Il diavolo fa le pentole… Guida alla scelta dei materiali

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Acciaio o alluminio, antiaderenti o pietra ollare? Da come sono fatte le pentole dipende anche la nostra salute e la perfetta cottura del cibo

 

Oltre che dalla freschezza e dalla genuinità degli ingredienti di base, la qualità e il gusto dei piatti che prepariamo dipendono anche dai materiali che utilizziamo per la cottura.

La scelta di pentole, padelle e casseruole è un elemento determinante per assicurare alle nostre portate il massimo rendimento nutrizionale, le migliori condizioni di igiene e la più alta digeribilità. A questo proposito sintetizziamo un interessante inventario proposto da StampaLibera che passa in rassegna la tipica “batteria” da cucina.

Forma e…sostanza

A seconda della forma, le pentole base si suddividono in casseruole, tegami e padelle.

Le prime hanno bordi alti e servono per cuocere alimenti liquidi o voluminosi che non possono essere contenuti in una pentola a bordo basso, detta padella. Le padelle servono per cuocere tutti gli alimenti che non necessitano o che sarebbero addirittura ostacolati dall’utilizzo di una casseruola: frittate, crepes, carne, ma anche sughi per la pasta, verdure saltate, o per condire la pasta con il sugo prima di servire.

Se la forma incide solo sulla cottura del cibo, altro discorso vale per i materiali con cui sono fatte le pentole: un buon materiale non deve alterare i cibi nel sapore e non deve rilasciare sostanze nocive durante la cottura.

Deve essere resistente e inattaccabile da parte degli alimenti: per durare più a lungo e non deformarsi in caso di urti e cadute. La scelta è ampia: acciaio inox, alluminio, rame, ghisa, terracotta, pietra ollare, pyrex e i rivestimenti antiaderenti.

L’acciaio inossidabile, o acciaio inox, è il materiale più usato nella produzione di pentolame e di attrezzi da cucina per via della sua solidità, dell’elevata resistenza alla corrosione e della facile lavabilità.

pentole-acciaio-inox-parliamo-di-cucinaIl primo dei suoi punti deboli è rappresentato dalla bassa conducibilità termica a causa della quale il calore non viene distribuito in modo uniforme: il cibo che si trova a contatto con il fondo riceve molto più calore rispetto a quello che si trova più in alto, quindi può attaccarsi e bruciarsi se la quantità di acqua e/o condimenti presente in pentola si riduce troppo durante la cottura.

Per questa ragione, i recipienti da fuoco per cucina in acciaio inox di migliore qualità sono dotati di un triplo fondo, ovvero di due dischi in acciaio con un disco di alluminio collocato tra l’uno e l’altro per favorire la diffusione uniforme del calore. Un buon equilibrio per evitare di bruciare i cibi e allo stesso tempo sprecare energia è un fondo di circa 6 millimetri di spessore.

Padelle e pentole in acciaio inossidabile possono cedere particelle di metallo se vengono a contatto con composti acidi. È dunque opportuno evitare di cucinarvi pomodori e salse agrodolci, così come è consigliabile non lasciarvi il cibo per molto tempo dopo la cottura.

Anche il sale marino, che reagisce con l’acciaio inox quando si deposita sul fondo di pentole e padelle, può alterarne la superficie, generando erosioni che favoriscono il contatto tra metalli e cibo. Il sale va quindi aggiunto solo quando l’acqua è in ebollizione ed è buona norma continuare a mescolare fino a quando non si sia sciolto completamente.

L’acciaio 18/10 è più lucido e resistente alla corrosione, quello 18/c è migliore per la conducibilità del calore. L’inox si pulisce facilmente ed è resistente alla maggior parte dei detersivi e non assorbe gli odori.

