Milano Golosa: un appuntamento da non perdere

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Torna Milano Golosa. Dal 15 al 17 ottobre appuntamento con più di 200 produttori di cibo di alta qualità al Palazzo del Ghiaccio. Degustazioni, showcooking, incontri e tante delizie da scoprire

 

In scena dal 15 al 17 ottobre, la quinta edizione di Milano Golosa si dipana intorno al concetto di purezza in cucina, attraverso una grande attenzione alle materie prime. Raccoglie selezionati produttori artigiani che presentano le proprie creazioni frutto di lavoro, passione e tradizione.

Tanti i prodotti caseari presenti, tra cui alcune chicche come il Frant friulano, il Raviggiolo e il Castelmagno d’Alpeggio. Tra i salumi spiccano il salame d’oca, la galantina di pollo, la porchetta di suino nero lucano e la testa in cassetta ligure. Non mancano anche rari e insoliti prodotti ittici e, tra i tanti espositori di dolci, il panettone è ampiamente rappresentato in vista del Natale ormai prossimo.

Oltre alla degustazione e vendita dei prodotti artigianali degli oltre 200 produttori presenti, Milano Golosa propone una serie di approfondimenti tematici, dibattiti, incontri e masterclass su diversi temi e alimenti, tra cui il cacao, i prodotti senza glutine e i vini. Per un piacevole viaggio tra gusto e cultura.

Davide Paolini, ideatore di Milano Golosa e noto come “Il Gastronauta” presenterà in questa occasione il suo ultimo libro “Il crepuscolo degli chef. Gli italiani e il cibo tra bolla mediatica e crisi dei consumi” e conferirà il Premio Kia a 13 Botteghe Golose d’Eccellenza che si sono distinte nella proposta di ricercate squisitezze.

Il programma completo di Milano Golosa e del Fuori Milano Golosa, che prevede numerosi eventi in diversi locali distribuiti nella città, è consultabile sul sito.

Milano Golosa
Dal 15 al 17 ottobre – Palazzo del Ghiaccio, via Piranesi – Milano
Ingresso: 10 euro (bambini 6-12 anni gratuito)

E’ (già) tempo di Panettone Day

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Al Temporary Store di Corso Garibaldi 42, per tutto il mese di ottobre si potranno assaggiare i panettoni dei 25 finalisti del contest Panettone Day, il concorso che a Sweety of Milano ha premiato i migliori risultati, fra tradizione e innovazione. Perché non c’è Natale senza il panettone

 

Fino al 31 ottobre gli amanti del panettone hanno una ghiotta occasione: la possibilità di scegliere il loro dolce preferito spaziando tra diversi ingredienti e molteplici interpretazioni di alta pasticceria del dolce natalizio per eccellenza. Il temporary store ospiterà le 25 ricette dei partecipanti e finalisti di Panettone Day 2016, il concorso che a Sweety of Milano il 17 settembre scorso ha premiato, nella suggestiva cornice del Palazzo delle Stelline, il miglior Panettone Tradizionale e il più interessante Panettone Creativo Dolce, scelti da un’autorevole giuria composta dal maestro Iginio Massari, presidente, insieme a Gino Fabbri, Salvatore De Riso e Chiara Maci.

L’assortimento 2016 del temporary store di Panettone Day proporrà tanti ingredienti insoliti che spaziano dal cioccolato al pistacchio, dal marron glacé ai frutti di bosco fino ad arrivare al classico della tradizione milanese con uvette e canditi, offrendo agli appassionati del più noto dei dolci natalizi la possibilità di scegliere la versione realizzata con gli ingredienti preferiti.

Dal 5 al 31 ottobre i panettoni artigianali del pasticcere Giuseppe Zippo, primo classificato della categoria Panettone Tradizionale, e quello del pasticcere Giovanni Bertolini, vincitore della categoria Panettone Creativo Dolce, saranno affiancati da quelli degli altri premiati Luigi Gotti, Elio Mattiauda, Giuseppe Bonadei e Claudio Rancan e dalle produzioni degli altri 19 classificati. In vendita al prezzo promozionale di 10 euro, in formato 500 g.

