009 della Casa Vinicola Sartori. Un grande progetto, che per la prima volta ha unito l’attività di oltre 4.900 viticoltori veronesi a sostegno della più importante istituzione culturale del territorio, l’Arena di Verona. A studiare il blend e firmare i vini è l’enologo italiano di fama internazionale Franco Bernabei. A rendere uniche le bottiglie poi, contribuiscono anche le tre etichette celebrative: lo studio del packaging è stato particolarmente accurato con la scelta di un’immagine evocativa tratta da celebri locandine e bozzetti dell’ultimo secolo di Festival. L’etichetta dell’Amarone riprende proprio una parte del manifesto di Aida del 1913, data in cui per la prima volta l’Arena di Verona ospitò un’opera lirica e dette il via al Festival, diventando il teatro all’aperto più grande del mondo. Ogni bottiglia è perciò un vero pezzo da collezione. I vini sono anche acquistabili online, all’ArenaShop presso l’Anfiteatro, al Museo dell’Opera Lirica AMO e nelle migliori enoteche in Italia e all’estero. Ma non solo: acquistando una bottiglia dei “I Vini del Centenario” si potrà sostenere la Fondazione Arena di Verona, a cui sarà devoluto parte del ricavato per lo sviluppo e la diffusione della musica e dell’opera lirica nel mondo.