L’alluminio è un buon conduttore di calore ed è piuttosto leggero ed economico.pentole-alluminio-parliamo-di-cucina I cibi rischiano di attaccarsi sul fondo ed è necessario seguire la cottura con attenzione. Le teglie, padelle e pentole in alluminio anodizzato sono più resistenti e meno soggette a corrosione, poiché l’alluminio può facilmente deformarsi in seguito agli urti e tende a cedere residui di metallo che possono interagire con gli alimenti in cottura. Evitate quindi di lasciare cibi a lungo in contatto con le teglie, pentole e padelle di questo materiale.

Le controindicazioni dovute alla tossicità di alcune componenti si annullano nel caso di pentole di alluminio anodizzato, nel quale uno strato protettivo di ossido di alluminio e ioni di argento sigilla la superficie e impedisce il rilascio di molecole di alluminio. Ma in questo caso è da evitare l’uso di pagliette di ferro o spugne abrasive: metterebbero a nudo il metallo che poi, durante la cottura, verrebbe ceduto agli alimenti. Questo tema è approfondito su le pentole della salute, sito dell’azienda italiana che le ha brevettate.

Le pentole antiaderenti (teflon) sono più facili da pulire, non bruciano il cibo e, se usate per soffriggere, permettono di utilizzare meno olio, burro o altri grassi. pentole-antiaderenti-parliamo-di-cucinaEsaltano i pregi dell’alluminio, impediscono ai cibi di attaccarsi sul fondo e di entrare a contatto con l’alluminio. Sono però necessarie alcune cautele, infatti, se il tegame resta sul fornello per parecchio tempo vuoto o viene usato come bistecchiera, può accadere che il teflon raggiunga alte temperature (200°C) e rilasci Pfoa (acido perfluoroottanoico) che alcuni studi indicano come tossico per fegato e tiroide. Il Pfoa viene rilasciato anche quando la padella si graffia, sia per l’uso che per i lavaggi con spugne abrasive e quindi queste pentole richiedono una certa manutenzione. Non a caso la Dupont sviluppa una nuova tecnologia senza l’uso del Pfoa.

La nuova tecnologia nelle padelle antiaderenti, in alternativa al teflon, è il rivestimento ceramico. Una caratteristica interessante di queste pentola è la resistenza al graffio: non vengono scalfite neanche da una punta d’acciaio. L’utilizzo di minime quantità di acqua od olio permette di ottenere cibi croccanti e ben cotti e soprattutto una minima dispersione delle sostanze nutritive. Queste pentole hanno il pregio di diffondere il calore uniformemente e mantenere la temperatura costante anche abbassando la fiamma (quindi si può risparmiare gas, cuocendo a fuoco basso). Sono l’ideale per cotture croccanti e dorate.pentole-ceramica-parliamo-di-cucina

Le sue caratteristiche si possono così riassumere: è resistente ai graffi e alle abrasioni; non si corrode con gli acidi degli alimenti; non si scrosta né si deteriora con l’utilizzo; si può utilizzare fino a 400°C garantendo un’ottima cottura, ma è sempre da preferire cucinare a temperature più basse, per non perdere tutte le proprietà nutrizionali degli alimenti e per limitare la formazione di sostanze tossiche (a partire dagli alimenti); è facile da lavare, anche in lavastoviglie e non viene intaccata dai detersivi.

Il famoso rivestimento bianco in ceramica, sia per composizione chimica che per l’alta resistenza al graffio, è un materiale dichiarato atossico e non poroso, ma è importante verificarne l’effettiva qualità dato che sono in commercio prodotti dove la ceramica è in realtà un multistrato di nanoceramiche, cioè nano particelle sulle quali gli studi sono ancora in corso.