Ecco le date degli eventi Panettone Day, i golosi e dolcissimi appuntamenti che si terranno presso il Temporary Store Panettone Day per valorizzare la versatilità del lievitato più famoso del mondo:

13 ottobre – Pigiama Party: il panettone è il dolce ideale per una colazione morbida e gustosa. Caffè, latte, tè e cappuccino saranno coprotagonisti al pigiama party di giovedì 13 ottobre. Tutti invitati in pigiama e pantofole per vivere una serata rilassante e comoda in compagnia di FiveToNine.

20 ottobre – Il Panettone – dolce tipico della tradizione Milanese – si apre al mondo con una serata da mille e una notte: frutta secca e candita, datteri, lokum e l’immancabile Chai di Damman Frères, preparato in un prezioso samovar degno di Shahrazade. Da non perdere.

27 ottobre – Chiusura in bellezza con Street-Panettone: il panettone diventa street food con il collaudato abbinamento con Birra Milano e creme “squeeze” La Perla di Torino. Il classico hot-dog americano è rivisto e corretto in chiave sweet-italica con abbinamenti panettone e crema per tutti i gusti.

L’Éclair de Génie è a Milano

L'Eclair du Genie, Corso Garibaldi 55, Milano. Foto di Ugo De Berti, www.udb.it

L’Eclair du Genie, Corso Garibaldi 55, Milano. Foto di Ugo De Berti, www.udb.it

L’Éclair de Génie, il lampo di genio di Christophe Adam, è un nuovo modo di fare pasticceria innovativo e assolutamente non convenzionale. Dopo aver conquistato la Francia e l’Asia, ora è il momento di Milano

 

Ricorda un bignè dalla forma allungata ed è ricoperto in mille modi fantasiosi, ma è una specie di piccolo scrigno che si adatta a mille le possibilità. E’ l’éclair, un classico della grande tradizione pasticcerà francese oggi trasformato in oggetto del desiderio gastro-fashion.

 

L’Éclair de Génie nasce nel 2012, quando il creativo chef Christophe Adam lancia insieme all’imprenditore Charles Lahmi un nuovo concetto mono-prodotto intorno all’éclair: il progetto ruota intorno al classico pasticcino francese dalla forma allungata riempito di crema e glassato, però rivoluzionato per gusto, colore e immagine, senza però snaturarlo dalla tradizione d’Oltralpe. E da questo nasce anche il gioco di parole: L’Éclair de Génie, ovvero “il lampo di genio”.

Christophe Adam, chef pasticcere di fama internazionale, vanta una carriera di tutto rispetto, con una serie di importanti collaborazioni: con la pasticceria Legrand a Quimper, il noto ristorante Le Gavroche a Londra (tre stelle Michelin), l’Hotel de Crillon, a fianco di Christophe Felder, a Parigi e Palazzo Beau-Rivage, come chef executive, a Losanna. Ma la vera spinta creativa Christophe la trova nel 1996 quando approda alla Maison Fauchon a Parigi, al fianco di Sébastien Gaudard, Philippe Givre e Pierre Hermé.

La ricetta per il successo del progetto è anche alla base del prodotto: gli ingredienti sono sempre freschissimi, preparati con materie prime di altissima qualità. E non solo: l’attenzione all’estetica e alla creatività sono la molla che fa scattare la continua tensione verso il divertissement totale che caratterizza i prodotti d’autore. La voglia di innovazione, contemporaneità e colore viene applicata anche al design de L’Éclair de Génie, che diventa un dolce fuori dagli schemi, rock’n’roll, che rompe le regole della pasticceria tradizionale. Da non perdere l’éclair dedicato a Milano in occasione dell’apertura: si può gustare solo di sabato ed è farcito con una ganache di cioccolato.

