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È la seconda bevanda più bevuta al mondo dopo l’acqua. Il secondo prodotto più esportato dopo il petrolio e, pur preparato e consumato in modo diverso nei vari paesi, per tutti i popoli ha assunto lo stesso significato di ritualità e convivialità. Il caffè è davvero una bevanda amata e ricca di tradizione. Ma qual è la sua origine? Dove cresce nel mondo e quali varietà esistono? E come lo consumano gli Europei?

Passione caffè: storia, usanze e cultura della bevanda più amata in Europa

Il caffè è un ingrediente davvero amato, conosciuto in tutto il mondo e con una ricchissima storia. È un alimento particolare poiché, la prima volta che lo si beve, a causa delle note amare non risulta piacevole. Anzi, come sostiene lo psicologo Robert C. Bolles, al primo assaggio risulta fortemente sgradevole. Eppure, dopo averne bevuti diversi, non si riesce più a farne a meno. Ciò è dovuto alle proprietà energizzanti della caffeina, ma anche alle caratteristiche organolettiche del caffè, molto specifiche e difficili da dimenticare. I composti che ne influenzano il sapore sono più di mille, mentre le molecole odorose che sprigiona, una volta tostato, sono più di ottocento: una vera festa per i sensi! Tali proprietà sono influenzate dalla terra e dalla temperatura con la quale cresce la pianta e dal modo con cui i chicchi vengono sgranati. E ovviamente dalla varietà. Ne esistono più di 70, ma le più comuni sono arabica e robusta. La prima è più difficile da coltivare, ma caratterizzata da gusto e aroma intenso, e quindi più pregiata. La seconda è più resistente, più potente in termini di quantità di caffeina e più economica, e viene per questo usata per miscele standard, come per  esempio quelle del caffè istantaneo.

Da Kaffa a caffè: storia della bevanda tra mito e realtà

La leggenda narra che a scoprirlo fa un pastore in Africa, che aveva notato che le sue capre, dopo averne mangiato i chicchi, diventavano insonni. E proprio da “Kaffa”, città in Etiopia, sembra derivare il suo nome (anche se l’etimologia è incerta). Ciò che è noto è che, a partire dal ‘500, il caffè si diffuse rapidamente nel Medio Oriente, arrivando in Europa gradualmente grazie al commercio dei veneziani. I primi bar invece videro la luce nel ‘600 (come il Caffè Florian, a Venezia, o il Caffè Greco di Roma), diventando non solo luoghi di aggregazione, ma anche fucine di idee, che riunivano i maggiori pensatori dell’epoca. Nella serie podcast Tazzine, scritta da Ilaria Orrù e sponsorizzata da Lavazza, si narrano alcuni eventi storici che avvennero proprio sorseggiando un caffè: dalla messa a punto di strategie politiche alla programmazione di spedizioni avventurose, all’ideazione di romanzi. Oggi, solo in Italia esistono più di 150mila bar, per lo più gestioni familiari e indipendenti, molto diverse dai franchising diffusi all’estero, dove nell’immaginario di coffee house dominano catene come Starbucks e Costa.

Ma quanto se ne beve in Europa?

Tanto. Solo in Italia, il consumo pro capite è pari a 5,82 kg all’anno. Ma anche nel resto d’Europa è una bevanda estremamente diffusa. Secondo un sondaggio di YouGov condotto su oltre 5mila intervistati provenienti da Italia, Spagna, Francia e Germania, il 78% delle persone sopra i 18 anni beve regolarmente caffè. Pellegrino Artusi, nel celebre trattato gastronomico “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene” del 1891, consigliava come prima cosa al mattino, di bere una tazzina di caffè. Una raccomandazione che è stata presa alla lettera dal campione analizzato, di cui il 76% dichiara di preferire il caffè proprio al mattino, a casa o al bar. Gli intervistati riportano poi di amare il caffè in particolare per il suo aroma e sapore (72%), ma anche perché permette di fare una pausa (42%) e per le sue proprietà energizzanti (36%). Mentre nel resto d’Europa le cialde e il caffè filtrato vanno per la maggiore, gli italiani sono storicamente affezionati all’uso della moka, inventata da Bialetti nel 1933 ma entrata nelle case di tutti solo a metà degli anni ’50. È anche vero che, in seguito ai lockdown degli ultimi anni, c’è stata una richiesta sempre maggiore di macchine per il caffè che lo facciano buono proprio come al bar. I consumatori sono diventati più esigenti e consapevoli e, visto che si passa sempre più tempo fra le mura domestiche, perché non concedersi il lusso di un caffè cremoso come quello del barista di fiducia? Questo trend è stato confermato dalle vendite di macchine manuali, automatiche e superautomatiche Gaggia, che negli ultimi anni sono aumentate, e che riflettono il desiderio delle persone di investire in un ottimo caffè.

