Chi sono i Food e-Vangelist?

food e-vangelistGrazie alla rete nascono gruppi di consumatori informati che discutono di cibo e alimentazione sostenibile; una volta tanto l’Italia è in prima fila

Sono oltre 1.656.000.000 le conversazioni che riguardano il cibo ogni settimana. Sono questi i risultati emersi dalla ricerca Food 2020 realizzata a livello internazionale da Ketchum, una delle maggiori società di consulenza di comunicazione che quest’anno ha posto l’accento sui trend emergenti. Per una volta, l’Italia è in pole position con una quota numerica di rappresentanti più alta della media globale. Protagonisti sono i consumatori in grado di influenzare il comparto dell’industria alimentare e le scelte di produzione e di acquisto, grazie alla capacità di farsi sentire su temi che riguardano il modo di coltivare, produrre, confezionare e vendere i prodotti alimentari, filtrando le informazioni e riproponendole secondo un sistema di valori e opinioni personali.

Il sondaggio è stato effettuato in sei Paesi: Italia, Inghilterra, Germania, Cina, Usa e Argentina su un campione di 1.800 cittadini acquirenti di prodotti alimentari. L’indagine, giunta alla terza edizione, rileva un sempre maggiore interesse del consumatore verso il cibo e l’alimentazione. In particolare questa edizione rileva un piccolo, ma potente segmento di veri e propri attori del cambiamento, preparati e motivati a intraprendere azioni per indurre l’opinione pubblica a seguirli rispetto a cibi, marchi e aziende nel settore agroalimentare.

Sono stati definiti  Food e-Vangelist (evangelizzatori del cibo) e in Italia contano un numero di rappresentanti superiore alla media europea.

I Food e-Vangelist rappresentano circa il 22% del totale del campione analizzato nei vari mercati. Sono giovani – il 48% è sotto i 35 anni – perlopiù donne e godono di una sicurezza economica con entrate sopra la media.

Attraverso il globo i Food e-Vangelist generano circa 1.7 miliardi di conversazioni sul cibo ogni settimana; in alcuni Paesi, rappresentano un significativo segmento della popolazione, come in Italia dove sono più di 1/3 della popolazione, o in Argentina e Cina dove rappresentano 1/4 circa di essa.

Tra le principali attività: raccomandare o criticare una marca specifica; dedicare del tempo per condividere le opinioni circa le abitudini di acquisto e alimentari con familiari e amici; raccomandare o criticare un prodotto.

Per fare un esempio, i 2/3 dei Food e-Vangelist hanno aumentano l’acquisto di prodotti freschi rispetto all’anno precedente. Più della metà (59%) sono sempre meno propensi all’acquisto di cibi confezionati e preparati e l’industria registra puntualmente questa tendenza.

A differenza di altri gruppi che raccolgono informazioni da condividere, i Food e-Vangelist credono che loro precisa responsabilità sia influenzare le opinioni degli altri e cambiarne i comportamenti attraverso la rete e si aspettano che le aziende creino coinvolgimento con i consumatori attraverso i social media come strumento di comunicazione privilegiato diretto e aperto.

Su questo terreno le aziende alimentari possono guadagnarsi la loro fiducia solo fornendo la massima trasparenza rispetto  all’intera filiera produttiva e offrendo prodotti più accessibili  alle famiglie bisognose. In sostanza i Food e-Vangelist vorrebbero più salute: oltre metà (54%) vorrebbe che le aziende dessero priorità alla produzione di alimenti salutari più disponibili nel futuro.

Più trasparenza: Il 54% vuole informazioni sugli ingredienti del prodotto in etichetta (incluso l’origine, il processo e le tecniche di produzione, il nome dell’azienda agricola o del fornitore).

Più giusta causa: il 40% afferma che per raccomandare un’azienda ad amici e familiari è necessario che essa garantisca l’accesso a prodotti di qualità anche alle famiglie bisognose.

In particolare, il campione italiano focalizza la sua attenzione sull’integrità e il prodotto locale quando si parla di cibo, esprimendo più di qualsiasi altro Paese il forte desiderio di conoscere gli ingredienti e l’origine degli alimenti: gli italiani mostrano più consapevolezza sui temi della sostenibilità rispetto ai consumatori a livello globale, tenendo in grande considerazione, quando acquistano un prodotto, le modalità di coltivazione e/o produzione, le pratiche agronomiche utilizzate nella coltivazione, l’impatto ambientale del processo di produzione degli alimenti e il benessere degli animali.

In conclusione, i Food e-vangelist vogliono e si aspettano molto di più dalle aziende alimentari: ben il 67% crede che le aziende abbiano bisogno di migliorare la comunicazione, dando informazioni più accessibili online. Come si vede un movimento che chiede soprattutto informazioni veritiere, corrette e trasparenti.

Un compito che tocca a tutti gli operatori della comunicazione che si occupa di food, soprattutto in vista di Expo 2015. È indispensabile, per evitare che opinioni poco autorevoli e pressioni prive di fondamento scientifico invadano la rete e compromettano quanto si può ottenere per diffondere una cultura dell’alimentazione sostenibile.

“Parliamo di Cucina” ci prova ogni giorno.

Chi sono i Food e-Vangelist? ultima modidfica: 2014-02-11T12:28:25+00:00 da Andrea Santillana