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Due fratelli giovanissimi, Alberto e Tancredi Alemagna, rilanciano la tradizione di famiglia con il marchio T’a Milano. E ci prendono per la gola…

La dolcezza è il nostro mestiere

Se il destino di un uomo è legato al nome, Alberto e Tancredi Alemagna hanno deciso di non sfidare l’incerto e di seguire invece le orme di quel bisnonno Gioacchino che nel lontano 1921 fondò l’azienda. Da sei anni sono diventati la mente e l’anima di T’a Milano, un nuovo dolcissimo progetto il cui nome rimanda alle loro iniziali, specializzato nella produzione di cioccolato di altissima qualità, e non solo.

Acquistata dalla Nestlé negli anni 70, la storica ditta milanese Alemagna è stata per anni il simbolo del dolce italiano e ora il testimone è passato nelle mani dei due fratelli che, con la stessa determinazione e cultura di impresa del loro avo, hanno dato vita a una nuova avventura, le cui fondamenta hanno radici che affondano nei valori di quella che fu la tradizione familiare.

Partiti da un piccolo laboratorio, oggi i successori di Gioacchino hanno il loro quartier generale a Cerro Maggiore, vicino a Legnano, sede dell’azienda dove sono creati e poi confezionati i cioccolatini, ma non solo. “Siamo partiti dal cioccolato perché è da sempre una passione vera, e dovendo iniziare da un prodotto, ci siamo lasciati trasportare dal cuore”, dice Alberto Alemagna e rivela subito di che pasta è fatto questo imprenditore non ancora trentenne dallo sguardo vivace e dal piglio deciso, nonostante la giovane età.

Una storia di famiglia

E’ lui a raccontare la storia di T’a: “È stato naturale, venendo da una famiglia come la nostra da sempre legata all’ambito dolciario, seguire le orme di mio nonno e di chi prima di lui aveva iniziato quella che poi è stata a lungo la tradizione pasticcera italiana“, prosegue. “Sono cresciuto tra i ricordi e le testimonianze di un’epoca in cui il nome Alemagna veniva identificato tout-court con il panettone, simbolo per antonomasia del dolce natalizio milanese. Difficile sfuggire a un destino così”.

Gli chiedo se abbia mai messo le mani in pasta, come si suol dire: “Mi è capitato spesso di sporcarmi le mani, certo. In occasione di promozioni, serate in cui venivano organizzate anche lezioni di pasticceria, mi sono dilettato e ho imparato la tecnica di lavorazione del cioccolato. Le praline non hanno più segreti per me! Una delle fasi più divertenti trovo sia il temperaggio, quello a mano, con il termometro, che ancora si fa nelle cucine casalinghe. Il cioccolato è un alimento fantastico, eclettico, impossibile non rimanerne affascinati”.

Lo sguardo rivolto al futuro

Dall’esperienza dei maître chocolatier di T’a e dalla selezione di materie prime uniche e ricercate sono nati cioccolatini dal sapore riconoscibile e raffinato. L’accostamento tra cacao Grand Cru, spezie, frutta e canditi, tutti sapientemente miscelati, ha dato origine a un prodotto giovane, semplice ed elegante. “Siamo sempre molto attenti a ogni fase di lavorazione, la nascita di un nuovo abbinamento è un processo lungo e coinvolge tutto il team, dai pasticceri ai fornitori. Una volta trovata la formula che pensiamo sia quella giusta, facciamo assaggi interni e poi ci affidiamo a esperti del settore per capire la possibile risposta del mercato. Se il responso è positivo si passa allo studio del packaging, che deve essere funzionale, elegante ma non serioso, e soprattutto eco-friendly. Vogliamo che i nostri prodotti siano accattivanti, che suscitino un’emozione visiva oltre che gustativa”.

T’a è il progetto di un’azienda dolciaria a 360° e nell’immediato futuro prenderà il via la produzione di una linea di biscotti oltre all’immancabile panettone per le prossime Feste, quasi a voler sottolineare un legame inscindibile con il passato e con la tradizione milanese. E sorridendo Alberto confessa: “Avremmo voluto destagionalizzarlo, renderlo un dolce meno caratterizzante. Ma nell’immaginario di tutti, da sempre, il panettone è il Natale. E in questo processo simbiotico, che non conosce flessioni nonostante il passare del tempo, devo ammetterlo, noi abbiamo una grande responsabilità”.

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Foto Ufficio Stampa