Nel 2014 Christophe Adam ha lanciato anche una vasta gamma di prodotti di pralineria, sullo stile degli éclairs, completamente a sua immagine, insoliti, squisiti e fuori dal comune. Sono sei le linee di prodotti di successo, per un totale di ben 30 referenze: tavolette, creme spalmabili, caramello in tubetto, nocciole caramellate, cioccolatini, saponette di cioccolato e tanto altro ancora.

L’Éclair de Génie, pasticceria francese innovativa e fuori dagli schemi ha a Milano due punti vendita: nel cuore di Brera, precisamente in corso Garibaldi 55 e in zona Navigli, con annesso il laboratorio che sforna ogni giorno prodotti freschissimi, esattamente in corso di Porta Ticinese, 76.

 

Il diavolo fa le pentole… Guida alla scelta dei materiali

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Acciaio o alluminio, antiaderenti o pietra ollare? Da come sono fatte le pentole dipende anche la nostra salute e la perfetta cottura del cibo

 

Oltre che dalla freschezza e dalla genuinità degli ingredienti di base, la qualità e il gusto dei piatti che prepariamo dipendono anche dai materiali che utilizziamo per la cottura.

La scelta di pentole, padelle e casseruole è un elemento determinante per assicurare alle nostre portate il massimo rendimento nutrizionale, le migliori condizioni di igiene e la più alta digeribilità. A questo proposito sintetizziamo un interessante inventario proposto da StampaLibera che passa in rassegna la tipica “batteria” da cucina.

Forma e…sostanza

A seconda della forma, le pentole base si suddividono in casseruole, tegami e padelle.

Le prime hanno bordi alti e servono per cuocere alimenti liquidi o voluminosi che non possono essere contenuti in una pentola a bordo basso, detta padella. Le padelle servono per cuocere tutti gli alimenti che non necessitano o che sarebbero addirittura ostacolati dall’utilizzo di una casseruola: frittate, crepes, carne, ma anche sughi per la pasta, verdure saltate, o per condire la pasta con il sugo prima di servire.

Se la forma incide solo sulla cottura del cibo, altro discorso vale per i materiali con cui sono fatte le pentole: un buon materiale non deve alterare i cibi nel sapore e non deve rilasciare sostanze nocive durante la cottura.

Deve essere resistente e inattaccabile da parte degli alimenti: per durare più a lungo e non deformarsi in caso di urti e cadute. La scelta è ampia: acciaio inox, alluminio, rame, ghisa, terracotta, pietra ollare, pyrex e i rivestimenti antiaderenti.

L’acciaio inossidabile, o acciaio inox, è il materiale più usato nella produzione di pentolame e di attrezzi da cucina per via della sua solidità, dell’elevata resistenza alla corrosione e della facile lavabilità.

pentole-acciaio-inox-parliamo-di-cucinaIl primo dei suoi punti deboli è rappresentato dalla bassa conducibilità termica a causa della quale il calore non viene distribuito in modo uniforme: il cibo che si trova a contatto con il fondo riceve molto più calore rispetto a quello che si trova più in alto, quindi può attaccarsi e bruciarsi se la quantità di acqua e/o condimenti presente in pentola si riduce troppo durante la cottura.

Per questa ragione, i recipienti da fuoco per cucina in acciaio inox di migliore qualità sono dotati di un triplo fondo, ovvero di due dischi in acciaio con un disco di alluminio collocato tra l’uno e l’altro per favorire la diffusione uniforme del calore. Un buon equilibrio per evitare di bruciare i cibi e allo stesso tempo sprecare energia è un fondo di circa 6 millimetri di spessore.

Padelle e pentole in acciaio inossidabile possono cedere particelle di metallo se vengono a contatto con composti acidi. È dunque opportuno evitare di cucinarvi pomodori e salse agrodolci, così come è consigliabile non lasciarvi il cibo per molto tempo dopo la cottura.

