Le Comete – Il nuovo progetto di Alois Lageder

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Alois Lageder ha creato una nuova linea di vini assolutamente sperimentale, poche bottiglie in edizione limitatissima che si chiama Le Comete. Sette, uniche e irripetibili, che sembrano vibrare dell’armonia dei pianeti e risuonare di una luce e un’energia nuova. Ma come le comete passano, vanno e, chissà, magari ritornano, o forse no…

 

ZIE∙XV, TIK∙XV, BLA∙XIII, BLA∙BLA, VIO∙XIII, SEN∙XIV e TAN∙XIII. Nomi misteriosi, che sembrano le sigle di lontane stelle, pianeti sconosciuti e luminose scie di comete che attraversano il firmamento, ma sono invece quelli scelti da Alois Lageder per una nuova linea di vini che – non a caso – si chiama “Le Comete”. Con queste bottiglie, Alois Lageder vuole spingersi oltre i confini convenzionali, facendo leva sul potenziale dell’Alto Adige nella produzione vinicola, sempre con l’intento di migliorare la qualità dei propri vini.

Prodotte in un numero di bottiglie molto limitato, Le Comete sono un momento di sperimentazione pura dedicata agli appassionati e ai curiosi del vino. Un sguardo sul futuro per indagare le nuove vie da percorrere. Ma anche una curiosità che nasce dalla voglia di innovare e sperimentare della tenuta altoatesina: dedicata gli intenditori e ai curiosi del vino, la collezione vuole indicare la nuova via da seguire per chi non ha paura di affrontare il nuovo che avanza. La possibilità di far assaggiare ardite sperimentazioni, bottiglie da intenditori e da sperimentatori curiosi.

“Abbiamo deciso di chiamare questo progetto Le Comete proprio perché questi vini sono delle evoluzioni, degli esperimenti”, dice Alois Clemens Lageder, sesta generazione dell’azienda di famiglia. “Le comete prima s’illuminano, poi percorrono la propria orbita, fino alla loro distruzione. Alcune impiegano anni, altre pochi istanti. Ma ogni volta lasciano tracce, come per indicare la direzione da seguire nelle nostre attività in quel momento”.

Già negli anni Ottanta, le prime previsioni sui futuri cambiamenti climatici spinsero Alois Lageder a prendere in considerazione vitigni diversi e a coltivarli a titolo sperimentale, per capire se e in quale misura fossero idonei a sopportare, nell’odierno contesto geologico, temperature medie più elevate e condizioni atmosferiche estreme.

“La voglia di sperimentare, lo spirito innovatore e la curiosità di giocare con varie componenti, hanno dato vita ai vini della linea”, aggiunge Alois Clemens Lageder. “Ognuna delle Comete è unica e irripetibile, come un’impronta digitale. Esattamente come la speciale etichetta applicata a queste bottiglie, che rappresenta una coda di cometa disegnata a mano con un polpastrello”. E conclude: “Questi vini influenzano il nostro lavoro quotidiano, ci aiutano anche a riconoscere i nostri limiti. È una ricerca costante attraverso cui domani potremo continuare ad avere bottiglie di grande energia e bevibilità”.

Mosnel. Tradizione e ambiente

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Mosnel, storica cantina franciacortina, è erede di una grande tradizione ma punta decisamente sui valori del biologico e della naturalità per costruire il vino del futuro. Ecco l’appassionato racconto di Lucia Barzanò, titolare con il fratello Giulio.

 

Quella che un tempo veniva chiamata Franza Curta (ovvero ‘terre franche da dazio’), la zona collinare situata tra Brescia e il lago d’Iseo, è una terra conosciuta e stimata per l’agricoltura fiorente già dal XIII secolo. Ma è solo a partire dal 1990 che il termine Franciacorta inizia a individuare non solo un territorio ma anche un vino molto particolare. Uno spumante ottenuto esclusivamente con il metodo classico, che prevede un disciplinare di produzione molto rigido e una permanenza minima in bottiglia molto più lunga di qualsiasi altro prodotto analogo al mondo. La rinuncia alla fermentazione in autoclave a favore del metodo classico è stata un’intuizione di Emanuela Barboglio, considerata per questo la ‘madre’ del Franciacorta, che nel 1995 sarà il primo metodo classico a ottenere la Docg.

