Arrivano i Pirati!

I Pirati del Kalterersee (Caldaro)

Da Caldaro a Capri in tandem. Dal lago ai piedi delle Dolomiti a una delle più affascinanti isole del Mediterraneo, due Pirati viaggeranno su due ruote attraverso 12 tappe, per far conoscere un chicca della viticoltura dell’alto Adige: il vitigno Schiava con cui si produce il vino Lago di Caldaro Doc

 

La storia (fantastica) racconta che c’erano una volta due pirati che vivevano sul bellissimo lago di Caldaro, fra le montagne dell’Alto Adige. Andrea e Gerhard avevano tutto ciò che un pirata potesse desiderare, tranne un’isola per il loro tesoro, il vino del lago. Un giorno trovano una mappa con il percorso fino a Capri e decidono di portate fin laggiù la loro Schiava, vino principe del lago di Caldaro, il bene più prezioso del loro territorio. Lungo il tragitto lo faranno conoscere a tutti.

Vissuta con naturale ironia, questa sarà in realtà un’avventura all’insegna dell’amicizia, dell’ecologia, dello sport e della buona tavola. Protagonisti due enologi, Andrea Moser di Kellerei Kaltern-Caldaro e Gerhard Sanin di Erste+Neue, che dal 15 al 26 maggio percorreranno più di mille chilometri, per far conoscere un vitigno tipico dell’Alto Adige, la varietà Vernatsch (Schiava), l’uva con cui si produce il Kalterersee (Lago di Caldaro Doc), il vino di cui le due cantine sono le interpreti più note e premiate.

Ogni sera, a fine tappa, una degustazione di Schiava, vino di grande freschezza, colore rubino chiaro, profumato, fruttato e fragrante, mai aggressivo né troppo alcolico. Ideale per l’estate, è una nota di eleganza che accompagna la cucina leggera, ottimo con il pesce, i primi e le carni bianche, sorprendente con la pizza.

Suddiviso in 12 tappe, il percorso vedrà i due pirati-ciclisti attraversare Trentino-Alto Adige, Emilia, Toscana e Lazio per arrivare infine in Campania. La tappa più lunga con i suoi 129 chilometri sarà la Terracina-Napoli, mentre la più impegnativa Reggio Emilia-Fanano li vedrà valicare gli Appennini raggiungendo quota mille e 842 metri di altitudine.

All’arrivo, il giusto riposo per i due pirati e una grande festa all’insegna della Schiava: invitati tutti coloro che desiderano accompagnare ai cibi tradizionali questo vino del nord. Così il vino del Lago di Caldaro si confronterà con il pesce del Garda, la mozzarella di Vacca Rossa emiliana, il parmigiano del monte Cimone e mirtilli, i pici e il tagliere di salumi toscani, con quanto di meglio offre il mercato del pesce di Terracina e così via, fino al confronto con la pizza napoletana verace.

Con questo progetto, attraverso il quale Andrea Moser e Gerhard Sanin uniscono la passione per la bicicletta e il grande amore per la loro terra, i Pirati del Kalterersee porteranno da Caldaro a Capri il loro vino per farlo scoprire al pubblico più vasto e eterogeneo. E hanno scelto il mezzo più semplice e ecologico, ma al tempo stesso il più vicino alla gente: la bicicletta, che incarna quello spirito fresco e spontaneo, coinvolgente e per certi versi trasgressivo che appartiene proprio a questo grande vino.

http://kalterersee.rocks/

https://www.facebook.com/kalterersee.rocks/
info@kalterersee.rocks

Cantine Pasqua compie 90 anni

cantine pasqua Amarone 2006

Cantine Pasqua: una limited edition di Amarone Valpollicella Doc Riserva 2006 per festeggiare i primi 90 anni dell’azienda

“Lavorare nel mondo del vino riserva senza dubbio aspetti molto piacevoli, legati alla socialità, alla convivialità: per questo credo che la mia sia una famiglia molto fortunata.” Carlotta Pasqua, terza generazione della famiglia, racconta questo compleanno speciale: dal 2003 impegnata a tempo pieno nell’azienda di famiglia si occupa ora di comunicazione e marketing e con lei lavorano sei cugini della terza generazione e tre fratelli della seconda.

“Il segreto del nostro successo è la differenziazione dei ruoli”, afferma Carlotta. “Ciascuno ha una competenza diversa che garantisce una separazione delle mansioni. Poi l’essere stati da subito a contatto con questa realtà: avevo soltanto 15 anni quando ho iniziato a seguire mio padre in giro per il mondo per far conoscere i nostri vini, senza alcuna esperienza, ma con tanta passione. Tutto il resto è venuto di conseguenza.”