Anche il sale marino, che reagisce con l’acciaio inox quando si deposita sul fondo di pentole e padelle, può alterarne la superficie, generando erosioni che favoriscono il contatto tra metalli e cibo. Il sale va quindi aggiunto solo quando l’acqua è in ebollizione ed è buona norma continuare a mescolare fino a quando non si sia sciolto completamente.

L’acciaio 18/10 è più lucido e resistente alla corrosione, quello 18/c è migliore per la conducibilità del calore. L’inox si pulisce facilmente ed è resistente alla maggior parte dei detersivi e non assorbe gli odori.

L’alluminio è un buon conduttore di calore ed è piuttosto leggero ed economico.pentole-alluminio-parliamo-di-cucina I cibi rischiano di attaccarsi sul fondo ed è necessario seguire la cottura con attenzione. Le teglie, padelle e pentole in alluminio anodizzato sono più resistenti e meno soggette a corrosione, poiché l’alluminio può facilmente deformarsi in seguito agli urti e tende a cedere residui di metallo che possono interagire con gli alimenti in cottura. Evitate quindi di lasciare cibi a lungo in contatto con le teglie, pentole e padelle di questo materiale.

Le controindicazioni dovute alla tossicità di alcune componenti si annullano nel caso di pentole di alluminio anodizzato, nel quale uno strato protettivo di ossido di alluminio e ioni di argento sigilla la superficie e impedisce il rilascio di molecole di alluminio. Ma in questo caso è da evitare l’uso di pagliette di ferro o spugne abrasive: metterebbero a nudo il metallo che poi, durante la cottura, verrebbe ceduto agli alimenti. Questo tema è approfondito su le pentole della salute, sito dell’azienda italiana che le ha brevettate.

Le pentole antiaderenti (teflon) sono più facili da pulire, non bruciano il cibo e, se usate per soffriggere, permettono di utilizzare meno olio, burro o altri grassi. pentole-antiaderenti-parliamo-di-cucinaEsaltano i pregi dell’alluminio, impediscono ai cibi di attaccarsi sul fondo e di entrare a contatto con l’alluminio. Sono però necessarie alcune cautele, infatti, se il tegame resta sul fornello per parecchio tempo vuoto o viene usato come bistecchiera, può accadere che il teflon raggiunga alte temperature (200°C) e rilasci Pfoa (acido perfluoroottanoico) che alcuni studi indicano come tossico per fegato e tiroide. Il Pfoa viene rilasciato anche quando la padella si graffia, sia per l’uso che per i lavaggi con spugne abrasive e quindi queste pentole richiedono una certa manutenzione. Non a caso la Dupont sviluppa una nuova tecnologia senza l’uso del Pfoa.

La nuova tecnologia nelle padelle antiaderenti, in alternativa al teflon, è il rivestimento ceramico. Una caratteristica interessante di queste pentola è la resistenza al graffio: non vengono scalfite neanche da una punta d’acciaio. L’utilizzo di minime quantità di acqua od olio permette di ottenere cibi croccanti e ben cotti e soprattutto una minima dispersione delle sostanze nutritive. Queste pentole hanno il pregio di diffondere il calore uniformemente e mantenere la temperatura costante anche abbassando la fiamma (quindi si può risparmiare gas, cuocendo a fuoco basso). Sono l’ideale per cotture croccanti e dorate.pentole-ceramica-parliamo-di-cucina

Le sue caratteristiche si possono così riassumere: è resistente ai graffi e alle abrasioni; non si corrode con gli acidi degli alimenti; non si scrosta né si deteriora con l’utilizzo; si può utilizzare fino a 400°C garantendo un’ottima cottura, ma è sempre da preferire cucinare a temperature più basse, per non perdere tutte le proprietà nutrizionali degli alimenti e per limitare la formazione di sostanze tossiche (a partire dagli alimenti); è facile da lavare, anche in lavastoviglie e non viene intaccata dai detersivi.