Se si chiedesse a un grande chef che cosa preferisce, nella maggior parte dei casi, risponderebbe che il rame non ha paragoni: conducibilità termica molto elevata e uniforme che garantisce una cottura perfetta a qualsiasi alimento. pentole-rame-parliamo-di-cucinaPer l’uso domestico, però, la questione è un po’ diversa: il rame, infatti, è molto costoso e, cosa più importante, necessita di una particolare manutenzione tutt’altro che agevole. Con l’utilizzo, sulla superficie della pentola si può formare un deposito di ossido di rame il cosiddetto “verderame” che, come sapevano anche le nostre nonne, è tossico; per evitare che questo succeda, le pentole in rame vanno fatte “stagnare” periodicamente da personale specializzato. Esistono però in commercio pentole in rame con l’interno foderato in acciaio inox.

pentole-titanio-parliamo-di-cucinaIl titanio (che in realtà è una lega di titanio) è usato solo da qualche anno nella produzione di pentole. È molto duro e resistente, conduce abbastanza bene il calore ed è naturalmente antiaderente. Può essere utilizzato con strumenti metallici senza danneggiarsi. Di contro è molto costoso (quasi come il rame), e non può essere utilizzato su piastre elettriche. Il titanio non svolge nessun ruolo biologico noto. Non è un metallo velenoso e il il corpo umano è un grado di tollerarne un’elevata quantità

pentole-pyrex-parliamo-di-cucinaIl pyrex è un tipo di vetro (vetro borosilicato) trattato in modo tale da risultare assai resistente al calore. I punti di forza di questo materiale sono l’inattaccabilità degli alimenti e la grande facilità di pulizia. Il pyrex non è però un buon conduttore termico, tanto che i contenitori devono essere utilizzati solo nel forno tradizionale oppure in quello a microonde. È un materiale che non rilascia sostanze, ma purtroppo non può essere usato sui fornelli né sulla piastra.

La terracotta è composta da argilla cotta a 900-1000° che poi eventualmente viene smaltata con rivestimenti di tipo vetroso. La smaltatura di un pezzo in ceramica ha lo scopo di proteggere il pezzo dall’usura, di facilitarne la pulitura e la manutenzione e di decorarlo.

I nostri contadini un tempo la utilizzavano sempre per cuocere legumi e cereali: la terracotta assicura uniformità alla cottura, è perfetta per una cucina povera di grassi perché il cibo non si attacca sul fondo, per lo stesso motivo non si formano residui di precedenti cotture (potenzialmente molto dannosi per la salute, se non si rimuovono si lasciano carbonizzare) e al contempo il sapore naturale dell’alimento cucinato si mantiene intatto.pentole-terracotta-parliamo-di-cucina

Mentre i metalli conducono rapidamente il calore, la terracotta lo assorbe lentamente, e altrettanto lentamente lo trasmette al cibo. Le stoviglie in terracotta sono perciò particolarmente indicate per quei piatti che necessitano di lunghe cotture a fuoco lento. La porosità della terracotta fa sì che questa trattenga gli aromi degli alimenti che vengono cotti al suo interno. Questa peculiare caratteristica rende ottimi i tegami in terracotta per cucinarvi sempre lo stesso piatto, per esempio zuppe, fagioli stufati, crauti. Secondo i buongustai, le portate cucinate in questo modo possono acquistare un sapore estremamente ricercato. I tegami in terracotta sono piuttosto facili da lavare: usare acqua calda e limone, evitando detergenti particolarmente aggressivi, e lasciarla asciugare rovesciata in modo che l’umidità possa evaporare dal fondo, questo per una migliore conservazione.

Quando si acquista una pentola in terracotta deve essere messa in ammollo in un secchio con acqua fredda per almeno 12 ore. Questa operazione reidrata la terracotta che si è seccata durante la cottura e le permette di sopportare la cottura senza rompersi. Alcuni produttori consigliano, inoltre, una volta passato il tempo di ammollo: togliere la pentola dall’acqua, asciugare bene e passare uno spicchio d’aglio tagliato su tutta la superficie, passando bene sul fondo anche più volte. Il passaggio dell’aglio aiuterà a sigillare tutti i pori della terracotta. Lasciamo con questa patina d’aglio per un paio d’ore, poi si possono lavare normalmente. Inoltre non va mai messa sulla fiamma diretta ma bisogna sempre utilizzare lo spargifiamma che permette al calore di diffondersi in modo uniforme evitando un contatto prolungato della fiamma su un unico punto del tegame, rischiando di bruciare il cibo in quel punto.