La prima pagina della storia di cantine Pasqua reca in calce l’anno 1925, quando i fratelli Pasqua investirono nei primi terreni nella zona intorno a Verona per impiantare viti di corvina, corvinone e rondinella, le uve che vengono utilizzate per produrre l’Amarone.  “Il vino scelto per festeggiare questi 90 anni è una Riserva di Amarone, annata 2006”, afferma Carlotta. “Si tratta di una Doc, perché l’Amarone è diventato Docg nell’anno 2010. Trovandoci a Verona non poteva che essere questo il vino prescelto. Le bottiglie selezionate sono una limited edition perché ne sono state immesse in commercio soltanto 1925, come l’anno di nascita di questa azienda. La scelta di questa annata, invece, è dovuta al fatto che la vendemmia 2006 è stata particolarmente equilibrata”.

La lavorazione nella vigna è rimasta quella di una volta: i grappoli d’uva vengono raccolti a mano, lasciati appassire per circa 4 mesi in fruttai posti in collina sino a quando, per l’evaporazione dell’acqua, perdono il 30-35% del loro peso originario. Durante il periodo di appassimento, vengono controllati peso, acidità e sanità delle uve. Trascorsi 4 mesi, l’uva ha perso circa il 40% del suo peso per l’evaporazione dell’acqua, ha aumentato la concentrazione zuccherina e il patrimonio aromatico e fenolico. Quando si stima che si sia raggiunto l’optimum qualitativo, le uve vengono pigiate e ha inizio la fermentazione, che durerà 30-40 giorni. Al termine il mosto viene separato dalle bucce e dopo una settimana viene posto in barrique di rovere nuove. Viene lasciato maturare per 26 mesi e successivamente affinato in bottiglia.

“Il risultato – spiega Carlotta – è un vino dal colore rosso rubino tendente al granato, intenso, con un bouquet ampio, che rimanda a sentori di frutta rossa, ciliegia sotto spirito, noce. Con il tempo il legno regala profumi di cuoio, tabacco, note speziate, fino a ottenere un quadro aromatico complesso ma equilibrato, tipico dell’Amarone”.

E l’eleganza non risiede soltanto nel gusto di questo vino: l’etichetta nera della bottiglia con profili dorati reca la firma della famiglia Pasqua, il sigillo in ceralacca rosso, così come la capsula, rimandano a una scelta di grande classe. Dettagli che riprendono lo stile degli anni ’20. “Di quelle bottiglie”, afferma Carlotta, “che i miei nonni custodivano in cantina, e serbavano per occasioni speciali, da gustare nell’intimità di una cena fra amici”.

La nuova cantina dell’azienda, che sorge nella località San Felice, è integrata perfettamente con il paesaggio della Valpollicella ed è anche un esempio di architettura ecosostenibile: dotata di un piano interrato per ottimizzare l’uso di metodi refrigeranti, presenta soluzioni innovative, come i trattamenti per il recupero delle acque. Le bottiglie che qui vengono prodotte raggiungono numeri davvero importanti: quasi 13 milioni l’anno, risultato di una strategia imprenditoriale vocata all’internazionalizzazione e allo sviluppo.

Una storia bella davvero quella di questa famiglia, che negli anni ha saputo mantenere e accrescere la passione per il territorio e per un prodotto che non può che rientrare tra le eccellenze del nostro saper fare.

Per brindare a questo anniversario calici colmi di Amarone quindi? Carlotta sorride e ci svela che in realtà, nella sua cantina personale, accanto a rossi importanti, non mancano mai etichette di vini bianchi, fermi, preferibilmente francesi. Questione di stile.

 

Nuovo design per Kellerei Kaltern

Kellerei-Kaltern-parliamo-di-cucina

Nuova veste per il vino delle cantine Kellerei Kaltern-Caldaro: la storica cantina altoatesina crea una bottiglia dedicata con il marchio in rilievo sul vetro.

 

Si chiama Kaltern e si potrà vedere sugli scaffali delle enoteche dal prossimo 20 marzo: è la nuova bottiglia nata per rappresentare la cantina Kellerei Kaltern-Caldaro, un’azienda storica dell’Alto Adige di cui fanno parte oltre 400 viticoltori, con una produzione di quasi 2 milioni di bottiglie.