Il famoso rivestimento bianco in ceramica, sia per composizione chimica che per l’alta resistenza al graffio, è un materiale dichiarato atossico e non poroso, ma è importante verificarne l’effettiva qualità dato che sono in commercio prodotti dove la ceramica è in realtà un multistrato di nanoceramiche, cioè nano particelle sulle quali gli studi sono ancora in corso.

Se si chiedesse a un grande chef che cosa preferisce, nella maggior parte dei casi, risponderebbe che il rame non ha paragoni: conducibilità termica molto elevata e uniforme che garantisce una cottura perfetta a qualsiasi alimento. pentole-rame-parliamo-di-cucinaPer l’uso domestico, però, la questione è un po’ diversa: il rame, infatti, è molto costoso e, cosa più importante, necessita di una particolare manutenzione tutt’altro che agevole. Con l’utilizzo, sulla superficie della pentola si può formare un deposito di ossido di rame il cosiddetto “verderame” che, come sapevano anche le nostre nonne, è tossico; per evitare che questo succeda, le pentole in rame vanno fatte “stagnare” periodicamente da personale specializzato. Esistono però in commercio pentole in rame con l’interno foderato in acciaio inox.

pentole-titanio-parliamo-di-cucinaIl titanio (che in realtà è una lega di titanio) è usato solo da qualche anno nella produzione di pentole. È molto duro e resistente, conduce abbastanza bene il calore ed è naturalmente antiaderente. Può essere utilizzato con strumenti metallici senza danneggiarsi. Di contro è molto costoso (quasi come il rame), e non può essere utilizzato su piastre elettriche. Il titanio non svolge nessun ruolo biologico noto. Non è un metallo velenoso e il il corpo umano è un grado di tollerarne un’elevata quantità

pentole-pyrex-parliamo-di-cucinaIl pyrex è un tipo di vetro (vetro borosilicato) trattato in modo tale da risultare assai resistente al calore. I punti di forza di questo materiale sono l’inattaccabilità degli alimenti e la grande facilità di pulizia. Il pyrex non è però un buon conduttore termico, tanto che i contenitori devono essere utilizzati solo nel forno tradizionale oppure in quello a microonde. È un materiale che non rilascia sostanze, ma purtroppo non può essere usato sui fornelli né sulla piastra.

La terracotta è composta da argilla cotta a 900-1000° che poi eventualmente viene smaltata con rivestimenti di tipo vetroso. La smaltatura di un pezzo in ceramica ha lo scopo di proteggere il pezzo dall’usura, di facilitarne la pulitura e la manutenzione e di decorarlo.

I nostri contadini un tempo la utilizzavano sempre per cuocere legumi e cereali: la terracotta assicura uniformità alla cottura, è perfetta per una cucina povera di grassi perché il cibo non si attacca sul fondo, per lo stesso motivo non si formano residui di precedenti cotture (potenzialmente molto dannosi per la salute, se non si rimuovono si lasciano carbonizzare) e al contempo il sapore naturale dell’alimento cucinato si mantiene intatto.pentole-terracotta-parliamo-di-cucina

Mentre i metalli conducono rapidamente il calore, la terracotta lo assorbe lentamente, e altrettanto lentamente lo trasmette al cibo. Le stoviglie in terracotta sono perciò particolarmente indicate per quei piatti che necessitano di lunghe cotture a fuoco lento. La porosità della terracotta fa sì che questa trattenga gli aromi degli alimenti che vengono cotti al suo interno. Questa peculiare caratteristica rende ottimi i tegami in terracotta per cucinarvi sempre lo stesso piatto, per esempio zuppe, fagioli stufati, crauti. Secondo i buongustai, le portate cucinate in questo modo possono acquistare un sapore estremamente ricercato. I tegami in terracotta sono piuttosto facili da lavare: usare acqua calda e limone, evitando detergenti particolarmente aggressivi, e lasciarla asciugare rovesciata in modo che l’umidità possa evaporare dal fondo, questo per una migliore conservazione.