“Sono cresciuta nel meraviglioso contesto dell’azienda vitivinicola di famiglia e ho iniziato quasi per scherzo nel 1996 ad affiancare mia madre”, racconta Lucia Barzanò, figlia di Emanuela Barboglio, che con il fratello Giulio è titolare di Mosnel. Appartenente alla più giovane di cinque generazioni di produttori e innamorata del suo lavoro come della sua terra, Lucia segue il marketing e l’export dell’azienda: “L’obiettivo è trasmettere in modo contemporaneo i nostri valori: siamo una famiglia di vignaioli dal 1836, ci riconosciamo nei nostri vigneti, che tutt’oggi circondano la villa, e nello spirito aperto e ospitale con il quale interpretiamo il fare Franciacorta”.

Quasi 40 ettari di vigna e una storica villa seicentesca fanno da cornice a una produzione tradizionale ma al tempo stesso all’avanguardia, con una forte sensibilità nei confronti del biologico: “Produrre vino bio vuol dire avere rispetto per la natura in tutte le sue forme: non solo piante ma anche animali”, spiega Lucia. “Per questo abbiamo chiesto il divieto di caccia su tutta l’estensione dei nostri vigneti, un gesto naturale che permette a noi e anche ai nostri ospiti di passeggiare o pedalare lungo i filari, dato che i nostri terreni sono in buona parte affiancati da piste ciclabili o da strade sterrate”.

La salvaguardia dell’ambiente è un tema molto caro agli operatori di Mosnel: con la viticoltura biologica è possibile mantenere alti i livelli qualitativi riducendo l’impatto sul territorio, per esempio utilizzando l’acqua piovana per il prelavaggio delle cassette di raccolta dell’uva, realizzando confezioni senza plastica, perciò perfettamente riciclabili e servendosi di macchinari professionali a basso impatto ecologico. “Con il nostro atomizzatore a recupero siamo in grado di distribuire i trattamenti (solo rame, zolfo e piretro) senza farne cadere a terra nemmeno una goccia”, spiega. “Questo sistema innovativo porta a un risparmio di oltre il 40% dei trattamenti e riduce del 92% la dispersione al suolo”.

La stessa cura e attenzione che porta i produttori di Mosnel a rispettare l’ambiente, li spinge ad aprire le porte ai visitatori, con un senso di ospitalità che permette ai visitatori di vivere i vigneti e le cantine, in occasione di visite guidate o durante gli eventi enologici e gastronomici. Situazioni da condividere all’aria aperta, con la famiglia e con gli amici, ma anche virtualmente, grazie ai vari spazi creati sul web. Uno di questi è stato fortemente voluto proprio da Lucia Barzanò: si chiama ‘Quelli che il vino…’ ed è un club virtuale aperto a estimatori, appassionati o anche solo curiosi. “Un modo per passare dai social network, ormai imprescindibili, alla tavola di una volta”.

 

 

Settesoli splende su Selinunte

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Settesoli, la più grande cooperativa di vino siciliana, è impegnata in un progetto che contribuisce alla valorizzazione del Parco di Selinunte, la più estesa area archeologica d’Europa

 

Selinunte era una città della Magna Grecia situata sulla costa sud-occidentale della Sicilia. Oggi i resti dell’antico insediamento si trovano nel territorio del comune di Castelvetrano, nella parte meridionale della provincia di Trapani e si estendono su un parco archeologico di 310 ettari – il 10 per cento dei quali è fruibile dai visitatori – e costituiscono con le Cave di Cusa uno degli insediamenti più importanti e meglio conservati del mondo greco.