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Regione che vai… espresso che trovi

In Italia, come sempre quando si parla di cibo, il caffè ha assunto un valore simbolico, che si materializza nel caffè espresso. Tant’è che esiste l’Istituto nazionale espresso italiano (INEI), che sancisce le linee guida del perfetto espresso, descrivendone colore, aroma e sapore ideali. A renderlo speciale sono le cosiddette “4M”: macchina, macinazione, miscela, mano (del barista). Vi sono poi regole ferree che guidano le quantità di caffè e di acqua, la temperatura, la pressione e la dimensione della tazzina. In Italia, bere caffè è diventato un fenomeno di massa solo dopo il miracolo economico degli anni ‘50. Prima di allora, era già abitudine diffusa al Nord (anche grazie a Lavazza, fondata a Torino nel 1895 e a Illycaffè, fondata a Trieste nel 1933), mentre nel Meridione, ancora impostato su modello agricolo, dopo pranzo si era soliti bere vino. Con l’esodo dai campi alle fabbriche, il caffè ha sostituito il vino, e il bar è diventato il luogo di aggregazione. È anche vero che non si beve lo stesso tipo di espresso in tutto il Bel Paese. Per esempio, al Sud piace un caffè più forte, quindi con una quantità maggiore di varietà robusta. Questa viene tostata più a lungo per contrastarne le note acidule, portando a un caffè espresso più scuro e, poiché più potente, bevuto ristretto. La miscela “dolcegusto” di Lavazza è stata creata proprio per venire incontro a questa esigenza. Sempre Lavazza, da qualche anno ha lanciato la app Piacere Lavazza, dedicata agli amanti dei suoi prodotti. Registrandosi si potranno accumulare punti con i quali ottenere vantaggi esclusi, ma anche accedere alla sezione news, che contiene articoli, curiosità, iniziative speciali, eventi, coffee tips e molto altro.

Slow Food Coffee Coalition: un’iniziativa per un caffè davvero buono

Tra le varie iniziative per promuovere il commercio di un caffè equosolidale, è nata Slow Food Coffee Coalition, una rete aperta voluta da Slow Food insieme al Gruppo Lavazza. Questa rete unirà tutti gli attori della filiera del caffè, dai produttori ai torrefattori, dai distributori ai consumatori, accomunati dall’amore per questa bevanda e ispirati dall’idea di un caffè buono, pulito e giusto per tutti. Un nuovo modello di relazione, ispirato ai valori della cooperazione, che tiene conto dell’evoluzione dei paradigmi di produzione e consumo, lanciato – in occasione della Giornata mondiale della Terra – da Torino tra gli eventi che concludono i 6 mesi di Terra Madre Salone del Gusto. L’obiettivo è creare nuove connessioni e migliorare la relazione tra agricoltori e consumatori, per irrobustire il primo e più fragile anello della filiera e promuovere l’identità e la conoscenza del caffè con chi lo sceglie ogni giorno.

Un caffè artistico made in illy

Il caffè può anche avere un ruolo prominente in campo artistico. Sono numerose le opere dove viene rappresentato, come per esempio Nighthawks di Edward Hopper, o Cafè Terrace at Night di Van Gogh. Anche Illycaffè da oltre trent’anni si impegna per trasformare un semplice oggetto di uso comune come una tazzina in un oggetto d’arte, accessibile a tutti. Lo dimostra la sua recente iniziativa per il Frieze Museum di Los Angeles, dove Illy ha presentato una collezione di tazzine e barattoli firmati dalla celebre artista Mona Hatoum. Attraverso questa illy Art Collection, che riproduce un gioco di forme e colori che richiamano il motivo tipico della Kefiah, copricapo tradizionale arabo, l’artista racconta una storia profonda di lavoro, sacrificio e relazioni interpersonali, intrecciando l’intento artistico con quello politico.

Per concludere, il caffè non è una semplice bevanda, ma un vero e proprio simbolo, internalizzato a elemento culturale, storico e artistico. La pausa caffè poi è un momento di aggregazione sociale e di scambio di idee. Che sia al bar, a casa, o davanti alle macchinette in ufficio, bere un caffè in compagnia è un momento davvero speciale, per ricaricare le energie e per farsi avvolgere dall’aroma unico. Impossibile farne a meno!

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Foto Gaggia Ufficio Stampa

Fonti:

YouGov: European coffee Report 2021

Yielmaz B et al. Turkish cultural heritage: a cup of coffee. J Ethn Foods. 2017; 4: 213-220.

Morris J. Making Italian Espresso, Making Espresso Italian. Food & History. 2010; 8(2): 155-184.