Quando si acquista una pentola in terracotta deve essere messa in ammollo in un secchio con acqua fredda per almeno 12 ore. Questa operazione reidrata la terracotta che si è seccata durante la cottura e le permette di sopportare la cottura senza rompersi. Alcuni produttori consigliano, inoltre, una volta passato il tempo di ammollo: togliere la pentola dall’acqua, asciugare bene e passare uno spicchio d’aglio tagliato su tutta la superficie, passando bene sul fondo anche più volte. Il passaggio dell’aglio aiuterà a sigillare tutti i pori della terracotta. Lasciamo con questa patina d’aglio per un paio d’ore, poi si possono lavare normalmente. Inoltre non va mai messa sulla fiamma diretta ma bisogna sempre utilizzare lo spargifiamma che permette al calore di diffondersi in modo uniforme evitando un contatto prolungato della fiamma su un unico punto del tegame, rischiando di bruciare il cibo in quel punto.

Purtroppo a volte questo tipo di pentole è verniciato con smalti e colori che contengono piombo, utilizzato per abbassare la temperatura di fusione dello smalto, per dare maggiore brillantezza ai colori e per diminuire i difetti che possono apparire sugli smalti dopo la cottura. Per questo motivo è consigliabile utilizzare le pentole in terracotta ecologiche, dove il piombo e gli altri metalli pesanti sono sostituiti da sostanze alcaline naturali (sodio, potassio, boro, calcio, bario, ecc.) che però danno dei risultati meno brillanti e a volte qualche difetto.

Un buon produttore di pentole in argilla che non usa elementi dannosi e nocivi alla salute anche nella fase dell’invetriatura, operata con prodotti a base di silicati di sodio e calcio, privi di piombo, cadmio e altri metalli pesanti, è BioNatural che dispone di un vasto assortimento di pentole in argilla rossa e pietra refrattaria.

pentole-ghisa-parliamo-di-cucinaLa ghisa è un materiale resistente e durevole, distribuisce il calore in modo uniforme rendendo omogenea la cottura. Inoltre mantiene la temperatura raggiunta permettendo di risparmiare energia. È quindi ideale per tutte le cotture lente.

Può arrugginirsi e quindi è bene non usare mai acqua per pulirla ma solo passare con della carta e del sale per scrostare e poi ungerla con un po’ d’olio e riporla a posto. Le pentole in ghisa porcellanata hanno invece un difetto: lo smalto che le ricopre, duro, ma poco resistente, si incrina con facilità. Ciò crea anche un certo rischio di ingerirne frammenti.

pentole-ferro-parliamo-di-cucinaIl ferro sopporta temperature molto elevate ed è naturalmente antiaderente, ma è soggetto alla ruggine: per questo la padella va lavata il meno possibile con l’acqua, meglio ripassarla con un panno umido e poi conservarla dopo averla protetta con un sottile strato di olio d’oliva. Il ferro si presta a quasi tutti i tipi di cottura, conserva il calore, ed è quasi inalterabile, a patto di pulirlo e asciugarlo con cura dopo l’uso. Ma attenzione, i tegami in ferro non vanno sfregati, per non danneggiare la patina protettiva che si forma col tempo e l’uso continuato inseguito della polimerizzazione dell’olio.

Le pentole in ferro rilasciano ferro biodisponibile, utile nelle sideropenie (carenze di ferro, appunto). Anche le pentole di ghisa possono essere utilizzate tranquillamente, perché non rappresentano altro che una diversa condizione del ferro.

