Clamorosi i dati di andamento di Asolo Prosecco già nel primo trimestre del 2021: la denominazione è cresciuto del 28% rispetto ai primi tre mesi del 2020 e la dinamica pare in ulteriore accelerazione, se si considera che il solo mese di marzo segnala una crescita del +45% rispetto allo stesso mese dell’anno prima. Ugo Zamperoni è stato rieletto Presidente del Consorzio che tutela l’Asolo Prosecco e I Vini del Montello


L’Asolo Prosecco nasce sulle colline talora impervie che circondano l’antico borgo di Asolo. Un luogo ricco d’arte e di storia, riconosciuto come uno dei borghi più belli d’Italia. Tra questi pendii, nel cru di collina punteggiato di altri piccoli paesi dalla consolidata tradizione contadina, trovano dimora ideale i vigneti da cui si produce un vino che è piena espressione della selvaggia bellezza del territorio. Le bollicine eleganti, una gradevole freschezza e una spiccata sapidità lo rendono unico, compagno ideale di aperitivi e brindisi per occasioni speciali. 

Un vino che porta nel calice tutta la bellezza, la storia, la cultura di Asolo e del suo paesaggio, inserito a pieno titolo nel percorso di candidatura del Monte Grappa a Riserva della Biosfera secondo il programma MaB (Man and Biosphere) dell’Unesco per far parte di una rete globale di eccellenze mondiali che in Italia vede già la presenza di una ventina di ambienti splendidi come ad esempio il Delta del Po, il Monviso, le isole della Toscana, la Sila o il Cilento. Lo stesso borgo di Asolo è stato ufficialmente candidato nel 2020 a Patrimonio Mondiale dell’Umanità Unesco.

La storia dell’Asolo Prosecco si intreccia indissolubilmente con quella di Asolo, la città che dona il nome alla denominazione, riconosciuta oggi come uno dei borghi più belli d’Italia. Fondata in epoca romana, Asolo si sviluppò notevolmente nel Medioevo. Fu in questo periodo, tra il XII e il XIII secolo, che sulla cima del Monte Ricco venne costruita la Rocca, tuttora simbolo del borgo, e non a caso inclusa, insieme alle colline, nel logo dell’Asolo Prosecco e del suo Consorzio, come rappresentazione tangibile del senso di appartenenza territoriale del vino.

Nel XIV secolo Asolo e il suo circondario, oggi area di produzione dell’Asolo Prosecco, vennero annessi alla Serenissima Repubblica di Venezia. Fu in quest’epoca che la cittadina si vestì del grande splendore che tuttora esprime. Ed è in quegli anni che si affermò la viticoltura di eccellenza: basti pensare che i vini provenienti da queste colline venivano tassati un terzo in più perché considerati di altissima qualità. Ancora oggi, un calice di Asolo Prosecco racconta un patrimonio unico racchiudendo in sé un paesaggio e una cultura straordinari, frutto di secolari tradizioni e di saperi antichi.

Quella dell’Asolo Prosecco è una viticoltura eroica, su terreni scoscesi e con rese molto limitate nei vigneti più impervi. Ancora oggi la vendemmia viene eseguita a mano, con tenacia, selezionando solo le uve migliori. Sul cru di collina, tra i rilievi che circondano il borgo di Asolo e gli altri paesi della zona, viene coltivata la Glera, vitigno autoctono del trevigiano, che la tradizione vuole erede delle uve coltivate già dai Romani e che trovò la propria affermazione nell’epoca della Serenissima. La sua straordinaria capacità di adattamento al territorio asolano ne ha fatto il perfetto descrittore del carattere dell’Asolo Prosecco. 

Insieme alla Glera, possono concorrere alla nascita dell’Asolo Prosecco, fino ad un massimo del 15%, da sole o congiuntamente, altre storiche varietà locali. Sono la Bianchetta Trevigiana, citata in documenti del Cinquecento; il Verdiso, documentato nel Trevigiano almeno dal Settecento; la Perera, che trova menzione in testi ottocenteschi; la Glera lunga, varietà antica che però solo da pochi anni ha visto ufficialmente riconosciuta la propria autonoma identità ampelografica. Grazie al carattere fortemente identitario dell’Asolo Prosecco, al suo legame con la città di Asolo e con le sue colline, alla tradizione dei vignaioli locali per la cura e la tutela del paesaggio, nel giugno 2009 il Ministero per le Politiche Agricole ha riconosciuto la DOCG dell’Asolo Prosecco.

