Birra ai testicoli di balena

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Un micro birrificio islandese ha annunciato la produzione di una nuova birra aromatizzata ai testicoli di balena affumicati.

Non c’è limite alla sperimentazione enogastronomica e ogni cultura utilizza ingredienti diversi e a volte davvero insoliti. Di birre si parla molto e non si è estranei alle birre dai sapori peculiari ma la birra aromatizzata ai testicoli di balena affumicati è una novità di questi ultimi giorni.
Il birrificio islandese Stedji brewery ha creato la Valur 2, una birra che sarà venduta per un periodo limitato, corrispondente ai mesi invernali del Thorri, il cuore dell’inverno. Il co-proprietario del birrificio ha dichiarato di voler creare una vera atmosfera Thorri con questa birra.
La Valur 2 viene aromatizzata con i testicoli di balenottera comune, che vengono salati e affumicati secondo una tradizionale lavorazione. Tuttavia la balenottera comune (Balaenoptera physalus) è considerata vulnerabile all’estinzione dalla IUCN, l’unione mondiale per la conservazione della natura. La strana bevanda è stata quindi fortemente criticata dalle associazioni ambientaliste tra cui la WDCS, un gruppo volto alla conservazione di balene e delfini che ha definito immorale l’intera produzione.
L’Islanda ha ripreso la caccia alle balene nel 2013 e benché la produzione di questa birra sia stata temporaneamente sospesa dalle autorità locali, è ora disponibile nei negozi di alcolici.
http://www.stedji.com/

Piano B-irra: la birra italiana e nel mondo

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La birra italiana è apprezzata in tutto il mondo. Vi si riflettono la voglia di sperimentazione e la creatività che caratterizzano lo stile italiano. Ma le birre dagli insoliti sapori abbondano in italia e all’estero, con varietà e gusti davvero peculiari.

 

La birra è una bevanda sempre più popolare in Italia, dove piccoli birrifici artigianali spuntano in ogni dove dando libero sfogo a creatività e sperimentazione. I risultati sono eccellenti, come dimostrato dai molti riconoscimenti ottenuti dalla birra italiana agli European Beer Star Awards.

Si sperimenta con le fermentazioni e si utilizzano ingredienti insoliti come la zucca. Zeta, per esempio è una birra ad alta fermentazione prodotta con malto d’orzo e frumento e la zucca bertagnina, un ortaggio tipico del pavese. In questa birra la dolcezza della zucca sposa la sapidità dei luppoli inglesi e sloveni e viene esaltata dalle note pepate del lievito belga.

Ma se la birra di zucca può sembrare estrosa, è nulla in confronto ad alcune birre che si trovano nel resto del mondo. Tra gli ingredienti insoliti che si trovano nella birra c’è la polvere di stelle. La Celest-jewel-ale del famoso birrificio americano Dogfish Head, contiene polvere di meteorite lunare formato principalmente da sali e minerali che aiutano la fermentazione. Alcuni birrifici invece mettono se stessi nelle loro birre, letteralmente. La Rougue Ale ha creato una birra chiamata The Beard Beer, letteralmente la birra barbuta, che contiene un lievito cresciuto utilizzando la barba del capo birraio della compagnia, John Maier.

Per il suo alto contenuto nutritivo, si dice che la birra sia un pasto e si sa che la cucina italiana è una delle più amate nel mondo. Da questo connubio nasce Mamma Mia! La birra alla pizza, prodotta con un’intera pizza margherita aggiunta in fase di fermentazione, che permette di bere e mangiare insieme, certo un bel risparmio di tempo. Ma il gusto?

Se al salato si preferisce il dolce la birra vede e provvede anche per i più golosi. Vi sono la birra alla torta di banana, del birrificio inglese Wells Young’s Brewing Company, o quella al latte e cioccolato, la Lugene Chocolate Milk Stout. Vi sono poi le birre contenenti ostriche per i più raffinati o testicoli di bue per uomini decisi e dai gusti coraggiosi. Per serate più esotiche ancora si consiglia invece la Coconut Curry Hefeweizen, una birra belga al sapore di curry e cocco.

Queste moderne rivisitazioni di un processo vecchio millenni allontanano dall’essenza storica di questa bevanda. Per ritornare alle origini, il cacciatore di fossili Jason Osborne ha creato la Paleo Ale: la birra di balena.

Appassionato produttore artigianale di birra, Osborne e il microbiologo Jasper Akerboom hanno sviluppato una birra insolita utilizzando un lievito proveniente da un fossile di balena. Il lievito è stato ricavato da una vertebra di un fossile datato circa 35 milioni di anni fa e appartenente alla proto-balena Eocetus wardii. La prodigiosa bevanda, eccezionale anche nel sapore, ancora non ha raggiunto la grande distribuzione ma è diventata la vera protagonista delle conferenze di paleontologia.