Purtroppo a volte questo tipo di pentole è verniciato con smalti e colori che contengono piombo, utilizzato per abbassare la temperatura di fusione dello smalto, per dare maggiore brillantezza ai colori e per diminuire i difetti che possono apparire sugli smalti dopo la cottura. Per questo motivo è consigliabile utilizzare le pentole in terracotta ecologiche, dove il piombo e gli altri metalli pesanti sono sostituiti da sostanze alcaline naturali (sodio, potassio, boro, calcio, bario, ecc.) che però danno dei risultati meno brillanti e a volte qualche difetto.

Un buon produttore di pentole in argilla che non usa elementi dannosi e nocivi alla salute anche nella fase dell’invetriatura, operata con prodotti a base di silicati di sodio e calcio, privi di piombo, cadmio e altri metalli pesanti, è BioNatural che dispone di un vasto assortimento di pentole in argilla rossa e pietra refrattaria.

pentole-ghisa-parliamo-di-cucinaLa ghisa è un materiale resistente e durevole, distribuisce il calore in modo uniforme rendendo omogenea la cottura. Inoltre mantiene la temperatura raggiunta permettendo di risparmiare energia. È quindi ideale per tutte le cotture lente.

Può arrugginirsi e quindi è bene non usare mai acqua per pulirla ma solo passare con della carta e del sale per scrostare e poi ungerla con un po’ d’olio e riporla a posto. Le pentole in ghisa porcellanata hanno invece un difetto: lo smalto che le ricopre, duro, ma poco resistente, si incrina con facilità. Ciò crea anche un certo rischio di ingerirne frammenti.

pentole-ferro-parliamo-di-cucinaIl ferro sopporta temperature molto elevate ed è naturalmente antiaderente, ma è soggetto alla ruggine: per questo la padella va lavata il meno possibile con l’acqua, meglio ripassarla con un panno umido e poi conservarla dopo averla protetta con un sottile strato di olio d’oliva. Il ferro si presta a quasi tutti i tipi di cottura, conserva il calore, ed è quasi inalterabile, a patto di pulirlo e asciugarlo con cura dopo l’uso. Ma attenzione, i tegami in ferro non vanno sfregati, per non danneggiare la patina protettiva che si forma col tempo e l’uso continuato inseguito della polimerizzazione dell’olio.

Le pentole in ferro rilasciano ferro biodisponibile, utile nelle sideropenie (carenze di ferro, appunto). Anche le pentole di ghisa possono essere utilizzate tranquillamente, perché non rappresentano altro che una diversa condizione del ferro.

La pietra ollare (steatite) è una roccia metamorfica composta di magnesio idrato silicato, magnesite e penninite formatasi grazie alle poderose spinte dei continenti in tempi lunghissimi. La steatite è resistente al fuoco e non si deteriora alle alte temperature, il suo profilo termico è pertanto adatto alla costruzione di stufe e pentole.

pietra-ollare-parliamo-di-cucinaPiastre, pentole e padelle in pietra ollare hanno una naturale capacità antiaderente e non rilasciano alcuna sostanza dannosa. Tuttavia essendo composta per la maggior parte da talco è soggetta al pericolo di inquinamento da absesto (amianto). Per questo motivo prima di acquistare la vostra pentola è necessario informarsi se sono state effettuate analisi di laboratorio che accertano l’assenza di fibre di amianto.

La pietra ollare garantisce cotture uniformi e un basso pericolo di bruciatura del cibo senza l’uso di grassi. Avendo una bassa conducibilità la pietra ollare richiede molto tempo per riscaldarsi ma è altrettanto lenta a perdere calore, quindi si adatta alle cotture lunghe a fiamma moderata, come zuppe, brasati, polenta. Particolare cura va posta al primo utilizzo, ma ogni buon produttore saprà darvi tutte le istruzioni.