Elegante, raffinato e di pregio: è con queste espressioni che i consumatori intervistati nel 2019 da Bva Doxa per conto del Consorzio dell’Asolo Prosecco hanno descritto le bollicine asolane. “Sono queste caratteristiche che ne fanno lo spumante ideale per un aperitivo invitante o per un brindisi in un’occasione speciale”, prosegue Zamperoni. “All’olfatto si percepisce un bouquet floreale e fruttato, accompagnato da una sottile e rinfrescante vena vegetale. Al gusto è morbido, equilibrato, con corpo delicato e una freschezza spiccata e ben armonizzata. Il retrogusto è asciutto. Si distinguono le note agrumate di limone e cedro, quelle fini e delicate di miele e i sentori di mela matura e di fiori bianchi. Le tipologie previste sono quelle della tradizione spumantistica, ben conosciute dagli appassionati. In particolare, la denominazione dell’Asolo Prosecco è stata la prima, nel grande panorama del Prosecco, ad indicare anche la tipologia Extra Brut. In più, esiste la tradizionale versione frizzante”.

La zona di produzione dell’Asolo Prosecco si trova in provincia di Treviso, ai piedi del Monte Grappa, sulle alte colline a occidente del Piave, a ridosso delle Dolomiti e del Montello. La zona di coltivazione si estende per 17 Comuni attorno ad Asolo. Nel territorio collinare dell’Asolo Prosecco prevalgono i processi di erosione e modellamento. Le strutture più compatte hanno creato paesaggi irti e aspri. Il clima è tipico dell’area temperata. Grazie al triplice effetto della latitudine elevata, dell’andamento dei rilievi collinari e montani e della vicinanza all’Adriatico, le estati sono calde ma non afose e gli inverni moderatamente freddi. Le escursione termiche notturne sono notevoli, il che favorisce la produzione degli aromi delle uve. Le precipitazioni sono ripartite in modo abbastanza omogeneo lungo il corso dell’anno. 

“A fine anno, avevamo chiuso a quota 18,7 milioni di bottiglie”, dichiara Zamperoni. “Collocandoci per la prima volta al quarto posto assoluto del panorama spumantistico italiano, un posizionamento che ora si consolida ancora di più. A marzo del 2021, infatti, le certificazioni dell’Asolo Prosecco hanno già superato i 5,1 milioni di bottiglie, il che vuol dire che abbiamo venduto 1,1 milioni di bottiglie in più rispetto ai primi tre mesi del 2020, confermando pertanto ancora una volta il trend favorevole che ci accompagna ormai da parecchi mesi. Se infatti ci confrontiamo con i dati dei primi tre mesi di due anni fa, fuori dunque dal contesto pandemico, la crescita dell’Asolo Prosecco è addirittura del +41%. Pur con tutta la prudenza suggerita dal contesto socio-economico globale, guardando agli ordinativi sembrano esserci i presupposti per immaginare che il trend di sviluppo non muti nei prossimi mesi, che sono tra l’altro particolarmente favorevoli al mercato degli spumanti.

Dal lato dell’offerta, siamo perfettamente in grado di assecondare questi ritmi di incremento, che del resto avevamo già ipotizzato quando decidemmo, tra le pochissime denominazioni italiane ad aver fatto questa scelta, di non ridurre le rese ad ettaro della scorsa vendemmia, prevedendo anzi l’adozione di una riserva vendemmiale, capace di assecondare la domanda. Fu una scelta adottata all’unanimità dalla nostra Assemblea dei Soci, che si mostrò compatta, così come altissima è stata l’adesione all’Assemblea elettiva di rinnovo delle cariche consortili, che ha visto esprimersi addirittura il 94,8% degli aventi diritto, dando un grande segnale di coesione della filiera produttiva”.