I Mercati della Terra

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«Senza una prospera economia locale, le persone non hanno potere e la terra non ha voce»

Così sosteneva Wendell Berry in L’idea di un’economia locale. Questo principio è alla base del progetto dei Mercati della Terra coordinato dalla Fondazione Slow Food per la Biodiversità.

Nati dalla pressante esigenza di avvicinare la terra alla tavola e i consumatori ai produttori, creando una rete internazionale di mercati contadini, il progetto si è sviluppato a partire da uno studio internazionale sui farmers’ market americani di studenti del master in food culture dell’Università di Scienze Gastronomiche finanziato dalla Regione Toscana. In base ai dati raccolti si sono definite le linee guida per focalizzarne lo scopo e distinguerlo da altri.

Il modello pilota è stato il Mercatale di Montevarchi, Arezzo, nel 2005. Nel 2009 aprono Beirut, Israele, Bucarest e via via le aperture si susseguono in Italia e all’estero.

Con la creazione dei Mercati della Terra, si sviluppa internazionalmente una rete attraverso la quale, pur in differenti contesti culturali, geografici, rurali, urbani e sociali, opera una struttura condivisa dai mercati stessi e che funge da riferimento e guida nel rispetto della diversità e l’unicità di ciascuna realtà.

Ogni Mercato della Terra è una rete a sé: comprende istituzioni, associazioni, cittadini, ristoratori e produttori che collaborano a creare e gestire il “mercato”. Gli obiettivi arrivano a includere anche la creazione di gruppi d’acquisto e il coinvolgimento delle mense collettive e scolastiche locali. I mercati che fanno parte di un gruppo attivo e connesso sono infatti più forti e meglio in grado di dare un contributo significativo alla vita della propria comunità.

Al primo posto vengono i produttori e i co-produttori, cioè consumatori che vanno oltre un ruolo passivo, ma si interessano a quanti producono il cibo, al modo in cui ha luogo questo processo, ai problemi dei produttori, diventando a loro volta consapevoli del processo di produzione.

Ove possibile, i co-produttori mantengono strette relazioni con contadini, pescatori, allevatori, casari, non solo acquistando da loro, ma anche chiedendo informazioni e consigli. In questo modo possono comprendere meglio cos’è la qualità e accrescere la consapevolezza di ciò che significa un’alimentazione più salutare, gustosa e responsabile nel proprio territorio.

Il contatto diretto fra consumatori e produttori è un dei modi più efficaci per raggiungere questa consapevolezza e un mercato contadino è quanto di più conveniente e piacevole ci sia per rafforzare questa relazione.

Consumatori più informati e consapevoli motivano a lavorare usando tecniche che salvaguardino la diversità alimentare, l’ambiente e la qualità con maggiore motivazione e soddisfazione. Tutti insieme possono lavorare per accorciare la filiera del cibo.

La filiera corta si realizza quando i produttori e i consumatori finali comprendono di avere gli stessi obiettivi che possono essere raggiunti creando nuove opportunità per rafforzare le reti alimentari locali. È una strategia alternativa, che dà ai produttori un ruolo attivo nel sistema del cibo perché si concentra sulla produzione locale. Sistemi alimentari territoriali e decentralizzati riducono al minimo gli intermediari nella catena del cibo e le distanze che il cibo stesso percorre (food miles).

Questo permette alle piccole imprese di creare filiere indipendenti dalla grande distribuzione. Tagliando alcuni dei passaggi intermedi tra produttori e consumatori – quali l’ingrosso e la distribuzione – possiamo riscoprire il nostro territorio e parti essenziali della sua identità, così come creare una nuova relazione tra il mondo agricolo e quello urbano.

Una filiera corta rende anche più facile l’ottenimento di un prezzo giusto, poiché i produttori possono comprendere quali sono i costi reali dell’agricoltura e della produzione del cibo. Inoltre, i guadagni dei distributori possono essere suddivisi equamente fra produttori e consumatori, permettendo ai primi di ricevere la giusta retribuzione per il loro lavoro e ai secondi di sapere esattamente cosa pagano e magari pagarlo meno. La filiera locale è un elemento indispensabile per arricchire le economie locali.

Ogni mercato di produttori come i Gas (Gruppi di acquisto solidale), le esperienze di Csa (Community supported agriculture) e ogni altro esempio di vendita diretta sono un mezzo per accorciare la filiera, hanno lo stesso scopo e possono ottenere gli stessi risultati.

In particolare ne beneficiano i piccoli agricoltori e i produttori artigianali, quelli che fanno più fatica a confrontarsi con il circuito della grande distribuzione, ma la cui dimensione aziendale permette spesso di presentare prodotti di qualità. Chi è ammesso ai Mercati della Terra vede riconosciuta una retribuzione corretta del proprio lavoro e nel contempo si impegna a trattare correttamente i propri dipendenti. Il presupposto principale è che gli aderenti presentino solo i prodotti frutto del loro impegno, lavoro ed esperienza, creando così un legame con i consumatori, raccontando loro i meriti dei prodotti dei quali si assumono la responsabilità e supportando anche il giusto rapporto qualità/prezzo.

Nei Mercati della Terra sono ammessi solo produttori locali. Per l’Italia, il territorio di riferimento è dato da una distanza massima di 40 km dal comune sede del mercato; a livello internazionale, il territorio di riferimento è definito in maniera specifica per ciascun mercato.

 

 

I Mercati della Terra ultima modidfica: 2013-09-04T12:16:00+00:00 da Antonella Danioni Cicalo'