Come abbiamo visto le pentole non sono semplici accessori da cucina: possono aiutarci a curare l’anemia o rischiare di compromettere la salute di organi importanti come il fegato o la tiroide. Scegliamo dunque con cura produttori affidabili e non rinunciamo per risparmiare tempo o un po’ di soldi a una corretta manutenzione e sostituzione quando è necessario. I piatti riusciranno meglio e guadagneremo in salute.

 

 

Spesa anti afa in dieci punti

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Dopo il decalogo per conservare bene i cibi nel frigorifero ecco il decalogo per scegliere cosa metterci dentro combattendo l’afa e risparmiando

 

Molto caldo e pochi soldi, quanto basta per richiedere uno sforzo di intelligenza creativa per fare bene la spesa e combattere l’afa. Gli esperti dell’Andid– Associazione Nazionale Dietisti hanno compilato un decalogo per la spesa di luglio e agosto.

1 – Fare almeno tre pasti regolari al giorno, a partire dalla prima colazione.

2 – Con il caldo, dare la preferenza ai prodotti di origine vegetale più ricchi di acqua e di sali minerali e possibilmente prodotti a filiera corta come albicocche, anguria, melone, mango, melanzane, zucchine, cetrioli, sedano, pomodori, meglio se crudi e ben lavati (la cottura fa disperdere parte dell’acqua e dei nutrienti).

3 – Inserire almeno una porzione a pranzo o a cena di cereali e derivati (pane, pasta, riso,mais, patate) , privilegiando prodotti integrali e a ridotto contenuto in grassi. Di rigore un contorno abbondante di verdura cotta o cruda.

4 – Limitare i prodotti di origine animale come carne, salumi e insaccati, latticini e formaggi: durante la settimana, a pranzo e a cena, alternare la varietà privilegiando la carne bianca, inserendo il pesce, meglio se azzurro, una o due volte a settimana; lo stesso vale per le uova, mentre è meglio limitare i formaggi a due o tre volte a settimana.

– I legumi secchi o freschi come ceci, fagioli, lenticchie, fave, piselli, possono costituire combinati con i saporiti ed invitanti piatti unici, specie se combinati con i cereali: vanno mangiati almeno due volte a settimana.

 6 – Preferire l’olio extravergine d’oliva sia per la cottura che come condimento a crudo. I fritti con l’afa sono sempre poco consigliati e comunque usare strumenti di cottura che permettono di limitare il condimento come le padelle antiaderenti.

 7Pianificare, per quanto possibile, il menù settimanale e fare la spesa seguendo una lista degli acquisti preparata a casa. Così sarà più facile non lasciarsi suggestionare dalle campagne di marketing acquistando prodotti alimentari non realmente necessari.

8Riutilizzare e riciclare gli avanzi è spesso solo questione di fantasia: così non si spreca, si risparmia e si guadagna salute (ovviamente il cibo avanzato deve rispettare le scadenze).

9 – Tutti sanno che con la sudorazione si deve bere spesso: l’acqua di rubinetto va benissimo, ma anche infusi o tisane non zuccherate con l’aggiunta magari di un piccolo pizzico di sale reintegrano i sali minerali persi e alleviano l’afa. Servono almeno due litri d’acqua al giorno, distribuiti lungo tutto l’arco della giornata.

10 – Utilizzare ogni occasione della giornata per muoversi di più, ma scegliendo solo le ore della giornata più fresche. Questo è imperativo per gli anziani e i bambini piccoli.

Come vedete, spesso la spesa risparmiosa e salutare è solo questione di piccole regole dettate dal buon senso. Se rispettiamo il decalogo della spesa anti afa, secondo i principi dell’alimentazione sostenibile, il periodo del gran caldo sembrerà anche più breve.