Il pranzo del Ringraziamento

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Il giorno del Ringraziamento, Thanksgiving day, è la più tipica festa che si celebra negli Stati Uniti, per celebrare l’abbondanza del raccolto invernale e, secondo la leggenda, anche i rapporti di buon vicinato tra i Padri Pellegrini e i nativi americani.

 

Il primo pranzo di Ringraziamento è stato celebrato in America nei primi del ‘600. La leggenda e i miti spesso si confondono alle fonti storiche ma sembra che i Padri Pellegrini – i primi coloni – alternassero giorni di digiuno e preghiera a pranzi di ringraziamento per celebrare le occasioni di maggiore abbondanza.

La festività stessa del Ringraziamento ha incontrato svariati ostacoli e bisognerà aspettare fino al 1863 perché la celebrazione sia riconosciuta dal presidente Thomas Jefferson, come festività legittima ed entri a far parte della tradizione americana, grazie anche agli sforzi propagandistici della giornalista Sarah Josepha Hale. Da allora, l’ultimo giovedì di novembre è ufficialmente il giorno del Ringraziamento per gli Stati Uniti d’America.

Nel tempo la festività è poi diventata un rito sociale molto importante con proprie tradizioni gastronomiche e ludiche. Oggi il pranzo del Ringraziamento ha la stessa importanza in America che ha in Europa il pranzo di Natale: le tavole imbandite assomigliano a veri e propri banchetti pieni di leccornie e attività familiari come guardare il football o assistere alla parata cittadina seguono il lauto pasto.

I pranzi dei Padri Pellegrini erano a base di pochi ingredienti poveri, come patate e un po’ di pesce, mentre oggi il grande protagonista del pranzo del Ringraziamento è il tacchino al forno, preparato ripieno e cotto per svariate ore fino a diventare tenero all’interno e croccante in superficie. Il tacchino è originario del Nord America e fu introdotto dai nativi americani ai coloni europei, assieme anche al mais e alle zucche locali.

Proprio le zucche accompagnano il tacchino nel pranzo del Ringraziamento. In casseruola o arrostite, sono spesso servite con un gratin di patate dolci e i marshmallows, in un connubio dolce-salato che è tipico della cucina americana. Immancabile anche il purè di patate condito con molto burro e a volte panna acida, mentre i fagiolini e le verze cotte con il bacon danno un tocco di verde alla tavola. Le verdure con il pane raffermo un po’ ammollato e ripassato al forno compongono lo stuffing, ovvero il ripieno che viene servito a lato della carne con l’immancabile gravy, sugo di carne addensato, e le salse di mele e mirtilli rossi. Il corn bread, un pane zuccherino al mais e i famosi mac&cheese, i maccheroni al formaggio, sono serviti come prima portata. Il pranzo termina infine con due famose crostate: la pumpkin pie di zucca e la pecan pie, con noci americane e caramello. Servite con panna montata o gelato sono l’ideale conclusione di un pasto sontuoso.

Anche le tradizioni evolvono e non mancano le opzioni vegetariane che conservano i sapori della tradizione usando alternative vegetali alle proteine animali con ingredienti innovativi. Il seitan è tra i prodotti che meglio sostituiscono la carne nelle ricette al forno e viene cucinato con i funghi o a polpettone, mentre il tofu e la soia sono speziati a imitare il sapore grigliato del tacchino da cui il famoso “tofurky” spesso citato nelle sitcom americane.

Tradizionale o vegetariano, il pranzo del Ringraziamento per gli americani rimane un’occasione celebrativa importante ed è molto sentito e atteso da grandi e piccoli, che si ritrovano tutti insieme per godere i piaceri della tavola e della famiglia. Una vera e propria festa della golosità arrivata anche in Italia e oggi molto di moda.

Geni al bar: caffeina e Dna

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La genetica gioca un ruolo anche al bar, modificando le reazioni individuali alla più amata delle bevande: il caffè. Un nuovo studio ha evidenziato sei geni nel Dna umano che spiegano i più classici “sintomi” da caffeina.

 

Espresso, moka, nero, macchiato, marocchino, con zucchero, amaro, schiumato, cappuccino, americano, shakerato: i modi di gustare il caffè sono tanti quanti i chicchi prodotti ed esportati ogni anno. E l’Italia non è l’unico paese che adora questa bevanda: negli Stati Uniti si spendono 40 miliardi di dollari all’anno in caffè e più del 50% degli americani consuma una media di tre tazze di caffè al giorno.