Il progetto che coinvolge il buon vino di Sicilia nasce dalla volontà di salvaguardare il sito archeologico attraverso la raccolta di fondi “Settesoli sostiene Selinunte”, con la quale l’azienda si sta impegnando non solo nel restauro del tempio C, il più importante dell’intero parco per valore storico e architettonico, ma anche nella creazione di un impianto di illuminazione e di un percorso di visita che agevoli l’accesso al sito.

Il patrimonio storico e culturale della Sicilia è solo una delle ragioni che la rendono una delle mete turistiche preferite d’Italia, anche se forse è la meno conosciuta. C’è tutto un mondo ancora da scoprire, portato alla luce da numerose iniziative tra cui la candidatura a Patrimonio dell’Unesco per l’eccezionale insieme di aree archeologiche, riserve naturali, monumenti e musei, compreso il Parco archeologico di Selinunte e Cave di Cusa, racchiuse nella zona occidentale dell’isola.

La ricchezza storica e artistica della Sicilia si aggiunge al sole, al mare e alla calda accoglienza della sua gente, esaltandone il fascino. Senza dimenticare la buona tavola del Sud: riconosciuta in tutto il mondo, la cucina mediterranea è spesso incorniciata da panorami che ne esaltano la bellezza e il valore culturale.

La Sicilia è ancora fortemente caratterizzata dalla tradizione e dalla cultura locale, con le sue realtà agricole ben radicate nel territorio. È in questo contesto che nascono aziende come Settesoli, cooperativa di 2 mila soci che coltivano 28 tipi di uve differenti, su un totale di 6 mila ettari. Una grande famiglia di viticoltori che produce buon vino; buono anche perché, per ogni bottiglia venduta, vengono donati 10 centesimi a Selinunte, contribuendo in questo modo non solo alla valorizzazione del patrimonio storico siciliano ma anche alla salvaguardia della cultura e della tradizione del territorio.

 

 

Arrivano i Pirati!

I Pirati del Kalterersee (Caldaro)

Da Caldaro a Capri in tandem. Dal lago ai piedi delle Dolomiti a una delle più affascinanti isole del Mediterraneo, due Pirati viaggeranno su due ruote attraverso 12 tappe, per far conoscere un chicca della viticoltura dell’alto Adige: il vitigno Schiava con cui si produce il vino Lago di Caldaro Doc

 

La storia (fantastica) racconta che c’erano una volta due pirati che vivevano sul bellissimo lago di Caldaro, fra le montagne dell’Alto Adige. Andrea e Gerhard avevano tutto ciò che un pirata potesse desiderare, tranne un’isola per il loro tesoro, il vino del lago. Un giorno trovano una mappa con il percorso fino a Capri e decidono di portate fin laggiù la loro Schiava, vino principe del lago di Caldaro, il bene più prezioso del loro territorio. Lungo il tragitto lo faranno conoscere a tutti.

Vissuta con naturale ironia, questa sarà in realtà un’avventura all’insegna dell’amicizia, dell’ecologia, dello sport e della buona tavola. Protagonisti due enologi, Andrea Moser di Kellerei Kaltern-Caldaro e Gerhard Sanin di Erste+Neue, che dal 15 al 26 maggio percorreranno più di mille chilometri, per far conoscere un vitigno tipico dell’Alto Adige, la varietà Vernatsch (Schiava), l’uva con cui si produce il Kalterersee (Lago di Caldaro Doc), il vino di cui le due cantine sono le interpreti più note e premiate.

Ogni sera, a fine tappa, una degustazione di Schiava, vino di grande freschezza, colore rubino chiaro, profumato, fruttato e fragrante, mai aggressivo né troppo alcolico. Ideale per l’estate, è una nota di eleganza che accompagna la cucina leggera, ottimo con il pesce, i primi e le carni bianche, sorprendente con la pizza.