Ideata per testimoniare ancora più fedelmente l’identità tra territorio, vino e anima dell’azienda, la Kaltern si presenta con un collo allungato che ricorda l’eleganza della Renana, originaria della valle del Reno, e con una base più ampia che rimanda alla Borgognotta, utilizzata per i grandi vini di Borgogna. Il connubio di questi elementi crea un oggetto fine ed elegante, ideale icona dei vini Kellerei Kaltern-Caldaro.

“Il nostro obiettivo era rappresentare plasticamente la nostra identità”, ha spiegato il presidente Helmut Hafner. “Per riuscirci abbiamo chiesto alle vetrerie Bormioli di creare insieme a noi questa bottiglia unica, come unica è la nostra realtà.

Nuove sono anche le etichette e le capsule: il filo conduttore è un piano inclinato, che si inspira, in parte al profilo del wine center dell’azienda, ma soprattutto rappresenta il dinamismo, la ricerca dell’eccellenza e la conformazione tipica dei vigneti altoatesini. L’Alto Adige, con oltre 5 mila 300 ettari di superficie coltivata a vite, rappresenta una delle zone vitivinicole meno estese d’Italia, ma con un livello qualitativo eccellente. Sono oltre 20 le varietà di uve raccolte, a un’altitudine che va dai 200 ai 1.000 metri sopra il livello del mare e questa varietà è dovuta alle differenti condizioni climatiche del luogo.

Tre i binomi di colori pensati per ogni linea di produzione: tra tutte spicca l’eleganza dell’oro e del nero, riservata ai grandi vini della linea Tenute. Vinitaly 2015 sarà l’occasione per vedere in anteprima la panoramica dei vini bianchi della linea Classica 2014 e della linea Selezioni, e il Pfarrhof Kalterersee, come ambasciatore della linea Tenute, tutti imbottigliati nella nuovissima Kaltern.

Champagne Deutz: un grande classico francese

Deutz-parliamo-di-cucina

Grazie a D&C, storica azienda bolognese attiva sin dagli anni ’50 nel mondo della distribuzione italiana ed entrata da marzo 2014 nel Gruppo Eurofood, vero e proprio punto di riferimento per l’importazione di specialità gastronomiche da tutto il mondo, è arrivato sul mercato italiano Champagne Deutz, una delle più importanti e antiche maison vinicole francesi.

 

Fondata nel 1838 ad Aÿ, dove si ritiene esistano i più vecchi e famosi vigneti della Champagne, da William Deutz e Pierre-Hubert Geldermann, negozianti di vini entrambi originari di Aix-la-Chapelle, l’azienda ha visto susseguirsi numerose generazioni della famiglia che in un percorso durato oltre 170 anni hanno attraversato quasi due secoli di storia e hanno sviluppato e fatto crescere l’azienda fino alle dimensioni attuali. Champagne Deutz fin dagli inizi si dotò di vigne di prima qualità, ma  nel tempo ha sentito la necessità di aumentare sempre più la sua capacità di avere un approvvigionamento regolare di uve che fossero all’altezza delle sue ambizioni e poco a poco, appezzamento per appezzamento, ha acquistato terre in alcune delle migliori zone della Champagne come Le Mesnil-sur-Oger, Bisseuil, Pierry.

Nel 1996, Louis Roederer diventa il principale azionista di Champagne Deutz e Fabrice Rosset assume il comando dell’azienda. “Proseguire nello sviluppo della maison, ma con realismo è il mio obiettivo”, sostiene il presidente e direttore generale. “Il grande lavoro compiuto dai miei predecessori è stato fondamentale per portare avanti la politica di ricerca della qualità senza compromessi, nel rispetto dello stile e dell’eleganza Deutz:”.

Champagne Deutz mira a raggiungere 2,5 milioni di bottiglie nei prossimi cinque anni. Importantissima anche la continua innovazione e modernizzazione dell’apparato produttivo: nell’autunno 2010 la Maison è stata dotata di torchi nuovi così da raggiungere una capacità di 9 mila ettolitri di vinificazione e di 3,5 milioni di bottiglie nelle cantine d’invecchiamento. Dal 1996, il totale degli investimenti aziendali ammonta a più di 10 milioni di euro.