 

 

Il Parco della Biodiversità

parco bioIl Parco della Biodiversità è un progetto della Facoltà di Scienze Agrarie e Alimentari di Milano sviluppato sotto il coordinamento di Emilio Genovesi

In vista di Expo 2015 l’agrobiodiversità sarà rappresentata utilizzando serre disposte in isolati con spazi aperti e coltivati per dare evidenza al contenuto più che alla struttura. Piante, colture, orti, giardini, installazioni, interazioni digitali, applicazioni, giochi, performance: una molteplicità di esperienze che stimolano e coinvolgono il visitatore utilizzando i linguaggi e i codici di comunicazione più diversificati.

Nella piazza della Biodiversità Mediterranea, in posizione adiacente alla Collina, sarà allestito uno spazio sviluppato da Slow Food, associazione internazionale no-profit che promuove una produzione agroalimentare su piccola scala, sostenibile, di qualità e che conta oltre 100.000 soci, volontari e sostenitori in 150 Paesi e una rete di 2000 comunità del cibo.

In questa piazza il visitatore affronterà un percorso a tappe per scoprire il valore della biodiversità alimentare, conoscere alcune filiere produttive simboliche, degustare prodotti di tutto il mondo e acquisire consapevolezza circa la necessità di adottare nuove abitudini di consumo.

Tre motivi per visitralo

Un affascinante racconto che si dipana attraverso 8.000 metri quadri di parco, sette grandi serre che ospitano più di duecento diverse specie e varietà agrarie. Una mostra che “vive” nel senso letterale della parola: migliaia di piante da osservare, odorare, toccare, ascoltare (e, in alcuni casi, anche mangiare). Dodici storie per scoprire la storia dell’agricoltura e l’origine di piante coltivate, alimentari e non, provenienti da ogni parte del mondo. In termini di ricchezza di specie vegetali, il Parco della Biodiversità non  avrà rivali. La densità in termini di agrobiodiversità accoppiata a uno storytelling sviluppato con media diversificati, rende la visita un’esperienza unica.

 
 Nutrire un pianeta che al 2050 conterà dieci miliardi di persone è una necessità: la conservazione e l’uso razionale e sostenibile delle risorse agroalimentari sono delle tematiche ineludibili, dal punto di vista sociale, economico e culturale. Rendere disponibile gli alimenti per tutti senza compromettere la salute dell’ecosistema complessivo è un obiettivo realizzabile, sia in termini quantitativi che in termini qualitativi. il Parco sarà fonte di stimoli che susciteranno nuovi interrogativi. Che futuro vogliamo? Che visioni vogliamo? 
Le risposte le daranno i visitatori.

 

 

 

Estate all’Oasi

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Il Wwf, ma non solo, è presente in tutta Italia con le oasi che questa rubrica vi invita a visitare approfittando dell’estate. Buone vacanze a tutti

Le Oasi del Wwf sono aree di grande rilevanza sotto gli aspetti faunistici e, più in generale, sotto il profilo della biodiversità, presenti all’interno di tutta la Penisola. Si tratta di zone il cui livello di preservazione naturale deve essere garantito ad alte soglie e che per tale motivo godono di particolari forme di protezione al fine di conservare nel migliore dei modi il paesaggio, cercando di ridurre al minimo l’impatto ambientale esterno.

Le Oasi sono dunque un aspetto fra i più rilevanti del patrimonio floro-faunistico italiano perché al loro interno, non solo vengono preservate specie di animali e piante da tutelare, ma vengono attivate iniziative didattiche, con i percorsi dedicati ai giovani e ai meno giovani, e ulteriori programmi di recupero degli animali feriti, di ricerca sulla biodiversità, di analisi sull’evoluzione delle specie, di avvistamento dell’avifauna, e così via.