La pietra ollare (steatite) è una roccia metamorfica composta di magnesio idrato silicato, magnesite e penninite formatasi grazie alle poderose spinte dei continenti in tempi lunghissimi. La steatite è resistente al fuoco e non si deteriora alle alte temperature, il suo profilo termico è pertanto adatto alla costruzione di stufe e pentole.

pietra-ollare-parliamo-di-cucinaPiastre, pentole e padelle in pietra ollare hanno una naturale capacità antiaderente e non rilasciano alcuna sostanza dannosa. Tuttavia essendo composta per la maggior parte da talco è soggetta al pericolo di inquinamento da absesto (amianto). Per questo motivo prima di acquistare la vostra pentola è necessario informarsi se sono state effettuate analisi di laboratorio che accertano l’assenza di fibre di amianto.

La pietra ollare garantisce cotture uniformi e un basso pericolo di bruciatura del cibo senza l’uso di grassi. Avendo una bassa conducibilità la pietra ollare richiede molto tempo per riscaldarsi ma è altrettanto lenta a perdere calore, quindi si adatta alle cotture lunghe a fiamma moderata, come zuppe, brasati, polenta. Particolare cura va posta al primo utilizzo, ma ogni buon produttore saprà darvi tutte le istruzioni.

Come abbiamo visto le pentole non sono semplici accessori da cucina: possono aiutarci a curare l’anemia o rischiare di compromettere la salute di organi importanti come il fegato o la tiroide. Scegliamo dunque con cura produttori affidabili e non rinunciamo per risparmiare tempo o un po’ di soldi a una corretta manutenzione e sostituzione quando è necessario. I piatti riusciranno meglio e guadagneremo in salute.

 

 

Il Grana Padano si racconta

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Un libro per celebrare la storia di un grande formaggio italiano. “Grana Padano: Una storia di qualità” è il titolo che il Consorzio Tutela Grana Padano dedica alla comunicazione del prodotto Dop italiano più noto e consumato in tutto il mondo.

“Questo libro – afferma Nicola Cesare Baldrighi, presidente del Consorzio Grana Padano – racconta la storia millenaria di un prodotto che è un po’ parte di tutti noi, perché è da sempre sulle tavole delle famiglie italiane e non solo. Rappresenta la cultura gastronomica del nostro Paese, la storia millenaria e le tradizioni socioculturali di un territorio, il piacere della condivisione e del mangiare bene”.

Un evento per ripercorrere gli oltre otto secoli di storia di uno dei prodotti più significativi della cultura gastronomica italiana, oggi noto e apprezzato in tutto il mondo: un formaggio unico, che ha le caratteristiche di un territorio e una lavorazione fatta di processi antichi e tradizioni immutate. La sua nascita ha origini lontane che rimandano all’anno 1134, quando i frati dell’Abbazia di Chiaravalle per conservare la sovrabbondante produzione di latte la trasformarono in un cacio a pasta dura da stagionare e far durare nel tempo, chiamato prima casus vetus (cacio invecchiato) e successivamente Grana.

Dall’intuizione dei frati, attraverso i secoli che hanno visto crescere la fama del Grana nel mondo, si arriva al Novecento: c’è la volontà di regolarizzare e controllare la produzione per garantirne la qualità e le caratteristiche organolettiche. Nasce nel 1954 il Consorzio Tutela Grana Padano, con l’obiettivo di riunire le cooperative e le industrie casearie dedite alla produzione e farle lavorare tutte secondo un disciplinare preciso, a tutela del prodotto e dei consumatori.

Il Consorzio non si è mai fermato e non si vuole fermare: promuove e continua a comunicare i suoi valori a un sempre più vasto pubblico. Racconta l’importanza della materia prima e dei controlli, la tradizione millenaria e il rapporto con il territorio, il sapore, la genuinità e le caratteristiche nutrizionali. E oggi, proprio per sintetizzare le peculiarità e la storia di un orgoglio italiano, il Consorzio ha deciso di scrivere un volume che racchiude il percorso fatto fino a oggi, descrivendolo anche attraverso le campagne pubblicitarie nazionali e internazionali ideate e prodotte fino a Expo 2015.
Grana Padano, Una storia di qualità. Ed. Mondadori, 39 euro.