Vasta è la gamma degli Champagne Deutz. Brut Classic è il più classico e tradizionale, risultato dell’unione di diverse annate di vendemmia: ogni anno una certa proporzione di vini di riserva viene incorporata alla cuvée per garantire la costanza, la complessità e la tipicità dello stile della maison. L’armonia del Brut Classic Deutz nasce dalla qualità delle uve e dei mosti (principalmente di vini provenienti dalla prima torchiatura di Grands Crus e Premiers Crus), dall’ampia gamma dei vigneti selezionati e dal giusto equilibrio tra i tre grandi vitigni della regione Champagne: Pinot Nero, Pinot Meunier e Chardonnay, che entrano nell’insieme in parti uguali. Questo champagne è anche il più eclettico della linea Deutz: ideale come aperitivo, si accompagna splendidamente ai pesci con salse e in particolare alle carni bianche. È disponibile anche in versione demi-sec per gli amanti dello champagne da dessert.

Il colore oro intenso di Brut Classic presenta un perlage di grande finezza – firma inequivocabile di Champagne Deutz – caratteristica dei vini che hanno goduto di una lunga maturazione su fecce. Il bouquet molto espressivo rivela dapprima note di tipo floreale (biancospino, fiori bianchi…), poi aromi di pane tostato, di pasta di mandorle e di frutta matura (mele, pere…). Gli aromi sono ben legati e la consistenza morbida ricorda la seta e si arrotonda nel retrogusto su una nota fruttata molto persistente.

Champagne-DEUTZ-parliamo-di-cucina

Cantina Settesoli: Seligo vince l’Oscar

Seligo-Settesoli-parliamo-di-cucina

Seligo Bianco e Seligo Rosso di Cantina Settesoli premiati dalla guida dei vini del Gambero Rosso. Gli Oscar Berebene 2015 assegnati alle due Doc della cooperativa vinicola siciliana.

 

Il riconoscimento arriva da una delle più autorevoli pubblicazioni in materia di vini e quindi c’è da esserne davvero orgogliosi: la guida Berebene del Gambero Rosso ha deciso di premiare con l’Oscar il top di gamma del brand Settesoli, il Seligo Rosso Doc Sicilia e il Seligo Bianco Doc Sicilia, entrambi del 2013.

Cantine Settesoli con 6 mila ettari di terreno vitati rappresenta il vigneto più grande della Sicilia. Nata nel 1958 a Menfi per iniziativa di un gruppo di viticoltori, oggi conta 2 mila soci e vanta una produzione di 24 milioni di bottiglie. Per Roberta Urso, responsabile delle pubbliche relazioni di Cantina Settesoli si tratta di un momento importantissimo: “L’amore per la propria terra, l’impegno, la passione e la tenacia del lavoro dei 2 mila soci viticoltori sono la motivazione per la quale, anno dopo anno, Seligo conquista prestigiosi riconoscimenti che riempiono di orgoglio la nostra Cooperativa e ci incoraggiano a proseguire nel nostro obiettivo: produrre vini di

Seligo Rosso è un vino che nasce dall’unione di due vitigni, l’autoctono nero d’Avola e l’internazionale syrah. Il primo è chiamato anche calabrese, da “calaurisi”, che nell’antico dialetto siciliano significava uve di Avola, ed è un vitigno con buona struttura e acidità, che regala grande eleganza ai vini. Date le durezze abbastanza accentuate, il vino prodotto con nero d’Avola ha ottime potenzialità di invecchiamento.

Seligo Rosso ha colore rosso rubino con riflessi tendenti al violaceo e al naso sviluppa profumi di frutta rossa matura, come ciliegia, prugna e fragola. Si abbina a formaggi a pasta dura o semi-stagionati ed è gradevole anche a fine pasto, servito con frutta secca.

Anche Seligo Bianco è un vino prodotto con due vitigni, uno autoctono e uno internazionale. Il primo è il Grillo, chiamato anche Riddu, che fu portato a Marsala dalla vicina Puglia. Ha un buon tenore zuccherino e grazie alle criomacerazioni con queste uve si possono ottenere bianchi molto buoni. E’ il vitigno migliore per la produzione di Marsala.

Il secondo vitigno utilizzato per la produzione del Seligo Bianco è lo Chardonnay, in Italia coltivato soprattutto al nord, in Trentino, Alto Adige e Lombardia. Negli ultimi anni ha avuto grandissima diffusione anche al sud, in particolar modo in Sicilia.

Il vino che deriva da questi due uvaggi ha un colore giallo paglierino, con riflessi tendenti al verde brillante. Il profumo ricorda i fiori d’arancio, l’albicocca matura e sviluppa una lieve nota agrumata. Al gusto è sapido, fresco, persistente, con un finale che rimanda alla scorza di limone e alla menta. L’abbinamento migliore per il Seligo Bianco è con piatti a base di pesce crudo.

Seligo Bianco e Seligo Rosso sono disponibili nei migliori supermercati.