Questa passione per la caffeina ha però i suoi riscontri a livello anatomico e addirittura molecolare. Uno studio recente ha identificato sei varianti genetiche per spiegare i diversi effetti che questo elemento ha sugli individui. Curiosa di sapere come mai alcune persone possano trangugiare litri di caffè conservando parvenze umane, mentre altre diventino dei piccoli diavoli della Tasmania alla prima tazzina, Marilyn Cornelis, della prestigiosa Harvard University di Boston, ha condotto uno studio su oltre 120 mila individui con discendenza europea o afroamericana.

I risultati di questa ricerca hanno portato alla scoperta di sei nuovi geni, su otto totali, connessi al consumo di caffè. Quattro di questi sono coinvolti nel metabolismo della caffeina, due nel metabolismo di grassi e zuccheri e due sarebbero geni psicoattivi, coinvolti nell’effetto della caffeina sul cervello.

Benefici ed effetti negativi per la salute di caffè e caffeina sono da lungo oggetto di dibattito ma questo studio suggerisce che un certo sottogruppo di persone ricaverà più facilmente beneficio dal consumo di caffè, mentre altri ne saranno più negativamente affetti.

Secondo il corredo genetico, alcune persone sono quindi più inclini a beneficiare degli effetti diuretici e lassativi di questa bevanda mentre altri saranno più influenzati dalle sue proprietà eccitanti. Tuttavia il Dna influenza solo per 1,3% le abitudini legate al consumo di caffè, mentre buona parte dell’amore verso il nero liquido deriva dalla cultura gastronomica della tradizione locale e dal gusto personale.

Il team di ricercatori spera ora di identificare ulteriori geni coinvolti nel metabolismo della caffeina e degli antiossidanti responsabili dell’inconfondibile sapore vagamente amarognolo di questa bevanda. Queste ricerche permetteranno un giorno di sviluppare un caffè che risponda ai gusti individuali e da cui si possano ricavare i migliori benefici senza i fastidiosi effetti collaterali.

Resta da chiarire come scoprire quali geni ognuno possiede, per sfruttare al meglio il corredo genetico anche al mattino al bar.

La zucca, magia di sapori

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La zucca è un ortaggio coloratissimo e molto saporito. La sua magia non si limita alle favole per i bambini ma avviene in cucina, dove trasforma piatti dolci e salati in autentiche perle di gusto e salute.

 

La zucca è la cugina invernale del melone e si colloca nella stessa famiglia di anguria e cetriolo, di cui conserva la dolcezza. Famosa lo è anche per le sue doti magiche: ora diventa mezzo di trasporto per bellissime principesse, ora compagna di spettrali figure, Ma questo ortaggio dal colore solare è protagonista soprattutto in cucina.

Vero toccasana per corpo e mente, la zucca significa benessere: è ricchissima di vitamina A, C e carotenoidi, che aiutano a prevenire alcuni tipi di cancro e le rughe, e mantengono una vista da aquila. L’elevato contenuto di fibre prolunga la sensazione di sazietà e, grazie anche al ridotto apporto calorico, la zucca è un ottimo alleato per conservare l’abbronzatura e un corpo da prova bikini. Non ultimo, contiene più potassio delle banane, un nutriente importante per mantenere un buon equilibrio di elettroliti dopo una dura sessione in palestra.

Della zucca non si butta via niente: le bucce sono ottime abbrustolite e leggermente spezziate, da mangiare come chips o da utilizzare come piccole barchette atte a contenere stuzzichini e noci per gli aperitivi più creativi. I semi invece sono ricchi di fitosteroli, composti in grado di ridurre il colesterolo nocivo o LDL, e arrostiti sono un’ottima alternativa ai popcorn da gustare sul divano davanti a un film o come comodo snack da portare in borsa.

I semi contengono anche triptofano un amminoacido molto importante per la produzione di serotonina, un ormone coinvolto nella regolazione dell’umore. Un cucchiaio di semi di zucca arrostiti può dunque sostituire lo zucchero nel far apparire tutto più roseo e aiutare a “ingoiare la pillola”.

E l’umore non può che migliorare davanti a un gustoso brownie alla zucca dove la componente grassa, generalmente rappresentata da burro o olio, viene sostituita da polpa di zucca cotta e schiacciata. Il risultato è leggero ma delizioso, provare per credere! Ottima anche con la pancetta: da unire a un piatto fumante di crema di zucca, e con sapori decisi come il rosmarino o affumicati come la paprika e il bacon.

Decorativa, da intarsiare, da gustare, la zucca è l’ortaggio autunnale per eccellenza e con essa si può creare un intero menu dall’aperitivo al dolce, senza stancarsene mai.