Suddiviso in 12 tappe, il percorso vedrà i due pirati-ciclisti attraversare Trentino-Alto Adige, Emilia, Toscana e Lazio per arrivare infine in Campania. La tappa più lunga con i suoi 129 chilometri sarà la Terracina-Napoli, mentre la più impegnativa Reggio Emilia-Fanano li vedrà valicare gli Appennini raggiungendo quota mille e 842 metri di altitudine.

All’arrivo, il giusto riposo per i due pirati e una grande festa all’insegna della Schiava: invitati tutti coloro che desiderano accompagnare ai cibi tradizionali questo vino del nord. Così il vino del Lago di Caldaro si confronterà con il pesce del Garda, la mozzarella di Vacca Rossa emiliana, il parmigiano del monte Cimone e mirtilli, i pici e il tagliere di salumi toscani, con quanto di meglio offre il mercato del pesce di Terracina e così via, fino al confronto con la pizza napoletana verace.

Con questo progetto, attraverso il quale Andrea Moser e Gerhard Sanin uniscono la passione per la bicicletta e il grande amore per la loro terra, i Pirati del Kalterersee porteranno da Caldaro a Capri il loro vino per farlo scoprire al pubblico più vasto e eterogeneo. E hanno scelto il mezzo più semplice e ecologico, ma al tempo stesso il più vicino alla gente: la bicicletta, che incarna quello spirito fresco e spontaneo, coinvolgente e per certi versi trasgressivo che appartiene proprio a questo grande vino.

http://kalterersee.rocks/

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Cantine Settesoli: la qualità premia

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Cantine Settesoli ha vinto una nuova medaglia: l’Argento di Chardonnay du Monde è andato allo Chardonnay Settesoli Doc Sicilia 2014.

Dopo la medaglia d’oro vinta da Seligo bianco Settesoli al Berliner Wine Trophy 2015, un altro riconoscimento premia il lavoro costante dei soci della cooperativa: Chardonnay Settesoli doc Sicilia 2014 ha vinto la medaglia d’argento alla 22° edizione del Concorso internazionale Chardonnay du Monde, tra 826 differenti Chardonnay provenienti da ben 41 Paesi.

“Quest’anno abbiamo deciso di focalizzare la comunicazione sul risultato eccellente dell’ultima annata 2014 che, in sinergia con il lavoro dei soci e di tutto il team, ci permette di esportare con orgoglio i nostri vini nel mondo”, ha commentato Vito Varvaro, presidente di Cantine Settesoli. “La nostra cooperativa è il più grande vigneto della Sicilia e vende il 70% della produzione all’estero. I riconoscimenti sono un premio alla qualità dei nostri vini e credo che un prodotto eccellente a prezzi competitivi sia la chiave per risollevarsi dalla crisi. Bisogna fare rete e presentare l’eccellenza enogastronomica italiana anche ai mercati esteri, come faremo anche durante i sei mesi di Expo, dove Cantine Settesoli sarà presente nel cuore del cluster Bio-Mediterraneo”.

L’eccezionale vendemmia 2014 – una delle più interessanti degli ultimi venti anni per il territorio siciliano – ricca di ammalianti profumi e che ha conferito un morbido equilibrio ai vini di Cantine Settesoli è stata presentata in anteprima al pubblico a Vinitaly e ha già trovato un largo apprezzamento.

Nata nel 1958 a Menfi per iniziativa di un gruppo di viticoltori e cresciuta nel corso dei decenni, Cantine Settesoli rappresenta oggi la più grande azienda vitivinicola siciliana, con un’estensione di ben 6 mila ettari, che le consentono di potersi definire a ragione il vigneto più grande d’Europa e il più importante della Sicilia.

Duemila soci, quattro stabilimenti, una capacità lavorativa di circa 500 mila quintali di uve all’anno, una produzione di 24 milioni di bottiglie di vino prodotte nell’ultimo anno e una costante attenzione ai temi ambientali e sociali: Cantine Settesoli si impone come protagonista del panorama vitivinicolo nazionale e internazionale. L’azienda è presente in Italia nel canale Horeca con il marchio Mandrarossa e nei supermercati con il marchio Settesoli.