Le Oasi del Wwf sono oltre 100, presenti su quasi tutto il territorio nazionale e le loro attività sono piuttosto numerose: un saggio dei programmi può essere consultato sul Documento annuale sulle Oasi , dove sono pienamente riassunti gli obiettivi, le tipologie di aree, le specie tutelate, le campagne di recupero e conservazione, i piani di gestione delle stesse e la mappa, consultabile in maniera semplice e pratica

Wwf ha predisposto infatti questa pagina interattiva per comprendere la disposizione e le caratteristiche di tutte le Oasi presenti sul territorio nazionale zoomando sulle singole aree di interesse o “viaggiando” lungo tutto l’arco della Penisola, consultando orari, giorni di apertura e le eventuali ulteriori inziative in programma. Alcune regioni particolarmente interessate dal fenomeno, prima fra tutte la Toscana, che ne ha ben 17; piuttosto ricca è anche la varietà di Oasi in Lombardia, con 14 diverse aree protette, e quella campana, con 12 Oasi. Per quanto invece concerne le isole, due sole Oasi in Sardegna, e quattro in Sicilia.

Per questo mese di agosto dunque la rubrica Ambiente vi saluta invitandovi a raggiungere di volta in volta oasi diverse, non solo quelle del Wwf (per fare un esempio, l’Oasi di Sant’Alessio, vicino a Pavia). Ci rivediamo a settembre con nuove notizie sull’ambiente e la natura.

Buone vacanze.

Menta & Co

L’estate è la stagione migliore per imparare a conoscere le erba alpine

menta La menta è la più classica delle erbe che rinfrescano l’estate. È una piantina che cresce spontanea un po’ dappertutto e conta numerosissime varietà.

Tutte hanno proprietà medicamentose, ma a migliore è senza dubbio la Mentha piperita, tipica dei luoghi asciutti. Profumo penetrante e aroma “piccantino” sono frutto dei suoi numerosi oli eterei, primo fra tutti il mentolo presente nelle foglie e nei petali dei fiori.

Il tempo migliore di raccolta della menta è prima dell’inizio della fioritura. Si secca rapidamente ed accuratamente al sole e si ripone in un vaso a chiusura ermetica. Un cucchiaio di foglie di menta sminuzzate in una tazza di acqua bollente costituisce un ottimo calmante mentre l’infuso, ottenuto mettendo a macero in due tazze d’acqua bollente un pizzico abbondante di foglie di menta, è un ottimo tonico-digestivo che si beve sia prima che dopo i pasti. A parte gli aspetti curativi, la menta entra a pieno titolo tra le bevande analcoliche e i cocktail dell’estate.

achilleaVi siete procurati una ferita? Ecco l’Achillea (Achillea millefolium) che cresce sui terreni incolti dal piano fino alle zone di montagna. Ha un odore intenso, ma gradevole, è alta fino a cinquanta centimetri e ha foglie strette con divisioni sottilissime.

In cima allo stelo si nota un ombrellino di fiori bianchi con tenui sfumature rosacee. Fiorisce dall’estate all’autunno e tutta la pianta è medicinale. Le sue qualità terapeutiche sono note fin dall’antichità per arrestare, tra l’altro, qualsiasi emorragia esterna e interna, utilizzandola in decotto o in infuso oppure applicandola, tritata finemente, sulle ferite o sulle piaghe. Un ottimo vino curativo di Achillea, si ottiene lasciando macerare due manciate di erba in un fiasco di generoso vino bianco di cui bere due bicchieri al giorno in caso di disturbi gastrointestinali.

genzianaAnche la Genziana (Gentiana lutea) che cresce nei pascoli delle zone montane dà un ottimo vino aperitivo e digestivo molto facile da preparare. La pianta però è rara e protetta e quindi informatevi sulle regole del luogo dove vi trovate. È una pianta elegante, alta circa un metro, dal fusto verde ed eretto, con fiori gialli, raccolti a mazzetti. La radice è grossa, cilindrica, carnosa, di odore aromatico dapprima dolciastro, quindi assai aspro.
I pregi di natura tipicamente tonica, sono racchiusi tutti proprio nella radice che va raccolta nel tardo autunno o al primo germogliare della pianta, pulita accuratamente a secco, tagliata a pezzi ed essiccata al sole.